Sostegno a scuola, il CNDDU chiede una svolta: “Basta precarietà, serve una programmazione stabile”
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU)
interviene nel dibattito sull’inclusione scolastica e l’aumento degli alunni con
disabilità, chiedendo di superare definitivamente la logica emergenziale che
caratterizza il settore. Nella nota firmata dal presidente Romano Pesavento, il
Coordinamento denuncia in particolare il continuo turnover degli insegnanti di
sostegno, indicato come una delle principali criticità per la continuità
didattica e relazionale degli studenti, e sollecita una programmazione stabile
unita a investimenti strutturali. Di seguito si pubblica il testo integrale del
comunicato stampa.
--------------------------------------------------------------------------------
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con
particolare attenzione il crescente dibattito relativo all’aumento degli alunni
con disabilità nelle scuole italiane e alle criticità che interessano il sistema
del sostegno. Le recenti analisi statistiche e le numerose testimonianze
provenienti dalle istituzioni scolastiche restituiscono l’immagine di una realtà
complessa, che merita di essere affrontata con rigore, responsabilità e
lungimiranza, evitando semplificazioni che rischiano di distorcere la
comprensione del fenomeno.
L’incremento delle certificazioni e la crescente richiesta di interventi di
supporto educativo non possono essere interpretati esclusivamente come
indicatori di un’emergenza organizzativa. Essi rappresentano, in parte, il
risultato di una maggiore capacità della società e delle istituzioni di
riconoscere bisogni che in passato rimanevano sommersi, non adeguatamente
individuati o addirittura ignorati. Parallelamente, le profonde trasformazioni
sociali, culturali e relazionali che caratterizzano l’età contemporanea stanno
modificando significativamente le modalità attraverso cui bambini e adolescenti
affrontano i processi di crescita, apprendimento e costruzione dell’identità.
La scuola si trova oggi ad accogliere una popolazione studentesca sempre più
eterogenea, portatrice di fragilità differenti, spesso non riconducibili
esclusivamente alla dimensione clinica o sanitaria. Accanto alle disabilità
certificate emergono con crescente evidenza situazioni di vulnerabilità emotiva,
difficoltà relazionali, disturbi del neurosviluppo, condizioni di disagio
familiare e forme di isolamento sociale che richiedono risposte educative
articolate e competenze professionali sempre più avanzate.
In tale contesto, il dibattito pubblico rischia talvolta di concentrarsi
prevalentemente sulla quantità delle risorse impiegate — numero di docenti di
sostegno, assistenti all’autonomia, ore assegnate — trascurando una questione
ben più rilevante: la qualità dell’esperienza scolastica vissuta dagli studenti
e la capacità dell’intero sistema educativo di promuovere partecipazione,
autonomia e appartenenza.
Particolarmente significativa appare, in questo senso, la persistenza di
differenze territoriali che evidenziano come il diritto all’inclusione non sia
ancora garantito in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale. Il fatto
che in alcune aree del Paese gli alunni con disabilità trascorrano una parte
consistente del tempo scolastico al di fuori del gruppo classe costituisce un
elemento che merita una riflessione approfondita. La partecipazione alla vita
della comunità scolastica non rappresenta infatti un aspetto accessorio
dell’apprendimento, bensì una condizione essenziale per lo sviluppo delle
competenze sociali, dell’autostima e del senso di cittadinanza.
Occorre inoltre interrogarsi sul significato educativo di una crescente presenza
di figure adulte nelle classi. Se da un lato essa testimonia l’attenzione che il
sistema dedica ai bisogni degli studenti più fragili, dall’altro impone una
riflessione sulla necessità di evitare forme involontarie di dipendenza
assistenziale. L’obiettivo dell’inclusione non può limitarsi alla protezione
della persona, ma deve tendere progressivamente alla costruzione della sua
autonomia, valorizzandone le potenzialità e promuovendo il protagonismo
individuale all’interno del gruppo dei pari.
Il Coordinamento ritiene altresì che il continuo turnover degli insegnanti di
sostegno rappresenti una delle principali criticità del sistema. Ogni
cambiamento frequente interrompe percorsi educativi costruiti nel tempo,
indebolisce la relazione di fiducia con lo studente e rende più difficile la
progettazione di interventi realmente efficaci. La continuità educativa non
costituisce un semplice fattore organizzativo, ma una condizione indispensabile
per garantire stabilità, sicurezza e coerenza nei processi di crescita.
Preoccupa inoltre la tendenza a considerare il docente di sostegno come il
principale, se non esclusivo, responsabile dell’inclusione. Una scuola realmente
inclusiva non delega, ma condivide. La presenza di studenti con bisogni
specifici deve essere assunta come responsabilità collettiva dell’intera
comunità professionale, coinvolgendo docenti curricolari, dirigenti scolastici,
personale educativo, famiglie e servizi territoriali in un progetto comune.
L’esperienza maturata negli ultimi decenni dimostra che l’inclusione più
efficace non nasce dalla semplice moltiplicazione delle figure di supporto, ma
dalla costruzione di ambienti educativi capaci di valorizzare le differenze come
risorsa. Le classi diventano realmente inclusive quando ciascun alunno può
sentirsi riconosciuto, ascoltato e coinvolto, indipendentemente dalle proprie
condizioni personali. In questo senso, la presenza di studenti con disabilità
rappresenta una straordinaria occasione formativa per l’intera comunità
scolastica, poiché educa alla solidarietà, alla cooperazione, al rispetto
reciproco e alla consapevolezza della comune dignità umana.
Appare pertanto necessario superare definitivamente la logica emergenziale che
da anni accompagna il tema del sostegno. La crescita delle certificazioni e
l’evoluzione dei bisogni educativi richiedono una programmazione stabile,
investimenti strutturali e una visione culturale capace di guardare oltre la
contingenza. Occorre promuovere una formazione continua che coinvolga tutti i
docenti, rafforzare la collaborazione tra scuola e territorio, garantire
maggiore continuità professionale e sviluppare modelli organizzativi più
flessibili e inclusivi.
Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
ribadiamo che la qualità di un sistema educativo non si misura esclusivamente
attraverso i risultati scolastici o l’efficienza amministrativa, ma soprattutto
dalla sua capacità di accogliere la complessità delle persone e di trasformarla
in opportunità di crescita collettiva.
La scuola italiana è chiamata oggi a una sfida che riguarda il futuro stesso
della democrazia: costruire contesti nei quali ogni studente possa esercitare
pienamente il proprio diritto all’istruzione, alla partecipazione e
all’autodeterminazione. L’inclusione non rappresenta un capitolo separato delle
politiche scolastiche, ma il criterio attraverso cui si misura la maturità
civile di una comunità nazionale.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
Redazione Italia