Cagliari si stringe attorno alla comunità musulmana dopo l’attentato alla Moschea
Giovedì scorso, 11 del mese di giugno 2026, la città di Cagliari si è svegliata
con la notizia dell’attentato incendiario alla Moschea Hal-Hoad di via del
Collegio, avvenuto durante la notte. Fortunatamente, l’intervento di spegnimento
delle fiamme da parte di un abitante del quartiere ha limitato i danni.
La solidarietà di moltƏ cittadinƏ cagliaritanƏ nei confronti della comunità
islamica è stata tempestiva. Un comunicato mattutino dell’assemblea cagliaritana
di “Potere al Popolo!” denunciava il fatto e indiceva un presidio per le ore
18:00 davanti alla Moschea. *
Tante persone hanno aderito all’appello e sono convenute in via del Collegio.
Presenti l’imam Mehrez Triki e Omar Zaher, rappresentante della comunità
islamica nella provincia di Cagliari. Con loro anche don Marco Lai, parroco
della parrocchia di Sant’Eulalia, a due passi dalla moschea. Tra le persone
convenute anche il direttore dell’”Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo
interreligioso” della Diocesi di Cagliari, il diacono Pino Siddi, che ha
consegnato una lettera di solidarietà dell’arcivescovo di Cagliari, mons.
Giuseppe Baturi, all’imam e al rappresentante della comunità islamica.
Il sit-in h visto l’adesione di persone di diversi orientamenti politici e
religiosi, uniti, tuttavia, nella solidarietà da manifestare all’imam e alla sua
comunità.
Nouhaila Benbiga, una giovane musulmana immigrata dal Marocco, in qualità di
rappresentante di “Potere al Popolo Sardegna”, ha salutato le persone presenti
e, prima del suo intervento, ha ceduto il microfono all’imam della Moschea.
L’imam ha ringraziato per la solidarietà ricevuta e la presenza così numerosa di
cittadini e cittadine di Cagliari. Ha voluto sottolineare, inoltre, il buon
rapporto che si è stabilito negli anni con gli abitanti del quartiere, l’aiuto
reciproco, la stretta collaborazione con il parroco di Sant’Eulalia e gli
operatori della parrocchia. Ha ringraziato gli abitanti che si sono accorti di
quanto accadeva durante la notte e sono intervenuti immediatamente per spegnere
un principio di incendio che avrebbe potuto causare molti danni.
È seguito l’intervento della giovane rappresentante di “Potere al Popolo”, di
cui riporto solo alcuni passaggi: « […] Ma sono qui – ha affermato -, prima di
tutto, come giovane donna, come musulmana e come figlia di questa comunità
immigrata che stanotte è stata violentemente attaccata! Quando oggi ho visto il
portone della moschea carbonizzato, non ho visto solo del legno bruciato. Ho
visto il tentativo infame di bruciare la nostra esistenza, la nostra sicurezza,
la nostra dignità in questa città. Ci vogliono invisibili, ci vogliono
spaventati, ci vogliono chiusi in casa. Hanno cercato di bruciare un pezzo della
nostra vita, della nostra comunità per mandarci un messaggio chiaro: Dovete
avere paura, dovete nascondervi».
Ha messo in risalto, poi, come l’atto intimidatorio non possa essere liquidato
come una ragazzata, piuttosto come atto premeditato contro la presenza musulmana
in città, fomentato anche dal clima politico nazionale per creare la paura
dell’altrƏ che si traduce in xenofobia e islamofobia: «Questo rogo non si è
creato da solo. Non è la bravata di un singolo, non è la follia di un momento e
non è un caso isolato. Questa violenza ha dei mandanti politici ben precisi ed è
il frutto di scelte deliberate e programmatiche! Questo è un attentato
squadrista, figlio legittimo dell’odio razziale e dell’islamofobia che la destra
di Giorgia Meloni e dei suoi alleati soffia ogni giorno in tv e sui social. Lo
fanno scientemente, per raccogliere voti sulla nostra pelle e per distrarre le
masse dalle loro precise responsabilità economiche! Perché chi ha appiccato quel
fuoco è solo il braccio armato di un sistema.
«C’è un filo rosso – ha continuato -, dritto e insanguinato, che unisce le
fiamme di stanotte a quello che è successo poche settimane fa a Taranto, dove il
nostro fratello Bakary Sako, un operaio e bracciante dignitoso di 35 anni, è
stato massacrato e ucciso all’alba da un gruppo di ragazzini mentre andava a
lavorare. Parliamo di persone talmente schiacciate dalla propria insignificanza
sociale, talmente vuote di senso da un sistema che le ha impoverite, da dover
rubare la vita di un uomo forte, o dare fuoco a una moschea, pur di sentirsi
protagoniste di qualcosa!».
Proseguendo nel suo intervento, ha sottolineato la responsabilità dei partiti
politici che appoggiano il governo Meloni, ma anche di quelli all’opposizione,
corresponsabili dei decreti sicurezza, della creazione dei CPR (Centri per il
rimpatrio), incapaci di arginare il clima di odio che oggi si concretizza con i
progetti di remigrazione.
Altri interventi si sono succeduti, ma voglio dare voce a una riflessione di
Aldo Pintor, operatore sociale, molto vicino alle famiglie di immigrati che
popolano il quartiere della Marina a Cagliari, presente al Sit-in: «Cagliari –
ha scritto in un post su Facebook – si stringe attorno alla comunità mussulmana
che è stata vittima di un attacco vile. Attacco purtroppo che ha molti mandanti
morali nei tanti politici e opinionisti che vomitano da tempo parole di odio».
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https://www.pressenza.com/it/2026/06/cagliari-attentato-al-moschea-al-hoda-di-via-del-collegio-presidio-di-solidarieta-alle-ore-1800/
Pierpaolo Loi