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Una giornata di studio sul reddito di base universale e incondizionato
Una giornata di studio al Laboratorio Andrea Ballarò di Palermo attorno al libro di Toni Casano, Antonio Minaldi e Sergio Riggio con postfazione di Andrea Fumagalli Salario o reddito? Il conflitto nella società del lavoro senza fine (Multimage, Firenze 2026), lunedì 15 giugno  Il volume smaschera il mito della romanticizzazione del lavoro, rivelandolo come una “trappola capitalista” che impone il sacrificio in nome della passione. Di fronte a una società postindustriale in cui l’automazione e l’Intelligenza Artificiale stanno progressivamente cancellando il lavoro salariato, l’opera lancia un’esortazione radicale: riappropriarsi del proprio tempo e del proprio corpo per tornare a godere della vita. In questo scenario di conflitto tra capitale e lavoro, la vera chiave di volta diventa il Reddito di base universalmente e incondizionatamente erogato. Non una misura assistenziale, ma un diritto inalienabile di ogni individuo a partecipare alla ricchezza prodotta dalla cooperazione sociale, indispensabile per liberarsi dai ritmi di uno sfruttamento ingiusto. “In noi l’idea di dover trasformare il lavoro in una passione è così radicata da farci illudere che sia giusto sacrificarsi; del resto, chi non fa sacrifici per amore? Non dovremmo, però, dimenticare che la romanticizzazione del lavoro – nata a partire dal lavoro non retribuito delle casalinghe – è ‘una trappola capitalista’ e che, soprattutto, il lavoro non ricambia il nostro amore. Quanto precede è l’anima e il cuore di questo volume, una esortazione alla riappropriazione degli spazi del nostro piacere, ed è per questo che abbiamo il dovere di criticare radicalmente il lavoro. Dobbiamo mettere in discussione quelle attività lavorative che sono innestate su ritmi, tempi e paghe ingiuste, e lottare per un cambiamento reale. Perché solo chi non lavora fa l’amore: soltanto chi è disposto a fermarsi, ad alzare la mano e a metterci il corpo può, finalmente, tornare a godere.” Con la concrezione della società postindustriale, il processo d’automazione ha innescato una tendenza inarrestabile alla sostituzione della forma salariata del lavoro, andando ben oltre il perimetro della fabbrica, travolgendo anche la gran massa delle attività intangibili, inesorabilmente destinata quest’ultima ad essere sostituita in modo sempre più pervasivo dall’Intelligenza artificiale. Ecco perché la questione del Reddito di base diventa la linea di demarcazione sull’analisi del conflitto capitale/lavoro. Essa non lascia spazio a surrogati o ipotesi strumentali, da cui – anzi – è necessario sgombrare definitivamente il campo. Quello che più spesso appare fuorviante è il voler dare un’interpretazione molto elastica e incoerente dei due attributi di universalità e incondizionalità che sono, invece, ciò che esattamente definisce la natura e il significato del Reddito di base. Ciò che è veramente dirimente per capire i termini del problema è avere ben chiaro che l’erogazione di un reddito – uguale per tutti – deve essere considerata come espressione del diritto di ciascun individuo a partecipare alla distribuzione della ricchezza prodotta da quella cooperazione sociale, di cui tutti siamo parte, seppure con modalità e ruoli diversi. Redazione Palermo
June 13, 2026
Pressenza