Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismoLe elezioni del 31 maggio hanno aperto uno scenario che fino a poche settimane
fa appariva quantomeno poco probabile: alla chiusura dei preconteggi del voto
del primo turno delle presidenziali, con il 58,7 per cento di partecipazione
elettorale, l’ex outsider dell’estrema destra Abelardo de la Espriella della
lista “Firme por la Patria”, filo trumpiano e difensore dei paramilitari,
sfiderà con il 43.74% il candidato del Pacto Histórico, candidato della
coalizione “Alianza por la vida”, Iván Cepeda Castro, secondo con il 40.90%, il
prossimo 21 giugno al ballottaggio per le presidenziali in Colombia.
Quel giorno si definirà il nuovo governo che a partire dal prossimo 7 agosto si
insedierà alla Casa de Nariño, il palazzo presidenziale nella capitale
colombiana, a seguito del primo governo di sinistra della storia colombiana che
durante questi ultimi quattro anni è stato guidato da Gustavo Petro: sarà una
virata verso una nuova estrema destra, che va oltre (e con) l’uribismo, nel
solco di Trump, Milei, Noboa e Bukele, e della ripresa della guerra,
dell’estrattivismo e del paramilitarismo, o si riuscirà a rilanciare nelle urne
la continuità di una proposta di governo progressista e popolare, con
l’orizzonte della pace e della giustizia sociale?
Se nelle scorse settimane questa seconda opzione sembrava la più probabile, dopo
il primo turno lo scenario è fortemente riconfigurato: da mesi era in testa nei
sondaggi la formula che vede candidato presidente Iván Cepeda Castro, senatore
di sinistra, figura riconosciuta delle lotte per i diritti umani, fondatore del
movimento delle vittime dei crimini di Stato (suo padre fu un leader politico
della Unión Patriótica assassinato dai paramilitari nel 1994), con Aida Quilcué,
leader del movimento indigeno del Cauca ed ex senatrice, oggi candidata
vicepresidenta. Insieme hanno riempito le piazze con grandissime mobilitazioni,
forti del sostengo popolare al presidente e al governo uscente (il più alto
degli ultimi decenni) e dei buoni risultati delle elezioni parlamentari dello
scorso marzo dove il Pacto Histórico si era confermato primo partito a livello
nazionale.
> Ma questa volta il primo turno è di fatto diventato un secondo turno
> anticipato, con il voto dell’elettorato di destra spostato direttamente su
> Abelardo de la Espriella, che ha fatto irruzione nell’ecosistema digitale
> negli ultimi mesi, con un forte sostegno dell’estrema destra a livello
> internazionale e statunitense in particolare, convogliando sulla sua figura i
> voti della destra tradizionale.
Infatti, la candidata del partito Centro Democratico, la destra (estrema)
tradizionale dell’uribismo, Paloma Valencia, dopo aver ottenuto oltre 3 milioni
di voti alle primarie di marzo, si è fermata al 6.92%, non andando oltre il
milione e seicentomila voti: è evidente che gran parte del suo elettorato ha
votato direttamente il candidato visto come favorito per affrontare la proposta
della continuità dell’attuale governo di sinistra, e che l’alleanza con il
centrodestra moderato di Oviedo, dichiaratamente omosessuale e candidato
vicepresidente con Valencia, non ha pagato in termini elettorali (e proprio
Oviedo difficilmente sosterrà, a differenza di Valencia, il voto per Espriella,
apertamente omofobo e misogino, aprendo una contesa anche su un settore di
votanti di centrodestra in vista del secondo turno). Quarto il centro moderato
di Fajardo, con il 4,26 %, pochissime percentuali per tutti gli altri e le altre
candidate, a partire dall’ex sindaca di Bogotà Claudia López, che per poco non
ha raggiunto l’1 per cento.
