Tara Menon / La potenza distruttiva dell’acqua
Il 26 dicembre 2004, mentre turisti e residenti si preparavano a festeggiare
Santo Stefano nelle spiagge idilliache della Thailandia, un maremoto si abbatté
e devastò il Sud-est asiatico. Otto anni più tardi, a fine ottobre del 2012,
Marissa si trova a New York e osserva la città prepararsi per l’arrivo
dell’uragano Sandy. Tra gli scettici (“Hanno detto la stessa identica cosa
l’anno scorso”) e titoli di giornale catastrofisti (“L’East Coast si prepara per
una tempesta apocalittica”), Marissa vaga per la città che va svuotandosi,
ragionando su come l’apocalisse che i giornalisti decantano non tenga conto del
significato più letterale del termine. Dal greco ‘rivelare’, apokaluptein
risuona più ferocemente in quello che accadde in Thailandia: “l’acqua spogliò
tutto, denudò la terrà, smascherò il pianeta”.
Entra nel marchio Gramma di Feltrinelli la voce inedita della scrittrice indiana
Tara Menon, residente a Cambridge, Stati Uniti. Con una scrittura limpida ed
empatica, Menon intreccia il disastro ambientale in Thailandia con le percezioni
ambivalenti contemporanee degli effetti del cambiamento climatico, ponendo
l’accento sull’importanza del preservare l’ambiente naturale. Vita sommersa
intervalla la vita di Marissa in Thailandia nel 2004 con la vacuità
dell’esistenza più adulta a New York nel 2012, nel tentativo di superare la
perdita di Arielle, scomparsa nel maremoto.
Marissa è nata negli Stati Uniti, ma ha imparato a chiamare casa solo la
Thailandia, dove si è traferita con il padre dopo la morte prematura della
madre. Vive in un’isola non lontana dalla terraferma, dove le immersioni, le
creature acquatiche e il fondale marino le riempiono le giornate di nuove
scoperte e immensa gioia per il mondo naturale. Quando conosce Arielle, Marissa
trova un’amicizia che si snoda in pomeriggi passati su spiagge incontaminate,
viaggi subacquei alla ricerca di mante e temporali scoppiati all’improvviso,
passati tra fogli bianchi e matite colorate. Marissa e Arielle vivono in
simbiosi con il mondo naturale thailandese, condividendo il rispetto per
l’ambiente, il bisogno di proteggerlo dall’inquinamento di rifiuti e la
meraviglia del mondo sott’acqua. L’autrice ci conduce a quel lunedì 26 dicembre
2004 in punta di piedi: un mare senza pesci, un cielo senza uccelli, mammiferi
che scappano. Quando, dal bagnasciuga dove si trovano, Marissa e Arielle vedono
l’oceano ritirarsi, è ormai troppo tardi.
I capitoli thailandesi si alternano ai capitoli newyorkesi: sono passati otto
anni, ma nel cuore e nella mente di chi è pervaso dal dolore, il tempo non
scorre più. Marissa lavora per una rivista di viaggi, ha la testa piena di
incubi e un fantasma che la segue. Passeggia per Central Park conoscendo le
specie di animali che la popolano, confrontandole con la ricchezza del mondo
marino in cui è crescita. È il 2012 e New York si prepara ad affrontare l’arrivo
dell’uragano Sandy, tra scetticismo e ansia generalizzata; Marissa, invece, vaga
per le strade con passo apatico, senza direzione, sentendosi sommersa. Ha già
vissuto la paura che deriva dall’impotenza nei confronti della furia della
natura: solo attraversando, incolume, una tempesta, può risalire in superficie e
tornare a casa.
Menon pone l’accento sulla natura, accompagnando la lettura a meravigliose
descrizioni dell’ambiente sottomarino, tra coralli e una varietà immensa di
animali acquatici. L’autrice affronta il doloroso tema della perdita e la
meraviglia dell’amicizia, ma il romanzo ha un cuore pulsante che richiama
l’attenzione su quello che ci circonda. Ciò che innalza Vita sommersa a romanzo
di attualità è l’abilità di Menon di riscrivere le percezioni ambigue della
popolazione mondiale nei confronti del cambiamento climatico e di eventi
naturali sempre più imprevedibili, veicolando l’importanza sostanziale della
cura dell’ambiente e del clima. Uno dei più importanti messaggi per la
contemporaneità.
L'articolo Tara Menon / La potenza distruttiva dell’acqua proviene da Pulp
Magazine.