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Oggi a Roma “Con il Lago che combatte – Per l’esproprio di tutta l’Ex-Snia”
DALLE 11 DELLA MATTINA E NEL POMERIGGIO SONO IN SVOLGIMENTO LE INIZIATIVE PROMOSSE DA NUMEROSE ASSOCIAZIONI E PERSONE AGGREGATE IN UNA DELLE PIÙ LONGEVE MOBILITAZIONI CHE COINVOLGONO GLI ABITANTI DELLA ‘CITTÀ ETERNA’ CONTRO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE, LA CEMENTIFICAZIONE URBANA E LA SPECULAZIONE EDILIZIA. “Nel cuore di Roma Est, tra tonnellate di cemento, c’è un lago nato dopo un abuso edilizio – spiegano Gabriele Ciraolo e Giulia Rocchetti nel reportage pubblicato da IrpiMedia – Era il 1992. La ditta Ponente 1978, posseduta da Antonio Pulcini, un grosso costruttore romano, stava lavorando alla costruzione di un parcheggio che avrebbe dovuto servire il centro commerciale di Roma Est. Lo sbancamento però provoca lo sfondamento della falda del fosso della Marranella, un affluente dell’Aniene che sgorga tra i Colli Albani. Da un giorno all’altro i residenti hanno assistito alla ri-naturazione urbana rappresentata dal Lago Bullicante, l’unico lago naturale della città. Il lago, però, è ancora proprietà del privato. Da decenni comitati e cittadini si battono affinché tutti ne possano usufruire e il Bullicante diventi della cittadinanza”. La manifestazione di oggi è finalizzata a ottenere l’esproprio definitivo di tutta l’area dell’ex fabbrica SNIA nel quartiere della Prenestina e garantire la realizzazione di un Parco Naturalistico e Archeologico: > ABBIAMO UN PROGETTO: IL NOSTRO BENESSERE > PARCO ORA SUBITO ADESSO!!! > > In occasione dell’anniversario della Liberazione del Lago, la città si convoca > per un giorno di lotta e di festa, per fermare la speculazione edilizia, > ottenere l’esproprio e realizzare il Parco Naturalistico – Archeologico. > > Dare voce alle Lotte sui territori, per il diritto all’abitare. > > Per contrapporsi alle manifestazioni xenofobe. > > Per portare ancora una volta in strada la solidarietà alla Resistenza > Palestinese. > > DOMENICA 18 OTTOBRE 2026 > > CON IL LAGO CHE COMBATTE > > INSIEME CONTRO LA SPECULAZIONE PER L’ESPORPRIO DI TUTTA L’EX SNIA > > dalle 11:00 – festa e concerto al Lago Bullicante > > alle 15:30 – corteo dal Lago Bullicante a Piazza Malatesta   Redazione Italia
October 18, 2026
Pressenza
Urban Nature WWF il 3 e il 4 Ottobre “La Natura si fa cura” a Forlì e Cesena
Oggi più della metà della popolazione vive in aree urbane, in Italia oltre il 70%. Ma la natura è fondamentale per il nostro benessere, anche e soprattutto nelle città. Non è solo una questione di “quantità di natura”, è importante che ognuno di noi entri in contatto e sia vicino a uno spazio di natura ogni giorno. Per rendere le città dei luoghi più salubri e sicuri, torna con la sua X edizione Urban Nature, il festival della Natura in città, che coinvolge cittadini, scuole, istituzioni e comunità locali in un percorso di trasformazione e partecipazione culturale e ambientale a favore dell’incremento del verde urbano. L’evento di Urban Nature si svolgerà il 3 e 4 ottobre in tutta Italia. I volontari e le volontarie WWF saranno presenti in 100 piazze italiane con stand informativi per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della Natura in città e raccontare il valore degli Spazi Natura WWF, che i cittadini potranno sostenere con una donazione, a fronte della quale riceveranno un vasetto di miele WWF. Inoltre, nei piccoli e medi centri, sarà possibile partecipare agli eventi organizzati da noi e dalle Associazioni Amiche, pensati per famiglie e ragazzi per riscoprire la bellezza e l’importanza della natura nei luoghi che abitiamo. A FORLI’ sabato 3 Ottobre, la sezione locale WWF FC, proporrà un banchetto Miele con raccolta fondi per gli Spazi Natura dalle ore 9:30 alle 12:30 in Piazza Saffi (lato Feltrinelli); a seguire, partendo dal Banchetto alle 10:30 “Impollinatori in città” una passeggiata lungo le vie del centro storico, osservando le aree verdi che caratterizzano il tessuto urbano e scoprendo il loro valore ecologico. Il percorso ci condurrà fino al suggestivoGiardino della Cocla, uno spazio verde curato dalle GEV di