CISDA: Una piazza per le donne e il popolo dell’Afghanistan
“Libertà per le donne afghane!”, “Istruzione, Lavoro, Libertà”, “Coraggio,
Dignità, Libertà”, “Free, free, afghan woman!” e “Azadi! Libertà!”: questi
alcuni degli slogan intonati durante la manifestazione “Donne di Herat –
Istruzione Lavoro Libertà” dello scorso 21 giugno a Roma, in piazza Santi
Apostoli.
Una manifestazione organizzata, soprattutto, dalla comunità afghana italiana –
la maggior parte residente a Roma, ma non solo – con l’aiuto e la partecipazione
di diverse organizzazioni e associazioni vicine alle donne e al popolo
dell’Afghanistan.
La manifestazione si apre con un minuto di silenzio in ricordo di tutte le
vittime dell’Afghanistan dei Talebani, con particolare enfasi sugli
ultimi avvenimenti di Herat, in cui alcune donne sono state maltrattate e
imprigionate per aver presumibilmente violato il codice di abbigliamento
talebano; dopo questo episodio donne e uomini si sono riversati in una protesta
tra le strade di Herat, accolti però dalla repressione dei Talebani, che hanno
aperto il fuoco uccidendo una donna e un bambino (vittime confermate), e ferendo
altri manifestanti. Un silenzio carico di emozione e di commozione e che
racchiude, in realtà, dentro di sé un grido di stanchezza, rabbia, denuncia,
forza, voglia e necessità di cambiamento.
Al silenzio si susseguono poi voci, contributi, testimonianze e rappresentazioni
legati da un unico filo rosso: la solidarietà e la vicinanza alle donne
dell’Afghanistan, la denuncia forte e decisa nei confronti dei Talebani e il
loro regime di terrore, la mobilitazione civile che a gran voce si oppone a
qualsiasi forma di apertura verso il regime e la resistenza di un popolo che si
batte per un Afghanistan libero.
Le voci e la presenza delle associazioni e organizzazioni – come il Cisda, la
Comunità di Sant’Egidio, Binario 15, Associazione Nawroz, Nove Caring Humans,
Amnesty International, Partito Radicale – si sono susseguite alla voce e alla
presenza dei singoli – come Stefano Liberti, Zahra Tofigh e Lucia Mazzanti
(quest’ultima in veste di mediatrice dell’intero evento). Voci che hanno
raccontato dell’Afghanistan, che hanno portato la voce diretta e indiretta delle
donne e del popolo afghano, che hanno raccontato del proprio lavoro e del
proprio contributo in solidarietà con le donne e con la comunità
dell’Afghanistan e che hanno ampliato il grido di resistenza e di protesta.
Ma le vere e i veri protagonisti sono state donne, ragazze, uomini e ragazzi
afghani presenti alla manifestazione. Studentesse e studenti, attiviste e
attivisti, rappresentanti di associazioni e organizzazioni, famiglie con le
proprie bambine e i propri bambini; sono le testimonianze dirette di un popolo
che soffre e ha sofferto, di donne e ragazze che hanno vissuto sulla propria
pelle la privazione e negazione di ogni diritto fondamentale, di uomini e
ragazzi che vogliono sconfiggere la narrazione tossica e patriarcale dei
Talebani, di artiste e artisti che con la propria arte e con le proprie
rappresentazioni hanno raccontato l’incubo di vivere sotto un regime di terrore,
di privazione, di morte. La loro voce e le loro testimonianze sono state
accompagnate da letture di poesie e racconti, da canti e da balli, da piccole ma
potenti messe in scene teatrali, da grida e da gesti – il più emblematico: il
“Signal For Help” internazionale (palmo rivolto verso l’interlocutore, pollice
piegato all’interno e chiusura e apertura delle altre dita) utilizzato come
gesto silenzioso per comunicare una situazione di pericolo, utilizzato
soprattutto dalle donne in dinamiche di violenza.
Voci, gesti e testimonianze di persone che sono riuscite a scappare
dall’Afghanistan, ma che non per questo hanno dimenticato il loro popolo e le
loro donne, e che cercano tutti i giorni di essere vicine e vicini a quel popolo
e a quelle donne, di far sentire la loro voce, di battersi affinché più persone
e donne possano scappare…ma soprattutto battersi affinché quel popolo e quelle
donne possano liberarsi, una volta per tutte, dal terrore e dalla violenza del
regime talebano e possano tornare a godere dei propri diritti e tornare a
respirare e a vivere in un paese finalmente libero.
Tanti i cartelli e gli striscioni: slogan e frasi che richiamano la lotta e la
libertà del popolo dell’Afghanistan, messaggi di solidarietà e vicinanza alle
donne afghane, denunce dirette contro i Talebani, una lista di tutti i divieti
emanati dai Talebani e che gravano sulla vita e sui corpi delle donne afghane,
messaggi di pace, di resilienza e di resistenza. E infine un grande striscione
bianco, su cui bambine e bambini afghani hanno colorato e disegnato, facendo
sentire anche la loro piccola – ma non per questo meno grande ed importante –
voce per le donne e per un popolo che molti di loro non hanno neanche avuto modo
di incontrare.
Un coro di voci, di presenze e di contributi che hanno animato una piazza intera
per quasi 3 ore e che ci ha tenuto a mandare un messaggio forte e chiaro:
vicinanza e solidarietà al popolo e alle donne dell’Afghanistan, appoggio alla
liberazione di un popolo contro un regime di terrore e di violenza, e
opposizione alla complicità e al silenzio di gran parte della comunità e delle
istituzioni europee e internazionali.
Alessia Ghiraldo, attivista CISDA
CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane