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Piccoli Comuni, grande azzardo
Un fenomeno dilagante che non conosce crisi e a cui non si intende porre argine: l’azzardo in Italia è cresciuto del 72% in dieci anni e la traiettoria attuale ci porta a superare, tra il 2028 e il 2029, la soglia dei 200 miliardi di euro giocati. Nello stesso tempo le entrate da tassazione si riducono, mentre esplodono gli utili delle grandi multinazionali che governano il settore. Di fronte a un fenomeno che ha assunto proporzioni enormi, il Governo fa finta di non vedere. Occultando i dati, è ancora più semplice. È questo il quadro nazionale dentro cui si colloca la terza edizione di “Non così piccoli. Azzardo, un problema in più per i piccoli Comuni italiani”, lo studio promosso da Fondazione Isscon, Federconsumatori e CGIL, che per la prima volta mette sotto osservazione in modo sistematico il fenomeno dell’azzardo nei Comuni italiani tra 2.000 e 10.000 abitanti, analizzando 3.146 Comuni, circa il 40% dei Comuni italiani, nei quali vive quasi un quarto della popolazione. Nel 2025, in questi territori, sono stati giocati 34,7 miliardi di euro tra gioco fisico e online, con 4,6 miliardi di euro di perdite. Ma è soprattutto quando si entra dentro i singoli territori che emergono i dati più preoccupanti. La media, infatti, rischia di nascondere situazioni di vera e propria anomalia. Sono 113 i piccoli Comuni nei quali il gioco online pro capite supera almeno il doppio della media nazionale. In alcuni casi i numeri raggiungono livelli difficilmente spiegabili con la dimensione demografica del territorio. Il caso più eclatante è quello di Baia e Latina, in provincia di Caserta: nel 2025 ha registrato quasi 150 milioni di euro di gioco online, pari a oltre 102.000 euro per ogni residente tra i 18 e i 74 anni. Il 96% di questo volume riguarda il Betting Exchange, la forma di azzardo più opaca, quella in cui sono gli stessi giocatori a tenere il banco, quella che produce scarse entrate fiscali e che da più parti viene indicata come strumento perfetto per accordi illegali e riciclaggio all’ombra dell’azzardo “legale”. Numeri di questa portata non possono essere liquidati come semplici curiosità statistiche. Impongono domande sull’origine e sulla provenienza di questi flussi finanziari, sui soggetti che li generano e sulle ragioni per cui volumi così ingenti si concentrino in territori così piccoli. Questi dati vanno verificati, si segua il denaro e si intervenga. Ma Baia e Latina non è un caso isolato. Tra i valori più elevati troviamo Polaveno, in provincia di Brescia, con 22.955 euro pro capite, Francavilla in Sinni, con 21.928 euro, Nociglia, con 11.854 euro, e Mairano, con 11.430 euro. Ancora più significativo è osservare come alcuni di questi fenomeni cambino rapidamente nel tempo. Rispetto al 2019, Polaveno registra una crescita di circa 53 volte, Francavilla in Sinni di circa 28 volte. In altri piccoli Comuni si osservano invece variazioni di decine di milioni di euro da un anno all’altro, con volumi che compaiono o scompaiono in modo repentino. “È una geografia dell’azzardo mutevole e difficile da spiegare, che richiede controlli e trasparenza, si sottolinea nel Rapporto. E attenzione: non è un fenomeno confinato al Mezzogiorno. Tra i 113 piccoli Comuni con valori almeno doppi rispetto alla media nazionale troviamo 8 Comuni lombardi, 4 veneti, 4 piemontesi, 3 emiliano-romagnoli, 2 friulani e 1 altoatesino. Nel Mezzogiorno, invece, la Campania presenta 23 Comuni nella fascia più critica, con una media di oltre 3.300 euro pro capite di gioco online; seguono Basilicata e Calabria con valori superiori ai 3.100 euro, mentre Sicilia, Puglia e Molise superano i 3.000 euro. La mappa dell’azzardo, dunque, attraversa tutto il Paese. E dimostra che non siamo di fronte a un problema solo delle grandi città, né a un fenomeno confinato alle aree economicamente più fragili o più ricche: l’azzardo è entrato anche nei piccoli Comuni e in territori del Nord, del Centro e del Mezzogiorno”. A preoccupare è soprattutto la crescita dell’azzardo online: nel 2025 la raccolta complessiva nazionale ha raggiunto 165,34 miliardi di euro, con il gioco a distanza arrivato a oltre 100 miliardi, in crescita del 9,5% in un solo anno. Una crescita che avanza indisturbato mentre le persone e le famiglie sono sempre più esposte (soprattutto i più giovani), mentre le conseguenze sociali e sanitarie dell’azzardo aumentano e mentre il sistema pubblico continua a rendere difficile leggere fino in fondo ciò che accade nei territori. Per questo, dal Rapporto emergono puntuali richieste: la fine immediata dell’oscuramento informativo, con la pubblicazione integrale e disaggregata dei dati di azzardo fisico e online per ogni Comune italiano; indagini sistematiche sulla provenienza dei capitali immessi nel gioco online, a partire dal Betting Exchange e dal Poker; limitazioni significative all’offerta di azzardo e il rispetto rigoroso dei divieti già esistenti, a partire da quello sulla pubblicità; il riconoscimento agli enti locali di reali poteri di regolazione sul proprio territorio. Qui il Rapporto: https://federconsumatori.it/wp-content/uploads/2026/09/non-cosi-piccoli-3-ed.pdf.  Giovanni Caprio
September 25, 2026
Pressenza
Prezzi: a maggio i prezzi crescono del +3,2%, con ricadute di +1.056 euro annui a famiglia
Dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori riprendiamo il commento sui dati dell’inflazione, aggiornati dall’Istituto Nazionale di Ststistica, dati che vedono confermare la tendenza inesosabile alla crescita dei prezzi, dinamica che sfugge al controllo esecutivo a causa dei costi energetici proietati verso l’alto, sia di quelli posti sotto regime regolamentato (ARERA) nonché – a maggior ragione – di quelli determinati dai fornitori che operano in regime ‘non-regolamentato’. Ma non solo i prezzi sull’energia. L’ISTAT ci dà un quadro inflattivo in crescita in tutti i settori, dai trasporti (con incidenza in salita dall’1% fino a sfiorare il 6%) ai cd. “servizi del tempo libero” e di cura della persona. Insomma tutto ciò ha una ricaduta significative sui redditi delle famiglie e non vogliamo immaginare l’influenza sulle famiglie in condizioni che già versano nella povertà assoluta, o quelle che sono in poverta relativa, ma che tendono a scivolare sempre verso i livelli più bassi[accì]   L’Istat ha aggiornato oggi i dati dell’inflazione che, a maggio, l’inflazione sale ancora, al +3,2%. L’Istituto di Statistica spiega come l’accelerazione dell’inflazione sia dovuta prevalentemente dalla dinamica dei prezzi degli energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), nonché di quelli regolamentati (da +5,3% a +5,6%). Come ogni, anno in vista della stagione estiva, aumentano notevolmente i costi dei servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%), trainati dalla risalita dei prezzi del Trasporto marittimo e per vie d’acqua (da -1,0% a +5,8% sull’anno), crescono anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%). Con l’inflazione a questi livelli le ricadute a carico delle famiglie sono pesantissime: +1.056 euro annui a famiglia, secondo le stime aggiornate dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori. Unica nota positiva, la live decelerazione del tasso relativo al carrello della spesa, che scende a +1,9% (da +2,3% registrato ad aprile). Una forte accelerazione si registra su fronte del costo della benzina (+10,7% sull’anno), anche a causa della prematura rimodulazione del taglio delle accise. Costi che i cittadini potrebbero continuare a subire per molto tempo, vista la cronica lentezza con cui i prezzi alla pompa si adeguano al ribasso. I dati fotografano, nel loro complesso, una situazione incerta: per questo è urgente intervenire a sostegno delle famiglie e per arginare fenomeni speculativi, a partire da: * UNA RIMODULAZIONE, ANCHE TEMPORANEA, DELLE ALIQUOTE IVA SU UN PANIERE DI BENI ESSENZIALI; * L’INTRODUZIONE DI CRITERI PER LA DETERMINAZIONE DEL PREZZO CHE REALIZZINO IL DISACCOPPIAMENTO TRA ENERGIA ELETTRICA E GAS; * UN BONUS ENERGIA PIÙ CONSISTENTE, ED ESTESO A UNA PLATEA DI FAMIGLIE PIÙ AMPIA; * LA CREAZIONE DI UN FONDO DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ ENERGETICA ED ALIMENTARE PER AIUTARE E SOSTENERE I NUCLEI PIÙ VULNERABILI; * LA REALIZZAZIONE DELLA RIFORMA DEGLI ONERI DI SISTEMA SUI BENI ENERGETICI, SPOSTANDONE ALCUNI SULLA FISCALITÀ GENERALE; * MONITORAGGI, CONTROLLI E INTERVENTI SANZIONATORI CONTRO LE SPECULAZIONI LUNGO LE FILIERE, IN PARTICOLARE PER I PRODOTTI DI LARGO CONSUMO E I CARBURANTI; * L’IMPOSIZIONE DI UNA ADEGUATA TASSAZIONE DEGLI EXTRAPROFITTI DELLE AZIENDE ENERGETICHE E NON SOLO, PER FINANZIARE MISURE DI SOSTEGNO. Redazione Palermo
June 21, 2026
Pressenza
Carta d’identità cartacea: Dal 3 Agosto 2026 non sarà più valida.
SPI CGIL ER e Federconsumatori Emilia Romagna informano i cittadini: cosa succede, cosa fare, come rinnovare il documento. Attenzione: a partire dal 3 agosto 2026, tutte le carte d’identità in formato cartaceo cesseranno definitivamente di essere valide, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. Lo stabilisce il Regolamento UE 2019/1157, recepito in Italia con le Circolari del Ministero dell’Interno n. 76/2025 e n. 8/2026. SPI CGIL e Federconsumatori Emilia-Romagna lanciano un appello ai cittadini: chi è ancora in possesso della vecchia carta d’identità cartacea — quella grigia e pieghevole, o il cartoncino plastificato con la foto incollata — deve attivarsi immediatamente per rinnovarla con la Carta d’Identità Elettronica (CIE). Mancano meno di due mesi alla scadenza e gli uffici comunali sono già sotto pressione. PERCHÉ LA CARTA CARTACEA NON SARÀ PIÙ VALIDA? La decisione deriva da una norma europea — il Regolamento UE 2019/1157 — che impone standard di sicurezza più elevati per i documenti di identità in tutti gli Stati membri. La carta cartacea presenta due carenze decisive: * Nessun microchip NFC: la CIE contiene un chip elettronico con le impronte digitali e i dati biometrici del titolare. La carta cartacea ne è completamente priva. * Nessuna zona MRZ (Machine Readable Zone): la striscia di codici leggibile automaticamente dalle forze di polizia e dai sistemi di controllo alle frontiere europee è assente nel vecchio documento. La scadenza del 3 agosto 2026 è tassativa e non prorogabile: vale anche per le carte rilasciate in urgenza con data di scadenza successiva al 2026, e vale sia per l’uso in Italia che per l’espatrio. COSA SUCCEDE SE NON SI RINNOVA? Dal 4 agosto 2026, chi presenta una carta d’identità cartacea si sentirà rispondere che il documento non è valido. In concreto: * Niente viaggi: Non potrà viaggiare in nessun Paese dell’Unione Europea né in quelli che accettano la CI italiana al posto del passaporto. * Impossibilità di identificarsi: Non potrà identificarsi presso uffici pubblici, banche, poste, studi notarili, ospedali o qualsiasi altro sportello che richieda un documento di identità valido. * Stop ai servizi digitali: Non potrà accedere ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione tramite CIE-ID (l’equivalente dello SPID basato sulla carta elettronica). * Operazioni ordinarie bloccate: Non potrà essere utilizzata per stipulare contratti, aprire conti bancari, ritirare raccomandate o svolgere qualunque altra operazione che richieda un documento in corso di validità. Non aspettate: il rischio di rimanere senza un documento valido in piena estate è concreto. COME RINNOVARE IL DOCUMENTO: GUIDA PRATICA LA PROCEDURA È SEMPLICE. QUESTI I QUATTRO PASSI DA SEGUIRE: 1. Prenotare l’appuntamento: Collegarsi al sito agendacie.interno.gov.it oppure al portale del proprio Comune. Molti Comuni dell’Emilia-Romagna consentono anche la prenotazione telefonica. Si consiglia di farlo immediatamente: gli appuntamenti nelle settimane precedenti al 3 agosto si stanno esaurendo rapidamente. 2. Presentarsi allo sportello anagrafe con i documenti Occorrono: la carta d’identità cartacea da sostituire (o la denuncia di smarrimento/furto alle Forze dell’Ordine); una fototessera recente a colori su sfondo chiaro; il codice fiscale o la tessera sanitaria; 16,79 euro in contanti o bancomat per i diritti di segreteria. 3. Completare la procedura allo sportello Il funzionario comunale acquisirà le impronte digitali e la foto. Al termine dello sportello si riceve un documento provvisorio cartaceo, valido solo sul territorio nazionale, da conservare in attesa della CIE definitiva. 4. Ricevere la CIE a casa entro 6 giorni lavorativi Il Poligrafico dello Stato spedisce la CIE all’indirizzo indicato in fase di richiesta. Insieme alla carta viene recapitata una busta separata contenente il PIN e il PUK (codici per l’utilizzo digitale): conservarli in luogo sicuro. Redazione Romagna
June 11, 2026
Pressenza