Capitale e crimine organizzato contro i popoli--------------------------------------------------------------------------------
Copertina (dettaglio) di Tracce indelebili, libro edito dall’associazione
Osservatorio Diritti Umani, disegnata da Gianluca Costantini. Il libro raccoglie
storie di donne e uomini che con le loro lotte hanno contribuito a cambiare il
mondo. La prima storia è dedicata a Berta Cáceres, uccisa dieci anni fa in
Honduras per la lotta a favore del suo popolo e dell’ambiente e diventata subito
un punto di riferimento di resistenza in tutto il mondo
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Molto raramente il potere si mostra nudo, rivelando le sue secrezioni
pestilenziali, quelle che si sforza di celare con il sostegno servile dei media
mainstream e delle istituzioni statali. Quando ciò accade, abbiamo l’opportunità
di comprendere le forme di oppressione e violenza che ci perseguitano. In breve,
possiamo far luce sulle pratiche più ripugnanti, quelle che non verranno mai
rese pubbliche.
Lo scandalo Hondurasgate (legato a una rete finanziata per creare piattaforme
mediatiche negli Usa per influenzare l’opinione pubblica contro i governi di
sinistra in America Latina e che coinvolgerebbe anche Israele, ndr) ci permette
proprio questo: di comprendere i meccanismi interni del sistema e di confermare
i nostri sospetti più oscuri, quelli che spesso non possiamo esprimere per
mancanza di informazioni sufficienti. Tra questi, la stretta collaborazione tra
capitale e criminalità organizzata, un’alleanza operativa benedetta da stati e
imperi. Sono state diffuse trentasette registrazioni audio, datate tra gennaio e
aprile 2026, in cui una voce identificata come quella dell’ex presidente Juan
Orlando Hernández afferma che la sua grazia è stata ottenuta grazie alla
mediazione del governo israeliano.
Da tempo, sulla base di quanto accaduto in Colombia nel contesto della
repressione della sinistra e della guerriglia, si osserva una stretta
collaborazione tra grandi aziende, forze armate, gruppi paramilitari e
criminalità organizzata. Nel luglio 2025, il sistema giudiziario colombiano ha
emesso una sentenza storica, condannando sette ex dirigenti della multinazionale
Chiquita Brands International per aver finanziato gruppi paramilitari nella
regione di Urabá tra il 1997 e il 2004. L’azienda ha versato alle Forze Unite di
Autodifesa della Colombia (AUC), un gruppo paramilitare responsabile
dell’assassinio di contadini e attivisti comunitari, oltre 1,7 milioni di
dollari.
Più recentemente, due alti funzionari della società Desarrollos Energéticos SA
(DESA) sono stati condannati rispettivamente a 22 e 30 anni di carcere come
coautori dell’omicidio dell’attivista ambientalista Berta Cáceres in Honduras.
Cáceres è stata uccisa per la sua opposizione al progetto idroelettrico di Agua
Zarca sul fiume Gualcarque.
Esistono inoltre una serie di indagini sul rapporto tra Stato e capitale con la
criminalità organizzata, e in particolare con il narcotraffico, che mettono in
luce in modo eloquente questi legami. Dawn Paley ha pubblicato “Drug Capitalism:
A War Against the People” nel 2020, in cui analizza come la guerra messicana
alla droga sia in realtà una guerra contro i movimenti di base. In breve, esiste
un’ampia mole di materiale empirico e analitico sull’argomento.
Ciò che l’Hondurasgate rivela è che gli stessi responsabili vengono smascherati.
La grazia concessa all’ex presidente Juan Orlando Hernández, condannato negli
Stati Uniti a 45 anni di carcere per traffico di droga, dopo che è stato
dimostrato il suo coinvolgimento nel trasporto di circa 400 tonnellate di
cocaina in alleanza con cartelli come il cartello di Sinaloa, persegue diversi
obiettivi. Da un lato, mira a indebolire i movimenti progressisti nella regione,
compresi quelli in Honduras, Messico e Brasile, attualmente al potere. L’altro
obiettivo è quello di trasformare l’Honduras in un’enclave strategica per le
interferenze regionali del Pentagono. Oltre alla base aerea di Palmero, gli
Stati Uniti intendono costruire un’altra base e ampliare le Zone Economiche
Speciali di Sviluppo (ZES) per bloccare l’influenza cinese nella regione.
Washington è già riuscita a limitare la presenza cinese nel Canale di Panama e
ora si prepara a stabilire una base militare nel porto di Callao, in Perù, per
contrastare il porto di Chancay, costruito dai cinesi. Per questo, l’impero
prevede di spendere fino a 1,5 miliardi di dollari.
Ma la questione centrale, dal mio punto di vista, è come le registrazioni audio
rivelino la proposta di condurre “cacce” contro l’opposizione o la richiesta di
sangue (“serve sangue”, dice Hernández, “per tenere la gente sotto controllo”).
L’ex presidente cita Trump e Javier Milei, così come Pablo Escobar, per
sostenere la necessità di controllare il popolo honduregno attraverso la
violenza.
Infine, questa rete violenta e repressiva gode del sostegno delle chiese
evangeliche, come accade in tutta la regione. “Sono le chiese che faranno in
modo che il passato venga dimenticato. E che la gente pensi che sia stata la
sinistra a farlo”, dice Hernández nel contesto della continua battaglia
culturale. L’obiettivo degli Stati Uniti è il controllo militare delle risorse
strategiche per riposizionarsi nella regione, contenere la Cina e invertire il
suo declino egemonico.
Capisco che molti possano dire che lo sapevamo già. La lunga esperienza di
Colombia, Messico e delle favelas brasiliane testimonia questa alleanza tra
capitale, Stato e criminalità organizzata, orchestrata contro il popolo e la
sinistra. La differenza, a mio avviso, sta nel fatto che con l’Hondurasgate c’è
un esplicito riconoscimento di questa alleanza e che l’obiettivo non è altro che
distruggere i movimenti popolari. E, se necessario, distruggere il popolo
stesso, con il sostegno di Israele.
Per questo motivo, non dobbiamo separare lo Stato dal narcotraffico e dagli
interessi economici. Sono tutti elementi del capitalismo. Questo è il
capitalismo che esiste realmente, quello che causa genocidio e morte, il sistema
che aspira a cancellare interi popoli e territori. Dobbiamo ricordarlo quando
parliamo di cittadinanza e diritti umani, quando insistiamo nel pretendere
giustizia da uno Stato che non la garantirà mai perché, come dimostra il caso
dell’Honduras, lavora per il grande capitale insieme alla criminalità
organizzata.
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Pubblicato anche su Desinformemonos.org
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LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIORGIO AGAMBEN:
> Lo Stato e la guerra
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