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Perù: respinta la richiesta di grazia per l’ex presidente Pedro Castillo
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani ha respinto la richiesta di grazia a favore dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones, presentata dal deputato Elías Varas. La Direzione delle Grazie Presidenziali ha comunicato che il fascicolo non specificava il tipo di grazia presidenziale (grazia, commutazione della pena o diritto di grazia) né soddisfaceva i requisiti di base del Regolamento Interno della Commissione per le Grazie Presidenziali. Con la decisione del Ministero della Giustizia, si chiude la possibilità di un perdono che il presidente José María Balcázar avrebbe potuto concedere prima di lasciare la carica, uno degli impegni da lui assunti nei confronti dei sostenitori di Castillo. L’ex presidente Pedro Castillo sta scontando una pena di 11 anni di reclusione nel carcere di Barbadillo, a seguito del suo tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2022, quando aveva trasmesso un messaggio alla nazione in cui scioglieva il Congresso della Repubblica. Successivamente è stato destituito dal Congresso e arrestato, fino a quando, nel novembre 2025, il tribunale lo ha condannato per il reato di cospirazione a fini di ribellione, assolvendolo dall’accusa di ribellione consumata, poiché non aveva preso le armi. Un giorno prima della decisione della Commissione per le Grazia Presidenziali, la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso in appello presentato dalla difesa di Castillo Terrones e ha confermato la sua custodia cautelare per 12 mesi. IL GOVERNO IGNORA LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU Va ricordato che lo scorso luglio il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediata liberazione, concedendo allo Stato peruviano un termine di sei mesi per riferire in merito alle difficoltà nell’attuazione delle raccomandazioni. Il governo mantiene una posizione di non ottemperanza, sottolineando che la dichiarazione non è vincolante. Redacción Perú
July 24, 2026
Pressenza
Perù: un «nuovo» governo all’insegna della continuità
La decisione del Procuratore Generale della Nazione, Tomás Galvez Villegas, di nominare Patricia Benavides coordinatrice nazionale delle Procura specializzate in flagrante delitto è un segnale preoccupante per il Paese: indica infatti che la continuità sarà il tratto distintivo del nuovo governo di Keiko Fujimori e che, con il «nuovo ordine», si concretizzerà la presa dell’ultimo potere dello Stato che ancora manteneva una certa autonomia. La nuova nomina di Patricia Benavides (ex Procuratrice Generale) è del tutto controversa, poiché su di lei pendono diverse indagini per reati gravi quali la guida di un’organizzazione criminale ai vertici del Ministero Pubblico, traffico di influenze, corruzione e presunto plagio della sua tesi di laurea, interferenze nelle indagini penali come quella riguardante sua sorella, tra le altre cose. GARANZIA DI GIUSTIZIA? Sebbene le accuse a carico di Benavides siano state archiviate, la popolazione si chiede: come è possibile che una figura con questi precedenti torni nuovamente a ricoprire cariche pubbliche di grande influenza? Non ci sono forse procuratori integri, in grado di garantire una giustizia efficace e di esercitare tali cariche con competenza? Continuerà la nomina di personaggi controversi, che monopolizzano sempre più i poteri dello Stato? Secondo la Delibera 1967-2026-MP-FN pubblicata il 22 luglio sul quotidiano ufficiale «El Peruano», Benavides avrà il compito di dirigere e supervisionare le procure specializzate in flagrante delitto. Sarà inoltre responsabile della standardizzazione dei criteri operativi e del coordinamento tra questi uffici procuratori. Va sottolineato che la risoluzione che nomina Patricia Benavides a tale carica è stata emanata dopo che il Consiglio dei Procuratori Supremi aveva disposto la creazione, a livello nazionale, delle Procure Penali Provinciali per i reati in flagrante, mediante la Risoluzione n. 045-2025-MP-FN-JFS, datata 7 agosto 2025. La notizia della nomina della futura Coordinatrice Nazionale delle Procure Specializzate in Flagrante Delitto è stata accolta con sorpresa nel settore giudiziario; allo stesso modo, la società civile continua a vigilare sui cambiamenti che il governo di José María Balcázar sta attuando, a pochi giorni dal cambio di presidenza. L’esperienza insegna e, alla luce dei risultati delle recenti elezioni, se c’è una lezione da trarre, è questa: che i risultati odierni sono stati «preparati» in anticipo e senza alcuna consultazione; da qui l’importanza della vigilanza dei cittadini. Redacción Perú
July 23, 2026
Pressenza
(Perù) Attivisti della Generazione Z: dall’indignazione all’organizzazione
