La pericolosa riforma portuale della destra
di Pietro Spirito*
L’ordinamento portuale italiano è stato capace lungamente di sprigionare energie
positive rilanciando la competitività del nostro Paese. Veniamo dunque da una
esperienza positiva.
La legge 84/94 [1] era riuscita a mantenere saldi i principi della proprietà e
dell’indirizzo pubblico nei porti nazionali, riuscendo anche a coinvolgere le
forze del mercato.
Dopo poco piu’ di venti anni si era avvertita la necessità di operare una
manutenzione straordinaria dell’impianto normativo sui porti. L’intervento
legislativo del 2016 non raggiunse gli obiettivi auspicati.
Il coordinamento nazionale mediante la Conferenza con il Ministro non ha
funzionato, l’accorpamento delle autorità portuali in sedici piattaforme
territoriali è stata una riorganizzazione a metà strada: le esigenze provinciali
dei territori sono state tradite, ma in modo non sufficiente per approdare alle
sei articolazioni territoriali che i tecnici dei trasporti consideravano
necessarie.
Come tutti i tentativi di riformare senza scegliere, la riforma della riforma
portuale non ha raggiunto l’obiettivo di rilanciare i porti italiani nella
complessità di una globalizzazione che si gioca molto negli snodi marittimi e
portuali.
Tra centralismo e regionalismo, i porti sono rimasti tra coloro che sono
sospesi. Ora, passati altri dieci anni, la destra governativa sta affrontando il
percorso della riforma portuale. La proposta è stata finalmente resa nota [2] .
Invece di scegliere, la destra decide di parlare d’altro. Le finalità sono ben
precise ma non riguardano assolutamente la competitività dei sistemi portuali
italiani.
L’Europa mette in evidenza due modelli di governance portuale. Francia e Spagna
rappresentano l’opzione centralista, con istituzioni che mettono al centro la
missione nazionale.
I porti del Nord Europa invece hanno scelto l’approccio della identità
territoriale. Sono le città a guidare l’indirizzo strategico delle singole
realtà portuali.
Entrambi questi approcci sono legittimi: presentano vantaggi e svantaggi che
vanno misurati e ricondotti alle specifiche realtà territoriali.
Si potrebbe dire: tertium non datur. Ed invece no: la proposta della destra
frattura gli investimenti dalla gestione portuale. Non si è mai visto nel mondo
un modello concepito con questa dicotomia.
In questi casi non mi viene mai di pensare che scegliere una strada
completamente eterodossa sia una grandissima trovata da coltivare con l’acutezza
del solista. Penso sempre che le soluzioni istituzionali stravaganti siano
pericolose.
Gli investimenti saranno affidati ad una società per azioni nazionale, Porti
d’Italia, mentre le autorità di sistema portuale resteranno enti pubblici non
economici, tosati in parte delle proprie risorse per consentire di generare il
finanziamento gestionale della società per gli investimenti.
Non solo per i porti, separare gestione da investimenti non è mai stato fatto.
In nessun settore dell’economia capitalistica, socialista o corporativa è stato
mai nemmeno ipotizzato un cervellotico meccanismo di questa natura. La scelta
degli investimenti è l’atto più strategico che deriva dalla gestione.
Pensare di costruire un modello di riforma partendo da una dicotomia ingestibile
segnala che gli obiettivi devono essere altri. Il controllo degli appalti è
sempre nel cuore della destra di governo. Un economista potrebbe dire che sono
affezionati al governo dell’economia dell’offerta. Per altro verso
l’indebolimento delle autorità di sistema portuale sarà funzionale ad una
strisciante privatizzazione delle banchine.
Ricordiamo che è ancora in corso il tentativo di dare via libera al progetto di
porto delle crociere a Fiumicino. Creare concorrenza al porto pubblico di
Civitavecchia concedendo semaforo verde ad una delle multinazionali del mare è
la materialità della riforma portuale che non si scrive ma si realizza.
Pietro Spirito
20 giugno 2026
Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
(*) Note a cura di Carteinregola
[1] LEGGE 28 gennaio 1994, n. 84 Riordino della legislazione in materia
portuale. note: Entrata in vigore della legge: 19-2-1994 (Ultimo aggiornamento
all’atto pubblicato il 12/08/2025) (GU n.28 del 04-02-1994 – Suppl. Ordinario n.
21)
[2] Vedi Atto Camera: 2925 “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in
materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture
strategiche di trasporto marittimo di interesse generale” (2925) Scarica il
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