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Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/2
continua da qui: Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/1 La parola diserzione deriva dal latino desertio-onis, a sua volta collegato al verbo deserĕre, che significa “abbandonare”. Letteralmente, deserĕre indicava lo sciogliere un legame, il disfare una trama o l’abbandonare ciò a cui si era uniti da un impegno (come il giuramento militare o un vincolo di fedeltà). Etimologicamente, non è possibile attribuire al termine diserzione un valore morale, se non di tipo negativo, per quello scioglimento di un patto o di un impegno prima sottoscritto.  Per questo, nell’opinione comune, la diserzione ha una connotazione che riporta ad una “fuga” e al venir meno ad un giuramento di obbedienza assoluta. Tuttavia il contesto storico e interiore che motiva questo abbandono possono dare alla parola diserzione un significato moralmente positivo. La diserzione può derivare certamente dalla paura o da un calcolo egoistico. Al contrario essa può scaturire da opposizione politica verso un’autorità o un regime che non merita più la nostra obbedienza o dall’emergere di una consapevolezza che un impegno precedente è stato preso nell’ignoranza. Essa può costituire l’unica scelta per un soldato già in guerra, poiché, anche in Italia, non è possibile dichiararsi obiettore dopo l’arruolamento. In quella situazione, per una rinnovata coscienza egli potrebbe coraggiosamente trasgredire il giuramento e disertare. Ecco che la diserzione non è più fuga ma virtù eroica. La parola obiezione deriva dal verbo latino obicĕre ed è tradotta a volte con “gettare contro” o anche con “gettare davanti, mettere davanti”. Obiettare non è dunque, già nel suo etimo un semplice negare o disobbedire. Chi obietta porta infatti argomenti e opinioni divergenti o contrari rispetto alle argomentazioni, opinioni e affermazioni altrui L’obiettore di coscienza pone davanti all’avversario (generalmente allo Stato), a fondamento della sua posizione, un imperativo interiore. Egli tuttavia, non rinuncia alla pubblicità del gesto: se l’avversario è lo Stato che obbliga a un determinato agire, disubbidisce pubblicamente e pone innanzi atti fattivi, propositivi, credibili, accettando le conseguenze e le punizioni, anche quelle estreme. La pubblicità, la rinuncia alla fuga, il sacrificio e l’accettazione delle conseguenze del proprio atto sono offerte per amore della verità e della giustizia. Esemplare, nel secolo scorso la figura di Franz Jägerstätter, che fu messo a morte per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista. Pietro Pinna fu il primo cittadino dell’Italia repubblicana a rifiutare, nel 1949 di arruolarsi nell’esercito. È giustamente ricordato come il primo obiettore di coscienza nell’Italia repubblicana. Pinna scelse il rifiuto della divisa dopo aver vissuto l’esperienza traumatica di un adolescente in una città, Ferrara, bombardata e occupata dove le bombe avevano raso al suolo interi quartieri, provocando centinaia di morti tra la popolazione civile. Vedere la propria città distrutta e i corpi dei concittadini estratti dalle macerie segnò profondamente la sua sensibilità. Affrontando il tribunale che lo giudicava così si espresse: Nessuna legge deve cercar di violentare la coscienza di un individuo al punto da impedirgli di realizzare i suoi destini, di vivere per quei principi a cui si sente nato e nei quali trova la sua ragione di esistenza come uomo. Mi si dice che il dovere di ogni cittadino è innanzitutto quello di servire la patria. Ma io non mi sogno neppur lontanamente di rifiutarmi a questo: chiedo soltanto che la patria escogiti un servizio in cui i suoi figli non siano costretti a tradire i principi della loro coscienza di uomini ed essi allora (ed io con loro, primo) saranno felici e onorati di servirla e di donarlesi. Sono passati quasi ottant’anni da quel primo gesto. L’obiezione di coscienza è stata riconosciuta nel 1972 come diritto ed è stata riconosciuta al contempo la possibilità di difendere la Patria senza uso delle armi, come richiedeva Pietro Pinna. Ecco perché, pur riconoscendo la forza provocatoria del termine diserzione (senza l’uso del quale tutto sarebbe passato inosservato), condivido l’osservazione di Bersani. La diserzione non è più necessaria, grazie al sacrificio dei primi obiettori che pagarono col carcere il loro rifiuto. Ma, al di là dell’efficacia dell’impatto discorsivo, il discorso è tutto politico e il richiamo all’obiezione di coscienza, che i cittadini italiani possono esercitare, anche se nel breve lasso di quindici giorni dalla chiamata alle armi in caso di guerra e di ripristino della leva obbligatoria, sarebbe stato e sarà più difficile da contestare. Emerge tuttavia un problema non secondario. La scelta dell’obiezione di coscienza, con la sospensione della leva obbligatoria, è stata consapevolmente estromessa dal discorso pubblico. Il servizio civile inizialmente pensato come servizio alternativo a quello militare ha perso ogni legame con la funzione di difesa. Non si hanno più strumenti e contesti in cui si possa dire NO alla guerra. È giunto il momento di rilanciare l’obiezione di coscienza con tutto il carico di complessità che i tempi esigono. È certamente importante ancorare l’obiezione di coscienza a quell’imperativo interiore che ci porta al rifiuto di uccidere un nostro simile. Ma essa, diversamente che nel passato, non può essere più un semplice orientamento morale soggettivo: essa dovrà essere proposta e disponibilità di impegno per una società e un mondo fondati su valori antitetici alla guerra. Tale impegno dovrà essere organizzato anche quando gli Stati non sono coinvolti in un conflitto, quando essi sono formalmente in pace. Oggi alle guerre non contribuiscono solo gli eserciti, ma anche l’economia, il commercio di armi, le banche armate, le culture razziste e i nazionalismi esasperati. Il 24 ottobre a Firenze, presso la Casa della Pace di Pax Christi sarà presentata un’importante campagna attraverso la quale i cittadini dai 17 ai 45 anni, iscritti nelle liste di leva, saranno invitati a scrivere ai propri sindaci chiedendo che accanto al proprio nominativo, in quelle liste, sia annotata la propria obiezione di coscienza e la propria disponibilità a difendere il proprio Paese in forma non armata e nonviolenta, così come è previsto nel nostro ordinamento. Si è pensato infatti che i Sindaci e le Sindache non sono dei meri funzionari del Ministero della Difesa. Essi sono il volto istituzionale e politico che meglio di ogni altro può recepire quell’anelito di pace e quella volontà di costruzione nonviolenta che vediamo crescere sempre più nella società civile. Questa campagna, sulla quale i lettori di Pressenza saranno presto adeguatamente informati, affiancherà il percorso intrapreso con la presentazione del Disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta e le iniziative di Emergency come la campagna R1PUD1A e una nuova proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza preventiva e delle obiezioni di coscienza e per garantire a tutte le cittadine e i cittadini la possibilità di rifiutarsi di dare consenso alla guerra e al riarmo con il proprio corpo e il proprio lavoro.   Redazione Sicilia
October 5, 2026
Pressenza
La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
“Il coraggio” di Emergency, a Reggio Emilia dal 4 al 6 settembre