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Seppur questo risultato è apparso in buona parte inatteso, la figura di estrema
destra di Abelardo de la Espriella stava crescendo in maniera significativa
nelle ultime settimane nelle reti sociali e nei sondaggi, fino ad arrivare a
presentarsi come il più votato al primo turno in vista del ballottaggio: se la
sfida delle sinistre e del progressismo nei mesi scorsi era confrontarsi con
l’eredità dell’uribismo, adesso la contesa è su un piano politico differente
definito dal protagonismo di una figura nuova sullo scenario politico colombiano
che, in sintonia con Trump, Milei, Bukele e Noboa, punterà sulle politiche
tradizionali dell’estrema destra, oltre a promettere di “sventrare la sinstra e
incarcerare i suoi dirigenti”, minacciando di usare la forza contro Petro e
Cepeda (in un paese devastato dalla violenza, reduce da genocidi politici e
terrorismo di stato, queste parole detto da un avvocato difensore dei
paramilitari e dei narcotrafficanti pesano veramente tanto).
> Nel programma di Abelardo de la Espriella troviamo le ricette dell’estrema
> destra a livello internazionale: allineamento strategico in politica estera
> con gli Stati Uniti e Israele, smantellamento del pubblico, mano dura
> repressiva, intensificazione della guerra.
Le proposte vanno dalle carceri speciali alla Bukele, fino ad un intenso e duro
attacco contro le politiche sociali e le conquiste di questi anni di governo
progressista, misure contro l’aborto e i diritti lgbtqi+, smantellamento della
giustizia transizionale e degli accordi di pace, politiche in favore
dell’impresa privata e dei latifondisti, misure in favore dell’estrattivismo e
contro la transizione energetica.
Con il 43,7 per cento dei voti (che corrisponde a 10.361.499 voti), De la
Espriella andrà al secondo turno forte del sostegno di Uribe e della destra
tradizionale, mentre Iván Cepeda, con il 40,9 per cento, avendo ottenuto il
numero più alto di voti nella storia della sinistra al primo turno elettorale
delle presidenziali in Colombia, con 9.688.361 voti (ben un milione in più
rispetto al primo turno di Petro di quattro anni fa), dovrà comporre alleanze
con parti del centro moderato, ma soprattutto conquistare voti tra le milioni di
persone che si sono astenute al primo turno, che potrebbero votare, almeno in
parte, al ballottaggio, e che saranno decisive per la vittoria dell’uno o
dell’altro candidato. Cepeda ha vinto sulla costa dei Caraibi, sulla costa
Pacifica, nelle regioni più povere e marginalizzate, ed in quelle colpite
storicamente dalla guerra, ma anche nelle grandi città della costa, a Cali e
Bogotá (seppure nella capitale con risultati che si possono migliorare); nelle
regioni interne, a Medellin e in alcune delle aree colpite dalla crisi
umanitaria degli ultimi anni, ha invece vinto Abelardo, riproducendo una mappa
elettorale simile a quattro anni fa.
Saranno tre settimane decisive per mantenere la speranza e difendere la
democrazia per delle elezioni che hanno un valore che andrà bel oltre i confini
nazionali colombiani e riguarda quantomeno lo scenario latinoamericano, se non
oltre: la contesa sarà durissima, venti giorni di campagna elettorale decisive
per la definizione del prossimo presidente in un paese ancora più fortemente
polarizzato di quanto non lo fosse già. Quattro anni fa, Petro ha recuperato
oltre tre milioni di voti tra il primo e il secondo turno, vincendo le
presidenziali, nonostante la somma dei voti del primo turno dei due candidati di
destra fosse superiore a quanto ottenuto, in termini di numeri di voti, dalla
sinistra.
> Seppure ci troviamo in uno scenario differente e difficile, la possibilità di
> tornare a vincere per le sinistre è aperta, e queste tre settimane di campagna
> saranno decisive per negoziare accordi elettorali ma anche e soprattutto per
> convincere nuovi votanti in uno scenario più polarizzato che mai.
