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CASTEL VOLTURNO: SABATO 24 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA CHIUSURA DI TUTTI I CPR
Emergency promuove e aderisce alla manifestazione nazionale “No ai Cpr, né a Castel Volturno, né altrove” che si terrà il 24 ottobre a Castel Volturno, ore 13 al Centro Fernandes, per dire che la comunità non ha bisogno di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sul proprio territorio e, nello stesso tempo, chiedere la chiusura di tutti i Cpr, ribadendo “la necessità del superamento dell’intero sistema della detenzione amministrativa”. Nel secondo rapporto di monitoraggio sui Cpr pubblicato dal Tavolo Asilo e Immigrazione, emerge ancora più chiaramente come questi luoghi di detenzione, di fatto, abbiano conseguenze importanti sia sulla salute fisica che su quella mentale delle persone trattenute. Sono luoghi patogeni, cioè in grado di generare o deteriorare gravemente la salute psicofisica delle persone. All’interno dei Cpr è stata più volte denunciata una massiccia e spesso incontrollata somministrazione di terapie sedative e psicofarmaci, che sembrano utilizzati in modo improprio come strumento di gestione dell’ordine pubblico e di contenimento della tensione interna, anziché per reali finalità terapeutiche. A questo si aggiunge un numero allarmante di atti di autolesionismo, continui tentativi di suicidio e anche di morti tragiche, specchio di una profonda e disperata sofferenza psicologica. “Dopo 28 anni di esistenza del sistema dei Cpr, possiamo affermare che il problema non sia solo nella gestione dei luoghi ma nell’obiettivo per cui sono nati: il rimpatrio forzato di uomini e donne che, migrando, esercitano e rivendicano il proprio diritto di sottrarsi a condizioni di vita inaccettabili e pericolose”. L’intervista a Sergio Serraino, coordinatore Emergency CampaniaAscolta o scarica   
October 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Emergency alla manifestazione contro i CPR a Castel Volturno: “Chiediamo l’abolizione di questo sistema”
EMERGENCY promuove e aderisce alla manifestazione nazionale “NO AI CPR, NÉ A CASTEL VOLTURNO NÉ ALTROVE” che si terrà il 24 ottobre a Castel Volturno, per dire che la comunità non ha bisogno di un Centro di Permanenza per il rimpatrio (CPR) sul proprio territorio e, nello stesso tempo, chiedere la chiusura di tutti i CPR, ribadendo la necessità del superamento dell’intero sistema della detenzione amministrativa. EMERGENCY denuncia da anni come la detenzione amministrativa all’interno dei CPR non solo non offra alcuna risposta alla gestione dei fenomeni migratori, ma continui a produrre esclusione, sofferenza, ulteriore marginalità e in alcuni casi morte. Attraverso il lavoro dell’ONG, con visite degli operatori all’interno dei CPR, insieme al TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione), e il contatto diretto negli ambulatori in Italia con le persone che hanno vissuto l’esperienza della detenzione, EMERGENCY ha potuto constatare l’impatto psicofisico che la detenzione nei Centri per i Rimpatri ha sulle persone. Queste ultime, pur in assenza di reati, vengono private della libertà personale, con una gravissima limitazione di diritti e garanzie fondamentali, tra cui quello alla salute.  “I CPR sono assimilabili ai vecchi manicomi per le logiche di segregazione e violenza istituzionale; per questo andrebbero anch’essi aboliti” dichiara Sergio Serraino, coordinatore EMERGENCY Campania. “Dopo 28 anni di esistenza del sistema dei CPR, possiamo affermare che il problema non sia solo nella gestione dei luoghi, ma nell’obiettivo per cui sono nati: il rimpatrio forzato di uomini e donne che, migrando, esercitano e rivendicano il proprio diritto di sottrarsi a condizioni di vita inaccettabili e pericolose.” Nel secondo rapporto di monitoraggio sui CPR pubblicato dal Tavolo Asilo e Immigrazione[1] , emerge ancora più chiaramente come questi luoghi di detenzione, di fatto, abbiano conseguenze importanti sia sulla salute fisica che su quella mentale delle persone trattenute. “Il diritto alla salute all’interno di questi centri risulta sistematicamente compromesso a causa della natura stessa della detenzione amministrativa. Sono luoghi patogeni, cioè in grado di generare o deteriorare gravemente la salute psicofisica delle persone” dichiara Emanuele Longo, responsabile medici Programma Italia EMERGENCY. “All’interno dei CPR è stata più volte denunciata una massiccia e spesso incontrollata somministrazione di terapie sedative e psicofarmaci, che sembrano utilizzati in modo improprio come strumento di gestione dell’ordine pubblico e di contenimento della tensione interna, anziché per reali finalità terapeutiche. A questo si aggiunge un numero allarmante di atti di autolesionismo, continui tentativi di suicidio e anche di morti tragiche, specchio di una profonda e disperata sofferenza psicologica.” Nei CPR, anche l’assistenza sanitaria di base, a gestione privata, è spesso fortemente limitata, senza un adeguato percorso di cura e continuità terapeutica. A incidere sul benessere delle persone trattenute sono soprattutto le condizioni stesse della detenzione: isolamento, carenze strutturali e limitazioni della libertà personale producono un impatto significativo su chi vive in questi centri, con il rischio concreto di ri-traumatizzazione o di sviluppare disturbi post – traumatici da stress. “Un nostro paziente in Sicilia è stato rinchiuso per diverso tempo in un CPR” racconta Ahmed Echi, responsabile del progetto Sicilia di EMERGENCY. “Quando lo abbiamo rivisto era un altro: a malapena camminava, sembrava addormentato, non rispondeva. Non era più la stessa persona che conoscevamo.”  EMERGENCY sarà presente il 24 ottobre alle ore 13.00 davanti il Centro Fernandes di Castel Volturno per chiedere la chiusura di tutti i CPR presenti in Italia, di non investire nell’apertura di altri Centri di Rimpatrio e concentrarsi su politiche fondate sulla tutela dei diritti, dell’accoglienza e della salute. Emergency
October 22, 2026
Pressenza
Un anno dal cessate il fuoco: la situazione umanitaria si aggrava
A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, centinaia di migliaia di persone vivono ancora in tende o rifugi di fortuna, con accesso limitato ad acqua potabile, cure mediche e beni essenziali. Gli attacchi continuano a causare vittime e feriti, mentre l’ingresso degli aiuti umanitari resta insufficiente. EMERGENCY è presente nella Striscia di Gaza con due cliniche di assistenza primaria ad al-Qarara e al-Mawasi, nell’area di Khan Younis, dove ogni giorno vengono visitati complessivamente tra i 400 e i 600 pazienti. La maggior parte sono donne in gravidanza e bambini. Le patologie più frequenti sono infezioni respiratorie e gastrointestinali, malattie della pelle e patologie croniche come diabete e ipertensione. “Qualche giorno fa siamo dovuti rimanere tre quarti d’ora in più all’interno della clinica prima di rientrare a casa perché nel tragitto c’era appena stata un’esplosione con morti e feriti – racconta Giulia Folci, ostetrica di EMERGENCY a Gaza –. Sono diminuite le esplosioni, ma lo stato di ansia e di emergenza è ancora presente.” Secondo le stime più recenti, dall’annuncio del cessate il fuoco sarebbero oltre 1.400 le vittime e più di 4.700 i feriti.[1] Gli aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, continuano a incontrare forti difficoltà all’ingresso, anche a causa delle limitazioni nell’entrata di materiali e beni dal valico di Kerem Shalom. Tutto ciò si ripercuote sulla salute dei gazawi, specialmente di donne e bambini. “Lottiamo ogni giorno per fornire ai nostri pazienti le medicine necessarie – prosegue Folci –. Tagliamo le garze per far fronte alle ferite che arrivano. Alle donne in gravidanza che visito non posso dare il ferro, una delle terapie essenziali per ridurre il rischio di anemia, di parto prematuro, di basso peso alla nascita e di complicanze che possono mettere in pericolo la vita della madre e del bambino. A donne con il diabete gestazionale o malnutrizione è impossibile dare consigli alimentari realistici. Il dato ufficiale dei morti per bombardamenti in questi tre anni è di oltre 73.000, ma esclude coloro che non sono riusciti a sopravvivere per la mancanza di terapie di cui avrebbero avuto bisogno e questo è drammatico.” I prezzi di cibo e beni essenziali sono aumentati in media del 207% rispetto a prima della guerra, mentre molte famiglie hanno visto ridursi drasticamente il proprio potere d’acquisto. L’ingresso di beni commerciali continua, infatti, a essere privilegiato rispetto agli aiuti umanitari. Secondo gli ultimi dati riportati dalle Nazioni Unite il numero di camion di aiuti umanitari effettivamente scaricati nella Striscia è sceso dal 77% al 70%. Parallelamente, una parte significativa delle merci commerciali in ingresso continua a essere composta da beni non essenziali.[2] La tipologia di alimenti disponibili, in particolare, è inadeguata per garantire alle persone l’apporto nutrizionale di cui hanno bisogno. Secondo l’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) entro dicembre 2026 saranno 1.4 milioni le persone in condizione di grave insicurezza alimentare.