Perché Comune è importante--------------------------------------------------------------------------------
Parole, persone. E tutto ciò che le lega.
Vivo di parole e di persone, già. Tra le altre cose. Proprio come molti degli
amici di Carta prima e Comune poi.
Ecco perché credo che possano capirmi meglio di tanti altri.
Per quanto mi riguarda nel secolo scorso c’erano anche i numeri, ma poi il cuore
ha sgomitato e fatto la voce grossa, per quanto malandato, ricoperto di
cicatrici e cerotti, e tutto è cambiato.
Parole e persone, allora. Parole per dire e soprattutto dare dicendo, il che non
vuol dire che si cambi il mondo con il culo su una poltrona a cavallo di una
tastiera, ma se moltiplichi il gesto per cento, dieci, mille e anche più, un po’
di fastidio lo dai a coloro che tengono immeritatamente in mano le fila del
mondo.
Parole e persone cercate là in fondo, in basso, dove in pochi guardano malgrado
ci viva la maggior parte dei nostri simili. Nel mio caso, oscillando tra le
anime sofferenti nella mente e nel corpo nel qui e ora e quelle che mi illudo di
sfiorare e carezzare grazie al web.
Ma come tanti, sono solo, quando mi seggo dinanzi al bianco della pagina sul
monitor desideroso di fare del mio meglio. Comune è una delle risposte a questa
solitudine. L’isola si fa arcipelago, e comunque vada, sapere che il vetro della
bottiglia che contiene il messaggio tintinnerà tra i flutti accanto ad altre
aiuta a riaddormentarsi con un seppur fragile sorriso. E a sognare un domani
diverso. Sembra scontato e ingenuo, ma mi basta entrare nei luoghi di cura, come
faccio quasi ogni giorno, per rammentare che la più flebile speranza che le cose
possano andare meglio anche solo di un granello di polvere felice rispetto a un
minuto prima è merce rara e ambita.
Nondimeno, sento la necessità di concludere con una riflessione che mi assilla
costantemente ogni qual volta mi accingo a riempire il foglio di parole e
persone, come detto. Un monito per me stesso, ovviamente, anche se ho
l’impressione che sia qualcosa di condiviso da tanti: denunciare quel che non
va, ciò che è ingiusto e sbagliato, è fondamentale, necessario e urgente, ma non
basta. Ecco perché, ogni volta che arrivo alla fine dello scritto di turno, da
un po’ mi faccio questa domanda: okay, e allora? Cosa proponi? Qual è la tua
soluzione al problema?
Un segno dell’età che avanza inesorabile è la difficoltà crescente a rispondere
a tali quesiti, ma ho la fortuna di lavorare con tanti giovani da decenni e sono
proprio loro a pormeli con estrema puntualità. E la cosa più bella è che molti
di loro quelle risposte in realtà le hanno. E allora ascolto e imparo. Di nuovo.
Ad ascoltare e imparare.
Okay, e allora? Cosa proponiamo? Qual è la nostra soluzione al problema?
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Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune
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