Forlì, autentico angolo di natura situato a pochi passi dai Musei di San Domenico. Immersi in questo splendido giardino, approfondiremo il tema degli insetti impollinatori, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e per la conservazione della biodiversità. Parleremo inoltre delle specie vegetali, dei fiori e delle piante più adatte per attirare e sostenere api, farfalle e altri preziosi impollinatori, scoprendo come anche i giardini, i balconi e gli spazi verdi cittadini possano trasformarsi in importanti rifugi per queste specie. Un’attività all’aria aperta per conoscere meglio la natura che ci circonda e imparare piccoli gesti concreti per rendere le nostre città più accoglienti per la biodiversità. A CESENA: sabato 3 Ottobre, la sezione locale WWF FC proporrà un Banchetto Miele con raccolta fondi per gli Spazi Natura WWF dalle 9:30 alle 12:30 in Piazza del Popolo sotto il Loggiato Comunale. Nel Pomeriggio al Parco Ippodromo con ritrovo alle ore 15:30, all’entrata Skate del Parco Ippodromo in Via Fasto Coppi, inaugurazione dell’area del nuovo Percorso Impollinatori di Cesena, un itinerario didattico pensato per far conoscere da vicino il mondo degli insetti impollinatori e sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della loro tutela. Il percorso sarà composto da circa dieci pannelli esplicativi dedicati alle principali specie di impollinatori, al loro ruolo fondamentale per gli ecosistemi e alle azioni concrete che ciascuno può adottare per contribuire alla loro salvaguardia. L’area sarà inoltre arricchita da diversi hotel per insetti e da due aiuole dedicate alle piante utili agli impollinatori. L’iniziativa sarà realizzata in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e con il Settore Verde Pubblico del Comune di Cesena. Chiara Bocchini, Presidente WWF FC Redazione Romagna
October 1, 2026
Pressenza
L’inedita coppia Anci e Ance vuole mandare all’aria il Piano di ripristino della natura
In queste settimane bollenti il ministero dell’Ambiente sta confezionando il Piano di ripristino della natura (Pnr), ovvero il pacchetto di misure raccolte nei mesi passati dalle Regioni e integrate dal lavoro dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale … Leggi tutto L'articolo L’inedita coppia Anci e Ance vuole mandare all’aria il Piano di ripristino della natura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il caldo non è democratico: le città dove la crisi climatica colpisce i più vulnerabili
Il nuovo rapporto di Greenpeace Italia mostra come il caldo estremo colpisca soprattutto anziani, bambini, persone senza dimora e famiglie vulnerabili. Napoli è uno dei simboli di una crisi che riguarda ormai tutto il Paese. Napoli brucia. Lo fa da anni, ma adesso i numeri lo dicono con una precisione che non lascia margini all’interpretazione. Il 96% dei residenti vive in quartieri dove la temperatura superficiale media supera i 40 gradi. L’isola di calore urbana supera gli 11 gradi di differenza rispetto alle campagne circostanti. Quasi 5 mila persone senza dimora dormono in strada. Sono dati del nuovo report di Greenpeace Italia, L’estate che scotta, pubblicato a giugno 2026 con il contributo dei ricercatori ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli. Napoli non è un caso isolato. È, semmai, il riassunto più visibile di una condizione strutturale che riguarda le città italiane nella loro interezza. La quota di giornate estive con una temperatura percepita superiore ai 32 gradi è passata dal 39% degli anni Novanta al 62% del quinquennio 2021-2025. Non è un’eccezione climatica. È la norma nuova. È ciò che chiamiamo estate. Nel 2025, le regioni con più giornate oltre quella soglia sono state la Puglia, con il 79% delle giornate estive, seguita da Sicilia e Basilicata al 68%, Emilia-Romagna al 67% e Lombardia al 65%. Non è più una questione meridionale: è una questione italiana. L’indicatore utilizzato dal report per misurare lo stress termico percepito è l’UTCI, Universal Thermal Climate Index, un indice biometeorologico che non considera solo la temperatura dell’aria ma combina umidità, vento e radiazione solare. Oltre i 32 gradi di UTCI il corpo fatica