Mauritania, diario di viaggio – Parte 3
Dopo il primo impatto con il Paese e aver preso contatto più da vicino con
questa realtà, nella terza parte daremo uno sguardo più preciso alla economia
legata alla miniera che è la grande ricchezza ma anche il cuore dello
sfruttamento della popolazione mauritana. Parliamo di conseguenza di un governo
che ha il controllo della popolazione, di schiavitù e di mancanza di assistenza
sanitaria.
Il complesso della Miniera
La miniera di Zouerat
Arrivando a Zouerat con l’autobus, si passa -per chilometri- tra centinaia di
geometrici cumuli piramidali di ferro neri-rossicci, tutti perfettamente uguali,
alti 4-6 metri. Una visione surreale, quasi metafisica, difficile da fotografare
da un mezzo in movimento. Il risultato di un lavoro svolto da macchinari
ciclopici che scaricano e ricaricano cumuli calcolati con precisione nel peso e
nella dimensione (non possono superare un certo peso perché sprofonderebbero
nella sabbia).
Lungo questo percorso non si vedono esseri umani, ma alla gestione del processo
lavorano dai 7 ai 10mila dipendenti della SNIM – Società Nazionale Industrie e
Miniere -, sulla base dei progetti di espansione (per il 2026 è previsto un
raddoppio della produzione). Si arriva a 20mila se si considerano i lavoratori
stagionali e la logistica (manutenzione dei binari e dei macchinari, trasporti,
sicurezza). Questi lavoratori arrivano spesso da paesi confinanti come il
Senegal o il Mali, ma ci sono anche cinesi che vivono in comunità ermetiche con
ritmi di lavoro estenuanti. Tutti ruotano intorno ai turni di estrazione e sono
minatori e operatori delle macchine che guidano enormi dumper (camion grandi
quanto una casa di 3-4 piani) ed escavatori nelle miniere a cielo aperto. Le
squadre di tecnici ferroviari mantengono funzionante la ferrovia e il treno
lungo 3 chilometri.
Il treno della miniera
Le squadre di carico gestiscono i terminali dove i cumuli geometrici vengono
caricati sui vagoni con precisione millimetrica. Il treno viene caricato con un
sistema ad altissima tecnologia, in poche ore. Turni massacranti di uomini che
sono costretti d’estate a sfidare il Sahara a 45 gradi con una polvere finissima
che entra ovunque. Sono presenti infine ingegneri e geologi, spesso formati
all’estero o nelle scuole d’élite della stessa SNIM, che studiano i giacimenti e
le esplosioni per sbriciolare la montagna. Questi ultimi arrivano da
Francia-Europa, Turchia, Marocco, Cina.
Le Miniere di ferro vengono gestite dalla SNIM dal 1960, dopo che la Francia ha
“concesso” l’indipendenza in cambio-sembra-del 40% della proprietà della miniera
stessa. La Società quindi è governativa, ma ha una gestione privata; controlla
non solo la miniera, ma gestisce un ospedale privato, a cui hanno accesso i
minatori e le loro famiglie, una scuola privata, in cui vi è una “formazione di
eccellenza”, ed altri servizi in funzione della gestione di questa enorme
ricchezza.
Il Governo e il Parlamento
La Mauritania si definisce una Repubblica Islamica ed è presieduta dal
Presidente che viene eletto dai cittadini (Repubblica presidenziale). Questi
nomina il Governatore (Primo ministro). Il Presidente al momento è un militare,
eletto nel 2019 e poi rieletto nel 2024 “con elezioni popolari”. La Mauritania è
divisa in 15 regioni, tra cui quella di Zouerat-Miniera, e il Governatore nomina
direttamente i Governatori regionali, mentre i deputati che costituiscono il
Parlamento a Camera unica, l’Assemblea Nazionale, vengono eletti direttamente
dai cittadini.
In pratica il Parlamento ha il compito di votare le leggi ma il Governatore
regionale (sotto il controllo diretto del Primo ministro) ha il compito di
metterle in atto e il suo potere supera di gran lunga quello dei deputati, anche
a livello regionale. Insomma tutto è in mano al Governatore regionale che
dipende direttamente da quello nazionale, guidato dal Primo ministro.
La schiavitù
In Mauritania le dichiarazioni, anche ufficiali, testimoniano la presenza di un
sistema di schiavitù per ascendenza e una pesante repressione degli attivisti
che denunciano la situazione, soprattutto dell’IRA (Iniziative for the
Resurgence of the Abolitionist movement) che lotta per l’abolizione della
schiavitù. La Mauritania è il 3° paese al mondo, per numero di schiavi, dopo
paesi come Corea del Nord ed Eritrea, dove persiste la schiavitù per status
ereditario: se una donna è schiava, i figli sono schiavi, di proprietà totale
del padrone e le donne sono costrette a matrimoni forzati per partorire figli al
padrone.