Dal 2021 il Festival di Emergency riunisce i rappresentanti dell’Associazione con giornalisti, filosofi, scrittori e voci della contemporaneità. Quest’anno nelle giornate di venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 settembre a Reggio Emilia coinvolge un’80ina di ospiti in una serie di incontri ed eventi focalizzati sul tema “Il coraggio”. Guerre che si moltiplicano, diritti che arretrano, un pianeta sfruttato oltre ogni limite. Qualcuno dice che è inevitabile, che questa è la nostra storia. Ma la storia cambia quando qualcuno sceglie. Oggi viviamo una crisi profonda del senso e delle regole del vivere comune. Il riarmo cresce; la guerra torna a essere considerata una risposta inevitabile; il linguaggio della politica stringe sempre di più lo spazio del dissenso, della complessità e della pace. Ignoriamo i principi fondativi della nostra convivenza civile a partire dall’Articolo 11 della nostra Costituzione, che dice una cosa bellissima: l’Italia ripudia la guerra. Il coraggio, oggi, sta nel difendere i diritti di tutti, prendere posizione, ascoltare le storie di chi cura sotto le bombe, di chi attraversa i confini per sopravvivere e di chi obietta e si oppone alla logica e alla pratica della guerra. Nei tre giorni del Festival di EMERGENCY, il 4-5-6 settembre, parleremo di scelte coraggiose. Di cosa significhi, oggi, investire sulle persone e non sulle armi. Di cura, di diritti e di obiezione. Insieme a voci della contemporaneità daremo corpo a una verità fondamentale: la ricerca della pace non è un’utopia sentimentale. È l’unico progetto realistico se vogliamo garantire la dignità di ogni essere umano. Si tratta di decidere che tipo di umanità vogliamo essere. Siamo noi la possibilità di cambiare rotta. Siamo noi la specie che può scegliere di non distruggere sé stessa. PROGRAMMA: * venerdì 4 settembre * sabato 5 settembre * domenica 6 settembre tutti i giorni a Palazzo Da Mosto (via Mari 7) * dalle 10 alle 19 – O LA GUERRA O NOI – La linea delle nostre scelte : Cosa succede quando tante prese di posizione personali si intrecciano in un unico spazio? EMERGENCY nell’ambito della campagna R1PUD1A propone una serie di attività per riflettere su come e perché si possa decidere di optare per l’obiezione di coscienza al servizio militare e alla guerra. Un percorso attraverso le piccole e grandi decisioni che ognuno di noi compie ogni giorno, in un mondo sempre più attraversato da guerre e violenza. * venerdì 4 settembre dalle 16 alle 19 / sabato 5 e domenica 6 settembre dalle 10 alle 19 – Insieme: così lontani, così vicini : Un’installazione che R1PUD1A la guerra. Un’esperienza immersiva realizzata da IED Milano per EMERGENCY, che mette in relazione il pubblico con voci, suoni e immagini provenienti dai territori di guerra in cui opera EMERGENCY. Il movimento dei visitatori attiva e trasforma i contenuti, dando vita a una narrazione corale che favorisce ascolto, empatia e partecipazione. Palazzo dei Musei (via Spallanzani 1) dalle 10 alle 20: mostra fotografica realizzata da EMERGENCY a cura di Giulia Tornari. Fotografie di Lorenzo Meloni. EMERGENCY ha scelto di portare al Palazzo dei Musei a Reggio Emilia Revelation perché ne condivide lo sguardo critico sul presente e la capacità di interrogarsi sui modelli che regolano il nostro tempo. Revelation mostra come il controllo delle risorse, dell’energia e delle tecnologie sia profondamente intrecciato alle forme contemporanee di dominio che alimentano guerre e instabilità. Allo stesso tempo apre alla possibilità di immaginare alternative. È proprio in questo spazio che EMERGENCY riconosce una profonda affinità con il proprio lavoro quotidiano. La mostra sarà in esposizione fino al 25 ottobre 2026 (martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 13 – venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18) Emergency
August 29, 2026
Pressenza
Scaffale dei libri della nonviolenza presso la Biblioteca Comunale “R. Morandi” di Colleferro
