Mafia italoamericana e fascismo, una pagina “scomoda” della storia del Novecento
In tutte le stragi di Stato (Falcone e Borsellino compresi), l’unione tra mafia
ed eversione nera c’è sempre stata, e la loro presenza non è mai mancata; il
tutto condito con la regia della CIA. Si, il pelato (quello che nel tentativo di
fuggire travestito da nazista, finì la sua corsa a piazzale Loreto) nominò il
“prefetto di ferro” Mori per combattere la mafia (montagna di merda) in Sicilia.
Ma questi, dopo aver stanato, con successo, la manovalanza mafiosa di strada;
nel momento in cui cominciò a guardare più in alto, ossia ai vertici mafiosi,
che erano colmi di camicie nere, lo stesso prefetto Mori, che era un vero
servitore dello stato, fu rimosso dal suo incarico in Sicilia, e spedito
altrove… chissà perché!
La cosa sicura è che la mafia odia e odierà ( ricambiata) i partiti di sinistra
comunisti e socialisti e farà sempre alleanze ( naturalmente subordinata con i
pezzi grossi della politica) con le destre soprattutto e di centrodestra, basta
guardare i dati sui politici più indagati, sennò basta ricordare tutti gli
uomini di sinistra barbaramente uccisi dalle mafie di stato.
Dall’unione d’Italia, con i coloni Torinesi, scesi a governare le terre
palermitane, si ebbe il caporalato è l’atteggiamento mafioso, con la 2 Guerra
mondiale c l’accordo mafia Usa, e così dominarono l’Italia.
I rapporti finanziari e operativi tra la mafia italoamericana e il fascismo sono
una pagina della storia del Novecento. Parliamo della mafia italo americana, che
mentre si intrallazzava con il fascismo, allo stesso tempo trasformava CUBA nel
“parco giochi” per gli USA.
Nonostante la propaganda del regime dipingesse Mussolini come l’acerrimo nemico
della criminalità organizzata (attraverso la repressione del “Prefetto di Ferro”
Cesare Mori in Sicilia), dietro le quinte esistevano interessi economici
convergenti, scambi di favori e finanziamenti diretti volti a reprimere il
comune nemico antifascista.
Il legame finanziario tra esponenti di Cosa nostra statunitense e le strutture
fasciste si sviluppò principalmente attraverso donazioni personali e il
controllo dei media della comunità italoamericana.
Il boss Vito Genovese fuggì dagli Stati Uniti nel 1937 per evitare un’accusa di
omicidio e si rifugiò in Italia. Qui divenne un confidente e intimo amico di
alte cariche del regime, tra cui il genero del Duce, Galeazzo Ciano.
Genovese finanziò direttamente il Partito Nazionale Fascista con ingenti somme
di denaro e pagò di tasca propria la costruzione di una monumentale Casa del
Fascio a Nola.
Parliamo di quel Vito Genovese legato alla politica statunitense, ampiamente
infiltrata dalla mafia, e rapporti con gli apparati militari USA.
Vito genovese, dopo l’invasione alleata del 1943, Genovese divenne l’interprete
e l’assistente personale di fiducia del colonnello Charles Poletti, capo degli
affari civili del Governo Militare Alleato (AMGOT) a Napoli.
Ritornando a mafia italoamericana e fascismo, va ricordato il caso di Generoso
Pope e i media pro-fascisti. Generoso Pope, ricchissimo imprenditore edile di
New York con accertati legami con la mafia (in particolare con Frank Costello),
controllava il quotidiano Il Progresso Italo-Americano. Attraverso il giornale,
Pope raccolse milioni di dollari tra gli immigrati italiani per finanziare le
campagne di propaganda fascista e sostenere economicamente l’invasione italiana
dell’Etiopia nel 1935.
La mafia italo americana operò negli USA, anche su richiesta del fascismo
italiano, per reprimere le lotte sindacali e gli oppositori al regime fascista.
L’apice della convergenza tra gli interessi di Mussolini e quelli della mafia
italoamericana si materializzò nella repressione dei movimenti anarchici,
socialisti e sindacali negli Stati Uniti. Il simbolo di questa collusione fu
l’omicidio di Carlo Tresca, giornalista e leader anarchico italoamericano,
assassinato a New York l’11 gennaio 1943.
Tresca utilizzava il suo giornale (Il Martello) per denunciare sia i crimini
della mafia sia le infiltrazioni fasciste negli Stati Uniti. Le indagini
storiche e giornalistiche indicarono come mandante proprio Vito Genovese, che
avrebbe ordinato l’esecuzione come “favore politico” a Benito Mussolini per
eliminare la voce antifascista più pericolosa d’America. L’esecutore materiale
fu identificato nel killer mafioso Carmine Galante.
Il legame tra mafia e fascismo si spezzò con l’ingresso degli Stati Uniti nella
Seconda Guerra Mondiale.
Quando gli Alleati iniziarono a pianificare l’invasione della Sicilia
(Operazione Husky), la mafia italoamericana (guidata da Lucky Luciano dal
carcere) decise di cambiare schieramento, collaborando con l’intelligence
americana per facilitare lo sbarco.
Il neo-rapporto tra mafia e governo statunitense trovò plastica realizzazione in
Sicilia. Durante l’avanzata delle truppe alleate in Sicilia, molti podestà
fascisti furono sostituiti con uomini della mafia, a volte anche scarcerandoli.
Un esempio di mafiosi trasformati in sindaci in Sicilia dai comandi delle truppe
alleate:
* Calogero Vizzini (Don Calò): Il capo indiscusso della mafia dell’epoca venne
nominato sindaco di Villalba.
* Giuseppe Genco Russo: Futuro capo di Cosa Nostra, fu nominato sindaco di
Mussomeli.
* Vincenzo Di Carlo: Boss di Raffadali, ricevette l’incarico chiave, per parte
del comune, di responsabile dell’ufficio per la requisizione del grano.
* Michele Navarra: Boss e medico di Corleone, ottenne incarichi comunali e
l’autorizzazione militare per la raccolta degli automezzi militari
abbandonati, che gli permise di fondare una redditizia compagnia di
trasporti.
* Lucio Tasca Bordonaro (Conte d’Almerita): latifondista legato agli ambienti
agrari e separatisti, venne nominato sindaco di Palermo.
(da Viva Cuba Libre)
Redazione Italia