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Cronaca dal Youtopic Fest di Rondine
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa di Rondine Cittadella della Pace, 6 giugno 2026 – Che cosa significa abitare l’inquietudine senza esserne travolti? E come può il conflitto, nelle sue forme personali, sociali, geopolitiche e tecnologiche, diventare occasione di cambiamento? YouTopic Fest, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, ha attraversato linguaggi, generazioni e prospettive diverse. Il filo conduttore è stato quello dell’inquietudine non come ostacolo, ma come energia da orientare. Non una parola astratta, dunque, ma una condizione concreta del nostro tempo: inquietudine davanti alle tecnologie che cambiano il modo di conoscere, davanti alle guerre che sembrano moltiplicarsi, davanti alla fragilità della democrazia internazionale, davanti alla difficoltà di educare, riparare, comprendere. La riflessione sull’intelligenza artificiale ha aperto uno dei fronti più urgenti del presente: non solo che cosa la tecnologia può fare, ma che cosa noi decidiamo di farne. A partire da una domanda provocatoria – millantare la conoscenza o organizzare la conoscenza? – Mafe de Baggis, docente, scrittrice e Digital Media Strategist, ha richiamato il rischio di mancare ancora una volta un’occasione storica. “L’inquietudine vera che nasce dall’arrivo delle intelligenze artificiali è quella di sprecare una nuova opportunità di migliorare il mondo dove viviamo, cosa che per esempio è già successa con l’avvento di internet. Dobbiamo imparare a utilizzarla per immaginare un mondo diverso, perché quello dove viviamo è un po’ andato a male. Il controllo però resta nelle nostre mani, il tempo liberato grazie all’utilizzo della AI deve essere restituito a noi stessi e al nostro benessere”. La tecnologia, dunque, non come destino, ma come scelta. Irene Funghi, giornalista di Avvenire, ha ricordato che proprio ciò che l’intelligenza artificiale tende a correggere o cancellare può diventare, nella vita reale, un principio di trasformazione: “L’errore ha una grande valenza generativa, può essere il punto di partenza per qualcosa di nuovo e positivo, come avviene a Rondine, dove i giovani cercano di dare una possibilità alle ferite che si ritrovano addosso e ritrovano speranza. Indica una strada nella quale ognuno si deve mettere in gioco”. Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie e impatto sociale dell’IA, ha infine riportato il discorso alla concretezza dei sistemi. Ha sfatato alcuni miti sull’intelligenza artificiale, ricordando che si tratta di una infrastruttura complessa e costosa, realizzata principalmente da aziende private, e che “non potrà mai avere delle emozioni vere come alcuni temono”. La AI, ha spiegato, è “uno specchio di noi stessi”: ha aumentato gli standard di performance e ha reso più evidenti crisi già aperte, dalla scuola all’insegnamento, dai criteri di assegnazione dei compiti alle modalità di valutazione, fino alla selezione del personale nel mondo del lavoro. Dalla conoscenza organizzata dalle macchine alla conoscenza custodita dalle storie, il passaggio è stato naturale. Il workshop “Raccontare l’inquietudine con Gabriella Simoni” ha proposto un percorso sul valore del racconto, soprattutto quando la realtà da raccontare è ferita dalla guerra, dal dolore e dalla distruzione. Gabriella Simoni, professionista del giornalismo che ha attraversato contesti segnati da conflitti profondi, si è soffermata su un aspetto spesso sottovalutato: gli strascichi della guerra. Ha richiamato i Balcani, Gaza, l’Irlanda del Nord, cioè luoghi in cui la violenza non finisce quando tacciono le armi, ma continua a lavorare nelle famiglie, nelle memorie, nei linguaggi, nelle comunità: “L’angoscia degli ultimi anni è la consapevolezza che pur essendoci più informazioni su ciò che accade nel mondo, la comprensione della gente di questi fatti è precipitata. Per questo urge tornare a un rapporto serio con la realtà. Dove arrivano semplificazione e strumentalizzazione politica, abbiamo finito di capire”. È uno dei passaggi centrali della giornata: in un tempo saturo di informazioni, la vera emergenza non è solo sapere di più, ma comprendere meglio. Rondine ha posto così il tema del racconto come responsabilità pubblica: non addomesticare il conflitto, non usarlo come materiale retorico, non ridurlo a slogan, ma restituirgli complessità e umanità. Il confronto sulla realtà ha trovato una sua prosecuzione nel panel “Imprese di Pace nell’era dell’inquietudine”, dove l’intervista di Lina Palmerini, giornalista e opinionista, notista politica del Sole 24 Ore, a Elisabetta Belloni, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e già Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, ha portato al centro le fragilità della geopolitica contemporanea. In un momento in cui l’ordine internazionale appare lacerato e si torna a parlare di “guerra giusta”, la cooperazione non è stata presentata come un ideale filosofico, ma come una dura necessità strategica per non essere messi fuori gioco. Belloni ha descritto uno scenario di crisi per l’Europa, chiamata a investire