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Suscitare il desiderio di comunità
La Cerimonia di Virgilio Sieni a Gibellina, capitale italiana dell’arte contemporanea 2026   In tempi di capitalismo estrattivo naturale e digitale, mentre gli avidi potenti della Terra sono intenti a devastare i fragili ecosistemi da cui dipendiamo per vivere, distruggendo territori, villaggi, città e i popoli che vi abitano, sottraendo a donne e uomini di tutte le età ogni forma di dignità, esautorando organismi e istituzioni a tutti i livelli, in molti luoghi del mondo noti e ignoti, estesi e ridotti, aperti e chiusi si scorgono spiragli di luce che concedono a chiunque sia alla ricerca di inedite vie di convivenza con sé stessi e con altre/altri la possibilità di non lasciarsi travolgere dall’ansia e dal senso d’impotenza e di riprendere fiato e respirare.  Fra questi luoghi si può annoverare Gibellina dove sabato 30 maggio ho preso parte da un angolo visuale ribassato in un ex spazio consacrato alla tappa conclusiva di Cerimonia, esito di un cammino coreografico di Svelamenti che ha coinvolto la stessa Gibellina, nonché Salemi,  Salaparuta, Santa Ninfa. Il maestro Virgilio Sieni – coadiuvato da Giulia Mureddu, Maria Vittoria Feltre, Beatrice Gatti, Vanessa Mattei Scarpaccini e Andrea Palumbo, figure eccellenti della sua compagnia dotate di saperi del corpo e dell’anima  – ha risvegliato questi paesi della Valle del Belice e coinvolto un centinaio di cittadine e cittadini nella realizzazione di comunità del gesto a partire dal toccare frammenti recuperati dalle macerie. Ogni volta che mi è capitato di assistere alle “azioni coreografiche” di Virgilio Sieni, in verità mi è stato impossibile assumere la postura di spettatrice, perché la dinamica gestuale delle/dei partecipanti in sintonia con lo scenario nel quale esse si svolgono e con il corredo sonoro, compreso il silenzio, mi ha sempre tirato a sé come la calamita attira il ferro. Anche nel caso di Cerimonia, nell’accompagnare il procedere del corteo di donne e uomini di diversa età e con diverse abilità, che dispiegatosi al suono del tamburo da piazza Beuys ha popolato la vastità del Sistema delle Piazze attraversandole sino a confluire nell’ex chiesa di Gesù e Maria, ho percepito la potenza dell’implicazione come partecipazione e rigenerazione  irradiata dall’arte del gesto di Sieni. E nel quadrato all’interno dell’opera evocativa della chiesa andata distrutta durante il terremoto del 1968, ricostruita da Nanda Vigo nel 1979/1980 e restituita alla comunità cittadina, il ritmo delle azioni coreografiche finali accompagnate da bande musicali e musicisti locali ha sprigionato un’energia benefica tale da sollecitare e catturare l’intelligenza del cuore.                             La ricerca pluridecennale di Virgilio Sieni, precursore della danza contemporanea italiana, vincitore di tre premi Ubu (2000, 2003, 2011), direttore della Biennale Danza di Venezia (2013-2016), Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres (giugno 2013), vincitore del Premio Danza&Danza alla carriera (2024), si rivolge sin dagli inizi non al traguardo dell’intrattenimento di chi partecipa o assiste ma alla realizzazione della danza come opera d’arte che ricupera, suscita e risuscita il desiderio di comunità in vista della creazione di rinnovate forme di convivenza.   Virgilio Sieni, che nel 1992 fonda la Compagnia che porta il suo nome e dal 2003 dirige Cango-Cantieri Goldoneta (Centro nazionale di produzione della Danza a Firenze),  ha  ideato nel 2007 uno «spazio di formazione, di studio e di creazione artistica inedita», ovvero l’Accademia sull’arte del gesto, un’arte che consiste nel «portare attenzione alla prima cosa che solo apparentemente ci appartiene: il corpo». Non si tratta di una concezione astratta o produttivistica della gestualità tradotta in uno spettacolo volto al consumo immediato, ma di azioni metodiche racchiuse in pratiche di tattilità e di prossimità e affinate secondo procedimenti che privilegiano la lentezza, sicché si possa acquisire gradualmente la consapevolezza che ogni gesto che compiamo è il risultato di un processo legato all’archeologia del nostro corpo e proprio perché collegato al patrimonio umano è altresì espressione di un’apertura al senso dell’infinito. Queste azioni metodiche daranno consistenza nel 2018 alla Scuola sul gesto e il paesaggio, che promuove e interroga la relazione tra corpo e territorio nella Palazzina Indiano Arte (PIA) situata nel Parco delle Cascine di Firenze, adibita a luogo di sosta e sperimentazione laboratoriale permanente. I laboratori condotti da Sieni accolgono da sempre tutte e tutti, dagli apprendisti e professionisti della danza alle persone comuni di ogni classe sociale e di ogni mestiere e, poiché l’accoglienza autentica è estranea all’inclusione di stampo giuridico o al compatimento dall’alto, sono veri e propri luoghi ricettivi di forme altre di percezione, varchi di accesso a mondi inesplorati, che possono esserci donati da ciechi e ipovedenti, da individui con abilità parziali e con disabilità, da chi gode del riconoscimento della cittadinanza e dai nuovi arrivati sul nostro territorio… L’ultimo progetto escogitato dall’estro di Virgilio Sieni è MIRANDO, la Scuola abitare il Museo (2025), che si prefigge di continuare a interrogare la relazione tra il corpo e le opere d’arte negli spazi museali, un’indagine che ha avuto inizio alcuni decenni fa. Le azioni metodiche itineranti guidate dal maestro Sieni e dalle sue collaboratrici e dai suoi collaboratori in musei, boschi, territori urbani perseverano nel dare vita a forme teatrali che suscitano nel singolo, nella singola partecipante il desiderio di superare gli individualismi egotici segnati dalla mancanza di equilibrio e dalle posture rigide mediante l’abbandonarsi a una tensione trasformativa che lentamente, nell’ascolto del corpo, nella condivisione degli spazi e dei gesti e nel silenzio viene meno. Via via che la tensione decade, nello spazio interiore avanza il vuoto e si è pronti ad accedere a una nuova condizione, ad accogliere qualcosa di inatteso, qualcosa che svela. Questo lavorìo sottrae agli affanni del presente e irradia equilibrio apportando il beneficio essenziale dell’attenzione al convivere. La danza corale offertaci da Cerimonia nello sconfinato territorio urbano di Gibellina, preceduta dagli Svelamenti nei paesi del circondario, evoca antichi rituali e provoca una sospensione che sorregge nel deserto emotivo che stiamo attraversando; nel contempo libera energie che confluiranno in un senso nuovo del vivere, dell’abitare, del convivere. La pratica coreografica teatrale di Virgilio Sieni consiste nell’accogliere-suscitare-comporre: parte da tracce residue presenti nel territorio – in questo caso frammenti di macerie –, e mentre disarticola il corpo riattiva la memoria; suscita il desiderio di rigenerare sé stessi nella condivisione della scoperta di saperi reconditi nella gestualità, nel tessuto del mondo e contribuisce a rinsaldare le relazioni e le interazioni delle comunità avviate; coinvolge negli attraversamenti degli spazi urbani e li ravviva, facendo sì che s’impregnino di nuove piste di significato. Redazione Palermo
June 10, 2026
Pressenza