[3] Alla scarsità di cibo si aggiunge la difficoltà di accesso all’acqua pulita, con conseguenze dirette sulla salute della popolazione. “Una cosa che come ostetrica mi tocca particolarmente è ad esempio la preparazione del latte in polvere – aggiunge Folci –. Purtroppo, in alcuni casi è necessario che il bambino lo prenda, e questo è molto difficile da preparare con dell’acqua sporca ed espone i bambini ad altissimi rischi.” Tra le categorie più esposte alle conseguenze della crisi umanitaria, infatti, ci sono i bambini, che rappresentano quasi la metà della popolazione della Striscia e che pagano il prezzo più alto della carenza di acqua pulita, cibo adeguato, assistenza sanitaria e condizioni di vita precarie. Centinaia di migliaia di gazawi vivono infatti ancora in tende o rifugi di fortuna, e l’arrivo della stagione più fredda e piovosa contribuirà a rendere le condizioni di vita della popolazione ancora più difficili. “Le persone non sanno più dove rifugiarsi. Ci sono state le prime piogge della stagione che hanno colto la maggior parte della popolazione in tende ormai fatiscenti – prosegue Jacopo Intini, coordinatore programma EMERGENCY a Gaza –. Periodicamente si verificano incendi perché le persone bruciano l’immondizia per cucinare. Ci avviciniamo all’autunno e all’inverno, piogge e basse temperature porteranno a una situazione di ulteriore sovraffollamento e di precarietà. È ormai urgente che entrino i materiali necessari a riparare le tende o costruire ripari più sicuri.” A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, la popolazione civile di Gaza continua a vivere senza adeguate condizioni di sicurezza, assistenza sanitaria e accesso ai beni essenziali. EMERGENCY rinnova il proprio appello per un cessate il fuoco permanente, la riapertura stabile di tutti i valichi affinché possano entrare senza ostacoli aiuti umanitari, farmaci, materiale medico e beni indispensabili per la sopravvivenza della popolazione e nel rispetto del diritto internazionale umanitario. “Il volto nascosto della guerra – conclude Silvia Professione, medico di EMERGENCY a Gaza –  è una ragazza che piange perché non trova in nessuna farmacia l’insulina necessaria a curare il suo diabete; è una bambina di 9 mesi con una malformazione al cuore che aspetta il permesso di andare all’estero per essere curata; è un bambino che pesa molti chili in meno rispetto alla norma per la sua età; è un uomo con le coronarie malate e la consapevolezza che non ci sono più le attrezzature necessarie a salvargli la vita. Senza un accesso regolare agli aiuti e una reale protezione dei civili l’emergenza umanitaria nella Striscia è destinata ad aggravarsi tragicamente nei prossimi mesi.” -------------------------------------------------------------------------------- [1] OCHA, Humanitarian Situation Report, 18 September 2026, https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-18-september-2026 [2] Secondo gli stessi dati OCHA il 33% dei carichi commerciali entrati trasportava articoli non essenziali. [3]IPC Global Initiative – Special Snapshot, https://www.ipcinfo.org/ fileadmin/user_upload/ipcinfo/docs/IPC_Gaza_Strip_Acute_ Food_Insecurity_Malnutrition_Apr_Dec2026_Special_Snapshot.pdf Emergency
October 14, 2026
Pressenza
Varese per la Palestina: “la fine del genocidio”
“La fine del genocidio”, così si intitola la manifestazione nazionale promossa da diverse associazioni pro-Palestina — Movimenti Studenti Palestinesi, Giovani Palestinesi d’Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia e Unione Democratica Arabo-Palestinese — nell’ambito di un più ampio coordinamento, quello di Global Coalition for Palestine che tra il 9 e l’11 ottobre, ha organizzato manifestazioni in tutta Europa. A Varese, il Comitato Varesino per la Palestina (CVP) ha risposto alla chiamata e ha portato in piazza tantissime persone con bandiere, striscioni, cartelloni e oggetti per fare rumore. A Varese, come ogni sabato pomeriggio, il CVP si ritrova in piazza e per 15 minuti cerca di attirare l’attenzione delle persone “facendo rumore” con l’intento di non fare cadere nell’oblio il massacro dei palestinesi da parte del governo di Israele. Oggi la partecipazione è stata ampia e sentita, perché anche la gente di Varese si è unita alla richiesta della fine del genocidio, lo sblocco degli aiuti per Gaza, il ritiro dell’esercito di occupazione. Sono intervenuti Filippo Bianchetti del CVP, l’avvocato Ugo Giannangeli, una rappresentante di Emergency, e altre persone che hanno contribuito con discorsi e letture. È stata espressa indignazione per la recente partecipazione e il discorso tenuto dal Premier Israeliano all’assemblea generale dell’ONU e per quanto accade nella nostra provincia, dove si concentra un numero significativo di aziende che operano nel settore militare, nella tecnologia bellica e nella produzione di aerei da guerra. Durante il presidio sono stati informati i partecipanti sulle campagne di autodenuncia, dal valore fortemente simbolico, promosse a Varese dal CVP, contro la linea filosionista imposta dallo stato di Israele e dagli altri governi suoi sostenitori, a cui tutti possono aderire cliccando a questo link: Mi autodenuncio Una rappresentante di Emergency ha richiamato l’attenzione sulla raccolta di firme avviata qualche giorno fa dal titolo “Io obietto la guerra” che ha l’intento di portare in Parlamento il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra, ricordando che l’obbligatorietà alla leva in Italia è stata sospesa e non soppressa del tutto. L’obiezione riguarderebbe, non solo l’eventuale servizio militare, ma anche le attività lavorative collegate alla progettazione, produzione, commercio e movimentazione di armi e strumenti destinati alla guerra. Qui si trovano tutte le informazioni e il link per aderire alla raccolta firme: Io obietto la guerra Il problema della Palestina è nel cuore di molta gente in Italia, in giornate come queste l’indignazione e la voglia di partecipare è sotto gli occhi di tutti, e dovrebbero prenderne atto anche i politici che guidano il paese perché le richieste che arrivano dalle piazze non possono continuare ad essere ignorate.   Monica Perri
October 11, 2026
Pressenza
Bottega: cronache di una migrazione annunciata (2/2)
di jolek78 Mettere su un servizio è un lavoro che conosco. Spiegare a cosa serve, no. Il collettivo della Bottega mi ha chiesto, legittimamente, alcune cose semplici: la newsletter che parte; il sito che si apre; il contatore che dice quanti leggono. Io ho risposto con container, relay, DMARC, log. Sono risposte giuste che nessuno aveva chiesto, formulate in una
Pacifismo e nonviolenza nel ‘cartellone’ del Teatro Municipale di Casale Monferrato
Nel programma di 11 spettacoli, la stagione 2026/27 propone Lisistrata e Madre Courage, “Erano tutti miei figli”, “La guerra com’è”, Riccardo III di Shakespeare e “Morte accidentale di un anarchico” . E martedì 13 aprile 2027 la coreografia All’arme, di Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi insieme alla croata Studio Contemporary Dance Company, un balletto in cui il ritmo del passo umano nel movimento collettivo si sincronizza, diventando anche una marcia militare… Una performance che si interroga e interpella il pubblico sulle dinamiche che trasformano un gruppo e una massa di persone in una ‘truppa’ aggressiva e bellicosa. A Casale Monferrato nelle serate del martedì e del mercoledì al Teatro Municipale andranno in scena: * 17-18 novembre / Lisistrata, interpretate da Lella Costa; * 15-16 dicembre / Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, regia di Leo Muscato con Lunetta Savino e musiche di Paul Dessau eseguite dal vivo in un inedito arrangiamento rock; * 12-13 gennaio / Erano tutti miei figli miei di Arthur Miller, nella versione di e con Elio De Capitani; * 2-3 febbraio / Morte accidentale di un anarchico, nel centenario della nascita del suo autore, Dario Fo, messa in scena da Giorgio Gallione con Lodo Guenzi; * 2-3 marzo / Riccardo III di Shakespeare, il tiranno amorale ‘per eccellenza’ interpretato da Maria Paiato; e venerdì 12 marzo, in collaborazione con Emergency, La guerra com’è, in cui parole e opere di Gino Strada sono rappresentate da Elio Germano e Teho Teardo. L’itinerario sul palcoscenico del Teatro Municipale di Casale Monferrato – anche il luogo dove si svolgono le cerimonie civili cittadine, come la commemorazione dell’eccidio della Banda Tom – comincia con un grande classico, la commedia che Aristofane scrisse e mise in scena ad Atene nel 411 a.C., quindi nella ‘stagione teatrale’ in corso esattamente 2˙437 anni fa.   Nella città LISISTRATA è stata rappresentata anche nel 2024 e nel 2025. L’8 marzo di due anni fa dal collettivo Donne Insieme con il gruppo praticante la settimanale mezz’ora di silenzio per la pace e anche insieme alla compagnia Le R/esistenti. Inoltre il 20 aprile successivo proprio sui gradini dal Teatro Municipale nel flash-mob organizzato dalla Conferenza delle Donne Democratiche della provincia di Alessandria con il gruppo Giovani Democratici e la sezione PD di Casale Monferrato e con il Collettivo Donne Insieme. E nel giugno scorso dal cast di studenti del liceo classico come recita di fine dell’anno scolastico scandito dal ciclo di conferenze Pacif-I-Care. Gli spettacoli in programma nel cartellone 2026/27 del teatro civico di Casale Monferrato vengono rappresentati mentre ogni settimana nella piazza della città è praticata mezz’ora di silenzio per la pace e una o due volte al mese si tengono gli incontri con gli autori di “libri che parlano di pace”, una rassegna di eventi inclusi nella serie di EIRENEfest – Festival dei libri per la pace e la nonviolenza.             Maddalena Brunasti
