SOMALIA: SCONTRI ARMATI DOPO IL POSTICIPO DELLE ELEZIONI. LA POPOLAZIONE IN STATO DI POVERTÀ ASSOLUTA TRA CLAN, INDIPENDENTISMO E JIHAD
Gli scontri armati a Mogadiscio, Somalia, si sono conclusi con almeno 20 morti e
quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i
quartieri dove si stava combattendo. I combattimenti nella capitale somala sono
dilagati il 3 e 4 giugno, in particolare tra le forze locali e le milizie legate
all’opposizione, a seguito dell’estensione di almneno un anno del mandato
presidenziale di Hassan Sheikh Mohamud, congelando il voto in programma entro il
2026.
La crisi è precipitata quando le forze governative hanno tentato di smobilitare
con la forza le milizie private fedeli a due pesi massimi dell’opposizione: l’ex
presidente Sharif Sheikh Ahmed e l’ex primo ministro Hassan Khayre.
Il posticipo delle elezioni ha anche riacceso le tensioni sulla ribalta
jihadista degli Shabaab, che controlla circa un terzo del paese, le pulsioni
autonomiste di Somaliland (riconosciuta da Israele) e Puntland e l’intreccio più
generale di tensioni che domina il Corno d’Africa.
In tutto questo, a farne le spese è sempre la popolazione. In Somalia
attualmente circa 6 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta
e 1,88 milioni di bambini necessitano di cure immediate. Una profonda crisi
interna che contrasta in modo stridente con la crescente rilevanza geopolitica
che la Somalia ha assunto nello scacchiere internazionale. Affacciata sul Golfo
di Aden e sulle rotte commerciali cruciali che conducono al Mar Rosso.
L’intervista a Massimo Alberizzi, direttore del quotidiano online Africa
Express, ex corrispondente storico dall’Africa. Ascolta o scarica