Roberto Cotroneo / Eco e Umberto
L’occasione di vivere un momento di improvvisa e profonda comprensione, con una
chiarezza inaspettata che cambia la percezione di sé stessi, degli altri o del
mondo. Ecco quello che sono le “epifanie”. E di epifanie è pieno il racconto
che, a dieci anni dalla morte, Roberto Cotroneo fa di Umberto Eco e della sua
relazione con quello che esplicitamente chiama “maestro”. Il libro ha per titolo
un giustificato e confidenziale Umberto. Cotroneo lo inizia in modo discreto e
prudente, come è nel suo stile di vita e nel suo carattere. Ci descrivere la
grandezza di Eco e le persone-chiave che ne hanno accompagnato il lavoro e il
successo mondiale. Prima di tutti, Mario Andreose, editor, agente e curatore
editoriale di Eco. Andreose è uomo di grande esperienza nel mondo dei libri,
uomo gentile, mite e paziente quanto Eco fosse invece brusco e irrituale, anche
se molto simpatico. La coppia rimarrà indivisibile per sempre.
L’impresa di Cotroneo non è facile perché, prima di morire, Eco aveva diffidato
tutti dall’allestire cerimonie, celebrazioni, artifici retorici, biografie e via
dicendo. Non solo, ma come tutti sanno, Eco era filosofo, medievista, semiologo,
saggista di divulgazione e di accademia, infine scrittore (vinse il premio
Strega nel 1981 con Il nome della rosa e poi pubblicò altri sei romanzi).
Spaziava dai romanzi rosa ai codici medievali con grande disinvoltura, ma non
mescolava mai i due generi come credono oggi alcuni, in modo molto superficiale.
Uomo erudito e molto eclettico, era uomo assai curioso e sempre in cerca di
stimoli. Nella sua casa di mezza montagna a Monte Cerignone, in provincia di
Pesaro, era solito ospitare i suoi amici più cari, esponenti di rilievo del
mondo della musica, dei fumetti, della letteratura, della semiotica e della
comunicazione. Qui scrisse Il nome della rosa, in parte a mano con la sua penna,
in parte con la macchina a scrivere. Oltre alla saggistica accademica che lo
aveva reso già una figura di spicco a livello internazionale, la pubblicazione
del romanzo (alla tenera età di 50 anni!) provocò non poche sorprese. Ma libero
da luoghi comuni e da angusti recinti, egli prestò sempre attenzione al mondo
circostante. Amava i fumetti e fece pubblicare in Italia i Peanuts di Charles
Schulz. Si interessava di cultura popolare e scrisse di Franti e di Mike
Buongiorno. Raccontò il passato con parole moderne. Ebbe una formazione
cattolica, ma si allontanò presto dalla chiesa pur confessando che dentro di sé
aveva sempre mantenuto simboli e scenari della sua formazione religiosa: per
questo si occupò con tanta attenzione del medioevo.
Grande esperto di mass media, tra le altre cose, amava i giornali e le riviste.
Fondò “Alfabeta”, Scrisse sul “Manifesto” con lo pseudonimo Dedalus, fu un
collaboratore costante de “L’Espresso”. Celebri e celebrate le sue Bustine di
Minerva.
Tutto questo è raccontato in Umberto, ma senza scelte cronologiche né
organizzazioni tematiche, solo seguendo le “epifanie” che la vita propone nei
modi più sorprendenti, appunto, e inaspettati, in molti casi. Frammenti, salti
tematici e temporali come avrebbe voluto il maestro. Cotroneo nasce in via
Montegrappa 7, a 230 metri dalla casa di Eco. Entrambi ad Alessandria. Tra loro
c’è una significativa distanza temporale, sedici anni, che presterà il fianco a
notizie false e congetture fantasiose che ben presto verranno facilmente
smentite: Cotroneo è il nipote di Eco? Sembra però un segno del destino. Giovane
e spavaldo, Cotroneo si fa avanti con una improvvida e lunghissima intervista
che tra altri temi si cimenta con James Joyuce. Poco dopo ne nasce un rapporto
non molto frequente ma costante e la narrazione cambia un po’ il suo registro.
L’autore ci consegna il suo racconto affidandosi principalmente alle opere, che
rilegge e mette in relazione con avvenimenti privati e personali, non si
frappone mai tra il lettore e l’oggetto del suo racconto e ci consegna un punto
di vista del tutto originale sull’intellettuale che nel mondo rappresenta
l’umanesimo italiano, insieme a Fellini.
Man mano che Cotroneo procede nei ricordi e nella scrittura i contorni sembrano
dissolversi invece di definirsi meglio. Eco è una figura che si proietta nel
futuro per le sue tante geniali intuizioni. Pone tante domande. Non fornisce
risposte. È appannaggio di tutti. Riesce a fermarsi di fronte al non detto e al
non espresso. E la sua fama dura ancora oggi.
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