September 25, 2026
Pressenza
I Ponti della Pace: in cammino per la pace e la non violenza anche in bicicletta
I Ponti della Pace: quando la pedalata si fa testimonianza attiva a Firenze Superare la logica del confine e trasformare l’ostacolo in spazio di relazione. Con questo spirito ha preso il via “I Ponti della Pace“, un’iniziativa promossa da FIAB Firenze Ciclabile con il patrocinio del Comune di Firenze, della Regione Toscana e l’adesione di un’ampia rete di realtà civiche e associative. L’itinerario di circa 13 chilometri, snodato lungo piste ciclabili e strade a basso traffico da Piazza dell’Isolotto fino al piazzale dell’Abbazia di San Miniato al Monte, non ha avuto soltanto il significato di un evento di mobilità sostenibile, ma ha rappresentato una concreta testimonianza attiva per la pace e la nonviolenza, un ulteriore seme in un cantiere aperto per una cittadinanza consapevole. Il valore della pedalata come metafora dell’essere “in cammino” e come “testo narrativo” Come ricordato nella presentazione del progetto, il percorso ha attraversato ponti, passerelle e piazze toccando i luoghi simbolo di figure e storie di pace della tradizione fiorentina, coinvolgendo la cittadinanza, le istituzioni, le scuole e una folta rappresentanza del terzo settore per sostenere e rinnovare quel connubio virtuoso fra la vocazione storica di Firenze come “Città Operatrice di Pace“, i linguaggi della nonviolenza, l’impegno per una mobilità dolce e l’ecologia. Il “ponte” smette così di essere un semplice manufatto architettonico e diventa metafora dinamica della nonviolenza: l’architettura dell’incontro che rifiuta i muri e l’isolamento, il disarmo interiore prima ancora che bellico. Pedalare insieme a passo lento ha permesso di riappropriarsi dello spazio pubblico e di trasformare la città in una mappa viva di diritti, giustizia e accoglienza. Un mosaico di voci: le tappe e le testimonianze del percorso Un mosaico di voci: le tappe e le testimonianze del percorso Lungo le sei soste del tragitto, il racconto della città non si è affidato ad una singola voce, ma si è articolato come una rete di interventi coordinati. Più che una sequenza di relazioni, le testimonianze hanno rappresentano un dialogo continuativo attorno ad alcuni grandi nuclei concettuali che ogni personaggio o luogo rappresentavano. La partenza ha visto i saluti istituzionali dell’assessora allo Sport Letizia Perini e del presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni; a dare il via ufficiale al percorso è stata la stessa assessora Perini, intervenuta in rappresentanza della sindaca. Comunità, ecologia e profezia del quotidiano (Isolotto) Nella prima tappa, tra la Passerella Alex Langer, le Baracche Verdi e il murales di Tiziano Terzani, le voci di Andres Lasso, Claudia Daurù, Silvia Falcioni e Gloria Germani hanno richiamato l’eredità di Alexander Langer, Tiziano Terzani, Don Enzo Mazzi, la Piccola Scuola di Pace e di un quartiere nato secondo linee guide che ancora oggi sarebbero all’avanguardia e una valida risposta ai problemi climatici e urbanistici che affliggono la nostra città. La pace nasce dal basso, dalla cura del territorio e della comunità, intrecciando ecologia profonda e dialogo interculturale. La nonviolenza attiva e la “Città Operatrice di Pace” (Ponte Gandhi, San Marco, Piazza Signoria) Attraverso gli interventi di Gloria Germani sul Ponte Gandhi, di Grazia Bellini (Fondazione Balducci) e Pietro Giovannoni (Fondazione La Pira) in Piazza San Marco, fino ai contributi profondi e partecipati dei rappresentanti istituzionali in Piazza della Signoria – con il presidente del Consiglio comunale di Firenze Cosimo Guccione, la vicepresidente della Regione Toscana Bintou Mia Diop e la presidente della Commissione Pace del Comune Stefania Collesei –, si è cercato di riannodare il filo della “diplomazia delle città” e dell’Uomo Planetario, cuore pulsante di Firenze Città Operatrice di Pace. La verità (Satya) e la nonviolenza (Ahimsa) diventano la bussola per una politica che supera le logiche di potenza. Il senso di questo è stato rappresentato dai tanti partecipanti che, con i loro corpi, le loro biciclette, le loro bandiere della pace sono diventati simbolo della nonviolenza e del cammino necessario a partire da ogni individuo, dalle associazioni, dalle istituzioni. Direzione diritti, disarmo e solidarietà concreta (Ponte Santa Trinita) Nella sosta in piazza Santa Trinita si è attraversato idealmente il “ponte della pace” di Santa Trinita,  gli apporti dei volontari di Emergency Firenze (Francesca Testa), degli attivisti di Amnesty International (Cecilia Nava), di Viviana Ballini e Linda Berti (Cammino di Don Milani / Associazione Don Milani) e di Marco Pasquini (Museo Bartali) hanno intessuto un filo di testimonianze e riflessioni convergendo su un punto fermo: il rifiuto della guerra e dell’obbedienza cieca, la difesa intransigente dei diritti umani e il coraggio silenzioso della solidarietà. Spiritualità attiva e disarmo delle comunità (San Miniato al Monte) All’arrivo sul colle di San Miniato al Monte, la parola è tornata all’abate Padre Bernardo Gianni. La dimensione spirituale della pace non si traduce in un’astrazione isolata, ma in una “geografia di grazia” e in una pratica attiva di ascolto e disarmo interiore a cui l’intera cittadinanza è chiamata per dare continuità a un impegno diffuso e permanente. L’iniziativa firmata FIAB Firenze Ciclabile dimostra che promuovere la pace oggi significa proporre gesti feriali, trasversali e aperti a tutti. In un’epoca segnata da crescenti polarizzazioni e conflitti, la mobilità attiva si rivela così un linguaggio potente per costruire, pedalata dopo pedalata, ponti stabili di partecipazione e democrazia. Foto attivisti e partecipanti Paolo Mazzinghi
September 20, 2026
Pressenza
Il 6 settembre “Torino corre verso Gaza”
Torino corre verso Gaza. Torino corre per la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese. Torino corre perché non c’è pace senza giustizia. Domenica 6 settembre a Torino è organizzata la Run To Gaza una camminata corsa non competitiva in sostegno della popolazione gazawi. L’iniziativa è promossa da Uisp Torino, Arci Torino, Torino per Gaza, Global Sumud Italia, Freedom Flottilia, Emergency, e Azeytouna – L’Olivo di Torino, con il patrocinio della Città di Torino. Tutto il ricavato sarà destinato a Emergency e Medici Senza Frontiere, a sostegno dei loro interventi in Palestina. Con le parole degli organizzatori la Run To Gaza vuole essere “non solo una corsa non soltanto una raccolta fondi ma un momento di mobilitazione capace di unire sostegno umanitario, consapevolezza denuncia e impegno politico”… A Gaza non c’è solo un’emergenza sanitaria. E’ il luogo nel quale la crisi del diritto imnternazionale, l’impunità e il silenzio della comunità internazionale mostrano oggi il loro volto più drammatico. Ridurre tutto a un’emergenza senza cause significherebbe cancellare la storia e rendere invisibili le responsabilità politiche.” Il ritrovo sarà per le 9 al Parco del Valentino, si proseguirà per i Murazzi, corso San Maurizio per giungere in piazza della Repubblica. Per iscriversi è necessario compilare il form. È possibile effettuare il percorso correndo o camminando. Sarà possibile partecipare anche in situazioni di mobilità ridotta o con carrozzine, passeggini, cani al guinzaglio. Ma la giornata non finisce qui. Al Bunker Wake in via Paganini 0/200 alle ore 18.30 inizierà “Voice of Gaza” una serata di musica, spettacolo e condivisione con la Palestina a fare da filo conduttore. Tra gli ospiti che hanno già confermato la loro presenza: Cheb Bachir, Afrodream, Max Casacci – Earthphonia Live, Kalergi Kids, Marmellata Set, Luca Morino & VoodooFolk Orkestra, Collettivo Sinapsi, Emiliano Comollo, Enea Pascal. La serata ospiterà anche un estratto da “Questa terra è la tua terra”, lo spettacolo-canzone di Carsico, con Roberta Lanave e Simone Pozzi, introdotto dalle Veiled Spies. Il biglietto lo si può acquistare qui, volendo si può acquistare anche il biglietto sospeso, in questo caso è necessario comunicare quali sono quelli sospesi scrivendo a vanchiglietta.bocciofila@gmail.com Sara Panarella
September 1, 2026
Pressenza
Solaio (Lucca), dibattito “SolLEViAmoci” contro militarizzazione e ritorno della leva
MARTEDÌ 4 AGOSTO ORE 19 CASA DEL POPOLO DI SOLAIO, VIA SOLAIO 10, PIETRASANTA (LU) Martedì 4 agosto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è stato invitato a partecipare al dibattito “solLEViAmoci”, dedicato alla militarizzazione e ai progetti di ritorno della leva obbligatoria, in Italia come nel contesto europeo. Ad organizzarla sono i giovani comunisti, all’interno della festa estiva di Rifondazione comunista di Pietrasanta (LU). Sarà una interessante occasione per confrontarsi con i ragazzi e con le altre realtà invitate sulle proposte di azione e di pratiche di chi come noi non “si arrende” e non accetta la deriva militarista della società. Discuteremo sull’importanza di conoscere e rifiutare il concetto di “difesa totale”, tanto caro al nostro governo, all’UE e alla Nato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sanitaricidio, genocidio, Palestina: una serata per parlarne
Mercoledì alle 20.45 nel Teatro San Carlo di Casalborgone, siamo al confine tra la provincia di Torino e quella di Asti, si è tenuto l’incontro “Sulla rotta per Gaza: dall’attivismo alle missioni umanitarie”. Occasione motrice dell’organizzazione, la liberazione di Dina Alberizia del Convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, detenuta per un mese insieme ad altri dieci attivisti in Libia, rientrata con la consapevolezza di dover parlare, far conoscere questa situazione, metterla a disposizione. L’evento è stato organizzato dalla pro loco di Casalborgone in collaborazione con l’amministrazione comunale e ha visto una bella partecipazione. Oltre Dina hanno partecipato Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Irdi Memaj di Emercency rientrato un mese fa dalla Striscia, Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza e il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Ha chiuso l’evento la proiezione del documentario: GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK, l’indagine sulla distruzione sistematica del sistema sanitario della Striscia operata colpendo parimenti strutture e operatori. Sono 74 minuti che ripercorrono ciò che è avvenuto nella Striscia di gaza dal 7 ottobre 2023 fino a inizio 2025. Poco più di un’ora che sono come tanti pugni. Non è la storia di una guerra, è la storia di un genocidio pianificato anche sul lungo termine. Demolendo le strutture ospedaliere si toglie la possibilità di curare nell’immediato, uccidendo il personale sanitario si rende difficile curare per molti più anni perché non ci sarà nessuno in grado di farlo. Il sistema di aggressione usato è stato quasi sempre lo stesso: prima viene colpita la zona intorno all’ospedale, la struttura si riempie di persone, feriti e familiari, a questo punto parte l’attacco verso la struttura stessa, con l’ingresso diretto delle forze armate all’interno degli ospedali per rintracciare i tunnel sotterranei, nascondiglio di Hamas. Questo modalità ha portato a moltissimi arresti e uccisioni e la chiusura della struttura stessa tanto che prima del 7 ottobre 2023 erano presenti 36 ospedali ridotti a 9 nel pieno della cruenza aggressiva dell’Idf. In alcuni casi i medici sono stati deliberatamente presi di mira anche al di fuori della struttura sanitaria. Le persone arrestate venivano poi condotte nei centri di detenzione israeliane dove la quotidianità è violenza e sopruso abituale. Questo è quel che sta patendo il dottor Hussam Abu Safiya. Pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Anche a lui si fa riferimento nel documentario, da allora è ancora trattenuto ma le notizie sono poche e quelle poche per nulla positive. La distruzione volontaria e sistematica del sistema sanitario e dei suoi operatori è quello che Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza ci dice essere stato nominato Sanitaricidio. Com’è adesso la situazione nella Striscia? La tregua è finta ma la situazione è ancora gravissima. lo racconta Irdi Memaj il dottore del Papa Giovanni di Bergamo che ha lavorato con Emergency nella striscia ed è recentemente rientrato. A Gaza Emergency è presente dall’agosto del 2024 e gestisce la clinica di salute primaria ad al-Qarara, dove ha lavorato il dottor Irdi, e attività di supporto all’Ambulatorio di al-Mawasi Il dottor Memaj ha definito quello che si vive adesso a Gaza un “conflitto a bassa intensità”, non pace. La Striscia è un fazzoletto di terra: sono 40 km di lunghezza con una larghezza che va dai 6 ai 12 km, piccola ma densamente popolata anche dopo le migliaia di morti provocati da continui attacchi e bombardamenti. Tra l’altro la popolazione avrebbe avuto diritto al 50% del territorio ma Israele sta continuamente rosicchiando questo limite e attualmente sono al 70% di occupazione. Le case sono quasi completamente distrutte, le tende ovunque, mancano bagni ed elettricità. La vita quotidiana dei gazawi è una continua lotta, contro i bombardamenti, e una continua coda, per i beni di prima necessità. Ci si mette in fila per il cibo, per l’acqua da bere e per l’acqua con cui lavarsi. L’acqua manca la quantità disponibile pro capite è ben al di sotto la soglia minima stabilita. Nonostante questo non si riescono ad avere i pezzi di ricambio per ripristinare gli impianti di desalinizzazione, molti dei quali andati distrutti. Le attività produttive sono interrotte, il lavoro così come