Senza confini Martedi 23 giugno al Corto Circuito
In un’epoca di guerre senza fine, un giovane condottiero vive il proprio
mestiere con onore e passione. Ma l’arrivo di una nuova tecnologia di morte
cambierà per sempre il volto dei conflitti e il destino degli uomini.
Il Mestiere delle Armi
Regia di Ermanno Olmi 2001
Durata: 100min.
Dalle ore 20:15 Cena sociale
Inizio proiezione ore 21:00
Nel cuore dell’inverno 1526, durante le guerre d’Italia, Giovanni de’ Medici –
giovane e leggendario capitano dell’esercito pontificio – guida le sue truppe
contro le temibili bande di lanzichenecchi imperiali di Carlo V. Tra manovre,
tradimenti di principi italiani e una campagna logorante, il film segue gli
ultimi giorni di un uomo che ha fatto della guerra il proprio mestiere, amato
dalle donne, rispettato dai soldati, conteso dai potenti. Ferito da un colpo di
falconetto – una delle prime armi da fuoco moderne – Giovanni affronta una lenta
e dolorosa agonia, segnando la fine di un’epoca.
Olmi non celebra eroismi retorici, ma si sofferma sui temi profondi del film:
l’onore personale nel “mestiere delle armi”, il contrasto tra guerra “umana”
fatta di corpo a corpo e l’impersonalità della tecnologia bellica, la fragilità
del potere e i tradimenti della politica. Il film riflette sulla guerra come
professione che esalta e distrugge l’uomo, sul passaggio da un combattimento
fatto di coraggio e abilità a una violenza meccanica e distaccata.
A venticinque anni dalla sua uscita, questi temi risultano drammaticamente
attuali. Le armi sempre più sofisticate e remote (droni, missili, ciberguerra)
hanno ulteriormente depersonalizzato il conflitto, riducendo il nemico a un
bersaglio sullo schermo. Le alleanze fragili, i tradimenti di convenienza e
l’uso della guerra come strumento politico ed economico continuano a segnare il
nostro presente. Il film di Olmi ci invita a riflettere su quanto il “progresso”
tecnologico abbia reso la guerra più letale e meno umana, senza però cancellare
le antiche questioni di onore, responsabilità individuale e vanità del potere.
Un’opera poetica e antimilitarista che, nel suo rigore formale, parla ancora al
nostro tempo inquieto.
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