Pini pericolosi? Pericolosi sono gli scavi! Cantiere senza cartello su suolo pubblico trancia radici di due pini
Mentre dobbiamo leggere le stucchevoli parole della propaganda antiscientifica
contro i pini domestici, vittime anche loro del tema della sicurezza tanto caro
ai cacciatori di facili consensi da destra a sinistra, raccogliamo una
segnalazione sconcertante, che testimonia come gran parte della verità sia da
cercare altrove.
In via Fiume Montone Abbandonato, nei pressi della piazza Natalina Vacchi, è
sorto un cantiere proprio dentro l’aiuola che ospita alcuni bellissimi pini
decennali. Il cantiere è privo di cartelli, anche se sembrano lavori stradali su
suolo pubblico. Ci sono transenne con la scritta Sistema 4 e sono stati visti
alcuni mezzi di Acmar. Le transenne sono delimitate alla meno peggio da bandella
segnaletica che in alcuni punti cede, per cui il cantiere è accessibile.
Al centro dell’aiuola è presente un cumulo considerevole di radici di pino
tranciate dai lavori. Come infatti testimoniato da immagini e filmati, almeno
due pini sono stati massacrati dai lavori. Lo scavo è stato effettuato a pochi
centimetri dal fusto, con tranciamento netto e rimozione delle radici distrutte
dal mezzo che ha effettuato lo scavo.
Visto il mucchio imponente, si comprende come gli esemplari fossero ben
ancorati, smentendo chi continua a sostenere che il pino è pericoloso perché non
ha radici.
Ecco quindi dimostrato, questa volta concretamente, la pericolosità, non dei
poveri pini, ma dei lavori di cui sono vittime! Facile e sbrigativo però, per la
politica e per gli assessori, dare la colpa ai pini instabili, pericolosi e via
dicendo, mentre cresce l’ondata di terrore, odio e disinformazione contro gli
alberi.
I lavori procedono imperterriti senza minimamente considerare le alternative che
consentono di ripristinare le pavimentazioni senza danneggiare gli alberi;
alberi adulti che rappresentano un patrimonio pubblico rilevantissimo per
tutelare le città e la salute dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento, ma
che vengono trattati così brutalmente, come si trattasse di cordoli da rimuovere
o asfalti da fresare. Tanto, poi (con alberelli e soldi pubblici), si ripiantuma
e si foresta, per usare gli slogan di moda.
Il Regolamento del Verde del Comune di Ravenna dimostra ancora una volta tutta
la sua inutilità: la distanza minima dello scavo dal fusto dovrebbe essere tre
metri, mentre nei fatti è di pochi centimetri. Nessun albero resisterebbe a un
simile trattamento. Desta stupore anche l’inosservanza dei Criteri Ambientali
Minimi (CAM) ai quale i Comuni e le ditte sono obbligati ad attenersi.
Il gruppo di cittadini Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna, con il
supporto di Animal Liberation e di Lista per Ravenna ha immediatamente
depositato un esposto in Procura lunedì scorso e segnalato più volte agli organi
competenti, ma all’oggi il cantiere ha proseguito il massacro.
Il Gruppo “Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna”
Redazione Romagna