Determinati a «prendere il toro per le corna», lunedì 20 presso il Congresso della Repubblica, diversi attivisti della Generazione Z (GZ) hanno inaugurato l’organizzazione «Legado Nacional Unido», con l’obiettivo di responsabilizzare i giovani nella vita politica e nelle questioni pubbliche del Paese. Questa iniziativa si aggiunge alle organizzazioni, agli accordi e alle piattaforme che costituiscono il tessuto sociale attuale del Paese e che si sono unite nell’impegno per il bene comune. La cerimonia e la firma dell’Atto Costitutivo dell’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» si sono svolte nell’Auditorium Alberto Andrade del Congresso della Repubblica e sono state condotte dai membri del Consiglio istituzionale: Yackov Solano, attivista sociale della Generazione Z e del Parlamento dei Giovani; l’attivista politica Flavia Nestares; Josué Ramos, attivista nel settore audiovisivo e membro del Parlamento dei Giovani; nonché Caroline Buitrón, comunicatrice e attivista. PARTECIPAZIONE POLITICA ATTIVA DEI GIOVANI Nel dare il via all’evento, Yackov Solano ha sottolineato che l’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» nasce in risposta al profondo deterioramento della vita democratica che il Paese sta vivendo negli ultimi anni. «Siamo stati testimoni di una crisi politica caratterizzata dall’erosione delle istituzioni democratiche, dalla promozione di norme che favoriscono l’impunità, dall’indebolimento dello Stato di diritto e dalla crescente polarizzazione e allontanamento dei cittadini dalla politica, in particolare dei giovani. La nostra generazione è cresciuta in un contesto di mobilitazioni sociali, incertezze e ripetute promesse non mantenute. Di fronte a questa realtà, ci impegniamo a trasformare l’indignazione in organizzazione, in una partecipazione politica attiva, responsabile e democratica. Con questa convinzione abbiamo costituito l’Organizzazione Giovanile “Legado Nacional Unido” come piattaforma per formare una nuova generazione di leader impegnati al servizio del Paese e alla costruzione di una democrazia più solida, inclusiva e partecipativa. L’Organizzazione è un movimento sociale e politico composto da giovani provenienti da tutte le regioni del Perù, che credono nella capacità della nostra generazione di promuovere lo sviluppo del Paese attraverso il dialogo, il rispetto per la democrazia e la partecipazione civica, nonché il riconoscimento delle diversità che caratterizzano la nostra nazione». Da parte sua, Josué Ramos ha dichiarato: «Noi giovani spesso diciamo “siamo delusi dalla politica”, ma dobbiamo renderci conto che sono i politici stessi a farci deludere da loro. Dobbiamo migliorare il Paese, e dobbiamo farlo fin da ora, perché noi siamo il futuro, ma anche il presente che plasmeremo non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli e le generazioni future». SOSTEGNO DEI MEMBRI DEL CONGRESSO E DEL CNDDHH I giovani membri dell’organizzazione e i partecipanti all’evento hanno ricevuto il sostegno dell’ex candidato alla presidenza della Repubblica, Mesías Guevara; di Ruth Luque, deputata e senatrice designata; di Ana Aguilar, rappresentante delle popolazioni indigene di Juliaca, Puno; di Diego Pomareda, avvocato costituzionalista; di Germán Vargas, segretario esecutivo della Coordinatrice Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH); e di altri ancora. L’evento si è concluso con la firma di un Atto Costitutivo, sottoscritto sia dai membri del Consiglio sia dagli ex membri del Congresso e dai rappresentanti delle istituzioni che difendono i diritti umani, sociali e politici. «Questo atto costitutivo, questo atto di fondazione, rappresenta un primo passo verso l’istituzionalizzazione dell’organizzazione dei giovani che vogliono lavorare per il Paese, e questo è molto prezioso. Credo che sia innanzitutto la via verso l’istituzionalizzazione. In secondo luogo, non abbiamo paura, impegniamoci nelle questioni pubbliche, nella politica, e costruiamo quel Paese che tanto sogniamo. E un’altra cosa molto importante che avete detto: non possiamo essere neutrali in un Paese in cui viene violata la dignità della persona. Non c’è spazio per la neutralità. Noi prendiamo posizione a favore della vita, a favore della dignità di tutte, di tutte le persone», hanno sottolineato i membri del Congresso a sostegno dell’organizzazione. Redacción Perú
July 21, 2026
Pressenza
La difesa del Cile non viene pianificata a Washington
Chi decide le priorità strategiche del Cile? I cileni o una potenza straniera? La domanda sembra ovvia, ma ha smesso di esserlo quando Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha esortato i paesi dell’America Latina, durante la Conferenza dei ministri della Difesa tenutasi a Cusco, ad aumentare la spesa militare fino al 3,5% del PIL, seguendo lo standard che oggi Washington impone ai paesi membri della NATO. Lo ha fatto presentando il cosiddetto «corollario di Trump» alla Dottrina Monroe e mettendo in guardia dall’influenza delle potenze «extra-emisferiche», in un evidente riferimento alla Cina. Non si è trattato di una semplice raccomandazione di bilancio. È stata una definizione geopolitica. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti identificano le minacce, definiscono chi sono i propri avversari e si aspettano che l’America Latina destini una quota crescente delle proprie risorse per affiancarli in tale strategia. Ogni potenza ha il diritto di difendere i propri interessi nazionali. Ciò che non è accettabile è che pretenda di definire le priorità strategiche di altri paesi. Oggi il Cile destina circa l’1,5% del proprio prodotto interno lordo alla difesa. La proposta di Colby prevede di aumentare tale quota al 3,5%, più che raddoppiando la spesa militare. Ciò comporterebbe stanziare circa sette miliardi di dollari in più ogni anno. Ogni decisione di bilancio comporta delle rinunce. La domanda è inevitabile: a cosa dovremmo rinunciare per farlo? All’istruzione? Alla sanità? Alle infrastrutture? Alla ricerca? All’edilizia abitativa? La politica di difesa deve rispondere esclusivamente a una domanda: di cosa ha bisogno il Cile per proteggere il Cile? Non di cosa hanno bisogno gli Stati Uniti per affrontare la Cina. Mantenere forze armate moderne, professionali e dotate di capacità deterrente è un obbligo permanente dello Stato. Ben diversa è la scelta di partecipare a una corsa agli armamenti i cui obiettivi sono stati definiti al di fuori dei nostri confini. La stessa logica emerge quando si propone di affrontare la criminalità organizzata come se si trattasse di una guerra. Considerare i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche e privilegiare risposte militari può risultare allettante per società terrorizzate, ma comporta un rischio enorme per lo Stato di Diritto. I criminali devono essere perseguiti, arrestati, indagati e giudicati. Quando lo Stato sostituisce la giustizia con l’eliminazione fisica dei criminali, scompaiono anche informazioni indispensabili per conoscere le loro reti di finanziamento, i loro legami con le autorità, i loro meccanismi di corruzione e l’identità di chi li protegge. La morte di Niño Guerrero ha lasciato aperto questo interrogativo. La forza di una democrazia non consiste nel decidere chi vive e chi muore, ma nell’avere istituzioni capaci di assicurare alla giustizia anche i peggiori criminali. Dobbiamo inoltre respingere la pretesa che siano altri a determinare con quali paesi possiamo intrattenere relazioni. Dal ritorno alla democrazia, il Cile ha costruito una politica estera basata sull’autonomia, sul rispetto del diritto internazionale, sul multilateralismo e sull’apertura al mondo. Tale strategia ha permesso di mantenere relazioni politiche e commerciali con gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa, l’Asia e l’America Latina. Lungi dall’essere una debolezza, questa diversificazione è stata uno dei nostri maggiori punti di forza. Il vero dibattito non consiste nello scegliere tra Washington e Pechino. Consiste nel decidere quale posto il Cile voglia occupare nel mondo che sta emergendo. Mentre alcune potenze continuano a organizzare il proprio potere attorno al petrolio, all’industria militare e al controllo degli idrocarburi, il Cile ha un’opportunità diversa. Abbiamo le condizioni per diventare uno «Stato dell’energia»: una nazione capace di trasformare il proprio enorme potenziale in energie rinnovabili, idrogeno verde, rame, litio, innovazione e conoscenza in sviluppo, autonomia e prosperità. Questo è il dibattito strategico che conta davvero. Perché la vera sovranità non consiste nell’allinearsi con una potenza piuttosto che con un’altra. Consiste nel conservare la libertà di decidere, da soli, quale paese vogliamo costruire e come proteggerlo. Marcelo Trivelli
July 18, 2026
Pressenza
Perù: Quando una legge sull’accessibilità finisce per creare nuove barriere
L’approvazione di una norma volta a rafforzare l’accesso alle informazioni da parte delle persone sorde dovrebbe essere una buona notizia. Tuttavia, la recente Legge n. 32724, che modifica la Legge n. 29973, Legge generale sulle persone con disabilità, ha aperto un importante dibattito su come vengono elaborate le politiche pubbliche in materia di accessibilità. La norma stabilisce che i servizi di interpretariato nella lingua dei segni peruviana debbano essere forniti da interpreti certificati o accreditati. In linea di principio, promuovere standard di qualità è un obiettivo legittimo. Il problema sorge quando tale requisito viene approvato senza che lo Stato stesso abbia implementato un sistema nazionale di formazione, certificazione, accreditamento e registrazione che consenta ai professionisti di soddisfare tale requisito. In altre parole, viene richiesta una condizione che lo Stato non ha ancora reso possibile. A ciò si aggiunge il fatto che il progetto è stato approvato senza un ampio processo di consultazione tecnica con le organizzazioni delle persone sorde, le associazioni di interpreti, gli specialisti in accessibilità comunicativa e altri attori direttamente coinvolti. In materia di disabilità, il principio di partecipazione non è un aspetto facoltativo; è un diritto riconosciuto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e un elemento essenziale per elaborare norme efficaci. Le osservazioni presentate dalle organizzazioni specializzate segnalano inoltre altri aspetti che meritano di essere rivisti: se il requisito della certificazione venisse applicato senza misure transitorie né un sistema nazionale operativo, molti interpreti che attualmente garantiscono l’accesso alle informazioni nei telegiornali, nei messaggi ufficiali, nelle emergenze e in altri contesti potrebbero trovarsi impossibilitati a svolgere il proprio lavoro, non per mancanza di competenze, ma perché lo Stato stesso non ha ancora sviluppato il meccanismo per accreditare