in ricerca, innovazione ed energia. “Se non si investe in ricerca, innovazione, energia, saremo sopraffatti da altri”, ha detto. E ancora: “Se il riarmo è il contributo a una difesa integrata, lo vedo come un elemento positivo, ma mi auguro porti a un aumento della capacità produttiva di tutti i Paesi europei, senza che prevalga uno Stato sull’altro”. Il punto critico, ha sottolineato Belloni, riguarda però la dimensione politica: l’Europa rischia di muoversi verso il riarmo senza rafforzare una vera governance comune. Servono politiche condivise e il superamento del sistema dei veti. “Dopo la Seconda guerra mondiale l’ordine mondiale aveva tre obiettivi: pace, democrazia, prosperità. Su questi temi però negli ultimi anni c’è stato un arretramento. Dobbiamo avviare la costruzione di un nuovo ordine mondiale, mettendo al centro i valori umani e contrastando le disuguaglianze che alimentano l’instabilità. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro. In questo contesto la Chiesa ha un ruolo centrale: indicare che se uno Stato viene lasciato indietro, si ricreano le condizioni dello squilibrio e dell’instabilità”. Dentro questo scenario, anche il mondo dell’impresa è stato chiamato a misurarsi con il proprio ruolo. Il panel ha offerto l’occasione per valorizzare il percorso delle Imprese di Pace, nato dal Metodo Rondine e dalla collaborazione con Fondazione KON. Francesco Ferragina, della Fondazione KON, ha ricordato che sostenibilità e fiducia sono oggi i veri capitali aziendali e che le imprese non possono più permettersi di ragionare singolarmente. La pace, in questa prospettiva, non è un tema esterno all’economia, ma una condizione della sua possibilità. La riflessione sulla pace come responsabilità concreta è arrivata al cuore dell’esperienza di Rondine con l’Angolo del Conflitto di Franco Vaccari. Spesso Rondine viene considerata ininfluente rispetto alle grandi dinamiche globali di guerra e pace. Proprio da questa obiezione è partita l’intervista condotta da Lina Palmerini, che ha portato il Metodo Rondine dentro l’arena delle domande più scomode. Vaccari ha richiamato anzitutto il valore educativo dell’esperienza di Rondine. L’educazione funziona su tempi lunghi, mentre l’oggi è dominato dalla velocità. Ma se non fosse più possibile pensare nel lungo periodo, allora – ha osservato – tanto varrebbe chiudere le scuole. Il presidente e fondatore di Rondine ha insistito sulla necessità di andare controcorrente “ostinatamente”, senza assecondare la cultura del disprezzo. Anche quando si parla di identità, ha ricordato, si dimentica spesso che essa è frutto di infinite relazioni con l’altro. Rondine scommette sul passo possibile verso la pace: riconoscere il “nemico” come persona, senza paura di fallire e anzi riconoscendo il valore generativo dei fallimenti. “A noi piace la figura di san Francesco perché ha parlato con il lupo. Se non ci parliamo, lo facciamo diventare sempre più ‘lupo’. A me piace dire che un lupo sonnecchia in ognuno di noi. Per questo l’antidoto alla paura è la fiducia e non si compra al supermercato, ma nasce nelle relazioni. Nasciamo con una dotazione di base che poi viene rafforzata dall’andare avanti nei ‘nonostante’. Se si resta nelle aspettative disattese e nelle disillusioni, allora si costruisce la fiducia. Non abbiamo alcuna pretesa di salvare il mondo, ma solo di dare un piccolo contributo di valore”. È una dichiarazione che tiene insieme realismo e speranza: Rondine non promette scorciatoie, ma indica un metodo. Non rimuove il lupo, prova a parlargli. Redazione Italia
June 6, 2026
Pressenza
Oltre 4mila giovani in cammino per la pace
I quattro giorni disarmanti di YouTopic Fest 2026 si sono aperti questa mattina con la Marcia “In Cammino per la Pace”, circa dieci chilometri colorati dall’energia dei giovani che da Arezzo hanno raggiunto Rondine. Partita alle 9 da Arezzo ha visto partecipare oltre 4mila giovani arrivati intorno alle 12 alla Cittadella della Pace, nell’Arena di Janine, dove si è tenuta la cerimonia di inaugurazione di YouTopic Fest. L’arrivo a Rondine è stato accompagnato da atlete e atleti paralimpici e dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti internazionali della World House, giovani provenienti da luoghi segnati dal conflitto che a Rondine imparano ogni giorno a trasformare la distanza in relazione. Come Susana e Shadia che hanno raccontato l’esperienza vissuta in Colombia: “Siamo cresciute ascoltando storie di violenza, di sfollamenti, di sedie vuote intorno ai tavoli di famiglia. Eppure abbiamo imparato anche un’altra cosa. A creare spazi di guarigione dentro la ferita. A costruire giustizia anche quando sembrava impossibile. A parlare di riconciliazione quando il rancore sembrava più facile. A perdonare senza rinunciare alla memoria. Tutto questo è nato da un’inquietudine che non si è lasciata spegnere. L’inquietudine non è il problema, ma la crepa da cui entra la luce”. Benedetta Bisi, rondinella d’oro ex studentessa del Quarto Anno Rondine, ha spiegato che “Questa marcia vi ha portato fino a Rondine, ma Rondine, se funziona davvero, non finisce qui. Ve la portate addosso. Può essere una ferita luminosa: qualcosa che resta aperto, che continua a farvi domande, che non vi permette più di accontentarvi delle risposte facili. Siete arrivati alla fine di una strada, ma non pensate di essere arrivati. Avete soltanto imparato la direzione”. L’apertura dell’evento si è caratterizzata anche per l’attenzione allo sport inteso come linguaggio civile, strumento di inclusione e possibilità concreta di superare limiti e barriere. Al centro la memoria viva di Alex Zanardi che nel 2015 condusse la prima lezione del Quarto Anno Rondine avviando il progetto con una straordinaria testimonianza di vita: una storia capace ancora oggi di generare coraggio, ironia, libertà e capacità di rialzarsi senza trasformare il dolore in retorica. È stato emozionante riascoltare, a distanza di dieci anni, le sue parole che individuano un “comune denominatore” che lo lega ai ragazzi: le sfide, le difficoltà e le prove che ciascuno è chiamato ad affrontare nel corso della vita. Accosta la propria esperienza personale a quella degli studenti, impegnati ogni giorno a confrontarsi con coetanei provenienti da contesti culturali diversi e talvolta educati a considerarsi nemici. Daniele Bennati, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo, ha evidenziato la figura di Zanardi che “ci ha insegnato a guardare alle difficoltà come opportunità”, un “esempio di forza mentale” che “non ha perso la speranza il sorriso e la positività”. Tra le voci dell’inaugurazione ci sono state quelle di Alessandro Benvenuti, attore e regista cinematografico e teatrale; Chiara Bazzoli, scrittrice e autrice del libro C’era un albero in Giappone; Arturo Mariani, scrittore, calciatore della Nazionale italiana calcio amputati, speaker motivazionale e mental coach. Giada Rossi, campionessa paralimpica e medaglia d’oro che ha spiegato come “Dietro un traguardo ci sono tante sconfitte. Lo sport è pace, equilibrio e inquietudine allo stesso tempo, ma soprattutto è il mezzo che permette di esprimermi al massimo delle mie possibilità, al di là da ogni confine”. Luciano Tagliaferri, che nelle edizioni passate ha sempre partecipato come dirigente scolastico e oggi per la prima volta in qualità di direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale: “Nelle scuole aretine accogliamo i ragazzi del Quarto Anno Rondine e in tantissime scuole toscane e di tutta Italia, abbiamo le Classi Rondine, esperienze bellissime e importanti che gettano nel mondo della scuola semi di pace. Oggi è una festa della scuola, una festa della pace, una festa dei giovani che si impegnano già dall’oggi alla costruzione di un futuro migliore, di pace, giustizia e benessere”. La Marcia è promossa iin collaborazione con la Consulta degli Studenti Provincia di Arezzo, del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana all’interno del progetto di Educazione alla Pace e alla Trasformazione dei Conflitti e dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Nei panel del pomeriggio si parla dell’inquietudine come parte centrale dell’esperienza scolastica proponendo uno sguardo sulla scuola come spazio di relazione, confronto e trasformazione dei conflitti interiori e relazionali che accompagnano la crescita. Spazio anche alle esperienze delle Sezioni Rondine per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti viene applicato nella quotidianità. Nel pomeriggio si torna a parlare di sport, ambito dove ciascuno sperimenta il limite e il suo superamento. Ecco allora il panel “Il limite è un punto di partenza: l’inquietudine nello sport”, per portare a galla l’inquietudine di chi tocca con mano difficoltà e contrasti e trova dentro di sé e in relazione con gli altri il percorso creativo per individuare strade nuove. Il panel, sostenuto dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Il Fondo sociale europeo plus a sostegno della cultura di pace viene raccontato in una presentazione e illustrazione dei progetti vincitori dell’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di progetti per la realizzazione di attività di sensibilizzazione rivolta agli Istituti scolastici toscani in materia di Educazione alla Cittadinanza Globale su valori fondanti dell’Unione Europea con particolare riferimento alla pace e ad altri temi di Agenda 2030. Altro spazio caratteristico di YouTopic è l’Angolo del conflitto, dove le persone mettono a nudo il proprio vissuto e condividono come hanno affrontato le proprie inquietudini. Tra loro Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise, regista Alessandro Benvenuti e Luciana Ciliento con Carola Benedetto, le scrittrici che hanno raccontato “La  storia di due padri contro la guerra”.  Tutto questo e molto altro in un programma ricco e tutto da scoprire nel sito https://youtopicfest.rondine.org/ dove è possibile anche registrarsi ai singoli momenti e approfondire le informazioni. YouTopic Fest 2026 ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica;  è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini,  Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l., Federcasse; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. Fonte: CS Rondine   Redazione Toscana
June 4, 2026
Pressenza