CPR di Trento: negato l’accesso agli atti alle organizzazioni della società civile
Ministero dell’Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento
hanno risposto con un rigetto alla richiesta di accesso civico generalizzato
(FOIA) presentata il 23 aprile 2026 da Cittadinanzattiva APS e dall’Assemblea
Antirazzista Trento, con il supporto legale degli avvocati Antonello Ciervo,
Salvatore Fachile, Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i
diritti-Cittadinanzattiva e Gennaro Santoro.
La richiesta mirava a ottenere tutti i documenti relativi alla progettazione e
realizzazione del CPR previsto a Maso Visintainer, a Trento.
Ne denunciano l’ostracismo le stesse organizzazioni con una nota stampa. La
motivazione del diniego è identica in tutte le risposte istituzionali, un
copia-incolla: i CPR, in base al decreto-legge 124/2023, sono stati classificati
come “opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale“. Una definizione
che, in materia di accesso civico generalizzato, equivale a un segreto di Stato:
nessun progetto, nessuna relazione tecnica, nessun documento urbanistico o
ambientale, nessuna informazione sui costi e tempistiche di realizzazione.
«Classificare un centro di detenzione amministrativa alla stregua di
un’installazione militare non è una scelta tecnica neutrale, bensì una scelta
politica che sottrae deliberatamente al controllo pubblico un’opera che incide
profondamente sul territorio, sull’uso del suolo, sulle risorse provinciali e
sui diritti delle persone – compreso quello alla salute – che vi saranno
recluse», affermano le organizzazioni civiche.
Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, composto da oltre 50
realtà sociali e politiche che sostengono la campagna contro l’apertura del CPR,
e Cittadinanzattiva considerano questa mancata trasparenza gravissima.
I CPR sono luoghi strutturalmente opachi: l’accesso al loro interno è negato ai
giornalisti e alla società civile, e numerosi report, inchieste giornalistiche e
pronunce giurisdizionali hanno documentato come in queste strutture i diritti
fondamentali vengano sistematicamente violati. Ora si aggiunge un nuovo
tassello: la società civile non può essere messa a conoscenza di quali
valutazioni siano in corso sull’impatto territoriale e ambientale, su come verrà
costruito il centro, con quali costi e secondo quali criteri.
Le organizzazioni ricordano che l’area individuata per la costruzione del CPR è
stretta tra la tangenziale di Trento e l’autostrada del Brennero e in
particolare il lato est è percorso per tutta la sua lunghezza da un metanodotto
ad alta pressione.
«Quel che è emerso – la sola documentazione che la Provincia ha ritenuto di non
poter nascondere perché già pubblica e facilmente reperibile online – è la
delibera di Giunta n. 1626 del 24 ottobre 2025 e il testo dell’accordo
Piantedosi-Fugatti. Un accordo che prevede la costruzione del CPR interamente a
carico delle casse provinciali, e in cambio impegna il Ministero a dimezzare i
posti di accoglienza sul territorio trentino da 700 a 350.
Quello che rimane nell’ombra – i progetti tecnici, le valutazioni ambientali, i
costi, le procedure di affidamento – è esattamente ciò che ogni cittadina e ogni
cittadino di questo territorio, e non solo, hanno il diritto di conoscere.
Continueremo a chiedere trasparenza e a opporci con ogni strumento disponibile.
I CPR non sono basi militari: sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e
per questo, pur ribadendo la nostra netta contrarietà, ci aspettiamo che siano
perlomeno aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li
equipara a infrastrutture di guerra», concludono le organizzazioni.