Ufficialmente la schiavitù è stata abolita nel 1981 ed è punita dal 2007, ma ad
oggi si stima che siano circa 150mila le persone ancora in condizioni di
schiavitù su una popolazione di 5 milioni. Altre stime, che includono le persone
in totale dipendenza economica, arrivano a parlare di 500mila schiavi. Si tratta
soprattutto di “mori neri”, il 40% della popolazione, sottomessi dai “mori
bianchi” (arabo-berberi, pari al 30% della popolazione.
La salute e l’assistenza sanitaria
Il pronto soccorso dell’ospedale pubblico
Nell’unico colloquio avuto con uno dei medici responsabili dell’ospedale della
miniera, qualche accenno alla salute degli abitanti è emerso: tanti problemi
respiratori come conseguenza dell’impatto che la miniera a cielo aperto ha sulla
cittadina “sottostante”, diffusione di Hiv per mancanza di cultura della”
prevenzione sessuale” e presenza di manodopera migrante anche da zone/paesi
vicini, che solo saltuariamente torna alle proprie famiglie. Gli ho chiesto un
incontro successivo per avere dati più dettagliati sulla situazione sanitaria e
in particolare sugli infortuni in miniera, ma in quell’occasione non mi ha detto
più nulla: occorreva che avesse l’autorizzazione dalla Direzione…
Inoltre è complesso capire come le persone possano curarsi: sul territorio non
esistono medici gratuiti e accessibili. Certo, all’ospedale governativo si
accede, ma qualsiasi terapia o presidio è a carico del malato: medicazioni,
pannoloni, farmaci. Praticamente viene offerta la visita a volte il ricovero, la
diagnostica è quasi inesistente, e non c’è nient’altro… In pochi casi vengono
offerte alcune cure, ma è necessario prima verificare che il paziente sia
davvero molto povero!!! Qualche recente articolo di propaganda governativa, che
parlava di inaugurazioni e fondi destinati all’implementazione dell’assistenza
sanitaria, riportava come importante obiettivo che circa la metà dei cittadini
di Zouerat arriverà ad avere un’assicurazione privata… mentre il programma di
forfait ostetrico prevederebbe il pagamento di una di somma di 4000 oubie (circa
100 euro) per coprire le necessità di una gravidanza e del parto: una cifra
inarrivabile per la maggior parte della popolazione povera locale.
L’ospedale vecchio: difficile immaginarlo
La guardiola d’ingresso dell’ospedale vecchio
Nell’unica struttura pubblica ospedaliera esistente, dove sono entrata, in
teoria dovrebbero lavorare almeno 5 specialisti e una decina di medici generici,
oltre che personale infermieristico. Quando siamo entrati, io accompagnata da
Rossana, un governativo e un ospite Saharawi non abbiamo incontrato nessuno, ma
forse erano i giorni del Ramadan! Abbiamo vistolocali in uno stato di totale
rovina, poche attrezzature danneggiate o arrugginite, stanze senza lettini nè
sedie ma solo qualche muretto-panca su cui le persone possono sdraiarsi. Non oso
immaginare come potrebbero essere i reparti, a cui non abbiamo potuto accedere.
Il solo ospedale abbastanza “attrezzato” è quello privato della miniera, ma è
riservato.
L’ospedale” nuovo”: una vera cattedrale nel deserto
Si tratta di un edificio in costruzione, una costruzione fantasma al limitare
della città, in mezzo al deserto. Tempi di ultimazione? Buco nero (anche sul
cartello). Personale previsto? Non si sa. Costi? Degni di una struttura europea:
6 milioni di euro. In Italia, con la stessa cifra, si riesce ad edificare una
RSA di 60-70 posti letto su più piani (…nonostante tutto). Pare che che vi sia
stata anche una grande inaugurazione dell’ospedale nuovo da parte delle
“autorità”: una struttura che dovrebbe essere il polo di riferimento per tutta
la provincia desertica delle miniere. In arrivo tanti soldi…ma non si sa a chi
vadano.
Questo racconto, insieme ai precedenti, mostrano chiaramente come la povertà in
Mauritania e nella maggior parte dell’Africa non sia un caso. L’Africa è ricca
di tutto ciò che serve al capitalismo internazionale. La povertà in cui vive la
maggior parte della popolazione mauritana si spiega col grande sistema di
sfruttamento – fino alla schiavitù – delle immense ricchezze (materie prime
minerarie ma anche il pescato della costa) del Paese: un sistema che porta
vantaggi a pochi (tra cui sistema politico e governatori) e che obbliga la
popolazione a vivere in condizioni minime di sussistenza, di mancanza di
diritti, di cure, di possibilità di emancipazione.
Nella quarta e ultima parte racconterò alcuni momenti della mia esperienza
diretta nella casa di Rossana con i bambini e gli operatori, e del lavoro presso
le Centre de Santé.
Fine terza parte
Testo e foto di Franca Laviola
Redazione Italia