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Basta collaborazione tra USR Toscana e Comando Militare Esercito “Toscana”!
Anche quest’anno l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con la nota 16361 del 17 settembre 2026 trasmette il «progetto di conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite presso le Unità dell’Esercito Italiano. Anno scolastico 2026/2027» con allegati e relativa lettera di accompagnamento a cura del Comando Militare Esercito “Toscana”. Si tratta della «prosecuzione del progetto dedicato alle attività di informazione, orientamento e approfondimento storico-culturale rivolte agli studenti delle scuole toscane, attraverso lo svolgimento di conferenze tematiche e visite didattiche presso le strutture dell’Esercito Italiano presenti sul territorio regionale» a partire dal 21 settembre 2026 fino al 10 giugno 2027. Si tratta di un progetto che ha già una storia pluriennale alle spalle e su cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già lanciato più di un allarme (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Dopo aver descritto il successo delle iniziative per l’anno scolastico 2025/2026, l’USR Toscana chiarisce gli obiettivi del Comando Militare Esercito “Toscana”, cioè «ampliare ulteriormente la diffusione dell’iniziativa, incrementando le occasioni di incontro con gli studenti attraverso attività informative e orientative finalizzate a favorire la conoscenza della storia, dei compiti istituzionali e delle professionalità presenti nell’Esercito Italiano» attraverso «conferenze informative e di orientamento, svolte prioritariamente in presenza e, ove necessario, anche in modalità telematica attraverso le piattaforme digitali utilizzate dalle scuole; approfondimenti sulla storia dell’Esercito Italiano, sul suo impiego operativo, sui compiti istituzionali e sulle diverse professionalità della Forza Armata; incontri dedicati alle opportunità formative e professionali offerte ai giovani, con particolare attenzione ai percorsi di accesso alle Scuole Militari e ai concorsi dell’Esercito Italiano; interventi di carattere storico, civico e culturale coerenti con i percorsi didattici delle istituzioni scolastiche; visite guidate presso Comandi, Reparti e strutture dell’Esercito presenti nella regione Toscana, finalizzate alla conoscenza diretta delle attività svolte dalla Forza Armata e delle sue specificità organizzative e professionali». La circolare inoltre specifica che quest’anno i progetti e i relativi allegati sono quattro («progetto destinato alle classi quinte della scuola primaria; progetto destinato alle classi terze della scuola secondaria di primo grado; progetto destinato prioritariamente alle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado; progetto relativo alle visite scolastiche presso le sedi delle Unità dell’Esercito presenti sul territorio regionale») e insiste sul 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate in cui il Comando Militare Esercito “Toscana” prevede «il coinvolgimento di rappresentanze studentesche appartenenti alle scuole primarie e secondarie della regione». L’ultimo paragrafo chiude infine una circolare che, riprendendo i contenuti della lettera di accompagnamento alle schede-progetto redatta dal Comando Militare Esercito “Toscana”, sta di fatto veicolando nelle scuole toscane un messaggio preciso di indottrinamento e di propaganda all’arruolamento con la richiesta ai presidi di «promuovere la più ampia diffusione dell’iniziativa presso i docenti e i consigli di classe interessati, valutando le opportunità educative, formative e orientative offerte dai progetti allegati». Vediamo dunque quali sarebbero queste opportunità educative, formative e orientative contenute nelle schede-progetto. ALLEGATO A (ISTITUTI SCOLASTICI PRIMARI – ELEMENTARI) Si tratta di incontri della durata di circa un’ora con l’obiettivo di «presentare agli studenti l’Esercito Italiano, attraverso ausili video e linguaggio adeguato con il target anagrafico di riferimento» (si noti bene il linguaggio utilizzato per parlare di bambini e bambine). Parte del progetto prevede poi che «nel periodo dal 5 ottobre – 05 novembre 2026, le conferenze saranno orientate alla commemorazione del 4 novembre – Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate». A rendere ancora più agghiacciante la proposta “educativa” rivolta ad alunni ed alunne in tenerissima età («preferibilmente appartenenti alle classi quinte») è l’idea di affiancare ai relatori («personale qualificato in servizio dell’Esercito») «figure genitoriali in uniforme in qualità di testimonial, in grado di svolgere in prima persona l’azione di promozione della Forza Armata». Il linguaggio utilizzato tradisce una chiara impostazione da marketing il cui interesse è la diffusione del “brand” attraverso “testimonials” d’eccezione. Ma la cosa che fa spavento è che genitori e genitrici in mimetica si trasformino soprattutto in una cinghia di trasmissione del militarismo. Vestendo al contempo i panni della figura genitoriale e l’uniforme, si tramutano in uno strumento insieme rassicurante e funzionale a permettere una rapida identificazione e familiarizzazione dei bambini e delle bambine con il mondo militare in un’atmosfera quasi da gioco, condita con l’eventuale distribuzione di «alcuni gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_A_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_PRIDownload Se l’ALLEGATO B (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 1° GRADO – MEDIE) contiene le stesse indicazioni della scheda-progetto rivolta alle scuole primarie, di altro tenore è la proposta indirizzata agli alunni e alle alunne delle scuole secondarie di secondo grado. firmato ALL_B_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO C (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 2° GRADO – SUPERIORI) Anche in questo caso si tratta di incontri di un’ora, ma con obiettivi ben precisi e volti in buona sostanza all’arruolamento. Le attività infatti «saranno finalizzate a presentare agli studenti l’Esercito Italiano (organizzazione, compiti, missioni in patria ed all’estero, ecc) e fornire le informazioni necessarie ad orientarli sulle opportunità professionali offerte dall’Esercito Italiano, per le principali figure che costituiscono la propria struttura ordinativa (Ufficiali-Marescialli-Volontario in Ferma Prefissata Iniziale VFI). In un contesto storico in cui l’esercito ha bisogno di personale estremamente qualificato per condurre da una parte una guerra cognitiva sempre più pervasiva e dall’altra una guerra in cui il dominio cyber sarà sempre più strategico, ecco che trova la sua giusta collocazione l’offerta di «promuovere presso i Licei Classici e Scientifici, l’accesso alle Scuole Militari dell’Esercito, “Nunziatella” di Napoli e “Teuliè” di Milano, dove proseguire i percorsi scolastici dopo il biennio svolto presso gli Istituti Scolastici Superiori di 2° grado (preferibilmente Classici-Scientifici) e conseguire la maturità di licenza media superiore, acquisendo una vasta esperienza formativa, utile, in prospettiva, ad una eventuale carriera militare o ad una professione civile». Nella folle corsa al riarmo e nel pericolo incombente di una guerra mondiale che stiamo vivendo, alle scuole viene chiesto di fornire una riserva di ragazzi e ragazze da mandare in guerra. Anche per le scuole secondarie vale poi il rimando al 4 novembre con l’aggiunta di «attività didattiche culturali, su tematiche di carattere storico/civico aderenti ai relativi programmi degli Istituti Scolastici» a completamento di una totale invasione di campo da parte delle forze armate. Anche in questo caso infine c’è la possibile distribuzione di «gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_C_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO D (VISITE SCOLASTICHE PRESSO LE UNITA’ DELL’ESERCITO) Si tratta di un progetto incentrato sulle visite alle sedi elencate nella scheda-progetto «organizzate in occasione dell’apertura delle Caserme e/o in coincidenza di particolari Anniversari, Celebrazioni (4 novembre 2026 Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ricorrenze storiche ed eventi» con l’obiettivo di far «partecipare gli studenti alla solenne cerimonia dell’alzabandiera; conoscere la storia del Reparto, i relativi mezzi e gli equipaggiamenti in dotazione di specialità; assistere ad eventuali attività addestrative». Alla luce di queste analisi ci domandiamo come sia ancora possibile che per l’ennesima volta l’USR faccia da megafono all’esercito di fatto pubblicizzando una campagna di arruolamento e propaganda nelle nostre scuole. I nostri istituti scolastici sono luoghi di pace, pertanto i nostri ragazzi le nostre ragazze, i nostri bambini e le nostre bambine devono stare lontan3 da un universo così fortemente connotato come quello militare. Per questo, ancora oggi, come Osservatorio chiediamo che: * l’USR Toscana interrompa immediatamente ogni collaborazione con il Comando Militare