a disperdere il calore accumulato, attiva meccanismi di difesa come la sudorazione eccessiva e l’aumento della circolazione sanguigna verso la pelle, con conseguente disidratazione, perdita di sali minerali e aumento della frequenza cardiaca. Se l’esposizione è prolungata o associata ad alta umidità e scarsa ventilazione, compaiono stanchezza, crampi, vertigini, difficoltà di concentrazione. Nei casi più gravi, il colpo di calore. Nelle città questo processo è amplificato da un fenomeno specifico che il report misura con precisione: le isole di calore urbane. La differenza di temperatura superficiale tra il tessuto urbano e le aree rurali circostanti può superare abbondantemente i 6 gradi considerati già critici dalla NASA. In Italia, nell’estate 2025, la stragrande maggioranza dei capoluoghi di regione ha registrato isole di calore ben più intense. Il caso più paradossale è quello di Torino: seconda in classifica per temperatura superficiale assoluta con 44,2 gradi di media massima estiva, è però prima per intensità dell’isola di calore, con oltre 15 gradi di differenza rispetto alle aree collinari e boschive che la circondano. Significa che una città già calda in termini assoluti accumula un surplus termico ulteriore prodotto dalla propria struttura urbana, dagli edifici, dall’asfalto, dai motori dei condizionatori sempre in funzione, dalla scarsità di verde. L’unica eccezione positiva è Bari, dove l’isola di calore è addirittura negativa: la città registra temperature leggermente inferiori rispetto alle campagne circostanti, per effetto della brezza marina e della morfologia del territorio. Non a caso è considerata la città con il miglior clima d’Italia secondo l’indice del Sole 24 Ore. C’è poi il problema delle notti. Nelle zone cementificate il caldo non si esaurisce al tramonto. Si parla sempre più spesso di notti tropicali, definite come le notti in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi. L’assenza di un’escursione termica significativa disturba il sonno, debilita il fisico e aumenta i rischi cardiovascolari. A Milano, secondo i dati di ARPA Lombardia, dal 2014 al 2021 la soglia di 60 notti tropicali all’anno — che era la media storica del trentennio 1981-2010 — è stata superata ogni anno, con picchi oltre le 80 notti. Il caldo, in queste condizioni, non è più una variabile stagionale ma una pressione continua sull’organismo, senza pause notturne di recupero. L’87% degli abitanti dei capoluoghi di regione — 8,2 milioni di persone — vive in quartieri dove la media delle temperature superficiali massime supera i 40 gradi. Tra loro ci sono 283 mila bambini sotto i cinque anni e 1,1 milioni di anziani sopra i 74. Torino ha il 98% della popolazione residente in aree con isole di calore intense o molto intense. Roma supera i 44 gradi di temperatura superficiale assoluta. I numeri non descrivono un’emergenza futura: descrivono la realtà urbana attuale. Il caldo, però, non colpisce tutti allo stesso modo. Chi può permettersi un condizionatore, un appartamento ben isolato, un quartiere con alberi, un lavoro al chiuso, attraversa l’estate con disagio ma senza rischi immediati. Chi non può, subisce conseguenze che vanno dalla perdita del sonno al colpo di calore, dall’aggravamento delle patologie croniche al rischio cardiovascolare acuto. Il report introduce il concetto di cooling poverty, elaborato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici: le famiglie più povere spendono fino all’8% del proprio budget in elettricità per il raffrescamento, contro lo 0,2-2,5% delle famiglie ad alto reddito. Il caldo impoverisce ulteriormente chi è già in difficoltà, rendendo il raffrescamento una spesa necessaria e insostenibile nello stesso tempo. La cooling poverty non è solo l’impossibilità di acquistare un condizionatore: riguarda chi vive in case non isolate, in quartieri senza verde, in edifici con reti elettriche inefficienti, in contesti dove anche la soluzione tecnica più semplice è inaccessibile per ragioni economiche o strutturali. Le città italiane non si stanno surriscaldando per caso. L’asfalto, il cemento, la mancanza di verde, la scarsa ventilazione di quartieri