Palestina Anima Mundi, un emozionante incontro tra Francesca Albanese e 150 presidi in tutta Italia
C’era anche il Comitato Varesino per la Palestina, tra le oltre 150 piazze,
presidi e comitati che hanno partecipato all’evento di venerdì 19 giugno
Palestina Anima Mundi. Promotore dell’iniziativa nazionale è stato il Presidio
di Cagliari, che dall’Accademia d’Arte Vega ha organizzato un collegamento con
tutte le piazza d’Italia che hanno aderito e ha agevolato la diretta sul canale
YouTube di PresidioPalestinaCA.
Il giornalista Matteo Meloni ha intervistato Francesca Albanese, relatrice
speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati in occasione
della presentazione del suo ultimo libro “La luce del risveglio”.
Dalle 20:00 alle 21:00 sono intervenuti diversi attivisti e personalità
pubbliche per presentare la serata e portare dati, punti di vista e riflessioni
sull’importanza di questo incontro. Molto emozionante la lettura di tutti i
punti collegati, una vera mappa dell’Italia che si organizza e resiste.
Emerge l’esigenza di non assuefarsi alle pessime notizie e trasformare
l’indignazione in militanza attiva, fatta di valori, convivenza e azioni
concrete. In questa occasione si è fatto riferimento anche al progetto Cagliari
– Città della Pace e del Dialogo nel Mediterraneo, nato e promosso per costruire
comunità e ponti di dialogo.
L’intervista a Francesca Albanese ha riguardato nella prima parte la
presentazione del suo libro e in un secondo momento si è dato spazio alle
domande inviate dai vari comitati e presidi.
Innanzitutto, la Albanese ha chiarito l’importanza del linguaggio in merito alla
decolonizzazione, che non deve essere solo un vezzo linguistico, ma una presa di
coscienza forte. Quando si parla dei territori palestinesi, bisognerebbe
iniziare a chiamare quella terra Asia occidentale e non Medio Oriente, retaggio
storico di un linguaggio nato da paesi colonizzatori, augurandosi che certi modi
di pensare, come lo sguardo che si sofferma sul colore della pelle delle
persone, spariscano con la nostra generazione.
Matteo Meloni ha messo l’accento sulle tantissime fonti e la bibliografia
riportate nel libro, citando figure importanti come Edward Wadie Said, scrittore
statunitense di origine palestinese e Frantz Fanon, psichiatra francese, nato
nei Caraibi, che ha analizzato le questioni raziali, da uomo nero in una terra
di bianchi, dove il suo valore come persona veniva nascosto dal razzismo per il
colore della sua pelle. Altro autore citato Gabor Maté, scrittore di origini
ungheresi che ha affrontato i temi dello sviluppo e dei traumi infantili e della
violenza sulle persone. L’autrice ha confermato l’importanza delle fonti nella
realizzazione del suo testo.
Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, con la nascita delle Nazioni Unite, sembra
che l’Occidente abbia voluto illudersi, credendo alla favola del mondo migliore
dove eravamo diventati tutti più buoni, ma bisogna iniziare a fare in conti con
questa falsa visione di noi stessi. Siamo in un momento storico in cui è bene
prendere coscienza e cercare una visione realmente umanista del mondo, mettendo
le persone al centro, garantendo uguali diritti per tutti; a questo proposito ha
ricordato i numeri relativi alla distribuzione disomogenea e ingiusta della
ricchezza mondiale attuale. Dovremmo tutti far parte della “Famiglia Umana”.
Nel libro si cita la saga cinematografica di “Avatar” del regista James Cameron,
che racconta lo scontro tra l’avidità umana e l’armonia della natura sul pianeta
Pandora. Per la Albanese, soprattutto il terzo film è un inno alla resistenza
attraverso l’unione delle forze dei protagonisti, così come ci può insegnare la
resistenza dei palestinesi.
Si è fatto riferimento al pensiero razzista nei confronti del popolo
palestinese; chi, tra gli israeliani, vuole combatterlo subisce punizioni e
persecuzioni.
La Albanese invita alla protesta e alla resistenza e si augura un cambiamento
politico che può avvenire solo grazie all’impegno di molti; non importa da che
parte politica stiano, ma è necessario siano integri e incorruttibili e spera
che il suo libro possa spingere le persone a impegnarsi per questo. Grazie a
quello che abbiamo visto durante questi ultimi anni in Palestina, i giovani sono
turbati e sdegnati e questi sentimenti possono essere un motore per evitare
l’indifferenza che rende possibile un genocidio.
Meloni chiede cosa ne pensa di quanto avviene nel mondo dell’informazione, delle
censure e delle manipolazioni sui social da parte dei governi, in primis quello
di Israele. La Albanese ha annunciato che sta preparando un rapporto proprio su
questo tema che avrà come titolo “Il Mediacidio”, dove viene sottolineato che
anche nei media occidentali, persino quelli considerati liberali, le
informazioni vengono costantemente manipolate attraverso linee guida da adottare
nel modo di comunicare, l’omissione di fatti storici, l’invenzione di fatti
appositamente estremizzati, la censura e il licenziamento di giornalisti.
Le è stato chiesto, da giurista, cosa pensa della Corte Internazionale di
Giustizia e del Diritto Internazionale oggi. Il pensiero della relatrice è che
bisognerebbe cambiare prospettiva. Dobbiamo essere consapevoli che anche in
Italia ci sono ancora tante ingiustizie; ha citato i fatti del G8 della Scuola
Diaz di Genova o il caso Cucchi e fatto riferimento alle tante situazioni
irrisolte e ingiuste che ancora oggi, nel 2026, continuano a verificarsi nel
nostro Paese. L’Italia è ricca di risorse e talenti e con l’informazione giusta
e l’impegno di molti, abbiamo speranza di migliorare nel futuro per contrastare
questo necro-capitalismo intento a perseguire profitti a danno dei diritti di
tutti.
L’appello di Albanese è quello di partecipare allo spazio pubblico con amore e
cura, perché il cambiamento si vede nei gesti quotidiani, ci vuole perseveranza,
sono processi lunghi che richiedono impegno e costanza: raccontare la Palestina
a chi ancora non riesce a vederla, abbracciare anche la comunità ebraica che è
contro al genocidio e che fatica a dissentire dal suo governo.
È buona pratica la lettura e la diffusione della nostra Costituzione, che
purtroppo è rimasta inattuata per decenni, ma che è frutto delle migliori
intelligenze, la base del diritto italiano e che vieta il fascismo, cosa che
molti hanno dimenticato negli ultimi anni.
Cita Enzo Avitabile con “Tutt’ egual song’ ‘e criature” e parla di sua madre e
di come nel capitolo “Nutrire” del suo libro “La luce del risveglio” ha voluto
renderle omaggio con il ricordo di quando cucinava per lei e per la sua
famiglia, in qualsiasi parte del mondo Francesca si trovasse, come nella
classica tradizione meridionale d’Italia. Questo la porta a pensare come il
Mediterraneo unisca i popoli del sud dell’Europa con quelli del Nordafrica e
dell’Asia occidentale, tutti affacciati sullo stesso mare e legati tra loro. Da
qui l’importanza di costruire reti trans-mediterranee.
Nella seconda parte dell’intervista, si è lasciato spazio alle domande dei
presidi e dei collettivi che Meloni ha riportato:
Negli ultimi mesi vi è stata una mobilitazione diffusa della società civile;
come trasformare questo movimento dal basso in qualcosa che possa essere portato
all’attenzioni delle istituzioni?
Per prima cosa ringrazio il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e
Sanzioni contro Israele) per tutto quello che fa. È importante sostenere il
contenzioso contro Leonardo Spa (partecipata dello Stato) denunciata per la
vendita di armi a Israele. Occorre richiedere allo Stato che venga istituita per
i lavoratori l’obiezione di coscienza contro l’economia di guerra che permetta
di esimersi, sul proprio posto di lavoro, dal collaborare a un lavoro che ha
come fine la guerra, la creazione di armi, la logistica di supporto alla guerra.
Voglio citare i tanti portuali italiani ed elogiare il loro lavoro e le loro
proteste per impedire il traffico di armi dirette a Israele e ad altri Paesi
dove si violano i diritti umani.
Invito a portare idee per essere attuatori della Costituzione, che porti a un
multilateralismo decolonizzato e cita Sandro Pertini che si batteva per la
libertà e la giustizia sociale.
