Arenile come infrastruttura climatica
Non possiamo più progettare le nostre città con il clima del passato.
Le alluvioni che hanno colpito Faenza, Lugo, Cesena e tanti altri territori
della Romagna negli ultimi anni ci hanno mostrato quanto stia cambiando il
rapporto tra territorio, acqua ed eventi meteorologici estremi. Per Rimini e
Cattolica, città costiere già alle prese con l’erosione, questo significa
ripensare anche il rapporto con il mare e con il nostro arenile.
Per decenni siamo stati abituati a guardare la spiaggia soprattutto attraverso
la sua funzione turistica: un luogo dove fare il bagno, prendere il sole e
costruire l’offerta balneare delle nostre città.
Ma i cambiamenti climatici ci stanno indicando una nuova direzione. La spiaggia
può e deve svolgere anche una funzione di protezione e adattamento della città.
A Rimini e Cattolica si è scelto di puntare anche su piscine e strutture private
direttamente sulla spiaggia. Noi proponiamo un’altra idea di costa: non contro
il turismo né contro gli stabilimenti balneari, ma per riconoscere che la costa
è un bene comune e che la sua capacità di contribuire alla resilienza della
città ha un valore economico, ambientale e sociale per tutta la comunità.
La spiaggia non è soltanto uno spazio balneare o una superficie da sfruttare
economicamente. È anche una infrastruttura naturale di adattamento climatico.
Per questo proponiamo di destinare progressivamente almeno il 20% dell’arenile a
funzioni pubbliche, naturalistiche e di adattamento climatico. Il 20%
rappresenta un obiettivo politico da raggiungere progressivamente, da definire e
localizzare sulla base degli studi sulla dinamica costiera e sulle
caratteristiche dei diversi tratti di arenile.
Non parliamo di altra spiaggia libera attrezzata, né di aiuole sparse qua e là.
Parliamo di una vera infrastruttura verde della costa: sistemi dunali e dune
vegetate, dove la conformazione della costa lo consenta, capaci di contribuire
alla resilienza naturale della spiaggia durante mareggiate ed eventi estremi;
fasce di vegetazione autoctona e sistemi verdi frangivento, dove compatibili con
la dinamica costiera; aree di rinaturalizzazione e tutela della biodiversità,
con particolare attenzione agli habitat costieri; percorsi e spazi pubblici
ombreggiati e accessibili, realizzati con materiali permeabili e con il minimo
impatto possibile; superfici lasciate libere da strutture permanenti, capaci di
mantenere la funzione naturale della spiaggia.
Il 20% dovrà essere distribuito lungo l’arenile e pensato come una rete, non
concentrato soltanto nelle aree meno appetibili economicamente.
Dove oggi si immaginano nuove piscine e strutture private, vogliamo prima
valutare un’alternativa: trasformare quello spazio in un’infrastruttura naturale
che contribuisca alla resilienza della costa e resti a disposizione di tutti.
L’adattamento climatico non è una spesa contro il turismo. È un investimento per
proteggere anche il futuro della nostra economia turistica.
Se il clima sta cambiando, deve cambiare anche il modo in cui progettiamo la
nostra costa.
Una spiaggia più naturale non è una spiaggia abbandonata. È una spiaggia che
contribuisce a proteggere la città, tutela la biodiversità e restituisce spazio
pubblico alle persone.
Rimini EcoSocialista
Redazione Romagna