Presentazione di Clean Shelter a Torino
Un anno fa, mentre montava in Italia e nel mondo lo sdegno e la solidarietà per
le sofferenze della popolazione palestinese, guidato dalla flotilla, fu
presentato a Torino l’appello “Mai più per nessuno”, redatto e sottoscritto da
credenti di varie fedi, ebrei, mussulmani, protestanti, buddisti e cattolici.
Il documento nasceva dalla necessità di dover prendere una posizione ferma di
condanna della violenza, rispetto alla drammatica situazione della popolazione
civile a Gaza e in Cisgiordania, per la salvaguardia dell’umano e che fosse
premessa di ogni futuro dialogo tra ebrei e palestinesi.
Dopo un ciclo di incontri svoltisi tra il 2025 e il 2026 la Chiesa valdese e il
Gruppo di Studi Ebraici insieme ai firmatari dell’appello “Mai più per nessuno”
hanno deciso di sostenere il progetto Clean Shelter come azione concreta di
aiuto agli sfollati di Gaza, organizzando un incontro di presentazione, con
l’adesione di Interdependence, Centro Sereno Regis, MIR-MN, ANPI, che si è
svolto ieri a Torino.
Si tratta di una organizzazione di volontariato, con sede in Germania, fondata
nel gennaio 2024 da Seba Abu-Daqa, una palestinese e da Tom Kellner, una
israeliana, entrambe residenti a Berlino. Esse hanno presentato l’attività della
loro organizzazione.
Lo scopo, definito nel loro sito https://cleanshelter8.wordpress.com/ , è di
“fornire soccorso immediato alle comunità sfollate di Gaza offrendo soluzioni
essenziali per servizi sanitari e rifugi, tra cui tende, servizi igienici,
strutture comunitarie e accesso ad acqua pulita”.
Lavorano su 3 progetti:
* Fornire acqua tramite desalinizzatori e sviluppare reti di distribuzione
* Impianti fognari e sanificazione
* Fornire protezione e rifugio a famiglie sfollate privilegiando le categorie
più deboli
Finora, hanno costruito e finanziato più di mille bagni, docce, tende e spazi e
strutture comunitarie, a beneficio di circa 10.000 sfollati. Da maggio 2024
hanno anche acquistato e consegnato acqua potabile a circa 2000 famiglie ogni
giorno; a luglio 2024 hanno acquisito la prima unità di desalinizzazione,
alimentata da energia solare, che fornisce 2-3 litri cubi di acqua potabile al
giorno, sufficienti per il consumo giornaliero di circa 200 famiglie.
Dunque una organizzazione umanitaria, che per scelta, ha deciso di non occuparsi
direttamente di politica, ma di concentrarsi sull’aiuto concreto per le vittime;
ci sarebbe da chiedersi: ma cosa ha di particolare questa organizzazione
rispetto a tante altre simili, da volerne sottolinearne l’importanza con una
serie di incontri a Torino?
Direi il fatto che Tom e Seba, le due fondatrici, sono una israeliana, l’altra
palestinese di Gaza; entrambe vivono da tempo in Germania, si sono conosciute
partecipando ad un gruppo di israeliani e palestinesi che han deciso di mettere
insieme le loro emozioni, sofferenze, e di riflettere insieme per trovare vie di
uscita che non siano la reciproca distruzione.
Fanno parte di quella parte, ahimè minoritaria, di società civile israeliana e
palestinese convinta che solo dalla convivenza e dalla reciproca collaborazione
può venire una soluzione; e anche se hanno deciso di gettarsi a venire incontro
alle esigenze primarie dei gazawi che soffrono, cominciando dal più primordiale
dei bisogni, l’acqua, tralasciando la politica, stanno mandando un forte
messaggio politico.
Ha detto giustamente il sindaco Lorusso nel suo saluto iniziale che le forze che
lavorano per disgregare, in Medio Oriente come qui da noi, sono molto
determinate, hanno supporti potenti, ingannano la gente; non basta più
indignarsi, anche se questo è il primo passo; occorre agire, contrastare,
togliere loro i troppi spazi politico culturali, offrendo modelli e stili di
vita alternativi.
Anche questa è una battaglia per la pace.
Redazione Torino