tali competenze. * Le dimensioni minime dello spazio destinato all’interprete potrebbero rivelarsi insufficienti a garantire un’adeguata comprensione della lingua dei segni, non tenendo conto di elementi essenziali quali le espressioni facciali, i movimenti corporei e altre componenti linguistiche. * La proposta tratta l’interpretazione come una risorsa visiva, quando in realtà costituisce un servizio linguistico professionale che richiede standard tecnici completi in materia di risoluzione, illuminazione, contrasto, posizionamento, sincronizzazione e qualità di trasmissione. * La norma continua a utilizzare esclusivamente il termine «persone con disabilità uditiva», senza riconoscere espressamente la comunità sorda che utilizza la lingua dei segni da un punto di vista linguistico e culturale. * Il termine previsto per l’adeguamento del regolamento risulta limitato per sviluppare un processo tecnico, partecipativo e con consultazione pubblica. Le politiche di inclusione non possono trasformarsi in nuove barriere di esclusione. Garantire la qualità dei servizi di interpretazione è indispensabile, ma ciò deve essere accompagnato da una politica pubblica completa che rafforzi la formazione professionale, stabilisca standard condivisi e costruisca un sistema di certificazione sostenibile, decentralizzato e accessibile. L’accessibilità non si ottiene solo approvando leggi. Si costruisce dialogando con chi vive la disabilità, ascoltando gli specialisti e elaborando norme che siano tecnicamente solide, giuridicamente valide e, soprattutto, efficaci nel garantire i diritti. Perché una legge veramente inclusiva non è quella che impone requisiti impossibili da soddisfare, ma quella che elimina le barriere e amplia le opportunità affinché nessuno rimanga escluso. Mónica Honores Incio, specialista in politiche pubbliche inclusive   Redacción Perú
July 17, 2026
Pressenza
Perù: «Nulla garantisce che le leggi vengano abrogate, se noi cittadini non agiamo»
Mentre il Perù si prepara al cambio di governo il prossimo 28 luglio, la popolazione ha la propria agenda, il cui primo obiettivo è l’abrogazione delle leggi “Procrimen” che continuano a gettare nel lutto centinaia di famiglie in tutto il Paese. L’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), il collettivo Coalizione Cittadina per la Vita (CCV) e l’Accordo Storico Cittadino (AHC), che insieme raggruppano diverse istituzioni della società civile, stanno portando avanti questa iniziativa su più fronti. Nell’esercizio del buon governo, il ruolo dei cittadini è fondamentale e pienamente attivo, come ci conferma Grimaldo Ríos (CCV) nella seguente intervista: Pressenza: Lo scorso gennaio, Pressenza l’ha intervistata in merito all’iniziativa per l’abrogazione delle leggi “Procrimen”, ma la questione non aveva ancora preso corpo, per così dire. Dopo il primo turno, la questione è stata ormai considerata una priorità da quasi tutte le istituzioni politiche, per i diritti umani, giovanili, ecc. Qual è il suo bilancio? Grimaldo Ríos: Beh, è stato un processo di accumulo, di sensibilizzazione civica e politica. Abbiamo avviato questa iniziativa come Coalizione Cittadina per la Vita nel luglio del 2025. Successivamente, abbiamo coinvolto l’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), che sotto la guida del suo decano, il dottor Raúl Canelo, ha presentato un’iniziativa legislativa che poi è diventata il progetto di legge 12158, presentato lo scorso agosto. Ma questo continuava a dormire il sonno dei giusti in Parlamento, era stato accantonato. E così abbiamo organizzato dei forum cittadini per presentare le Sei Condizioni Democratiche per un Buon Governo partecipativo. Una delle prime condizioni era proprio questa: l’abrogazione delle leggi pro-crimine. Sei candidati si sono impegnati a abrogare le leggi a favore della criminalità qualora fossero entrati a far parte del governo. Tra coloro che hanno firmato, solo «Ahora Nación» è stato eletto come gruppo parlamentare. Ma hanno firmato anche alcuni candidati, oggi senatori, come Patricia Iturregui, candidata al Senato per il Partito del Buon Governo, e la candidata al Senato, la dottoressa Matute Charum. All’epoca, diciamo, c’era un ampio ventaglio di settori democratici che si univano a questo sforzo. Successivamente, al secondo turno, il CAL convocò i candidati alla presidenza, sia il signor Roberto Sánchez che la signora Keiko Fujimori. Partecipò solo il candidato Roberto Sánchez, il quale si impegnò a fare proprio il disegno di legge e un altro disegno di legge che ne proponeva l’abrogazione. E lo fece effettivamente. In quella settimana prima delle elezioni ha presentato un’iniziativa affinché prima la Commissione dei portavoce e poi l’Aula si pronunciassero su questi progetti di legge, affinché l’Aula li discutesse. Ma il presidente del Congresso, Rospigliosi, semplicemente non ha voluto e ha sospeso la seduta. In precedenza, anche il Partito del Buon Governo, con lo stesso candidato presidenziale, Jorge Nieto, aveva annunciato, prima del primo turno, che la prima azione che il suo gruppo parlamentare avrebbe intrapreso, una volta entrato in Parlamento, sarebbe stata l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità. Pressenza: Per quanto riguarda Nieto, avete preso contatto con lui in questo momento? Il suo gruppo parlamentare darà il proprio sostegno? G.R.: In questo momento stiamo contattando ufficialmente i vari gruppi parlamentari. Abbiamo già parlato con la coordinatrice parlamentare, la consulente del segretario generale di «Juntos por el Perú», il signor Ernesto Zunini; organizzeremo un incontro con lui, così come con «Ahora Nación», con il Partito Civico «Obras» e anche con il Partito del Buon Governo. Pressenza: È d’aiuto il fatto che si sia creata l’alleanza tra «Juntos por el Perú», «Ahora Nación» e «Obras»? G.R.: Certo. Questo, diciamo, manifesta una volontà ormai collettiva. Hanno firmato un documento in cui pongono chiaramente questa come una delle prime condizioni per il dialogo con il governo che inizierà il 28 luglio. Non ci sarà dialogo se non verranno soddisfatte queste tre condizioni: primo, l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità; secondo, giustizia e risarcimento per le vittime della repressione e degli omicidi su commissione; e terzo, beh, dal loro punto di vista chiedono la liberazione dell’ex presidente Castillo. Inoltre, se questi quattro gruppi parlamentari si unissero in maggioranza, potrebbero tranquillamente approvare le leggi a favore della criminalità. Sommando i quattro gruppi parlamentari si arriva a 78 deputati e 30 senatori. Questo garantirebbe, almeno alla Camera dei deputati, una chiara maggioranza. E al Senato, se dovesse accadere che il signor López Aliaga non entri in carica come senatore, quel blocco fujimorista rimarrebbe con 29 senatori e l’altro blocco ne avrebbe 30, avendo così anch’esso la maggioranza. Insomma, bisogna lottare per questo. Ecco perché abbiamo ripreso la campagna di raccolta firme. Pressenza: E come vi state organizzando? G.R.: Abbiamo avviato i primi incontri per riattivare i vari gruppi di cittadini interessati a portare avanti questa iniziativa. E lo facciamo perché i cittadini non possono aspettarsi che i politici facciano ciò che diciamo, se noi cittadini non assumiamo un ruolo di primo piano e non facciamo pressione. E quindi, nulla garantisce che le leggi vengano effettivamente abrogate, se noi cittadini non agiamo con iniziativa, se la cittadinanza non è mobilitata. Ed è per questo che è importante questa campagna di raccolta firme. Abbiamo il modulo dell’ONPE, che ci è stato concesso già dall’anno scorso. Finora abbiamo raccolto circa 18.500 firme. Sono 81.000 firme valide. Pressenza: A livello nazionale? G.R.: Sì, a livello nazionale. Beh, questa campagna ha ottenuto un risultato importante nel riunire diversi settori e c’è un consenso nazionale riguardo all’abrogazione della legge “pro-crimine”; ha avuto anche i suoi alti e bassi perché è iniziata proprio alla vigilia della campagna elettorale. Credo che ora il terreno sia più libero, perché sta per iniziare la campagna elettorale; in ogni caso, le elezioni regionali e comunali si terranno a novembre, ma non hanno la stessa connotazione politica delle elezioni generali. Pressenza: E c’è anche una maggiore consapevolezza da parte della popolazione? G.R.: C’è una maggiore consapevolezza e ciò che bisogna fare è attivare i nuclei di lavoro in ciascuna delle regioni in cui sono già stati avviati. Nel processo precedente avevamo gruppi ad Ayacucho, Junín, Ancash; in queste settimane si sono aggiunti compagni di Lambayeque, Cusco e Arequipa, quindi continueremo ad ampliarci progressivamente. La nostra prospettiva è quella di riuscire a raccogliere circa 150.000 firme in tre mesi. In altre parole, a fine ottobre si presenterebbe l’iniziativa legislativa cittadina, ma parallelamente dobbiamo svolgere il lavoro di pressione politica sui partiti e sui gruppi parlamentari. Si è già formato un blocco parlamentare di opposizione, il che facilita le cose; bisogna prendere in parola il partito del Buon Governo, che al primo turno si è impegnato ad abrogare le leggi a favore della criminalità. Potrebbe succedere che ora il fujimorismo stia cercando di portare questa discussione in commissione e lì, comunque, di farla cadere nel dimenticatoio. Poi all’improvviso esce la relazione della commissione secondo cui non esistono leggi a favore della criminalità. Pressenza: Lo stesso Accordo Storico Cittadino (AHC) ha posto sei condizioni per un buon governo. Ma, diciamo, delle sei condizioni, credo che quella più matura per poter essere concretizzata sia proprio questa, quella dell’abrogazione. G.R.: Esatto. Credo che sia su questo punto che dobbiamo concentrarci in questi mesi, e bisogna trovare le forze, unire sempre più persone, per rendere possibile questa abrogazione. Ok, grazie mille. Se desideri contribuire a sostenere la campagna, apri il link e scarica il modulo. Una volta raccolte le 10 firme con inchiostro blu e impronta digitale, contatta il numero 968355638. Il link per la tua partecipazione e/o quella dei tuoi gruppi è: https://drive.google.com/file/d/1L-PBAwLryRevxV9HirJhttPhZxIywXYi/view Redacción Perú
July 14, 2026
Pressenza
Perù: Pedro Castillo: «Hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione»