Sabato 27 giugno si è inaugurato lo Scaffale dei libri della nonviolenza presso la Biblioteca Comunale “R.Morandi” di Colleferro , paese della provincia di Roma. L’inaugurazione è avvenuta all’interno dell’evento più amplio “Piccoli passi per un mondo di pace”  un’ intera giornata dedicata alla pace e alla nonviolenza. Grandi cambiamenti nascono da piccoli gesti quotidiani. Con questo spirito il Comune di Colleferro ha promosso la giornata. L’iniziativa, fortemente voluta dall’Amministrazione guidata dal Sindaco Giulio Calamita e dal Consigliere Simone Compalati, si è sviluppata attraverso una ricca serie di appuntamenti correlati volti a promuovere la cultura della pace e della nonviolenza da diverse prospettive, tra cui “La Carovana dei Pacifici”, l’inaugurazione di due scaffali tematici permanenti e l’allestimento di mostre artistiche; il tutto frutto della stretta e corale collaborazione tra la biblioteca e Emergency (Sezione di Colleferro), La Comunità per lo Sviluppo Umano, Il Cantastorie e HeART of Gaza. La giornata è stata sempre presieduta dal nuovo e giovane Assessore Simone Compalati. Assessore alla Cultura e alla collaborazione tra i Popoli.  E’ iniziata la mattina con la La Carovana dei Pacifici:  La Carovana dei Pacifici è un progetto educativo nato nel 2015 presso la “Casa delle Arti e del Gioco” di Mario Lodi per promuovere la pace. L’iniziativa coinvolge scuole, artisti e biblioteche che partendo dalla lettura di libri, da cui si sviluppano riflessioni con i bambini sui temi della pace e la nonviolenza. A seguito di questo percorso, i partecipanti creano piccoli “Pacifici” — omini di carta o materiali di recupero — che diventano i testimonial colorati del loro impegno quotidiano contro la violenza. L’evento si è aperto con i saluti istituzionali presso la Biblioteca e subito dopo la carovana si è avviata compatta e guidata dall’illustratrice e autrice per bambini, Gloria Francella, verso Piazza Bianca dove ad aspettarla i tanti pacifici realizzati dai bambini di Colleferro, libri e poesie.  Il pomeriggio si apre con l’inaugurazione della mostra “HeART of Gaza“:  Una mostra itinerante internazionale che raccoglie i disegni realizzati dai bambini di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza, all’interno di laboratori terapeutici chiamati “La tenda degli artisti”. Attraverso la purezza della loro creatività, le opere testimoniano in modo toccante i traumi, la distruzione della guerra e la perdita dell’infanzia, ma anche i sogni e la speranza dei testimoni più innocenti. Alle 18.00 l’inaugurazione dei Nuovi scaffali tematici in Biblioteca: presentazione di due nuovi spazi bibliografici permanenti: la presentazione è stata moderata splendidamente da Emanuela Graziani dell’equipe della biblioteca. Grande assente Egizia Cecchi, responsabile della biblioteca, che da tempo ha organizzato il tutto nei minimi particolari creando comunque  un grande successo non solo per la biblioteca, ma per tutto Colleferro- * lo “Scaffale dei libri della nonviolenza” a cura de La Comunità per lo Sviluppo Umano. Un progetto che prevede l’allestimento, nelle scuole e nelle biblioteche, di spazi fisici dedicati a testi, saggi e storie incentrati sulla cultura della nonviolenza. L’obiettivo è offrire a lettori, studenti e docenti uno strumento quotidiano per attivare percorsi di educazione, dialogo e consapevolezza legati alla nonviolenza attiva. In Italia attualmente ci sono più di 35 scaffali nelle scuole, a Colleffero si è istituito il primo in una biblioteca comunale. “L’importanza di questa inaugurazione in una biblioteca comunale” dice Claudio Roncella, ideatore del progetto “ è che ora i libri della nonviolenza sono accessibili a tutti, non solo ad un pubblico scolastico”. * lo Scaffale “R1pud1a” a cura della Sezione Emergency di Colleferro, è stato presentato da  Sara Deodati . “R1pud1a” è la campagna di Emergency che celebra l’articolo 11 della Costituzione promuovendo la cultura della pace. L’iniziativa tra le altre cose, attiva nelle biblioteche degli “scaffali tematici” con letture e saggi selezionati per riflettere sui diritti umani e sul rifiuto della guerra. L’innovazione importante, creata dalla brillante equipe che cura la  biblioteca, è stata la creazione di un QRcode attraverso il quale si possono conoscere quali sono i libri e dove trovarli della nonviolenza e di R1pud1a. La giornata si è conclusa con l’emozionante Storytelling “Danilo Dolci, il Gandhi italiano”: un appassionante  racconto scenico a cura de Il Cantastorie per riscoprire la straordinaria figura del sociologo, poeta e attivista della nonviolenza.   La Comunità per lo sviluppo umano