costruiti senza alcuna previsione climatica sono il risultato di scelte urbanistiche decennali. Le stesse logiche che hanno espulso i più poveri verso le periferie cementificate, lontano dal mare o dai parchi, hanno costruito le condizioni dell’emergenza termica che oggi si misura quartiere per quartiere. Il report di Greenpeace permette proprio questo: incrociare i dati termici satellitari con il censimento ISTAT per sezione di censimento, individuando chi vive dove il calore è più intenso e chi sono le persone più vulnerabili in quelle zone. Il dottor Carlo Modonesi, del Comitato Scientifico di ISDE Italia, ricorda nel report che i rischi sanitari legati alle ondate di calore non sono semplici meccanismi di azione-reazione. Coinvolgono una cascata di eventi fisiopatologici: eventi cardiovascolari, insufficienza renale, colpi di calore, aggravamento di patologie croniche. Il carico termico netto che grava su chi è esposto dipende non solo dalla temperatura dell’aria ma dalla temperatura radiante media, dalla velocità del vento, dall’umidità assoluta, dal metabolismo individuale. Gli anziani sudano meno per effetto del normale invecchiamento fisiologico e sperimentano quindi una maggiore ipertermia a parità di stress termico. I bambini faticano a disperdere il calore. I senza dimora non hanno un luogo dove rifugiarsi. Nelle città europee la mortalità associata al calore è aumentata di 52 decessi per milione nell’arco di pochi decenni, e le allerte per caldo estremo nel periodo 2015-2024 sono aumentate del 316% in Europa meridionale rispetto al decennio 1991-2000. La dimensione globale del fenomeno è altrettanto allarmante. Uno studio pubblicato nel 2025 su Scientific Reports ha calcolato che nello scenario emissivo peggiore, entro fine secolo 217 delle 1.563 grandi città analizzate potrebbero superare una temperatura media annuale di 29 gradi, considerata oltre la soglia della nicchia climatica ideale per gli esseri umani. Sarebbero a rischio oltre 320 milioni di persone. I centri più esposti si trovano in Asia e Africa, dove le città partono già da temperature elevate e dispongono di risorse limitate per l’adattamento. Ma lo stesso studio segnala che in Europa le temperature cresceranno più rapidamente che nel resto del mondo, in tutti gli scenari emissivi: nello scenario peggiore si parla di una media di +4 gradi per le città europee entro il 2100. Napoli incorpora tutto questo con una coerenza brutale. Una città dove il 92% della popolazione è esposto a isole di calore intense, dove quasi 5 mila persone senza dimora abitano le strade più calde d’Italia, dove il patrimonio edilizio pubblico è spesso il meno isolato termicamente, il più vulnerabile, il più abbandonato dalla manutenzione ordinaria. Chi vive in un alloggio di edilizia residenziale pubblica senza impianto di climatizzazione, in un quartiere privo di alberature, non ha alternative praticabili. L’emergenza termica non è per queste persone un fastidio stagionale da gestire con qualche accorgimento: è una condizione strutturale che si aggrava ogni anno. Il Mediterraneo si sta scaldando più rapidamente della media globale. Davide Faranda, direttore di ricerca al CNRS di Parigi e autore IPCC citato nel report, è esplicito: le ondate di calore non sono più eventi eccezionali, sono la conseguenza diretta del riscaldamento causato dai combustibili fossili, rese più probabili e intense dal cambiamento climatico antropogenico. Greenpeace chiede al governo italiano una tassazione dei profitti delle aziende fossili e un piano per il phase-out del gas entro il 2035. Sono richieste necessarie. Ma accanto alla transizione energetica occorre affrontare anche ciò che la transizione da sola non risolve: la qualità del patrimonio abitativo pubblico, la rigenerazione urbana nei quartieri più cementificati, il diritto al raffrescamento come dimensione concreta del diritto all’abitare.   Fonti * https://www.greenpeace.org/italy/ * https://www.istat.it/ * https://www.isde.it/ * https://www.cmcc.it/ * https://www.nasa.gov/ * https://www.scientificreports.com/ * https://www.ipcc.ch/ * https://www.arpa.lombardia.it/ Francesco Russo
June 25, 2026
Pressenza