Esercito “Toscana”; * i/le docenti, le studentesse e gli studenti si rifiutino di partecipare a queste attività eventualmente utilizzando anche gli strumenti legali messi a disposizione sul nostro sito (clicca qui e anche qui ); * i genitori e le genitrici pretendano che i propri figli e le proprie figlie non siano coinvolt3 in queste iniziative producendo un’espressa richiesta in questo senso alla scuola (clicca qui ). firmato ALL_D_scheda_progetto_visite_scolastiche_pressDownload Chiediamo inoltre a tutti coloro che hanno a cuore il destino della scuola di partecipare alle attività dell’Osservatorio aderendo (https://osservatorionomilscuola.com/contatti/  ) e/o segnalando quanto avviene nei propri territori alla mail osservatorionomili@gmail.com. Di seguito le circolari in pdf. firmata let_a_USR_TOSCANA_progetto_conf_scuole_e_visitDownload m_pi.AOODRTO.REGISTRO UFFICIALE(U).0016361.17-09-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Liceo Vivona: un’ispezione sul niente
Luglio 2026, terminato l’anno scolastico e pubblicati gli esiti degli esami di Stato, il professor Massimo Sabbatini — docente di latino e greco al Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma — invia ai propri ex studenti un messaggio di commiato. Il rapporto docente-discente è concluso: chi riceve la lettera è, a tutti gli effetti, un cittadino maggiorenne e diplomato. Il testo, che intreccia il richiamo alla “Primavera hitleriana” di Montale e al canto XXVII del Purgatorio dantesco, invita a “restare umani” e a non dimenticare le atrocità compiute a Gaza in questi tre anni di scuola. Chiude con inviti conviviali — un cinema, uno scambio di libri, una partita a tennis — tra un ex professore e i suoi ex allievi. Il punto del messaggio più esposto alla reazione di stampa è probabilmente non il richiamo a Gaza in sé, ma la struttura graduata di responsabilità che il docente costruisce attorno all’evento. Il testo distingue esplicitamente diversi livelli di corresponsabilità: chi ha materialmente eseguito la violenza (chi ha premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni); l’industria bellica (chi ha prodotto e venduto armi); la classe politica (chi ha avuto responsabilità politiche); i beneficiari economici (chi ha lucrato dividendi e fatto profitti); infine gli “ignavi” — chi è rimasto a guardare senza fare nulla. È quest’ultima categoria a rendere il messaggio strutturalmente diverso da una semplice presa di posizione su un conflitto: l’indifferenza viene collocata sullo stesso piano morale dell’azione, secondo la logica — richiamata dallo stesso docente — del “più nessuno è incolpevole”. La lettera anticipa inoltre esplicitamente che alcuni dei destinatari occuperanno un giorno posizioni di potere (dirigenza d’azienda, gestione di capitali, funzioni statali o nell’Unione Europea) e li invita a interrogare, una volta arrivati lì, i propri futuri pari sul proprio comportamento presente — una domanda nominativa, riferita alla bambina palestinese Hind Rajab, che sposta il destinatario dal ruolo di spettatore a quello di potenziale futuro responsabile. Il riferimento a Montale rafforza questo impianto: i “miti carnefici” della poesia sono esecutori non riconosciuti come tali, che continuano un’esistenza normale — la “sagra” — mentre si consuma la violenza. È un’immagine che utilizza la cornice della “civiltà” per descrivere una violenza che si esercita attraverso l’indifferenza organizzata, più che attraverso la sola violenza diretta. Il richiamo del docente al canto XXVII del Purgatorio, che riguarda l’acquisizione della piena autonomia di giudizio morale da parte di Dante, si salda a questa impostazione: il messaggio non impartisce una conclusione da accettare, ma consegna agli ex studenti gli strumenti — già trasmessi in tre anni di scuola — perché siano loro a giudicare autonomamente chi, tra i soggetti elencati, porti una responsabilità. L’8 luglio Il Tempo pubblica un articolo a firma di Edoardo Sirignano, “Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof”, basato sulla segnalazione di uno studente che chiede l’anonimato. Il pezzo non nomina né il docente né l’istituto: parla genericamente di “un professore di latino e greco di un liceo classico romano”. Nei giorni successivi, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio avvia un’attività ispettiva che convoca per “accertamenti” non il solo Sabbatini, ma tutti i rappresentanti di classe delle quinte e tutti i docenti maschi dell’istituto che insegnano greco