Da ieri è cominciata una campagna elettorale completamente nuova, dove ogni
passaggio, ogni parola e azione saranno decisive, e dove è in gioco non solo la
scelta di un presidente, ma il futuro del paese, la possibilità stessa della
democrazia, della pace e della difesa della vita in un paese che viene da
sessant’anni di conflitto armato, diseguaglianza e violenza, e che in questi
quattro anni ha conosciuto importanti avanzamenti e iglioramenti in termini di
crescita economica, di diritti sociali e condizioni socio-economiche,
dall’innalzamento del salario minimo all’abbassamento del tasso di
disoccupazione ed informalità, con significativi avanzamenti per i diritti del
lavoro, delle economie popolari e delle comunità indigene ed afrodiscendenti, in
un panorama però segnato anche dai limiti incontrati dal processo della pace
totale e da una nuova intensificazione delle violenze dei gruppi armati e del
narcotraffico.
In questo scenario, bisogna tener conto del contesto geopolitico, oltre a quello
ideologico: un fattore di grande importanza è l’influenza sulle elezioni
dell’ingerenza statunitense, passato negli ultimi mesi per le minacce di Trump
di bombardare la Colombia e le misure contro Petro (dopo l’attacco contro il
Venezuela a gennaio, mentre continuano le minacce e il blocco criminaale contro
Cuba), ai dazi e alle tensioni militari al confine con l’Ecuador attraverso le
politiche del presidente filo trumpiano Noboa, fino alle fake news e agli
ingenti finanziamenti per campagne mediatiche e nelle reti sociali contro il
governo Petro che arrivano da tanti esponenti dell’estrema destra statunitense e
latinoamericana: un campo di battaglia decisivo in vista del ballottaggio.
> Nelle piazze, nelle reti sociali e nelle strade ieri sono cominciate le
> mobilitazioni per questo secondo turno elettorale: nei quartieri popolari e
> nelle università, in tanti e tante sono scese in strada per fare campagna e
> difendere la democrazia e la vita contro l’estrema destra, e per dare
> continuità al progetto di trasformazione sociale cominciato con gli accordi di
> pace, le rivolte sociali e il governo Petro.
Ivan Cepeda, dopo aver chiesto di attendere i risultati ufficiali dello
scrutinio elettorale, denunciando rischi di frodi elettorali nel preconteggio, a
seguito dell’annuncio del presidente Petro, che ha presentato una denuncia di
una alterazione del censo elettorale corrispondente a poco più di 800mila voti
(poco più della differenza di voti tra De La Espriella e Cepeda), ha dichiarato
che bisognerà mobilitarsi per vincere le elezioni contro il fascismo e il
paramilitarismo, e per continuare il progetto del cambiamento sociale e politico
in Colombia.
Poche ore dopo, il presidente Petro ha dichiarato: “Abbiamo tutti il dovere
morale di lottare contro il fascismo mafioso che ha governato per decenni la
Colombia con Uribe e che oggi vuole tornare al potere con Abelardo. Ma Abelardo
ha perso nella sua regione natale, ed è stato sconfitto in tutta la regione dei
Caraibi: la gente del suo territorio sa cosa può succedere se un fascista
difensore del paramilitarismo torna al potere. Invito tutte le persone
democratiche a unirsi per difendere la democrazia contro la morte che si
avvicina. Invito la gioventù colombiana a votare in massa per difendere la vita.
Oggi serve una vera e grande alleanza per la vita”. Dalla forza e dall’efficacia
di questa alleanza per la vita passerà la possibilità e la speranza della
Colombia, dell’America Latina e oltre, per resistere alla guerra e al fascismo e
all’estrattivismo, e per costruire orizzonti politici di trasformazione nel
regime di guerra globale.
Immagine di copertina a cura di Alioscia Castronovo, mobilitazione contro
l’ingerenza di Trump in Colombia, Bogotá, 2026.
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progressismo proviene da DINAMOpress.