June 29, 2026
Pressenza
“Pedaliamo per la pace” percorrerà la distanza tra Roma e Kiev
Da luglio a settembre “C’è chi corre verso il riarmo e chi, invece, sceglie di pedalare verso la pace”. La seconda edizione dell’evento diffuso in tutta Italia promosso da Emergency e FIAB coinvolge i partecipanti a portare un messaggio collettivo contro la logica delle armi e a favore dei diritti. Accessibili e aperte a tutte e tutti, le biciclettate saranno pedalate collettive svolte per ricordare che la pace si costruisce insieme, superando le divisioni e partendo dai valori condivisi e da ciò che ci unisce tutti: l’essere umani. Ogni iniziativa sarà un “no” alle guerre che avvelenano i nostri tempi, le cui vittime sono principalmente i civili. Ogni chilometro percorso confluirà in un conteggio nazionale e unitario, per percorrere lo stesso numero di chilometri che separano Roma da Kiev e coprirne simbolicamente la distanza, costruendo un ponte di solidarietà che unisca idealmente le due capitali e ci avvicini a quanti ancora vivono in Ucraina. Il riferimento è anche alle community health workers di EMERGENCY che, in Ucraina, assistono i pazienti a domicilio, raggiungendoli nelle loro case nei villaggi remoti di due delle regioni più colpite della guerra: Donetsk e Kharkiv. «Le operatrici e gli operatori sanitari di comunità di EMERGENCY raggiungono le persone casa per casa, spesso in bicicletta – afferma EMERGENCY – Le infermiere di prossimità curano ‘porta a porta’ la popolazione più vulnerabile, coloro che non hanno lasciato l’Ucraina, spesso perché troppo anziani, e che ora si trovano privi di supporto, anche medico. Ascoltano i loro bisogni, monitorano le condizioni di salute, segnalano i casi più gravi e aiutano chi è rimasto isolato dalla guerra ad accedere alle cure. Per questo, con Pedaliamo per la pace, la bicicletta assume un valore ancora più concreto: in Ucraina è uno strumento per portare cura dove la guerra ha interrotto legami, servizi e possibilità; in Italia sarà un mezzo per coinvolgere le persone, attraversare i territori e trasformare la partecipazione in un gesto collettivo di ripudio della guerra». In ogni città i percorsi delle biciclettate sono previsti in luoghi significativi per la memoria e l’impegno civile, presso piazze e monumenti dedicati alla pace, per riscoprire, pedalata dopo pedalata, la forza della partecipazione. Ad ogni partecipante sarà dato uno sticker con scritto R1PUD1A per la propria bicicletta. In questo modo ogni partecipante aderirà alla campagna di EMERGENCY lanciata nel 2024 con riferimento all’articolo 11 della Costituzione, che oppone un netto rifiuto alla guerra e alla logica bellicistica da parte della Repubblica. Entrata nel suo secondo anno, con l’iniziativa “Io obietto”, R1PUD1A ha raccolto l’adesione di più di 650 comuni e 1.500 scuole in tutta Italia. «In un momento storico segnato dall’escalation dei conflitti e dalla corsa globale al riarmo, torniamo con gioia e convinzione a collaborare con Emergency per affermare con forza che esiste un’altra strada: quella della pace, della solidarietà e della partecipazione – ha dichiarato Susanna Maggioni, vicepresidente di FIAB Italia – E la bicicletta è il migliore simbolo dei valori di incontro, libertà e solidarietà, su cui si fonda FIAB. Con “Pedaliamo per la pace”, FIAB ed Emergency scelgono quindi la bicicletta come strumento di incontro e di impegno civile, perché la pace non è un concetto astratto, ma una responsabilità collettiva che si costruisce ogni giorno, insieme. Anche sulle nostre strade, dove è in corso ogni giorno una guerra a bassa intensità. Ogni pedalata sarà un gesto concreto per ribadire il nostro rifiuto della guerra e della logica delle