e latino. Le convocazioni, secondo quanto raccolto da testate come Domani, non specificano il motivo dell’audizione. Il dettaglio della convocazione a tappeto è, di per sé, un documento. Se l’USR avesse già individuato con certezza il docente e la scuola coinvolti, non avrebbe avuto necessità di procedere per esclusione tra i professori maschi di due materie in un solo istituto. La platea dei convocati coincide esattamente con l’universo di persone compatibili con la descrizione — volutamente vaga — fornita dall’articolo del Tempo. Ne discende, come inferenza fondata sui fatti noti ma non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, che l’ispezione muove dall’articolo di stampa e non da una segnalazione già circostanziata pervenuta autonomamente all’amministrazione. Resta aperta, e non esclusa dai fatti disponibili, l’ipotesi che lo stesso studente anonimo abbia presentato anche una segnalazione diretta: nessuna fonte consultata la conferma né la smentisce. L’USR Lazio, va segnalato, non ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dalla stampa. Il punto giuridico sollevato da docenti, studenti e dalla stessa interrogazione parlamentare presentata dall’on. Stefania Ascari (M5S) è netto: essendo il rapporto docente-discente già concluso al momento dell’invio del messaggio, non è in discussione la libertà di insegnamento (art. 33 Cost.), che presuppone un rapporto educativo in corso, bensì la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) di un cittadino che si rivolge ad altri cittadini. L’interrogazione richiama inoltre l’art. 34 sul diritto all’istruzione, sostenendo che il proliferare di iniziative ispettive di questo tipo produce un effetto di deterrenza sull’intera comunità scolastica: non solo su Sabbatini, ma su ogni docente che possa in futuro sentirsi dissuaso dall’affrontare temi storici, civili o internazionali per timore di conseguenze disciplinari. È la funzione di monito, più che l’esito specifico del procedimento, a costituire l’elemento politicamente rilevante: un’ispezione avviata su una comunicazione privata post-diploma comunica a tutto il corpo docente romano — e, per estensione mediatica, nazionale — quali argomenti espongono a un procedimento amministrativo. Nell’ottobre 2024 Irene Khan, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione, presenta all’Assemblea Generale ONU il rapporto “Global threats to freedom of expression arising from the conflict in Gaza” (A/79/319). Il documento certifica, su scala globale, un fenomeno che il caso Vivona riproduce su scala locale: repressione di proteste e dissenso, restrizioni diseguali a seconda della posizione espressa sul conflitto, ed erosione delle libertà accademiche e artistiche in un contesto politico polarizzato. Presentando il rapporto, Khan ha dichiarato che “nessun conflitto recente ha minacciato la libertà di espressione così gravemente e così ampiamente oltre i propri confini quanto Gaza”, citando come esempi la repressione delle proteste nei campus universitari statunitensi e il divieto tedesco alle manifestazioni pro-palestinesi, mai esteso a quelle pro-israeliane. Il Vivona si aggiunge a una serie di episodi già documentati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: il procedimento disciplinare al Liceo “Augusto Righi” di Roma contro il prof. Bullara, la vicenda del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena sullo striscione “L’Italia agli italiani”, e i casi Modena legati al progetto “Flottilla dei bambini”. L’interrogazione Ascari amplia ulteriormente l’elenco con istituti dell’Emilia-Romagna (San Lazzaro di Savena, Bologna, Castelnovo ne’ Monti) e il Liceo “Marco Polo” di Firenze. Su tutti questi episodi si rimanda ai pezzi già pubblicati. Roberto De Vogli, nel suo libro Empatia selettiva: perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza (Aliberti, 2025), apre la propria riflessione con un’immagine paradossale: > «Immagina di vivere in un mondo in cui puoi essere perseguitato per aver detto > “non uccidete i bambini”, perché potresti ferire i sentimenti dell’assassino». > Questo slogan, apparso durante una manifestazione, non ha bisogno di > spiegazioni: racchiude non solo l’assurdità morale dei nostri tempi. Sembra la > scena di un film distopico, ambientato in una società che ha smarrito ogni > bussola etica.» È un paradosso che l’autore usa per introdurre il tema del doppio standard morale con cui l’Occidente guarda alle vittime di questo conflitto — lo stesso doppio standard