L’ex presidente Pedro Castillo ha denunciato sul proprio account X che «lo Stato peruviano ha violato in modo flagrante i suoi diritti umani e che è stato oggetto di un arresto arbitrario mentre ricopriva la carica di presidente della Repubblica, lo scorso 7 dicembre 2022». Castillo Terrones ha preso posizione in seguito al rapporto del Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (ONU), che ha emesso il Parere n. 78/2025 in cui conclude che la sua detenzione è stata arbitraria e ne raccomanda l’immediato rilascio. «I funzionari del sistema giudiziario e le organizzazioni politiche che hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione hanno agito in modo del tutto illegale, violando l’immunità presidenziale inventando un’inesistente fattispecie di flagranza di reato e di un presunto “sollevamento armato” che non è mai avvenuto, violando in tal modo lo Stato di diritto», sottolinea nel comunicato pubblicato sul suo account su X. L’ex presidente ha chiesto che si dia immediata esecuzione a quanto disposto dal GTDA poiché «quest’ultimo ha adottato tale decisione sulla base del proprio mandato e dei principi universali sanciti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP), trattato internazionale vincolante di cui lo Stato peruviano è parte e che è tenuto a rispettare in buona fede, nel quadro dei propri impegni internazionali». Di seguito, il messaggio dell’ex presidente Pedro Castillo alla cittadinanza nazionale e internazionale: «Al popolo peruviano e ai popoli del mondo; alle organizzazioni che difendono i diritti delle persone e dei popoli; e agli organi di amministrazione della giustizia: Io, José Pedro Castillo Terrones, in qualità di presidente costituzionale della Repubblica del Perù, eletto dalla volontà sovrana del popolo, mi rivolgo a voi con la morale alta, la dignità intatta e la fermezza che mi conferiscono la verità storica e la legalità, per annunciarvi una pietra miliare di grande importanza nella lotta per la giustizia di fronte al crollo del sistema democratico nel nostro Paese, di cui sono stato vittima, insieme al mio popolo, negli ultimi anni. Rendo pubblico che il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha emesso ufficialmente il Parere n. 78/2025 in relazione al mio caso. In questa storica decisione, tale organo internazionale ha stabilito, in modo inequivocabile, che lo Stato peruviano ha violato in modo flagrante i miei diritti umani e che sono stato oggetto di una detenzione arbitraria mentre ricoprivo la carica di presidente della Repubblica, lo scorso 7 dicembre 2022. Questa decisione conferma, in modo inequivocabile, che la mia incarcerazione non ha mai avuto alcuna giustificazione ed è stata effettuata in violazione delle norme fondamentali del costituzionalismo, del procedimento di impeachment, del giusto processo e degli accordi internazionali. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha adottato questa determinazione sulla base del proprio mandato e dei principi universali sanciti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP), trattato internazionale vincolante di cui lo Stato peruviano è parte e che è tenuto a rispettare in buona fede, nel quadro dei propri impegni internazionali. Il mondo è ora a conoscenza delle conclusioni contenute in questo parere e può constatare come i funzionari del sistema giudiziario e le organizzazioni politiche che hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione abbiano agito in modo del tutto illegale, violando l’immunità presidenziale inventando un’inesistente fattispecie di flagranza di reato e di un presunto «sollevamento armato» che non è mai avvenuto, violando in tal modo lo Stato di diritto. In tal senso, lancio un appello energico ed esorto con fermezza tutti gli organismi nazionali e internazionali per la tutela dei diritti umani, nonché le autorità giudiziarie del Perù, a rispettare immediatamente e ad attuare quanto disposto da questo organo delle Nazioni Unite. Continuare a ignorare questa dichiarazione internazionale non solo aggrava la persecuzione politica nei miei confronti, ma pone lo Stato peruviano in una condizione di aperta ribellione e di violazione del diritto internazionale. Infine, esprimo la mia profonda gratitudine ai milioni di peruviani che non si sono arresi e che hanno compreso chiaramente che tutto ciò che è stato fatto contro di me era inteso a punire il popolo per aver eletto uno dei propri fratelli, i quali, con la loro instancabile lotta nelle strade, la loro fermezza e il loro sostegno morale, sono stati fondamentali affinché la verità internazionale risplendesse di fronte all’ingiustizia. Esprimo inoltre la mia eterna gratitudine per il lavoro svolto dal team legale internazionale. José Pedro Castillo Terrones Presidente costituzionale della Repubblica del Perù (2021-2026)». Redacción Perú
July 12, 2026
Pressenza
Perù: un organismo dell’ONU conclude che la detenzione di Pedro Castillo è arbitraria
Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediato rilascio. Inoltre, ha chiesto al governo peruviano di fornire, entro sei mesi, informazioni sulle difficoltà che potrebbe incontrare nell’attuazione delle «raccomandazioni» formulate dall’istituzione internazionale. Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (GTDA) ha valutato la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo, a seguito del fallito colpo di Stato del 7 dicembre 2022, e la difesa dello Stato peruviano, concludendo che il procedimento non si è svolto nel rispetto del quadro giuridico, non sono stati rispettati l’immunità e il diritto a un processo preliminare; e non è stato rispettato il diritto a un processo equo. RILASCIO IMMEDIATO Il GTDA ha raccomandato il suo immediato rilascio, concedendogli un risarcimento, e ha inoltre richiesto un’indagine approfondita e indipendente sulle circostanze della sua privazione della libertà. «Il Gruppo di lavoro ritiene che, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, il rimedio adeguato sarebbe quello di rimettere immediatamente in libertà il sig. Castillo e di garantirgli il diritto effettivo a ottenere un risarcimento e altre forme di riparazione, in conformità con il diritto internazionale», ha affermato il GTDA in un rapporto di 19 pagine datato 4 giugno 2026. L’organismo ha riscontrato che la detenzione arbitraria ha violato gli articoli 3, 9, 10 e 11 della Dichiarazione dei diritti umani, in particolare i diritti alla libertà, a non essere detenuti arbitrariamente, alla presunzione di innocenza, al diritto di essere giudicati da un tribunale competente e al diritto a una difesa adeguata. Va sottolineato che, lo scorso maggio, il vicepresidente di Fuerza Popular (fujimorismo), Miguel Torres, ha ammesso in un’intervista «che il partito guidato da Keiko Fujimori ha coordinato con il Congresso, la Procura —all’epoca guidata da Patricia Benavides— e altri settori per destituire l’ex presidente Pedro Castillo». PROBABILE GRAZIA? La risoluzione del GTDA arriva in un momento in cui il presidente José María Balcázar sta valutando la possibilità di concedere la grazia all’ex presidente Pedro Castillo Terrones; mentre la presidente eletta Keiko Fujimori, che assumerà il mandato il prossimo 28 luglio, ha precisato che qualsiasi grazia deve essere concessa nel rispetto della legge. Redacción Perú
July 11, 2026
Pressenza
Perù: Sanchez, Belmont e López Chau formano una coalizione parlamentare
I leader politici Alfonso López Chau (Ahora Nación), Roberto Sánchez Palomino (Juntos por el Perú) e Ricardo Belmont Cassinelli (Partido Cívico Obras), insieme ai senatori e ai deputati dei tre gruppi parlamentari del nuovo Congresso della Repubblica, hanno firmato un impegno «con il popolo peruviano» affinché, da entrambe le camere, esercitino un «controllo politico fermo, vigile e responsabile e difendano i diritti fondamentali dei cittadini, ripristinino la giustizia, l’equilibrio dei poteri dello Stato, la sicurezza dei cittadini e la democrazia nel nostro Paese». In una dichiarazione, i leader politici si sono impegnati a costituire una coalizione parlamentare all’interno del nuovo Congresso della Repubblica. Le iniziative legislative che promuoveranno e che godono di ampio sostegno popolare sono: l’abrogazione delle leggi a favore del crimine, il ripristino del diritto al referendum, il ripristino della stabilità e della certezza del diritto, e la liberazione dell’ex presidente Pedro Castillo. SENZA MAGGIORANZA PARLAMENTARE Il nuovo Congresso della Repubblica sarà composto da due camere: 60 senatori e 130 deputati per il periodo 2026-2031. Dopo le elezioni generali del 2026, solo sei gruppi parlamentari sono riusciti a superare la soglia elettorale e nessuno di essi dispone della maggioranza assoluta; pertanto, le alleanze per presentare e approvare iniziative legislative saranno di vitale importanza. Inoltre, il nuovo sistema bicamerale richiederà la concertazione tra i gruppi parlamentari. La Camera dei Senatori, per quanto riguarda i partiti politici, vede la presenza di: Fuerza Popular (con 22 seggi), Juntos por el Perú (14), Renovación Popular (8), Partido del Buen Gobierno (7), Partido Cívico Obras (5) e Ahora Nación (4). La nuova coalizione (JP-PCO-AN) disporrebbe di 23 senatori pronti a sostenere le iniziative in blocco. Anche alla Camera dei deputati, in base alla composizione dei partiti politici, non vi è una maggioranza assoluta: Fuerza Popular conta 41 seggi, Juntos por el Perú (32), Partido del Buen Gobierno (18), Renovación Popular (15), Partido Cívico Obras (14) e Ahora Nación (10). La nuova coalizione (JP-PCO-AN) conterà 56 deputati, contro i 74 seggi complessivi degli altri partiti. SUPERARE LA PRECEDENTE GESTIONE DEL CONGRESSO La nuova coalizione parlamentare tra i partiti Juntos por el Perú, Ahora Nación e Partido Cívico Obras suscita aspettative nella popolazione, per la possibilità che questi possano intraprendere la strada verso un buon governo. Tuttavia, grava ancora l’elevato discredito di cui soffre attualmente questa istituzione dello Stato (oltre l’80% di disapprovazione da parte dei cittadini), motivato dalla percezione di corruzione, da leggi che danneggiano il bene comune, dalla rottura dell’equilibrio dei poteri e, soprattutto, all’inizio delle legislature, da un alto tasso di defezioni, aspetto su cui la nuova alleanza dovrà prestare attenzione. Lo scorso aprile un sondaggio a livello nazionale condotto dall’Istituto di Studi Peruviani (IEP) ha evidenziato che il 32% della popolazione ritiene che il nuovo Congresso bicamerale sarà simile al precedente, una percezione diffusa soprattutto tra i giovani e nei settori A e B, che raggruppano la popolazione con i redditi più elevati. Spetterà ai nuovi membri del Congresso superare la precedente gestione con iniziative concrete a favore della popolazione civile. Infine, la coalizione parlamentare ha ribadito che non rinuncerà al «diritto di segnalare e denunciare le irregolarità verificatesi durante il processo elettorale, che sono di dominio pubblico e che, a nostro avviso, hanno influito sul processo elettorale. La pace democratica non può essere costruita sul silenzio di fronte a fatti che meritano di essere chiariti», hanno precisato. Redacción Perú