armi, in piena sintonia con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione, e per sostenere idealmente il lavoro straordinario che Emergency porta avanti in Ucraina accanto alle comunità più vulnerabili. Pedalare insieme significa riscoprire ciò che ci unisce: la volontà di costruire città, comunità e relazioni più giuste, inclusive e pacifiche. Perché la pace, proprio come una pedalata collettiva, si costruisce un passo alla volta, con il contributo di tutte e tutti» . È ancora possibile aderire organizzando una biciclettata, scrivendo a eventi.gruppi@emergency.it Il calendario in costante aggiornamento con le date e le località è pubblicato su: * Pedaliamo per la pace – pedalate accessibili e aperte in tutta Italia | EMERGENCY * ANDIAMOINBICI – Ricerca Redazione Italia
June 23, 2026
Pressenza
La solidarietà in tanti minuti, ma grandi, momenti di ‘silenzio per la pace’
In tantissime città e località di tutta Italia variegate minute, cioè piccole, iniziative che coinvolgono molteplici gruppi di persone aggregate dall’impegno di testimoniare, con la propria taciturna ma eloquente costante presenza, il proprio dissenso al bellicismo e alle politiche militariste verranno svolte esprimendo la protesta contro l’attacco delle imbarcazioni e il sequestro degli equipaggi della Global Sumud Flotilla. Oggi a Genova la 1251esima ORA IN SILENZIO PER LA PACE, come di consueto praticata ogni giovedì nel pomeriggio, dalle 18 alle 19, in un luogo emblematico – sulla gradinata di Palazzo Ducale, che è uno dei principali edifici storici del capoluogo ligure, in passato sede del dogato dell’antica Repubblica, ora un museo e la sede della cittadina Fondazione per la Cultura, sulla cui facciata è affisso lo striscione con scritto R1PUD1A – verrà svolta all’insegna del messaggio così enunciato: > 35 italiani rapiti. Il governo italiano ha il dovere di difenderli > > Si tratta di attivisti della Sumud Flotilla, che hanno deciso di cercare di > forzare l’assedio israeliano a Gaza insieme ad attivisti di decine di altre > nazionalità. Erano intenzionati a raggiungere Gaza per consegnare aiuti alla > popolazione stremata da due anni e mezzo di bombardamenti e di assedio, sono > stati intercettati e sequestrati dalla marina militare israeliana. > > Erano in acque internazionali. Si trovavano vicino a Cipro, in piena > Europa. Ancora lontanissimi da Gaza. E, anche se si fossero avvicinati, le > acque di Gaza non sono territorio israeliano. > > Le barche che battevano bandiera italiana quindi erano a tutti gli effetti > territorio italiano. Il nostro paese, che continua ad aumentare le spese > militari e continua a blaterare di “orgoglio nazionale” non ha neppure deciso > di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per esigere l’immediato rilascio > degli attivisti e la garanzia della loro incolumità. > > Trasportavano aiuti umanitari. > > Per due anni e mezzo Israele ha chiuso i confini di Gaza, impedendo l’ingresso > degli aiuti o lasciandone entrare una quantità minima, del tutto > sproporzionata rispetto alle esigenze della popolazione. I palestinesi di Gaza > vivono in alloggi di fortuna, sono privi di medicine e di acqua potabile. Il > numero dei topi sta aumentando in maniera preoccupante. Migliaia di cadaveri > sono ancora sotto le macerie. > > Non esistono altri modi di consegnare aiuti umanitari. I confini di terra e i > porti sono chiusi > A differenza della Russia, Israele non è stata colpita da sanzioni > internazionali. Il commercio, anche di armi, tra italia e Israele è > attivissimo. Eppure è un paese che si sta macchiando di genocidio. > > A Genova, come in tutto il mondo, migliaia di persone manifestano la propria > solidarietà agli a alle attiviste della flotilla. Anche noi esprimiamo la > nostra solidarietà, e la nostra convinzione che il loro coraggio sarà > ricordato quando la storia chiederà a tutti i paesi del mondo, Italia > compresa, che cosa hanno fatto per impedire il genocidio di Gaza. > > E attendiamo la scarcerazione di Mohamed Hanoun, il cui arresto è stato > annullato dalla Cassazione, ma che si trova tuttora in carcere in attesa della > rivalutazione del tribunale del riesame. Il cartello esposto venerdì prossimo, 22 maggio, a Casale Monferrato. Oltre che oggi a Genova, consueti presidi e sit-in mensili, settimanali e quotidiani sono in programma, ad esempio, giovedì a Bari, a Grosseto, a Lucca, a Milano e a Verona, venerdì a Casale Monferrato, sabato a Sartirana Lomellina, a Sondrio e a Torino, domenica a Palermo e a Sassari, lunedì a Sestri Levante,… inoltre tutti i giorni della settimana a Cagliari e a Milano. Quelli in svolgimento in una 70ina di piazze sparse in tutta la penisola sono indicati nella mappa online e pubblicata nella colonna a destra della home-page e di ogni pagina della sezione italiana di Pressenza. Maddalena Brunasti
May 20, 2026
Pressenza
R1pud1a | Torino: tre giorni di eventi, iniziative e “Peace Therapy”
Dall’8 al 10 maggio gli spazi del Mercato Centrale Torino si trasformeranno in un megafono cittadino: tre giorni per dare voce a chi la guerra la vive ogni giorno, attraverso racconti, esperienze sul campo e parole di speranza. R1pud1a | Torino contro ogni guerra nasce da un’urgenza reale: il bisogno profondo e pressante di pace che cresce nei cuori e nelle menti di chi è stanco di sentire la parola “guerra” risuonare ogni giorno. La rassegna di eventi organizzata dal gruppo di volontariato di EMERGENCY a Torino in collaborazione con Mercato Centrale Torino (location partner), vuole essere una risposta collettiva e corale a un presente che sembra aver dimenticato il valore della vita umana. Gli incontri saranno un modo per entrare in contatto con chi lavora con convinzione e dedizione per costruire un mondo più giusto, più umano, senza conflitti. Il programma alterna linguaggi e formati diversi, pensati per raggiungere pubblici di ogni età. Ai talk – con le testimonianze dirette di reporter e operatori di EMERGENCY impegnati in prima linea a Gaza e in Sudan – si affiancano spettacoli di stand-up comedy, un tributo a Giorgio Gaber, un cabaret Queer, musica live, danze popolari, performance di tango professionale, oltre a spazi dedicati al benessere e alle famiglie. Una delle esperienze più significative della rassegna sarà Peace Therapy: un percorso immersivo all’interno del sito storico de Le Antiche Ghiacciaie di Mercato Centrale, pensato per avvicinarsi alla guerra in modo autentico e consapevole. Un viaggio nella devastazione fisica e psicologica dei conflitti, ma anche nella forza della medicina d’urgenza e della riabilitazione in luoghi dove curarsi è ancora un privilegio negato.   Da oltre 30 anni EMERGENCY opera nelle zone colpite dai conflitti, portando cure mediche gratuite e di qualità alle vittime della guerra – nella grande maggioranza dei casi, civili. Oggi è attiva in 9 Paesi nel mondo e ha offerto assistenza a oltre 14 milioni di persone.   Il Mercato Centrale Torino è stato ideato e fondato nel 2014 a Firenze da Umberto Montano, imprenditore appassionato e creativo con oltre quarant’anni di esperienza nel vasto panorama della ristorazione fiorentina di alta qualità, con l’obiettivo di contrastare la lenta scomparsa dal centro città dei negozi di alimentari tradizionali e di tutte le buone pratiche del loro mestiere. Per dare vita al suo progetto, Montano ha trovato una visione condivisa e si è associato al gruppo Human Company della famiglia Cardini-Vannucchi, punto di riferimento in Italia nel turismo all’aria aperta. La sinergia nata dal loro incontro ha permesso di decodi;care un nuovo linguaggio nel mondo del cibo, che fa della semplicità la sua forza. Questa idea prende vita in un formato innovativo, che porta in primo piano gli “artigiani del gusto” e il loro saper fare in un’ideale piazza della bontà, luogo di incontro e spazio per la scoperta, in dialogo costante con il tessuto urbano. Il Mercato