La Banca di Palestina chiude migliaia di conti a Gaza mentre il blocco israeliano aggrava la crisi finanziaria
di Qudsnen News,
Quds News Network, 18 giugno 2026.
La Banca di Palestina congela migliaia di conti a Gaza senza preavviso,
prendendo di mira i prigionieri liberati e le famiglie dei martiri. Agendo su
direttive israeliane, la banca priva i palestinesi dei propri fondi nel pieno di
un genocidio.
A migliaia di palestinesi a Gaza sono stati congelati e chiusi i conti bancari
senza preavviso dalla Banca di Palestina, il più grande istituto finanziario
palestinese, impedendo loro l’accesso ai fondi nel mezzo di un genocidio e di un
blocco israeliani in corso che hanno distrutto l’infrastruttura bancaria della
Striscia.
I titolari dei conti, tra cui impiegati, commercianti, avvocati, proprietari di
uffici di cambio e semplici cittadini, riferiscono che sia i loro conti bancari
che le app di pagamento elettronico sono stati congelati contemporaneamente
senza alcuna spiegazione. La Banca di Palestina, con un patrimonio che supera i
250 milioni di dollari e profitti annuali che superano i 100 milioni di dollari,
ha fornito solo vaghi riferimenti a «procedure amministrative» quando è stata
interrogata in merito alle chiusure.
L’attivista e scrittore Ahmad Sirdah ha riferito che il suo conto bancario è
stato congelato senza preavviso. In un post sui social media, Sirdah ha
affermato che da 500 a 1.000 conti sono stati congelati senza preavviso né
richiesta di informazioni aggiornate; ai titolari è stato comunicato che i loro
conti sono “sotto blocco amministrativo” e che devono attendere per un periodo
indefinito. Ha smentito la falsa spiegazione fornita da un funzionario della
banca a un giornalista che indagava sulle sospensioni, secondo cui i conti
sarebbero stati congelati per aver superato i limiti di trasferimento.
Hisham Al-Bana, avvocato palestinese di Gaza, ha raccontato di aver tentato di
recarsi alla filiale della banca a Nusseirat per risolvere la questione del
proprio conto congelato, trovandosi di fronte alla stessa mancanza di
trasparenza e di spiegazioni da parte del personale bancario.
Ramy Abdu, fondatore e presidente dell’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor,
ha rivelato in una dichiarazione sui social media che i congelamenti dei conti
seguono le direttive di una cellula di sicurezza congiunta che opera con gli
israeliani. Ha sottolineato il caso del dottor Husam Abu Safiya, rinomato
pediatra di Gaza e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, che è stato rapito dalle
forze di occupazione israeliane il 27 dicembre 2024 dopo essersi rifiutato di
abbandonare i propri pazienti durante l’assedio della zona settentrionale di
Gaza. Il dottor Abu Safiya rimane attualmente detenuto senza alcuna accusa. Il
suo conto bancario, insieme a quelli di sua moglie e di suo figlio, è stato
congelato dalla Banca di Palestina senza alcuna considerazione per il servizio
reso ai pazienti e al suo paese.
Mossab Madoukh, direttore del team Noor Al-Wafa per i prigionieri liberati e le
loro famiglie, ha confermato che la Banca di Palestina continua a congelare i
conti appartenenti a prigionieri liberati, alle famiglie dei martiri e ad altri
gruppi colpiti, nonostante la diffusa indignazione pubblica e le proteste a
Gaza. Alcuni conti, sbloccati in seguito alle manifestazioni pubbliche, sono
stati successivamente nuovamente chiusi. La banca si è rifiutata di rispondere
alle richieste dei titolari dei conti o di ascoltare i ripetuti appelli per un
alleggerimento delle misure.
Il congelamento di massa aggrava una crisi umanitaria ed economica già
catastrofica. I palestinesi di Gaza sono diventati quasi interamente dipendenti
dai servizi bancari elettronici e dalle applicazioni di pagamento per gestire le
finanze quotidiane a causa di una grave carenza di contanti. Il congelamento
simultaneo sia dei conti bancari che dei portafogli digitali ha paralizzato il
potere d’acquisto dei cittadini e la loro capacità di soddisfare i bisogni
primari delle loro famiglie. Quando i titolari dei conti si recano presso le
filiali bancarie in cerca di spiegazioni, si scontrano con il rifiuto totale da
parte del personale di rivelare i motivi dei blocchi, creando un’ansia diffusa
riguardo al destino dei risparmi e dei diritti finanziari dei palestinesi.
Sono nate campagne sui social media con hashtag quali #AccountFreezingIsCrime e
#TransparencyIsARight, che chiedono alla Banca di Palestina e all’Autorità
Monetaria Palestinese di rilasciare immediatamente dichiarazioni ufficiali che
spieghino le vere ragioni alla base del congelamento dei conti e proteggano i
fondi palestinesi in un settore privo di alternative finanziarie.
I palestinesi protestano davanti alla Banca di Palestina a Gaza. (10 maggio
2026)
La campagna di congelamento dei conti colpisce un’ampia fascia della
popolazione: lavoratori dipendenti, imprenditori, avvocati, cambiavalute e
semplici palestinesi che vivono in condizioni umanitarie gravose. Molti
riferiscono che il congelamento ha impedito loro di ricevere bonifici
internazionali o di gestire i propri risparmi in modo sicuro. In un contesto in
cui gli aiuti internazionali e le rimesse personali sono sempre più vitali,
l’accesso ai conti bancari è diventato una necessità di sopravvivenza piuttosto
che una semplice comodità amministrativa.
La Banca di Palestina ha rifiutato di rispondere alle richieste ufficiali dei
giornalisti sui motivi della sospensione di massa dei conti dei residenti di
Gaza.
La distruzione da parte di Israele delle infrastrutture finanziarie di Gaza, a
partire dal 7 ottobre 2023, ha devastato il settore bancario. Le forze di
occupazione israeliane hanno distrutto circa il 95 per cento delle
infrastrutture bancarie di Gaza, comprese tutte le filiali e i sistemi di
bancomat. Questa distruzione ha costretto i palestinesi a fare affidamento quasi
esclusivamente sui pagamenti elettronici per tutte le transazioni. Tuttavia, le
restrizioni imposte da Israele sull’ingresso di contante a Gaza hanno creato un
onere immenso per la popolazione, che ha subito due anni di guerra genocida.
Un bancomat della Banca di Palestina fuori servizio a Rafah, Gaza. (2 aprile
2024)
La Banca di Palestina si è rivelata un attore attivo nell’imporre una morsa
finanziaria su Gaza, in un momento in cui il ministro delle Finanze israeliano
di estrema destra Bezalel Smotrich ha apertamente chiesto di bloccare i fondi
destinati alle banche palestinesi e di impedire il rinnovamento del sistema
finanziario nella Striscia. La pressione dell’estrema destra israeliana sulle
istituzioni finanziarie palestinesi fa parte di una più ampia guerra finanziaria
volta a soffocare ogni prospettiva di uno stato palestinese.
L’economista Ahmad Abu Qimr ha dichiarato ai giornalisti che «aprire filiali
bancarie a Gaza senza fornire effettivi servizi di prelievo e deposito di
contanti non cambia nulla riguardo alla crisi. Aprire le porte senza liquidità
lascia i conti congelati e costringe le persone a rivolgersi al mercato nero e a
pagare commissioni esorbitanti per ottenere contanti». Ha sottolineato che «le
operazioni bancarie non hanno alcun senso senza iniezioni di contante che
consentano transazioni normali senza perdite. La liquidità è la linfa vitale
dell’economia, garantisce la continuità dell’attività commerciale e il pagamento
degli stipendi». Rapporti internazionali hanno stimato il costo della
ricostruzione finanziaria a circa 42 milioni di dollari, ma senza misure
immediate per controllare i cambi di valuta sul mercato nero e garantire che il
contante raggiunga le filiali bancarie e gli uffici di cambio, il collasso del
sistema bancario continuerà.
https://qudsnen.com/post?id=67889&slug=bank-of-palestine-closes-thousands-of-gaza-accounts-as-israeli-blockade-deepens-financial-crisis
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.