Tag - Giuseppe Curcio

Tensioni nel mondo accademico e nella ricerca: dal boicottaggio alla reazione (filo)sionista
Nei mesi scorsi, anche in seguito alla diffusa mobilitazione popolare in solidarietà con la causa palestinese, si è assistito a moti spontanei di boicottaggio accademico posti in essere da diverse realtà del mondo scientifico. Ricordiamo qui di seguito giusto alcuni casi che ci sembrano interessanti ed esemplificativi dello spirito che li ha accompagnati. * Appello di ricercatori, tecnici ed amministrativi di EPR4Palestine: la lettera del personale degli Enti pubblici di ricerca è stata rivolta criticamente nei confronti della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, accusandola di aver adottato una politica di doppio standard nei confronti di Israele rispetto alle azioni messe in campo nei confronti delle collaborazioni scientifiche con la Russia. I lavoratori degli Enti Pubblici di Ricerca hanno chiesto di fermare gli accordi di ricerca scientifica anche con Israele perché non vogliono complicità col genocidio sul popolo palestinese. L’appello è nato dopo che la scorsa estate ben 300 ricercatori del CNR si erano ribellati dichiarando la propria indisponibilità a prestare la propria attività intellettuale a studi finalizzati al settore bellico. * Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo: circa 50 fisici quantistici di tutto il mondo si sono uniti per denunciare la militarizzazione nella ricerca e nelle Università, rifiutando di essere strumentalizzati a fini bellici ed impegnandosi a monitorare la situazione. Sembra che diversi di loro abbiano ricevuto pressioni e minacce di sanzioni a seguito della loro posizione, che li hanno indotti poi a ritirare la firma dal Manifesto. L’appello degli scienziati quantistici segue quello più generale e più folto degli Scienziati contro il riarmo di marzo 2025, che vede fra i suoi esponenti il fisico Carlo Rovelli in opposizione alle politiche di riarmo europeo. * Mozione della SIAC – Società Italiana di Antropologia Culturale, mozione con cui si impegnano i suoi membri a NON collaborare con istituzioni accademiche o culturali israeliane, “finché esse non pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l’occupazione militare illegale del Territorio Palestinese Occupato e il regime di apartheid israeliani”. * Delibera del Senato Accademico dell’Università di Bologna: il 23 settembre 2025 il Senato Accademico ha approvato una mozione concernente accordi e relazioni con università, aziende e istituzioni israeliane. In realtà, non c’è alcun meccanismo automatico ad esito della delibera, ma si prevede un’istruttoria accurata basata sul concetto di due diligence, concentrandosi in particolare a valutare la presenza di collaborazioni in ambito dual use. Ad esito dell’istruttoria non è stata riscontrata nessuna collaborazione sensibile, per cui l’Ateneo ha proceduto a confermare tutte le collaborazioni in essere con i partner israeliani. Ma in qualche modo il contenuto della delibera deve aver urtato la suscettibilità di qualche sionista e/o filosionista. Già perché in questi giorni circola in Ateneo un documento di proposta del CdA di UNIBO che rimette in discussione la delibera di settembre del Senato, ridimensionandone ancor di più la portata, già di per sé ridotta. Se fino alla scorsa estate i difensori degli accordi con Israele basavano il loro ragionamento sul tema della libertà accademica e sulla libertà della ricerca, tentando di far leva anche sulla supposta neutralità della scienza rispetto alle implicazioni politiche, dopo le imponenti mobilitazioni popolari e dopo le diffuse azioni di boicottaggio accademico è stato più chiaro che era proprio quella l’espressione più autentica della libertà di docenti e ricercatori: non collaborare con lo Stato che sta compiendo un genocidio. Ed allora la risposta (filo)sionista si è spostata su un piano diverso, fatto di minacce di eventuali sanzioni e contenziosi che potevano scaturire dalle scelte di sospendere gli accordi, paventando anche profili di responsabilità personale per chi aveva assunto e votato per quelle decisioni. Evidentemente, negli ultimi mesi sono venuti al pettine i nodi relativi ad alcune collaborazioni e la governance ha preferito correre ai ripari per tenere in vita più accordi possibili con i partner israeliani. Ed i continui attacchi del Governo, anche a seguito del NO del Dipartimento di Filosofia al corso di laurea per gli allievi dell’Accademia militare di Modena, devono aver sortito qualche effetto sulla governance, magari insieme alle pressioni interne all’Ateneo delle frange (filo)sioniste. La prospettiva in UNIBO è quella di una clamorosa retromarcia rispetto a quanto deliberato a settembre dal Senato accademico e restringendo ancor di più i casi in cui vietare gli accordi con i partner israeliani. Si è arrivato persino a fare pressione sui singoli rappresentanti negli Organi accademici, spesso studenti, sventolando l’ipotesi di poter essere chiamati in causa per la decisione presa in caso di contenzioso con qualche partner israeliano. Quello che alcuni di questi casi suggeriscono è un generale clima di tensione fra gruppi di interessi che si contrappongono nell’arena accademica e della ricerca. Da una parte chi cerca di porre la questione etica e morale proponendo azioni di boicottaggio accademico, dall’altra gruppi di docenti o ricercatori che, nascondendosi dietro la libertà della ricerca o dell’insegnamento o dietro la neutralità della scienza e della collaborazione accademica come strumento di dialogo fra i popoli, in realtà mettono in atto un pericoloso doppio standard, perché ai tempi della chiusura della partnership con la Russia non hanno mosso un dito. E sullo sfondo pressioni ed influenze che arrivano dall’esterno tramite il canale governativo o attraverso le lobby sioniste con minacce di sanzioni, di contenzioso ed altre tipologie su cui far leva. Ma tali esempi portano alla ribalta anche un nodo imprescindibile: la partita non può essere giocata solo all’interno di un singolo Ateneo, di un Dipartimento o di un Ente di ricerca. Sempre più emerge come anche in presenza di decisioni prese da un’istituzione accademica o di ricerca, le stesse vengono messe in discussione alla luce del contesto più ampio, e cioé gli accordi di cooperazione nazionali o le politiche di collaborazione portate avanti come Unione Europea nei confronti di Israele. E non è un caso che proprio in questi giorni sia stata avviata la raccolta firme per chiedere la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in ragione della sistematica violazione dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Proprio la continuità di questo accordo e la mancanza di sanzioni dell’UE nei confronti di Israele aprono lo spazio ai sionisti israeliani che, minacciando di porre in essere forme di contenzioso, inducono università ed enti di ricerca a mantenere le collaborazioni con Israele: https://www.justiceforpalestine.eu/it; https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it. In Italia, ad esempio, per dare una risposta sistemica al tema del boicottaggio culturale ed accademico, è stata avviata la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, che si propone di produrre uno strumento normativo che vieti per legge le collaborazioni accademiche con Paesi che come Israele sono incriminati per genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bologna, 11 dicembre, La conoscenza non marcia con Osservatorio contro la militarizzazione
La campagna nazionale de LA CONOSCENZA NON MARCIA sbarca giovedì 11 dicembre alle 16:30 a Bologna con un’iniziativa che si terrà presso l’Aula Magna di Scienze dell’Educazione in via Filippo Re 6. Alla campagna, oltre ad altre circa 20 realtà nazionali, aderisce anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per l’occasione di Bologna presentato da Giuseppe Curcio. L’obiettivo ambizioso è mettere in campo soluzioni sistemiche contro il processo di militarizzazione in atto nei luoghi dell’istruzione (dalle scuole di ogni ordine e grado agli Atenei) e fermare gli accordi con le Forze Armate, con la filiera bellica (inclusa la NATO) e con le istituzioni che fanno capo al governo genocidiario di Israele. Tutto questo in una campagna in cui stanno convergendo docenti, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici dei settori dell’istruzione e della ricerca, ma anche organizzazioni che portano avanti la stessa lotta contro la militarizzazione della società. Dopo l’appuntamento di Bologna un’altra tappa della campagna è quella di Firenze, in programma per il 17 dicembre.
Incontro a Bologna contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Si è svolto a Bologna mercoledì 12 novembre un incontro tra Serena Tusini e Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e alcuni/e docenti e pacifisti/e della città. La questione della militarizzazione delle scuole ha suscitato interesse e molte sono state le domande del pubblico. La discussione si è allargata anche alle università, alla situazione di guerra internazionale, alle attività didattiche percorribili dentro le aule, al contributo che internamente ed esternamente alle scuole può dare chi alla guerra e alla militarizzazione vuole opporsi. L’incontro si è concluso con la volontà di proseguire il percorso sul territorio di Bologna e costruire altri appuntamenti. Qui alcuni scatti della giornata a Bologna.
Bologna, 12 novembre: Incontro “Il processo di militarizzazione nell’istruzione”
MERCOLEDÌ, 12 NOVEMBRE ALLE ORE 17:00 BOLOGNA, CENTRO SOCIALE COSTARENA (SALA SOPRA IL BAR), VIA AZZO GARDINO 48 L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a seguito dell’interesse mostrato da insegnanti di Bologna, ha organizzato un incontro formativo ed informativo dal titolo “il processo di militarizzazione nell’istruzione: strumenti per insegnanti e spunti di metodo“, in programma per mercoledì 12 novembre alle 17:00 (durata: 2 ore). L’iniziativa arriva subito dopo la censura del MIM con l’annullamento del corso organizzato dal Cestes e promosso dallo stesso Osservatorio. Una censura governativa alla quale non è tardata la determinata risposta sul campo col convegno e le piazze del 4 novembre e con il rilancio delle iniziative dirette a docenti delle scuole. Intervengono Serena Tusini e Giuseppe Curcio, entrambi promotori dell‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università L’obiettivo rimane naturalmente quello di arrestare il processo di militarizzazione in atto nei luoghi d’istruzione e nel Paese.
Testimonianze dello scolasticidio a Gaza: esame di maturità sotto le bombe
Uno dei fenomeni più tragici che si è verificato a Gaza negli ultimi 2 anni è lo scolasticidio. Il sistema scolastico a Gaza è stato uno degli obiettivi degli attacchi di Israele, con il 97% delle scuole e delle università danneggiate o distrutte e l’impossibilità ormai per il terzo anno consecutivo di offrire lezioni regolari ai 625.000 allievi e allieve delle scuole e ai 90.000 studenti e studentesse universitarie. In questi due anni è saltato ovviamente anche l’esame di maturità, il famoso tawjihi. Ma lo scorso settembre, il ministero dell’Istruzione e l’UNDP, l’agenzia ONU per lo sviluppo umano, sono riuscite a organizzarlo in modalità online. Ben 27.000 studenti e studentesse si sono iscritti/e all’esame che è durato dieci giorni per dare modo a tutti di sfruttare la poca connessione internet disponibile.  Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università desideriamo sottolineare come la guerra, oltre alle morti ed alle privazioni materiali, produca anche un’ingiusta interruzione dei diritti di chi è più giovane e vede sospendere la propria vita in uno degli aspetti fondamentali, che è appunto il diritto allo studio. E quando i bombardamenti arrivano a colpire ospedali, scuole e università, allora vuol dire che si è davanti a qualcosa di veramente disumano e disumanizzante.  Ma sotto le bombe e di fronte ai carri armati, i giovani palestinesi di Gaza hanno voluto imporsi ancora una volta su occupazione e genocidio. E noi vogliamo condividere l’importanza di queste loro testimonianze. raccolte nel video raggiungibile su Meta al link di seguito: https://www.facebook.com/share/v/1FdsqsdfUN. IN VISTA DEL 4 NOVEMBRE, LO RIBADIAMO: LA GUERRA È NEMICA DELL’ISTRUZIONE. TENIAMOLA FUORI DALLE SCUOLE E DALLE UNIVERSITÀ, IN TUTTE LE SUE FORME! Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Territori Resistenti: le connessioni tra caccia e militarismo a Bologna