Centrale conta oggi sei location: a Firenze, Roma, Torino, Milano, Melbourne e Bolzano, confermandosi un format in continua evoluzione. Ritrovate durante i lavori per la riqualificazione dell’area (dove si svolge uno dei mercati più grandi d’Europa), le Antiche Ghiacciaie, due grandi spazi ipogei posti sotto la struttura del Mercato Centrale Torino, sono segnalate già nel Settecento come luogo di conservazione delle derrate alimentari, grazie a blocchi di ghiaccio provenienti dalla Val di Susa che venivano stipati al loro interno coperti da juta. Un luogo suggestivo, dall’atmosfera unica e carico di significati, che racconta il profondo legame di Mercato Centrale Torino con la città e con la sua storia, oltre che con la cultura del cibo. Emergency
May 6, 2026
Pressenza
Emergency: io obietto la guerra
Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, EMERGENCY ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme. L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese.   “Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa. Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” dichiara EMERGENCY. La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace. Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale.  Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per: * conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione; * promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo); * creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico. Emergency
April 20, 2026
Pressenza
IL SINDACO MELONIANO RIMUOVE DALLE SCUOLE DI MACLODIO (BS) LE BANDIERE CONTRO LA GUERRA
Rimosse dalla scuole di Maclodio (BS) le bandiere contro la guerra. Si torna a parlare del paese piccolo comune della Bassa bresciana occidentale, già agli onori della cronaca nazionale e locale nei mesi scorsi. In occasione del 25 aprile il sindaco meloniano e vicecoordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Simone Zanetti, aveva infatti vietato a Maclodio le celebrazioni per l’80esimo anniversario della Liberazione. Il primo cittadino non si è fermato qui: disposta la rimozione dalla scuola di infanzia e primaria delle bandiere di “R1PUD1A”, la campagna contro la guerra promossa da Emergency. Un’iniziativa che riprende l’articolo 11 della Costituzione italiana (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”) e che in questi mesi ha portato avanti iniziative di sensibilizzazione in migliaia di scuole e comuni d’Italia. L’Istituto comprensivo di Lograto, che comprende le scuole di infanzia e primaria di Maclodio, Torbole Casaglia, Berlingo e Lograto, ha aderito come centinaia di altri istituti alla campagna di Emergency, esponendo dai nove plessi scolastici la bandiera bianca recante la scritta “questa scuola R1PUD1A la guerra”. Per il sindaco di destra già protagonista di divieti e che ha fatto rimuovere le bandiere, “è una mancanza di decoro ed è una campagna politica“. La dirigente scolastica ha risposto al primo cittadino di Maclodio facendogli sapere che Emergency è un’associazione senza bandiere politiche, che si occupa di curare le vittime civili delle guerre promuovendo una cultura di pace. Annamaria Lanzoni, coordinatrice del gruppo volontari di Brescia per Emergency intervistata da Radio Onda d’Urto ricorda che “la campagna R1PUD1A di Emergency ha già portato avanti 185 incontri nelle scuole bresciane, incontrando più di 2500 studenti“. Per le scuole di Maclodio non finisce qui. “La dirigente scolastica ha trattenuto le bandiere e informato il consiglio d’Istituto“, perchè – come riferisce Annamaria Lanzoni – ” a quanto risulta il sindaco non ha l’autorità di rimuovere le bandiere” di un’iniziativa promossa da una scuola pubblica. Radio Onda d’Urto ha intervistato Annamaria Lanzoni, coordinatrice del gruppo volontari di Brescia per Emergency, che insieme ad altri volontari e volontarie porta avanti la campagna R1PUD1A. Ascolta o scarica.
June 3, 2025
Radio Onda d`Urto