Chi è al governo risponde alle logiche delle lobby, la mobilitazione dal basso
può fare emergere le richieste e gli interessi dei popoli. Tutte le minoranze,
le persone che si battono per i diritti dei lgbtqia+, per i diritti degli
animali, per il cambiamento climatico dovrebbero creare un movimento attivo.
Unire le forze per respingere e curare con la cultura e l’istruzione, il
razzismo dilagante e ostentato del nostro Paese.
Quali sono le conseguenze delle sanzioni USA per lei e la sua famiglia?
Non voglio fare la vittima, ma il peso delle sanzioni è durissimo per me e la
mia famiglia. Vivo sotto scorta, solo per aver denunciato quello che ho potuto
documentare. Ma nonostante questa gestione mafiosa della politica che ha voluto
punirmi, io non mi fermo. Non ho paura, perché chiedo solo giustizia contro
l’apartheid palestinese e il genocidio e so di essere nel giusto. Invito a
restare umani e solidali, ad appoggiarsi alla società civile, quando i governi
sono contro. La politica dovrebbe essere fatta da persone integre e
incorruttibili e la sfida è quella di essere “cellule di cambiamento” come il
sistema immunitario umano.
Cosa pensa del sionismo contemporaneo?
Il sionismo che nasce come pensiero con l’obiettivo della nascita dello Stato
ebraico si è trasformato nel tempo in un’ideologia contro gli arabi a livello
mondiale, tanto è vero che oggi esistono il sionismo cristiano, di alcuni
mussulmani, indiano e degli evangelisti americani, che hanno come obiettivo
ultimo la realizzazione di Israele come una potenza regionale nell’area
dell’Asia occidentale.
Le organizzazioni ebraiche Pro Palestina possono migliorare la situazione in
Israele?
Si tratta di realtà molto piccole e coraggiose, che al momento non possono
ottenere grandi risultati, ma vanno sostenute, protette e ascoltate.
Cosa può dirci della situazione delle carceri palestinesi e dei 400 minori
attualmente rinchiusi?
Ho denunciato la gravissima situazione delle carceri israeliane, in cui dal 7
ottobre in poi dove sono detenuti 20.000 civili palestinesi, tra cui 400
bambini.
All’interno delle carceri si consumano abusi di ogni tipo, torture, stupri,
percosse quotidiane. L’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 2000,
subordina le relazioni e gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani e
dei principi democratici. Cosa altro deve succedere perché Israele venga
fermato? Cosa stanno aspettando l’Europa e l’Italia per fermare le relazioni
commerciali con Israele? Restando indifferenti a quello che succede nelle
carceri israeliane siamo tutti complici.
Chi si può immaginare come soggetto terzo che possa guidare la fase di
ricostruzione dopo la guerra tra Israele e Palestina?
Mi fa paura pensare che a gestire il post-guerra sia un soggetto mosso solo dal
potere economico. Dovrebbe essere il diritto a guidare la ricostruzione. I
palestinesi si rimetteranno in piedi da soli, ma devono essere certi che Israele
se ne vada dai territori occupati e che vengano riconosciuti i danni e i torti
subiti come popolo in tutti questi anni. Anche alcuni membri delle Autorità
palestinesi sono parte dell’occupazione se non agiscono in nome e a difesa del
popolo palestinese.
Cosa pensa che accadrà in Palestina nel futuro prossimo?
Per prima cosa occorre portare cibo, assistenza e cura alla popolazione che è
allo stremo. Abbattere i muri, instaurare una forza di pace per la ricostruzione
e creare un mausoleo nella terra di Gaza che testimoni il genocidio. Dare
giustizia al popolo palestinese. Anche dopo il nazismo fu difficile pubblicare
“Se questo è un uomo” di Primo Levi, per la rimozione che creava nelle persone
quella tragedia storica. Oggi dobbiamo testimoniare, parlarne, informare. Ci
vuole un forte impegno da parte di tutti.
L’intervista si è conclusa con un sentito ringraziamento a tutti i presidi
presenti e l’invito di Francesca Albanese a partecipare alle presentazioni del
suo libro che a breve si terranno in tutta Italia.
Monica Perri