Dal 26 al 28 settembre si è svolta a Monte San Pietro, in un luogo immerso nella natura dei colli intorno a Bologna, una 3 giorni organizzata da RIOTDOG con la collaborazione di altre realtà, denominata Territori Resistenti e dedicata alla lotta contro dominio, caccia e colonizzazione. In particolare, durante la seconda giornata dei lavori, i partecipanti sono stati invitati ad un dibattito teorico sulla caccia, volto a declinare il tema in relazione a cinque diverse prospettive: il militarismo, il colonialismo, il patriarcato, lo specismo e l’industria agroalimentare. Per il nostro Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è intervenuto Giuseppe Curcio, al quale è stato chiesto di coordinare il gruppo che aveva il compito di analizzare le connessioni tra caccia e militarismo. Ciascun gruppo ha preso posto in un angolo diverso del suggestivo luogo in cui si è svolto il weekend di lotta e riflessione e dall’analisi sviluppata dal confronto sono emersi alcuni aspetti principali che sintetizziamo di seguito. Innanzitutto, si è pensato di distinguere un piano cognitivo ed un piano più fisico e materiale nelle quali operano le dinamiche e le strategie messe in atto negli ambiti del militarismo e della caccia, anche se talvolta questi piani si intrecciano: * analogamente a quanto avviene nel processo di militarizzazione, anche chi sostiene la caccia opera su un piano cognitivo e necessità di legittimazione del proprio ruolo e della propria presenza e la sua azione adducendo elementi che vadano a favore della collettività collaterali e complementari al semplice uso delle armi per uccidere. Ad esempio, se i militari evidenziano i compiti che hanno a che fare con la protezione civile e gli interventi in materia di tutela ambientale, anche i cacciatori cercano di autolegittimare la propria funzione affermando che la loro presenza sul territorio aiuti a mantenere puliti i boschi e protetti i luoghi naturali grazie alla loro opera; * il tema del dominio e del controllo del territorio sono caratteri peculiari che contrassegnano sia la caccia che quello della militarizzazione: entrambi questi mondi vedono i territori come target da conquistare e da predare per esercitare il loro dominio su altri esseri viventi, umani nel caso della guerra e non umani nel caso della caccia. Nell’ottica del dominio il controllo del territorio diventa un elemento chiave: una battuta di caccia o un’esercitazione comporta l’espulsione di ogni altro essere umano da quel pezzo di territorio per avere mano libera col pretesto della sicurezza; * anche la caccia tende a mettere in atto, come avviene con il militarismo, un processo di normalizzazione della sua presenza nella società per farla percepire come un’attività legittima e del tutto intrecciata con la presenza umana nei territori, come una forma normale di gestione e regolazione della sicurezza dei luoghi per mantenere alcuni equilibri, che non sono poi veramente tali (ad esempio, gli abbattimenti programmati di alcune specie di animali come i cinghiali, quando superano determinate dimensioni); * l’aspetto ludico-sportivo rappresenta poi un elemento chiave su entrambi i versanti, soprattutto per avvicinare i giovanissimi, nell’ottica di far percepire loro come la caccia o la vita militare possano essere una naturale prosecuzione di quel gioco “sparatutto” o di quello sport praticato in gioventù (tiro al piattello, tiro con l’arco o con la balestra, orienteering, sopravvivenza, etc.) e rappresenta anche un percorso per testare capacità ed abilità ai fini di un “reclutamento” successivo. Non a caso, l’attività di propaganda nelle diverse iniziative pubbliche di divulgazione del mondo della caccia e del mondo militare prevedono la presenza di aree adibite a mettersi alla prova in tali specialità o anche nei poligoni di tiro. Una propaganda volta sia a normalizzare che a reclutare; * la spettacolarizzazione dell’attività svolta ha poi la funzione di affascinare e coinvolgere rendendo più “leggero” l’impatto sulla percezione della cittadinanza e dell’opinione pubblica in generale. La morte viene spettacolarizzata per abbassare il livello delle pregiudiziali morali contro queste attività: si sono menzionate anche le gite via terra e via mare, i tour sui colli o i tour in barca degli israeliani di fronte a Gaza dove, come in un orrendo safari, una guida mostra come