Alessandra Alberti su Radio Onda d’Urto: la scuola dei talenti alla carriera militare
Nella puntata del 23 maggio 2026 della trasmissione Scuola Resistente a Radio
Onda D’Urto, Stefano Bertoldi ha intervistato Alessandra Alberti, docente
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Riportiamo qui una sintesi del contributo, in cui ha commentato l’articolo di
Rossella Latempa La scuola dei talenti: per i poveri soft skills, filiera e sane
regole di vita militare, uscito su ROARS lo scorso 16 maggio.
Latempa smaschera la retorica dell’individuazione del “talento” di ciascun
studente o studentessa tanto cara a questo Ministero dell’Istruzione e del
Merito, spiegando che in realtà la cosiddetta “personalizzazione”
dell’apprendimento nasconde una precoce differenziazione dei percorsi didattici
volti non a cambiare la situazione socio-economica-culturale di partenza, bensì
a cristallizzarla.
Attraverso lo strumento degli INVALSI, introdotto peraltro già alle elementari,
si effettua una raccolta dati già in grado di prevedere il possibile
“insuccesso”, cioè la proporzione di studenti e studentesse a rischio di
dispersione scolastica alla fine delle medie.
Sono questi gli interlocutori principali – dice Latempa – cui si rivolgono tutte
le riforme attuate da questo Governo – sebbene il processo di “modernizzazione”
della scuola pubblica sia iniziato decenni fa – il quale però spinge il piede
sull’acceleratore nella direzione di una scuola neoliberale che rende
quest’ultima funzionale alle esigenze del mercato.
Orientamento, filiera 4+2 (e la recentissima riforma degli istituti tecnici),
soft skills, intelligenza artificiale sono le “parole mito” – così le chiama
l’autrice – di una neolingua basata su principi e bisogni estranei al mondo
educativo.
L’Orientamento precoce, il percorso di studio breve co-gestito da scuola e
imprese chiamato filiera 4+2 e le soft skills vale a dire competenze
socio-emotive che emergono come elementi sempre più fondamentali perché, ai più
poveri “più che saperi e conoscenze basta una buona educazione di tipo
socio-comportamentale e civica”. E il gioco è fatto: dare meno scuola a chi ha
meno, perché “in fondo non è ha bisogno”.
Ma nell’articolo viene aggiunto un tassello fondamentale tutto organico a questa
costruzione di un’idea di futuro: quello della militarizzazione. In una recente
intervista al Ministro Crosetto si parla di “riserva” su base volontaria di
persone pronte a servire il Paese. L’introduzione di un anno di leva volontaria
si trasforma in un’occasione di riscatto per i giovani dei territori difficili,
che potranno scegliere “tra i tentacoli delle mafie e le sane regole di vita
delle forze armate”.
Da anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università denuncia la presenza sempre più pervasiva delle Forze dell’Ordine e
delle Forze Armate nelle scuole.
Oggi, in una prospettiva di guerra, soprattutto i giovani e le giovani meno
abbienti potranno beneficiare dell’Orientamento che nelle classi finali delle
scuole superiori vede la presentazione della carriera militare al pari di quella
universitaria ma, come recita il titolo di un convegno tenutosi a Torino l’anno
scorso, quello del soldato “non è un mestiere come un altro”.
E’ preciso dovere degli e delle insegnanti riappropriarsi del proprio ruolo di
educatori della scuola della Costituzione e non appiattirsi su una presunta
“innovazione” tutta tesa a formare giovani resilienti. In fondo, ce lo dice
l’Europa: vivendo in una situazione di emergenza costante, il principio della
preparedness diventa parte del bagaglio delle competenze di ciascun cittadino.
Ma la scelta non può e non deve essere tra morire in un sparatoria tra bande
mafiose oppure per la difesa della propria “Patria”.
Ascolta qui l’intervista a Alessandra Alberti per Radio Onda d’Urto.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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