Agorà si presenta, buona la prima
Si è tenuta a Roma, lo scorso sabato 27 giugno, presso il Centro Congressi
Cavour, la prima “Assemblea nazionale di “Agorà”, il primo polo delle piazze
fisiche e digitali che vogliono uscire dalla Nato e dalla Ue, dal riarmo e
dall’economia di guerra”. Ma cos’è Agorà? Con questa designazione, volutamente
evocativa, e con il suo appellativo, “dalla Piazza al Parlamento”, si è inteso
nominare il movimento politico promosso da Angelo D’Orsi, già ordinario di
Storia del pensiero politico e di Storia delle culture e delle ideologie
politiche a Torino, presso la Facoltà di Scienze Politiche, membro del Collegio
di Dottorato di Studi Politici, fondatore di «Historia Magistra» Associazione
per il Diritto alla Storia e la rivista omonima, noto, in ambito accademico e
non solo, per la sua ricerca sulla storia della cultura e degli intellettuali,
sui temi della guerra e della pace, sulla metodologia della ricerca storica, con
particolare riferimento alla storia del pensiero politico.
Figura nota, oggi, anche per l’esposizione mediatica legata soprattutto a
censure, contestazioni, e, talvolta, perfino vere e proprie aggressioni cui è
stato fatto oggetto in occasione di iniziative e conferenze sui temi della
guerra in Ucraina, contro la guerra e la propaganda di guerra, contro la
russofobia. Come quando comunicò, tramite social, in occasione dell’evento
previsto nel novembre 2025, che “la mia conferenza su “Russofobia, russofilia,
verità”, prevista l’11 novembre a Torino nei locali del Polo del Novecento, è
stata inopinatamente annullata. L’accusa che “spiega” l’annullamento è la stessa
che ha colpito il direttore d’orchestra russo Gergiev, il baritono Abdrazakov,
per citare solo gli ultimi episodi di cronaca, ossia di fare “propaganda”. E
quindi, senza neppure aspettare che io tenga la conferenza, vengo poco
democraticamente silenziato in nome della democrazia, di cui l’Occidente sarebbe
il faro”.
È questo dunque lo sfondo dell’iniziativa assunta da Angelo D’Orsi e per la
prima volta resa pubblica lo scorso 2 giugno, quando è stata ufficializzata la
nascita di Agorà, vale a dire, nelle parole dello stesso D’Orsi, “il movimento
politico che ho deciso di costituire per entrare direttamente nell’agone
politico: il sottotitolo “Dalla Piazza al Parlamento” significa che voglio
portare la voce di tutti i milioni di cittadini che in questi anni hanno
manifestato per Gaza, per la pace in Ucraina e per il No al referendum
costituzionale dove può veramente contare qualcosa. Vogliamo rilanciare un
patriottismo della Costituzione, un patriottismo autenticamente democratico, che
tiri fuori l’Italia dalla “terza guerra mondiale a pezzi” e rilanci la nostra
economia dando una nuova speranza a tutti i giovani di questo Paese”. Sin qui le
premesse.
Poi, lo scorso 27 giugno, la prima assemblea con la prima manifestazione
pubblica del movimento, nella quale sono intervenuti i numerosi intellettuali e
attivisti che sin dall’inizio hanno aderito e sostenuto il progetto: Jean Toschi
Marazzani Visconti (scrittrice e giornalista del Coordinamento Nazionale No
Guerra No Nato), Andrea Zhok (ordinario di Antropologia Filosofica e Filosofia
Morale all’Università degli Studi di Milano), Fabio Massimo Parenti (associato
di Politica Economica Internazionale alla China Foreign Affairs University di
Pechino), Margherita Furlan (giornalista, scrittrice, direttore editoriale de La
Casa Del Sole TV), Filippo Delle Piane (filosofo), Claudia Candeloro (attivista
politica, avvocata del lavoro), Pino Cabras (giornalista), Paolo Di Mizio
(giornalista), Marianella Fioravanti, Moni Ovadia (attore, scrittore,
drammaturgo), e i rappresentanti delle organizzazioni aderenti, il Partito
Comunista di Unità Popolare, il P.CARC, il Movimento Indipendenza, il Fronte del
Dissenso, Risorgere, l’Interferenza, il Coordinamento Nazionale No Guerra No
Nato.
Sin dall’ampia relazione introduttiva di D’Orsi sono stati messi in evidenza i
temi caratterizzanti di questa iniziativa, variamente ripresi, poi, negli
interventi, numerosi, che si sono succeduti, di fronte a una sala strapiena,
persino al di là delle previsioni degli organizzatori. Intanto, una premessa,
quasi di metodo: Agorà rappresenta un movimento che ha nella lotta contro la
guerra, contro l’imperialismo e per la pace, la sua bussola fondamentale, ma che
intende avere nulla a che vedere con “i settarismi e i personalismi della
cosiddetta sinistra radicale”; e infatti, sin nella piattaforma del movimento,
Agorà punta a unire l’area del dissenso e dell’opposizione alla guerra e al
“sistema-guerra”, al di fuori e contro le destre e il centrosinistra e lontano
dalle forme della “sinistra radicale” per come si è venuta costruendo nel
panorama politico italiano.
Le parole d’ordine del no alla Nato e alla Ue sono sviluppate non solo in
relazione alla critica e alla condanna del cosiddetto “sistema-guerra”, ma anche
a partire da alcuni, assai significativi, riscontri storici e politici: uno su
tutti, la famigerata Risoluzione del 19 settembre 2019 del Parlamento europeo
che pretenderebbe addirittura di equiparare, nella responsabilità storica,
oppressori e liberatori, nazismo e comunismo, affermando «la memoria delle
vittime dei regimi totalitari, il riconoscimento del retaggio europeo comune dei
crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo», senza
distinzione alcuna, e addirittura stabilendo che «la Seconda guerra mondiale […]
è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione
nazi-sovietico», affermazione che nessuno storico degno del nome potrebbe mai
sottoscrivere.
Il revisionismo storico e la propaganda di guerra sono, d’altra parte, l’altra
faccia della medaglia del processo sempre più incombente di vera e propria
“normalizzazione della guerra”, che porta con sé il riarmo, la militarizzazione,
l’aumento della spesa militare e il parallelo abbattimento della spesa sociale,
la compressione dei diritti e della democrazia, il rischio incombente di una
vera e propria catastrofe che mette a rischio il futuro del pianeta e la
sopravvivenza stessa dell’umanità. È significativo da questo punto di vista,
confermato peraltro dai numerosi interventi che si sono succeduti, anche
l’accento sull’uscita dell’Italia dalle strutture del sistema di guerra (in
primo luogo la Nato e l’Ue), sull’avvicinamento dell’Italia ai Brics e alle
diverse articolazioni del “mondo multipolare”, che rappresenta ormai la vasta
maggioranza degli Stati e dei popoli del pianeta, e sul rilancio del ruolo dello
Stato: libero, sovrano, democratico, che agisca non solo a difesa di salari,
stipendi, pensioni ma anche per la nazionalizzazione degli asset strategici.
Ciò configura Agorà come la prima proposta politico-elettorale tra quelle che
sin qui si sono affacciate che esplicitamente propone, oltre all’uscita dalla
Nato anche l’uscita dalla Ue, e l’abrogazione della controriforma del Titolo V
della Costituzione, che ha segnato il passaggio definitivo alla privatizzazione,
aziendalizzazione e regionalizzazione della sanità e di interi capitoli dello
stato sociale. Se la piattaforma di Agorà avanzava un’esigenza, quella di
“realizzare e rappresentare nelle istituzioni un’alleanza sociale con cittadini,
lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e inoccupati, liberi professionisti,
piccole e medie imprese, che non hanno più diritto di cittadinanza perché negli
ultimi anni, nelle società europee, il dibattito pubblico li ha espulsi e ha
bollato le loro legittime istanze come populiste”, l’assemblea del 27 giugno si
conclude con un impegno: articolare il percorso anche su base regionale e
territoriale. Riprendendo cioè le parole delle conclusioni dello stesso D’Orsi:
“sovranità, welfare, pace, sviluppo, nuovo umanesimo”.
Gianmarco Pisa