No a informazioni distorte sui Cpr, no al tentativo di normalizzare dei lager
Pubblichiamo il Comunicato dell’Assemblea No CPR Macomer.
Ci giunge notizia attraverso i quotidiani locali di una velina della questura di
Oristano nella quale si tenta di normalizzare il Cpr attraverso una serie di
informazioni distorte e tendenziose, tese a rappresentare questa struttura per
quella che non è.
Riteniamo necessario puntualizzare una serie di fatti, alfine di restituire una
informazione corretta al pubblico riguardo che cosa è il Cpr e come mai ci si
finisce dentro. Riteniamo tuttavia che dovrebbero essere i giornali a svolgere
questo lavoro, la provenienza di una informazione da una questura non esime dal
lavoro di elementare fact checking delle informazioni.
1. Nel Cpr non ci si finisce perché condannati per “violenza sessuale, furto e
resistenza”, come per qualsiasi altro reato. Nel Cpr ci si finisce perché non si
ha un permesso di soggiorno, a prescindere da qualsiasi altra cosa. La questura
cerca di vendere al pubblico il fatto che in questi lager per migranti ci si
finisca perché si è cattive persone, ma la verità è che può finirci chiunque,
purché sia uno straniero privo di documenti di soggiorno.
La persona in questione non è nel Cpr perché “pericolosa socialmente” ma perché
sudanese. Un italiano che avesse la stessa storia criminale alle spalle non
finirebbe mai in un Cpr, e nemmeno un cittadino comunitario, o uno straniero con
i documenti di soggiorno in regola.
Dobbiamo ricordare alla questura di Oristano che il luogo deputato alla
detenzione delle persone per crimini passati in giudicato è il carcere, e solo
il carcere. Sostenere che lo sia anche il Cpr è una pura e semplice menzogna.
2. Attraverso il concetto di “pericolosità sociale” si giustificano
provvedimenti arbitrari della questura che avvengono in un quadro di lesione
dello stato di diritto e delle garanzie giuridiche, e in particolare del diritto
alla difesa. Questi provvedimenti inoltre sono in totale contrasto con la
funzione costituzionale di rieducazione che viene assegnata alla pena.
3. Il Cpr funziona per legge come luogo deputato al riconoscimento e al
rimpatrio delle persone soggette a un decreto di espulsione. La persona in
oggetto è conosciuta alle forze dell’ordine e non può essere rimpatriata.
Infatti il Sudan è nel pieno di una guerra civile ferocissima ed è il luogo
della peggiore crisi umanitaria in corso oggi nel mondo. Il provvedimento in
oggetto è quindi meramente punitivo e privo di qualsiasi logica apprezzabile.
4. Il Cpr è un luogo di tortura psicologica, di abusi fisici, di violazione dei
diritti umani fondamentali. In cinque anni di lavoro abbiamo raccolto
un’infinità di testimonianze e documenti relativi a quanto siano pessime e
indegne di un essere umano le condizioni di vita nel Cpr. Testimonianze di
pestaggi, abuso di psicofarmaci, cibo avariato, condizioni igienico-sanitarie
precarie, violazioni del diritto alla salute e all’assistenza dell’avvocato, si
sono susseguite invariate per anni. Da anni le istituzioni responsabili di
questa situazione cercano di giustificare gli abusi con la giustificazione falsa
che le loro vittime sono dei criminali. È ora di finirla. Chiunque siano le
persone rinchiuse, fossero anche le peggiori al mondo, non c’è giustificazione
per l’abominio rappresentato dai Cpr.
TUTTI I CPR DEVONO CHIUDERE! COMINCIAMO DA MACOMER!
18 giugno 2026
Assemblea No CPR Macomer
Movimento Antifascista Oristanese
Campagna LasciateCIEntrare
Associazione Amicizia Sardegna Palestina
Redazione Sardigna