July 8, 2026
Pressenza
Perù: Roberto Sánchez annuncia il Fronte Patriottico
Il candidato presidenziale di Juntos por el Perú (JP), Roberto Sánchez, ha annunciato la costituzione di un Fronte Patriottico per ripristinare la democrazia, sottolineando che nelle regioni non viene riconosciuta la candidata fujimorista e che sosterrà il popolo che si sta monilitando. Alla conferenza stampa tenutasi domenica 5 luglio a Lima erano presenti anche le candidate alla prima e alla seconda vicepresidenza della Repubblica, Analí Márquez e Brígida Curo, il senatore eletto Jaime Quito e altri. GOVERNARE CON IL POPOLO «Siamo convinti che nei prossimi giorni dimostreremo come si costruisce un’egemonia democratica, un fronte parlamentare, un progetto nazionale di rifondazione della patria, perché ripristineremo il diritto al referendum per i nostri popoli, a governare secondo la volontà e la decisione dei nostri popoli, perché il nostro orizzonte sarà la rifondazione della patria», ha affermato Roberto Sánchez rivolgendosi alla stampa. NON C’È NULLA DI CUI DISCUTERE Riguardo alla domanda «Cosa si aspetta da un governo fujimorista nei primi 100 giorni?», Sánchez ha sottolineato: «C’è un netto rifiuto nelle regioni, nelle province e nei distretti della nostra patria, questa è la risposta. Ma, consapevoli che stiamo facendo politica per il bene comune, per i 35 milioni di peruviani, lanciamo al fujimorismo la sfida di istituire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione per indagare e identificare quali autorità politiche abbiano permesso l’uso sproporzionato della forza, affinché l’esercito e la polizia, invocando ragioni di Stato, abbiano assassinato più di 50 dei nostri fratelli. Finché non ci sarà la volontà politica di sedersi a un tavolo per risolvere davvero la questione, identificare i responsabili, punirli e risarcire i familiari delle vittime… non c’è nulla di cui discutere!”. Allo stesso modo, ha fatto riferimento all’abrogazione delle leggi a favore della criminalità: «Come muore la nostra gente per mano della criminalità? È il risultato delle vostre leggi a favore della criminalità che hanno perdonato i processi a tutta questa mafia politica. Se non c’è la sana volontà di abrogare queste leggi che stanno uccidendo più di sette fratelli ogni giorno… non c’è nulla di cui discutere», ha affermato. DENUNCE PENALI CONTRO IL DIFENSORE CIVICO E I DIRIGENTI Inoltre, ha contestato: «Lei, signora Keiko Fujimori, ha confessato di aver complottato, di esservi riuniti e di aver deciso di non riconoscere e di destituire a tutti i costi il presidente Pedro Castillo, un governo democratico. Oggi, con l’aiuto dei suoi amici, di questi poteri usurpati da una giustizia elettorale di parte, da quella giustizia che lei ha preso in mano, le diciamo: “Volete riformare quel sistema giudiziario?”. Non abbiamo fiducia in lei». Ha inoltre riferito di una denuncia penale contro il suo rappresentante legale «per gravi turbative» dopo che questi aveva richiesto le garanzie per la mobilitazione passata, che non era stata autorizzata. All’epoca gli era stato fatto notare: «Se si mobilita, lo fa sotto la propria responsabilità ed è contro la legge». «Cosa significa “contro la legge”? Se la libera circolazione è un diritto costituzionale, se la mobilitazione, essendo stata pacifica, è costituzionale e viene rispettata… L’hanno appena denunciato penalmente per gravi disordini ed è già stato convocato. E chi lo sta citando? Chi ora ha i poteri per l’indagine preliminare, la stessa Polizia Nazionale», ha rivelato, denunciando che «proprio come hanno perseguito altri nostri dirigenti e leader sociali, ci stiamo organizzando; perché li difenderemo con tutta la forza della legge, con tutta la mobilitazione dei nostri popoli». NON RICONOSCONO KEIKO Ha inoltre sottolineato che «abbiamo un’immensa responsabilità nei confronti di quel Perù che ha tinto di verde il territorio nazionale. Anche se ci sono compatrioti che hanno votato in modo diverso e questo va rispettato. Ma, in una sana democrazia, senza cambiamenti capricciosi delle norme, senza irregolarità e con maggiore trasparenza… il verdetto di quel sistema elettorale sarebbe ben diverso. Che quella legalità che noi contestiamo continui a seguire il suo corso. Perché è Keiko Fujimori quella che non viene riconosciuta nelle regioni, quella che non viene accettata, e lei avrà un mandato governativo caratterizzato da profonda illegittimità, preoccupazione, nervosismo e stress», ha concluso Sánchez. Redacción Perú
July 6, 2026
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