La notte di San Giovanni
Tra il 23 giugno e il 24 viene celebrato uno dei momenti più magici dell’anno,
legato al volo delle streghe, ai falò accesi nelle piazze, ai bagni di rugiada e
a leggende che attraversano i secoli. Tradizioni di famiglia, pratiche contadine
trasmesse di generazione in generazione che, per fortuna, sopravvivono ancora
oggi.
Dietro i falò nei paesi, le erbe messe a “prendere la rugiada” e i salti sopra
le braci, questa tradizione secolare è diventata un appuntamento simbolico e
rituale che ci parla della necessità di allineare il nostro tempo interiore a un
ciclo molto più grande di noi, portando con sé una promessa di salute,
protezione e buon augurio.
La notte di San Giovanni resiste perché è l’occasione di attraversare un tempo
di cambiamento con gioia e leggerezza, magari con qualche fiore d’iperico qua e
là.
Tra mito e folklore: il potere del solstizio d’estate
Siamo nei giorni del solstizio d’estate: intorno al 21 giugno il Sole raggiunge
lo zenit, segnando il giorno più lungo dell’anno e, insieme, l’inizio del
declino che ci porterà fino al 21 dicembre, quando le giornate ricominceranno ad
allungarsi.
È qui, alle porte dell’estate, che troviamo San Giovanni come guardiano della
soglia. Predecessore e annunciatore di Gesù, legato indissolubilmente all’acqua
attraverso il battesimo, è uno dei pochi santi di cui si celebra la nascita e
non la morte: nel calendario gregoriano la sua festa si contrappone esattamente
al Natale, dividendo l’anno in due metà, ciascuna guidata da una Natività. È lo
stesso Giovanni, nel Vangelo, a dire di Cristo: “Lui deve crescere; io, invece,
diminuire” (Giovanni 3, 30), rafforzando il simbolismo solare legato al
solstizio.
Questa immagine richiama curiosamente l’antica leggenda celtica di Re
Quercia, che governa la fase crescente dell’anno dal solstizio d’inverno, e Re
Agrifoglio, che prende il suo posto dal solstizio d’estate, nella notte ancora
oggi chiamata “la notte delle streghe”.
Vi riconosciamo la stratificazione religiosa descritta da Mircea Eliade nel
Trattato di storia delle religioni: le società tradizionali hanno sempre sentito
il bisogno di rigenerare periodicamente il cosmo attraverso riti che imitano i
cicli naturali, e i falò solstiziali ne sono l’esempio più lampante, un gesto di
magia simpatica per sostenere il sole mentre inizia la sua lenta discesa verso
l’inverno.
L’archetipo del passaggio
La natura svolge per la psiche umana un ruolo di guida e maestra da millenni:
attraverso la lettura simbolica dei suoi cicli, l’essere umano ha potuto
comprendere i propri moti interiori e dare voce a necessità emotive che
difficilmente trovavano eco nella vita quotidiana scandita da doveri e lavoro…
Il fuoco e l’acqua
Nella simbologia legata a San Giovanni Battista incontriamo due elementi di
solito contrapposti, il fuoco e l’acqua, che ritroviamo entrambi nei riti della
notte del 24 giugno…
Per i contadini, ogni cosa toccata dall’acqua di San Giovanni veniva purificata
e consacrata, in un rito battesimale profano con fiori d’iperico e lavanda;
ancora oggi è usata con la convinzione che renda più belli e allontani le
sciagure…
La guazza di San Giovanni è un rito simpatico che richiede pochi elementi:
acqua, fiori e un luogo all’aperto. Le erbe solitamente usate per preparare
l’acqua che secondo i detti popolari “scaccia tutti malanni” sono: iperico
(detto anche erba di San Giovanni), lavanda, rosmarino, salvia, menta, timo,
camomilla, petali di rosa, fiordaliso, fiori di papavero, foglie di alloro, ma
variano da regione a regione secondo ciò che offre la natura… Si espongono alla
rugiada la sera del 23 e al mattino del 24 giugno…
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