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Scolaresche al Villaggio Difesa di Roma? La lettera di una mamma che lo contesta
Si è riaperto il 30 ottobre e durerà fino al 4 novembre Il Villaggio della Difesa al Circo Massimo, a Roma. Per comprendere cosa sia questo spaventoso Villaggio della guerra è sufficiente sfogliare la nostra photogallery (clicca qui): bambini e bambine su carri armati, adolescenti che maneggiano armi, bancarelle con armi messe a disposizione come se fossero giochi, missili, cani robot, droni, fumetti delle Forze armate… il tutto finalizzato ad adescare e ammaliare bambine, bambini e adolescenti verso la carriera militare e la normalizzazione della guerra. Come già segnalato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui; oppure qui) anche quest’anno molte scuole di Roma e provincia hanno pubblicato le loro circolari per invitare le classi ad aderire a questa veramente poco istruttiva gita scolastica. Un esempio è la circolare n. 102 (che rimanda alla precedente n. 80) dell’istituto superiore “Leon Battista Alberti” di Roma avente per oggetto: Visita al Villaggio Difesa al Circo Massimo per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate La circolare riporta il calendario dettagliato con l’elenco delle classi partecipanti e dei sette docenti accompagnatori nelle date del 3 e 4 novembre e definisce l’iniziativa “uscita didattica” che «rappresenta un’importante occasione di approfondimento sui temi della cittadinanza attiva, del senso civico e del ruolo delle Forze Armate, anche nell’ottica dell’orientamento formativo e professionale degli studenti». Chiaro il messaggio: orientiamo i nostri studenti e le nostre studentesse verso la carriera militare, la difesa della Patria e il sacrificio, ma rendiamo digeribile l’iniziativa alle famiglie specificando che questa si configura come approfondimento di cittadinanza attiva e senso civico. Ci piacerebbe interloquire con i sette docenti che hanno aderito e che vi porteranno le classi in merito agli approfondimenti che troveranno al villaggio delle Forze Armate: Quali nuovi armi abbiamo costruito? Come abbiamo disumanizzato l’omicidio con i droni? Come gli strumenti che realizziamo contribuiscono ai genocidi e alla distruzione dell’ambiente? Dubitiamo che il Villaggio Difesa si orienti su domande di questo tipo… accanto a scuole che più o meno consapevolmente inviano le loro studentesse e i loro studenti a partecipare alle giornate c’è tuttavia chi dice NO! È il caso di una mamma che ha inviato alla DS dell’istituto “Elsa Morante” di Roma, proprio in occasione della presunta uscita al Villaggio Difesa, una lettera di indignazione che riportiamo di seguito. Gentile dottoressa XXXXX, ho avuto notizia da Francesco, alunno di 10 anni, della possibile iniziativa di accompagnare la classe alla manifestazione del “Villaggio della Difesa”, presso il Circo Massimo. Il bambino me ne ha parlato con evidente preoccupazione. L’attività sarà inserirla tra le attività scolastiche in orario di lezione. Desidero esprimere la mia profonda contrarietà a un’iniziativa che ritengo inopportuna sotto il profilo educativo, culturale e pedagogico. La scuola ha una responsabilità fondamentale nella formazione dell’immaginario e dei valori dei bambini. Per questo dovrebbe promuovere la cultura, l’arte, la musica, la conoscenza, il dialogo e la pace, non avvicinare i più piccoli alla spettacolarizzazione della dimensione militare. La guerra non è un gioco né uno spettacolo: è morte, distruzione, sofferenza e privazione della libertà. Presentarla attraverso una manifestazione a carattere militare rischia di renderla familiare e persino accattivante, contribuendo a normalizzarne la presenza nell’immaginario infantile. Trovo particolarmente discutibile che, in una città come Roma, ricca di straordinarie opportunità culturali e formative, si scelga proprio un’iniziativa di questo genere per una classe di scuola primaria. C’è inoltre una questione importante: svolgendosi in orario scolastico, la partecipazione rischia di diventare, nei fatti, un’esperienza collettiva alla quale i bambini si sentono obbligati ad aderire. Che cosa accadrebbe a chi, per scelta familiare, non volesse partecipare? Quale alternativa verrebbe garantita? E come si eviterebbe che questi bambini si sentissero esclusi dal gruppo classe? Le famiglie non dovrebbero mai trovarsi a scegliere tra il rispetto delle proprie convinzioni educative e la normale partecipazione dei figli alla vita scolastica. Vorrei richiamare anche una riflessione storica: durante il fascismo, l’Opera Nazionale Balilla, istituita nel 1926, ebbe un ruolo centrale nell’inquadramento delle giovani generazioni, attraverso attività educative, fisiche e premilitari. Naturalmente non intendo sovrapporre situazioni storiche profondamente diverse, ma ricordare quanto sia delicato il confine tra educazione e indottrinamento e quanto sia importante che la scuola custodisca la propria autonomia culturale e il pluralismo delle idee. Un’iniziativa di questo genere, indipendentemente dalle intenzioni di chi l’ha proposta, può essere legittimamente percepita come una forma di promozione e normalizzazione della cultura militare, se non addirittura come propaganda. La scuola dovrebbe essere un luogo di libertà di pensiero, spirito critico e apertura al mondo. Dovrebbe educare alla pace, alla comprensione dei conflitti e alla loro risoluzione non violenta, come recita l’art. 11 della nostra Costituzione antifascista, distinguendo chiaramente tra lo studio della storia e la partecipazione a eventi che rendono accattivante la dimensione militare. Per tutte queste ragioni, chiedo espressamente di non procedere con l’iniziativa e di riconsiderare la proposta. Lo chiedo nell’interesse dei bambini e del ruolo educativo della scuola, che dovrebbe rappresentare un presidio di cultura, dialogo e libertà, non un luogo di normalizzazione della guerra. La pace non si insegna avvicinando i bambini alla spettacolarizzazione della dimensione militare, ma coltivando la bellezza, la cultura, l’empatia, il rispetto della vita e il rifiuto della guerra. Mi auguro che queste considerazioni vengano prese seriamente in esame. Cordiali saluti XXXXXX L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ringrazia la mamma di Francesco per questa bellissima lettera e per la sua forte e coraggiosa presa di posizione. Consideriamo, di questi tempi, ogni NO alla militarizzazione e alla guerra un concreto atto di obiezione di coscienza. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a questa mamma ricordando ad altri genitori/genitrici, docenti e studentesse e studenti il nostro Vademecum che da strumento di autodifesa sta diventando nella pratica un vero e proprio strumento di obiezione. E, per far riflettere meglio i/le docenti sul valore pedagogico di iniziative come quella del Villaggio difesa, condividuiamo alcune fotografie scattate da docenti inorriditi davanti alla commistione di militarismo ed educazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
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Qualche giorno fa, in occasione della "festa della mamma", che in Francia si festeggia il 31 maggio, il giornalista, scrittore e regista Nadir Dendoune ha reso omaggio a sua madre, Messaouda, arrivata dall'Algeria nel 1959, e a tutte le "madri invisibili". Critica a un sistema che relega gli anziani in secondo piano e abbandona [...]
June 12, 2026
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