Ungheria, annullate le accuse contro gli organizzatori dei Pride di Budapest e Pécs
Il 4 giugno 2026 la Procura Generale ungherese ha annullato le accuse nei
confronti del sindaco di Budapest Gergely Karácsony e dell’insegnante rom e gay
Géza Buzás-Hábel, che erano stati posti sotto indagine per aver organizzato lo
scorso anno, rispettivamente, il Pride nella capitale e quello nella città di
Pécs.
In particolare, Géza Buzás-Hábel rischiava un anno di carcere per il reato di
“organizzazione di un raduno vietato”.
Nel marzo 2025, infatti, i due eventi erano stati dichiarati illegali a seguito
di una serie di emendamenti legislativi, adottati dal Parlamento fedele all’ex
primo ministro Victor Orban, che vietavano le manifestazioni in favore
dell’uguaglianza dei diritti delle minoranze sessuali e di genere.
Il divieto fu sfidato con successo da centinaia di migliaia di persone, che
presero parte ai due Pride e da un ricorso di quattro gruppi della società
civile ungherese alla Corte europea dei diritti umani. A sua volta, la
Commissione Europea aprì una procedura d’infrazione contro la cosiddetta “legge
anti-propaganda” del 2021, in quanto stigmatizzante e discriminante nei
confronti delle persone lgbtqia+ e già condannata dalla Corte europea dei
diritti umani.
Riccardo Noury