Andrée A. Michaud / Una notte da incubo
È una notte da incubo quella che vivono Max, Laurence e la piccola Charlie, di
soli cinque anni. Quella che avrebbe dovuto essere la prima vacanza dopo tanto
tempo e molti sacrifici, un momento per riposare, divertirsi, un’occasione in
cui convogliare la speranza di staccare la famigerata spina, si trasforma
rapidamente in un incubo ad occhi aperti. L’acqua del lago, così placida e
invitante, un piccolo campeggio sperduto nella meravigliosa natura canadese e
nulla più. E invece. Un brusco scontro, evitabile a ben guardare, l’umiliazione,
la vergogna, e poi un gesto, forse frainteso, forse no, il dubbio che qualcosa
di terribile sarebbe potuto accadere. Da qui la rabbia cieca, la furia di un
genitore che decide che il vaso è colmo. Forse non era destino il potersi godere
la meritata vacanza di famiglia, fatto sta che da quel momento in poi le cose
precipitano.
È notte, la tempesta scoppiata all’improvviso non è di aiuto, la guida maldestra
di un camper su stradine sconosciute nel bosco nemmeno. E poi i rumori, le grida
nel buio, la fuga sotto la pioggia, il fulmine. Ma era davvero un fulmine? Madre
e figlia restano sole e devono cavarsela per sopravvivere alla notte, una
tremenda notte che non scorderanno mai. In un ritmo frenetico e concitato gli
eventi si susseguono senza lasciare il tempo di un respiro, la tensione si
taglia con il coltello e si corre sulla pagina in attesa di un colpo di scena
che risolva la situazione. E non siamo nemmeno a metà libro.
La svolta arriva ma fa comunque male. Anni dopo, il ritrovo di famiglia alla
casa sul lago, un altro lago, altre acque dolci che tuttavia riaprono vecchie
ferite come un promemoria fissato nella testa. L’inevitabile tragedia finale che
si consuma come previsto, simile ad un’auto che imbocca ad alta velocità una via
senza uscita. E di nuovo dolore e lacrime in un non detto che sa di sale sulle
ferite.
I dialoghi senza punteggiatura inseriti nel testo scorrono come flussi di
coscienza e spingono sull’acceleratore della trama che scappa inesorabile e
profondamente disturbante. L’autrice, due volte vincitrice del Gouverneur
Général, il più importante premio letterario canadese, con L’ultima estate
(pubblicato in Italia da Marsilio nel 2019), ha conseguito anche il Prix Quais
du Polar, il Prix Saint-Pacome per il romanzo poliziesco, il Prix du Conseil des
art set des lettres du Québec, il Prix Rivages del Libraires e il Prix
Arthur-Ellis
Acque dolci si presenta al pubblico come un thriller che sfugge le classiche
regole del genere, non aspettatevi dunque serial killer o indagini poliziesche
né commissari ma solo tanta tensione e la rappresentazione della crudeltà
dell’animo umano davanti alla paura delle conseguenze. Se non sapete quale libro
mettere in valigia, per restare svegli e vivere un incubo scegliete Acque dolci.
A meno che non andiate in campeggio.
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