che, nel caso Vivona, si manifesta nella distanza tra la sanzione minacciata a un docente per un richiamo etico e l’assenza di conseguenze analoghe per chi lo accusa pubblicamente sulla base di una fonte anonima. Il caso Vivona, letto insieme ai precedenti già documentati, mostra come il singolo esito disciplinare sia in realtà secondario rispetto alla funzione che il procedimento assolve una volta reiterato su scala nazionale. Righi, Cesena, i cinque istituti di Modena, San Lazzaro di Savena, Castelnovo ne’ Monti, Firenze, e ora il Vivona non compongono una serie di episodi isolati da valutare singolarmente, ma un pattern riconoscibile: un’ispezione ministeriale attivata su segnalazioni di stampa o politiche, indipendentemente dalla sua archiviazione o dal suo esito, produce comunque l’effetto di segnalare a docenti e dirigenti scolastici quali temi — Gaza, il diritto internazionale, la pace — comportano un rischio procedurale. Non serve una sanzione per ottenere autocensura: basta la ripetizione del meccanismo ispettivo. È questo l’elemento che rende il caso Vivona rilevante oltre la vicenda del singolo docente, e che giustifica la richiesta, avanzata nell’interrogazione Ascari, di linee guida che limitino le ispezioni all’accertamento di violazioni di legge, sottraendole al loro attuale uso come strumento di pressione preventiva sulla libertà di insegnamento e di espressione nella scuola pubblica. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che la libertà di espressione e la libertà di insegnamento — pilastri costituzionali della scuola pubblica — non possano essere sacrificate all’uso strumentale delle procedure ispettive a scopo intimidatorio e repressivo. Restiamo umani. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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In Emilia Romagna, l’USR diffonde messaggi per celebrare l’Esercito Italiano
È accaduto lo scorso 5 maggio, per la celebrazione del 165° anniversario dell’Esercito Italiano. La comunicazione dell’USR Emilia Romagna illustrava la possibilità per le scolaresche di «accedere all’infrastruttura militare» Caserma Mameli di Bologna per: partecipare ad una cerimonia commemorativa, assistere a un’esposizione di armi («mezzi e materiali in dotazione alla Forza Armata») e «conoscere i valori di servizio alla Nazione». La comunicazione è arrivata alle e ai dirigenti delle scuole di tutta Bologna (ma è possibile anche più in là), e da lì, se le dirigenti lo ritenevano, a tutte e tutti i docenti della loro scuola. Ma questa catena di comando interdisciplinare (visto che si origina nel Ministero della Difesa e se ne continua in quello dell’Istruzione e del Merito) stavolta ha preso una piega inaspettata e da alcune e alcuni docenti, com’è il caso dell’IIS Belluzzi-Fioravanti, è stata allungata ancora un po’, affinché arrivasse all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, finalmente come segnalazione di qualcosa che non va. Beh, leggiamola insieme: > «Nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il 165° anniversario della > costituzione dell’Esercito Italiano, il giorno 05 maggio 2026, il Comando > Militare Esercito “Emilia Romagna”, organizza un evento istituzionale presso > la Caserma “Mameli”, sede del Comando Brigata Aeromobile “Friuli”, sita in > Viale Giovanni Vicini, 32 a Bologna. Nel corso della mattinata, con ingresso > dalle 09.30 alle 10.00, le scolaresche che volessero prendere parte alla > celebrazione, previa organizzazione interna degli Istituti, potranno accedere > all’infrastruttura militare dove si svolgerà una cerimonia commemorativa e > sarà contestualmente allestita un’esposizione di mezzi e materiali in > dotazione alla Forza Armata per promuovere la conoscenza delle attività > istituzionali e dei valori di servizio alla Nazione. Inoltre, l’esposizione > permarrà visibile a tutti coloro che volessero visionarla fino alle ore 16.00 > dello stesso giorno, con ingresso libero». > Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna E denunciamola. Visto che è inaccettabile che un Ufficio Scolastico si adoperi per far partecipare alunne e alunni a un’esposizione di armi e mostrine, debitamente spolverati da sangue e fango per l’occasione. Chissà perché questo non siamo riusciti a trovarlo scritto né sulla pagina dell’USR Emilia-Romagna né in nessuno di quei “villaggi esercito” che tanto ricordano il binomio “villaggi vacanze” e poco la brutalità della guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente