Le finestre di Pitigliano
Nei vicoli di Pitigliano sono spuntate decine di bandiere palestinesi.
L’occasione è l’imminente commemorazione della data del 7 giugno del 1944 quando
poco dopo le 18 , venne bombardato dagli aerei alleati. Le bombe caddero sul
paese, in mezzo alle case, all’inizio del Ghetto ebraico e nella zona lungo la
strada che collega Pitigliano con Sorano. In 79 persero la vita, molti i feriti.
L’altra ferita profonda la si può visitare all’imbocco di Via Zuccarelli,
all’entrata del ghetto, “Le Macerie” a testimonianza dell’orrore della guerra.
Lo stesso orrore che vive quotidianamente, ora per ora, la popolazione di Gaza e
della Palestina tutta. “La Piccola Gerusalemme”, così viene chiamato Pitigliano,
borgo della Maremma toscana, per la sua storia e per l’importanza che riveste
per la cultura ebraica italiana e non solo.
Il “ghetto” si snoda lungo la centrale Via Zuccarelli, con la sinagoga, ora
aperta solo ai turisti e per cerimonie nuziali, il forno degli azzimi, la
cantina. SI narra che a Pitigliano e nei paesi vicini, Sorano e Sovana
ripararono le famiglie ebraiche fuggite dalla ghettizzazione dello Stato
Pontificio (1555). Si narra ancora che le famiglie ebraiche di Pitigliano
trovarono rifugio nei poderi vicini aiutati da famiglie cattoliche locali.
Accolti allora, protetti e nascosti ai tempi del fascismo e dell’occupazione
nazista. Una storia quindi di accoglienza, mutuo soccorso ed integrazione. Da
allora ogni anno si svolge un evento di dialogo inter-religioso. Il paese è
stato toccato in passato da quello che oggi a tutti gli effetti è un genocidio
in corso per mano del governo israeliano, a Gaza. Anni or sono il figlio del
sindaco di allora ,Simone Camilli, fotoreporter, morì per l’esplosione di una
bomba a Gaza. Un evento che è rimasto nella memoria cittadina e che duole ancora
come una ferita aperta.
Oggi della storia ebraica di Pitigliano resta un’associazione culturale che
organizza iniziative culturali per mantenere viva la memoria, lo “sfratto” dolce
tipico , la forma di bastone usato per bussare alle porte e “sfrattare” le
famiglie ebraiche per chiuderle poi nel ghetto. E la moltitudine di turisti
israeliani che vengono ogni anno a visitare la sinagoga ritenuta di grande
rilevanza per la storia dell’ebraismo.
E con loro spesso famiglie di coloni in pellegrinaggio. Chissà se anche qua
arriveranno soldati dell’IDF in “ferie” come accade nelle Marche. Fatto sta che
parallelamente alla storia “ufficiale” a Pitigliano se ne snoda un’altra fatta
di solidarietà con il popolo palestinese. E che oggi si fa evidente dalle
finestre della “Piccola Gerusalemme”.
Così una dopo l’altra sono spuntate decine di bandiere palestinesi, ed altre se
ne aggiungeranno, come forma visibile di condanna del genocidio, proprio in
ossequio e coerenza con la storia di questo luogo, storia di accoglienza e
solidarietà. Resteranno visibili fin quando la Palestina non sarà terra libera.
L’invito è rivolto anche al comune di Pitigliano ed alle altre amministrazioni
del territorio, affinché seguano l’esempio di altre amministrazioni, esponendo
la bandiera palestinese ed approvando ordini del giorno per il riconoscimento
dello stato di Palestina.
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