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CPR: LA “DERIVA MANICOMIALE” DEI LAGER PER MIGRANTI CONTINUA TRA VIOLENZE, ABUSI E SILENZIO ISTITUZIONALE
La linea di violenze e abusi che ha caratterizzato i CPR negli ultimi anni non si è fermata. Nelle prime settimane del 2026 sono diversi i video diffusi che mostrano la realtà che si vive all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio: persone in evidente stato di agitazione, trincee costruite con coperte intorno ai letti, urla disperate nei corridoi. “Negli ultimi giorni noi abbiamo ricevuto le testimonianze e dei video molto espliciti di almeno tre persone con evidenti problemi di salute mentale, probabilmente quattro” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR e della SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni “quello che ci preoccupa moltissimo è che nonostante tutte queste evidenze che poi noi ogni volta segnaliamo dovutamente alla prefettura, ad ATS, agli stessi garanti dei diritti delle persone private della libertà personale non c’è mai un intervento significativo se non nei casi proprio più estremi. È in atto e lo ribadiamo una vera e propria deriva manicomiale all’interno dei CPR e purtroppo continuiamo a riceverne le prove e le testimonianze.” Un altro nodo critico di questo inizio anno riguarda il CPR di Gradisca d’Isonzo, dove una nuova direttiva ha limitato drasticamente l’uso dei telefoni cellulari. Una scelta motivata ufficialmente da ragioni di “sicurezza” dalle Questure, ma che nei fatti elimina l’unico strumento di garanzia costituzionale per i trattenuti: senza smartphone, non esiste possibilità di documentare abusi; non si possono inviare foto di cartelle cliniche ai legali; non si possono denunciare violazioni dei diritti umani. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR e della SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Ascolta o scarica.
TREVISO: MUORE IN CARCERE TRE GIORNI DOPO IL FERMO, PRESIDIO PER CHIEDERE VERITÀ E GIUSTIZIA PER DANILO RIAHI
Danilo Riahi era arrivato in Italia attraverso il mar Mediterraneo da circa un anno. Il 9 agosto è stato arrestato dopo essere fuggito dalla polizia, in seguito a vari tentativi di furto a Vicenza. Immobilizzato col taser, viene portato nel carcere per i minorenni di Treviso. Il giovane tunisino è morto all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso il 13 agosto. Secondo le autorità avrebbe tentato il suicidio. L’ultimo suicidio in un carcere minorile risale al 2003. Mentre era ancora in fin di vita, il Questore di Vicenza, in conferenza stampa, aveva elogiato il “lavoro encomiabile” degli agenti. Alla versione ufficiale non credono però attiviste e attivisti del Collettivo Rotte Balcaniche, del centro sociale Django e del centro sociale Arcadia: “come mai è stato portato in un carcere minorile invece che in un ospedale? È stato visitato dopo essere stato colpito con il taser? Cosa (non) è stato fatto per accertarne le condizioni di salute psico-fisica prima di rinchiuderlo in un carcere? Per quanto tempo è stato privo di sorveglianza mentre tentava il suicidio?”. Per chiedere risposte, è stato indetto un presidio per la serata di giovedì 28 agosto, alle ore 19, fuori dal carcere di Treviso in via Santa Bona Nuova. La storia di Danilo è simile a quella di altre persone con un background migratorio che vivono nelle città italiane, dicono dal Collettivo Rotte Balcaniche. Ragazzi che vengono continuamente “stigmatizzati ed etichettati come pericolosi, delinquenti, maranza”, giustificando così la “militarizzazione della vita sociale” e delle città. Danilo come Ramy, Moussa, Wissem, “vittime del razzismo di stato, della violenza della polizia, delle carceri, dei CPR”. Ci raccontano la vicenda e invitano al presidio di domani, Giovanni e Aladin del Collettivo Rotte Balcaniche. Ascolta o scarica
PESCARA: COLPITO CON IL TASER DALLA POLIZIA, GIOVANE HA UN MALORE E MUORE
Ennesima vittima degli abusi della polizia che stamattina, a Pescara, ha arrestato un 30enne coinvolto poco prima in una lite stradale. Durante l’arresto gli agenti hanno usato il taser ritendolo necessario – hanno dichiarato – per via della resistenza opposta dall’uomo. Una volta condotto nelle celle, il 30enne si è sentito subito male ed è stato prima soccorso sul posto dal 118 e poi trasportato in ospedale dove sono stati effettuati alcuni tentativi di rianimazione. I soccorsi non hanno evitato il decesso. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il commento di Susanna Marietti, dell’Associazione Antigone. Ascolta o scarica.
ABUSI IN DIVISA: 16 AGENTI A PROCESSO PER I PESTAGGI ALLA QUESTURA DI VERONA
Sono diventati 16 i poliziotti indagati per torture e lesioni che sarebbero avvenute all’interno della Questura di Verona tra agosto e novembre 2022. Nove gli agenti che, dalla scorsa settimana, hanno allungato la lista degli indagati e che compariranno in udienza preliminare il prossimo 22 settembre 2025. L’indagine è partita dopo che i due cittadini fermati per “accertamenti”, hanno denunciato le violenze subite in diversi locali della Polizia in lungadige Galtarossa, in particolare in una stanza denominata “Acquario”. Le immagini delle violenze, già diffuse lo scorso giugno, mostrano tra l’altro i poliziotti delle volanti mentre trascinano un fermato a terra tra le sue urine o mentre sferrano pugni. Due i giudizi immediati già concordati tramite patteggiamento, per altri otto agenti l’inchiesta si era chiusa con l’archiviazione delle accuse. Nell’intervista la ricostruzione della vicenda e il commento di Daniele Todesco, dell’Osservatorio Migranti di Verona, che punta il dito anche sulla gestione della sicurezza in città, in seguito alla recente istituzione delle zone rosse. Ascolta o scarica