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COOLING POVERTY: IL CALDO NON E’ UGUALE PER TUTTI. LE CLASSI POPOLARI DI FRONTE A UN NUOVO EFFETTO DELLA CRISI CLIMATICA
Crisi e maltempo climatico, con il giugno – quello 2026 – più caldo di sempre in Europa ma, probabilmente, il più fresco di quelli che verranno. L’Oms, Organizzazione mondiale della sanitòà, definisce la situazione non “più un solo fenomeno meteorologico, ma un’emergenza sanitaria“. Per Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, le temperature nell’Europa occidentale in quest’ultima decade del mese di giugno – dopo quelle, di poco inferiori, registrate già alla fine di maggio – stanno “già mettendo a rischio vite umane” e “esercitando pressione sui sistemi sanitari di tutta la regione. Lo stress da calore può aggravare patologie preesistenti, come malattie cardiovascolari, diabete, asma e disturbi mentali. “Il calore è un’emergenza medica con un alta mortalità”, sottolinea l’Oms che avverte come la mortalità legata al calore tra over 65 è aumentata dell’85% in 20 anni. Solo negli ultimi 4 anni, il caldo ha causato inoltre 200.000 decessi in Europa mentre la mortalità generale correlata al caldo è aumentata del 30% A pagarne il conto sono soprattutto le classi popolari, quelle che vivono in case senza aria condizionata o isolamento termico, in quartieri sommersi dal cemento, senza verde degno di questo nome o strutture ad hoc, accessibili gratuitamente. Si chiama cooling poverty, la povertà nell’accedere a forma di raffrescamento con cui sopportare caldo e umidità dentro e fuori casa. L’intervista di Radio Onda d’Urto all’economista ambientale Filippo Pavanello, ricercatore e docente universitario tra Ca’ Foscari e Monaco di Baviera, coautore del rapporto 2025 “Il costo invisibile del fresco”. Le riche di Pavanello riguardano nello specifico i costi sociali delle temperature più calde, soprattutto per la salute; la risposta di adattamento delle famiglie; la distribuzione irregolare sia dell’esposizione al calore estremo che dell’accesso all’adattamento; gli effetti delle politiche pubbliche sul rapporto tra risultati socio-economici e l’esposizione alla temperatura. Ascolta o scarica  
June 23, 2026
Radio Onda d`Urto
È MORTO CARLO GINZBURG, “STORICO DELLE CLASSI POPOLARI E DEI SUBALTERNI”
È morto a Bologna, all’età di 87 anni, lo storico Carlo Ginzburg. Tra gli autori italiani contemporanei più tradotti e seguiti all’estero, era conosciuto in tutto il mondo per i suoi studi sulla storia delle persecuzioni, dell’eresia e della cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna. Nato nel 1939, a Torino, dall’intellettuale antifascista Leone Ginzburg (ucciso a Roma, dai nazisti, nel 1944) e dalla scrittrice Natalia Ginzburg, a partire dalla propria biografia si è dedicato allo studio delle classi popolari e subalterne a partire dalla loro vita quotidiana, dando così il proprio contributo fondamentale a quel ramo della Storia sociale che va sotto il nome di Microstoria. “È stato lo stesso Ginzburg a chiarire quanto nel suo interesse per la storia delle classi popolari e dei ceti subalterni ci sia sempre stata, in qualche modo, la misura della sua esperienza personale”, spiega Anna Clara Basilicò, storica dell’Età moderna, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, ricordando come la formazione accademica di Ginzburg sia maturata nel pieno dei fermenti e dei movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. “Ginzburg ha sempre dichiarato di non essersi voluto occupare di temi più vicini alla sua esperienza familiare, pensiamo alle persecuzioni politiche e razziali… Ma la trasposizione della sua biografia su un’epoca antecedente, il Cinquecento e Seicento italiano, è una traccia di questo passaggio”. “Questo debito biografico nei confronti del ruolo di intellettuale – prosegue Basilicò – si è sempre tradotto in un rifiuto da un lato del neo-positivismo, quindi di una pretesa neutralità dello storico, dall’altro delle ‘degenerazioni’, così le definiva, di un certo post-modernismo secondo cui la verità “non è altro che un costrutto individuale e singolare”. Nella sua lunga carriera accademica, Ginzburg ha insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, a Bologna e – negli Usa – ad Harvard, Yale, Princeton e Ucla. Sull’importanza del contributo di Carlo Ginzburg alla ricerca storiografica, su Radio Onda d’Urto è intervenuta Anna Clara Basilicò, storica dell’Età moderna, specializzata in studi sull’Inquisizione, all’Istituto Storico Italo-Germanico (Isig). Ascolta o scarica.
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto