Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio
Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere.
La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto
turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump,
ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di
partecipazione molto significativa.
Molte sono state anche le iniziative di solidarietà in tutto il mondo da parte
della diaspora e in Albania, da Tirana ad altri centri più periferici, la
protesta continua con regolarità dandosi appuntamento ogni giorno alle 18 per
presidi, manifestazioni da migliaia di persone, blocchi e occupazioni di
infrastrutture come strade e aeroporti. E’ molto interessante guardare alla
composizione della mobilitazione perché è trasversale e popolare, tende a
oltrepassare le forme delle organizzazioni classiche, non si riconosce in un
partito ma sta assumendo forme di protesta sempre maggiormente radicali senza
perdere il suo aspetto di massa.
In questo senso l’intervista con Elon, compagno di Immigrital, è molto
interessante perché approfondisce questi aspetti portando alla memoria alcune
similitudini con il movimento di massa per la Palestina avvenuto in Italia a
settembre e ottobre scorsi.