possiamo intenderlo noi, inesistente. Il 40% dei pazienti della clinica è sotto i 14 anni. Il 10% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono malnutriti. Oltre le ferite dovute a bombe e proiettili un grosso problema è la mancata possibilità di cura di patologie che in altri luoghi sarebbero curabili. Il dottor Memaj ha voluto ricordare il caso di una giovane di 18 anni Yasmine affetta da una grave forma di polmonite. La clinica di Emergency la sera chiude. Effettuato il trasferimento in ospedale, a breve arrivò la notizia del bombardamento della struttura. Cosa è successo a Yasmine? Il dottore non lo ha raccontato. Ha raccontato però un altro frammento di quotidianità che ha vissuto a Gaza. Cosa succede prima di un bombardamento? Viene emesso un ordine di evacuazione: tra i 15 minuti e le due ore si deve abbandonare la zona interessata, dopo il bombardamento si può tornare e vedere se la propria casa è rimasta in piedi. Alcuni colleghi gazawi non vanno più via, gli ordini di evacuazione sono talmente frequenti che, esasperati, non scappano neppure più. Cosa possiamo fare, noi europei, di fronte a tutta questa violenza? Per rispondere torniamo all’inizio dell’incontro e alla testimonianza di una persona che a questa domanda una risposta l’ha data. Dina Alberizia ha partecipato alla spedizione via terra della Global Sumud Flotilla. Dovevano attraversare la Libia ma sono stati fermati. Una piccola delegazione, dieci di loro tra cui Dina Alberizia e Domenico Centrone, si era allontanata per  provare a mediare un accordo con il governo locale in quanto spedizione umanitaria, in teoria difesa dal diritto internazionale. Sono invece stati arrestati e trattenuti per un mese in una struttura dei servizi segreti. I beni di prima necessità che rasportavano sono ancora fermi là, in Libia. Dina ha raccontato che sono stati trattati da “detenuti privilegiati”, non hanno subito tortura fisina nè psicologica. Però la spedizione umanitaria è stata bloccata indifferente alla protezione prevista dal diritto internazionale. Proprio questa è una delle cose più gravi che stanno avvenendo. Sta vincendo la legge del più forte, ma se con il nostro silenzio avvalliamo questo stato di cose perdiamo tutto il lavoro fatto dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale. Oggi la legge del più forte sta prevaricando un’intera popolazione in Palestina, domani potrà accadere in qualunque altra parte del mondo. Per mobilitarsi non è necessario partire e viaggiare su un convoglio via mare o terra. Possiamo farlo tutti e tutte, sostenendo le realtà che collaborano con chi porta aiuti in queste zone, partecipando alle iniziative di proteste e soprattutto boicottando tutto ciò che con l’economia di guerra guadagna e prospera. Un esempio è il boicottaggio dei prodotti dell’azienda farmaceutica Teva, un colosso che produce farmaci generici venduti in ogni parte del mondo. Teva sostiene apertamente i militari dell’IDF, offrendo sostegno psicologico e supporto. Tra le realtà che sostengono i palestinesi e presenti alla serata, oltre a Emergency c’era anche il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Alcuni attivisti dell’associazione hanno presentato la loro mission: “diffondere la cultura e la storia palestinesi”. Per farlo sostengono la comunità di Sebastia, vicino Nablus in Cisgiordania. Ritrovano una somiglianza tra quel paese e il loro, numero di abitanti sui 3500, attività agricole, anche la presenza di una personalità religiosa, Don Bosco qui, a Sebastia fu sepolto Giovanni il Battista. Spesso organizzano momenti d’incontro tra le loro comunità, cercando di aiutarli a superare le difficoltà di un’aumentata aggressività dei coloni: hanno mandato piantine per le coltivazioni che la non riuscivano a reperire, hanno mandato kit di automedicazione e adesso stanno cercando di mandare materiali non infiammabili essendo il fuoco uno degli strumenti più utilizzati dai coloni per attaccarli. Per questo hanno sempre aperta una raccolta fondi organizzando anche momenti diretti di sensibilizzazione. Per maggiori informazioni sul gruppo di Castelnuovo Don Bosco: Instagram: @castelnuovoperlapalestina Mail: castelnuovoperlapalestina@proton.me Per maggiori informazioni sul BDS Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per il popolo palestinese, anche in merito all’azienda Teva Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia – tabella – BDS Italia Per il dottor Hussam Abu Safiya è attiva la raccolta firme di Amnesty International. Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya – Appelli – Amnesty International Italia Sara Panarella
July 25, 2026
Pressenza