I detenuti del Global Sumud Land Convoy in sciopero della fame in un sito di detenzione segreto in Libia
La Global Sumud Flotilla lancia un appello urgente e vitale per gli 11 volontari
umanitari arbitrariamente detenuti in Libia. Dieci degli undici detenuti sono
giunti al quarto giorno consecutivo di un duro sciopero della fame e della sete,
rifiutando sia il cibo sia l’acqua, per protestare contro la loro detenzione
illegittima, il diniego di assistenza legale, il prolungamento della custodia e
i maltrattamenti subiti.
Ad oggi, le condizioni di salute dei volontari in sciopero stanno peggiorando
rapidamente. Nella giornata di ieri sono stati segnalati diversi episodi di
svenimento, che hanno colpito in particolare le donne. Nonostante la gravità del
deterioramento fisico, le autorità libiche continuano a negare qualsiasi
monitoraggio medico indipendente. Nessun team sanitario esterno è stato
autorizzato a visitare i detenuti. I medici presenti all’interno della
delegazione stessa sono costretti a monitorare e assistere i propri compagni in
condizioni critiche, pur essendo essi stessi estremamente debilitati.
Reclusi in “siti neri” e sottoposti a guerra psicologica
I volontari sono attualmente detenuti in una struttura carceraria isolata e non
civile gestita dal Ministero dell’Interno, nota localmente come “black site”
(sito nero). Privati dei loro diritti fondamentali, i delegati stanno
affrontando una sistematica campagna di pressione psicologica e interrogatori
intensivi.
Queste sono le informazioni che provengono dalla struttura dove sono
sequestrati:
Isolamento totale: i detenuti rimangono completamente tagliati fuori dal mondo
esterno, senza alcun contatto con le proprie famiglie e senza accesso a una
rappresentanza legale indipendente.
False speranze strumentalizzate: le autorità stanno deliberatamente sommergendo
i volontari di informazioni contraddittorie, promettendo ripetutamente il
rilascio ogni due giorni per minarne la resistenza psicologica.
Manipolazione giudiziaria: ai detenuti è stato comunicato che compariranno
davanti a un tribunale il prossimo martedì. Tuttavia, alla luce di una costante
serie di inganni amministrativi, i volontari ritengono che si tratti
dell’ennesima tattica volta a destabilizzarli emotivamente e a prolungare la
loro detenzione arbitraria.
Le origini della crisi
La crisi è iniziata il 24 maggio, quando una delegazione negoziale composta da
dieci membri si è avvicinata a Sirte in buona fede per discutere con le autorità
libiche il passaggio sicuro del convoglio umanitario. Invece di essere accolta
per il dialogo, la delegazione è stata caricata con la forza su furgoni senza
contrassegni e fatta sparire.
Ai dieci delegati si aggiunge Mehdi Bouzguenda, volontario tecnico tunisino di
24 anni, arrestato il 19 maggio mentre rientrava nel proprio Paese. Il 2 giugno
la loro
detenzione arbitraria è stata prorogata di ulteriori dieci giorni con il
pretesto di presunte violazioni delle norme sull’immigrazione, nonostante tutti
i volontari fossero in possesso di visti validi e fossero entrati legalmente nel
Paese.
La Global Sumud Flotilla avverte le autorità libiche e il Ministero dell’Interno
che esse portano la piena responsabilità giuridica e morale per la vita e
l’integrità fisica di questi operatori umanitari internazionali. Uno sciopero
della fame e della sete può avere conseguenze rapidamente fatali; senza un
intervento immediato, questa crisi umanitaria rischia di trasformarsi in una
tragedia.
Chiediamo con urgenza:
* L’immediato accesso di osservatori medici indipendenti
* L’accesso dei rappresentanti consolari internazionali
* Il rilascio immediato e incondizionato degli 11 volontari detenuti
*
Global Sumud Flotilla