l’esercito israeliano bombarda i civili palestinesi nelle loro case, mentre i “turisti” osservano tutto con l’ausilio di un binocolo, come avviene appunto anche nelle battute di caccia; * si osserva inoltre una connessione legata alla prospettiva specista: nelle grandi guerre o ad esempio nel genocidio in corso a Gaza si tende a giustificare le stragi perpetrate con un processo di animalizzazione e quindi deumanizzazione delle vittime. Si considerano gli esseri umani uccisi quasi come bestie, come animali per togliere valore alle loro vite. E così succede nella piattaforma di giustificazione della caccia, dove si tratta realmente di animali, i quali vengono ingiustamente presentati come esseri viventi legittimamente sacrificabili, quasi come se fossero nati per essere puntati e uccisi senza riconoscere la dignità e la sacralità della loro vita; * ma anche nell’approccio più fisico e materiale, si tende in entrambe le categorie del militarismo e della caccia a far passare l’uso delle armi come qualcosa che rientri nella quotidianità e lo si fa talvolta anche avvicinando con pratiche, tecniche e strategie di marketing operativo portando ad esempio i consumatori ed i cittadini a frequentare i luoghi nei quali sono presenti le armi e tutto ciò che è connesso ai mondi della caccia e del militarismo (ad es. le armerie o semplicemente i reparti caccia e pesca di negozi di articoli sportivi ed i tanti luoghi “vestiti” con i colori del camouflage, anche nel settore dell’abbigliamento). Per comprare un fumogeno da portare in un corteo di protesta bisogna recarsi in armeria per via della specificità del prodotto legato a specifiche licenze, ma anche per un semplice coltellino per tagliare delle corde occorre recarsi in un negozio che abbia articoli di caccia e pesca e acquistare un “tagliabudella”; * il ruolo dell’innovazione tecnologica rappresenta un altro ambito di connessione fra caccia e militarismo. Dal progresso di alcune tecnologie nascono prodotti sempre più performanti e di conseguenza più impattanti nell’opera di distruzione e devastazione che pongono in essere: ad esempio             1) visori notturni utilizzati in guerra vengono adottati anche da chi caccia al buio;             2) l’intelligenza artificiale usata dai militari per mappare la morfologia dei territori viene utilizzata per individuare tane di animali o luoghi ideali per posizionarsi e cacciare;             3) le fototrappole possono essere utilizzate indistintamente in guerra contro soldati o civili, ma anche nella caccia per gli animali; * l’uso delle armi comporta poi un certo numero di “danni collaterali”, cioè anche esseri umani che ci rimettono la vita per un proiettile o un colpo partito per caso oppure anche per via dell’esposizione a sostanze dannose per la salute, come ad esempio l’uranio impoverito, il torio radioattivo, il cadmio, il piombo e l’antimonio: le munizioni all’uranio impoverito rilasciano nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni, che possono essere inalate e ingerite, causando danni alla salute come mesotelioma e tumori (in particolare linfoma di Hodgkin e leucemie), danni ai reni, al pancreas, allo stomaco e all’intestino; * l’accesso alle armi rappresenta un nodo fondamentale ed anche quello più visibile che accomuna il mondo della caccia alla sfera militare. Infatti, entrambi si presentano come opportunità per agevolare nell’accesso alla detenzione ed all’uso di un’arma, attraverso il patentino armi per uso di caccia oppure il servizio militare nelle Forze Armate o nei Corpi armati dello Stato può attestare l’idoneità al maneggio delle armi (DIMA), utile per l’accesso al porto d’armi; * L’impatto ambientale che la guerra e la caccia producono è significativo. La guerra è di sicuro l’attività umana più distruttiva in termini ambientali, nella fase di produzione delle armi, durante il suo utilizzo ed anche dopo la fine dei conflitti per la contaminazione che permane per decenni e secoli nell’ambiente. Anche la caccia, così come la pesca, rappresenta uno dei principali motivi che portano all’estinzione di alcune specie animali e si presenta come atto di predazione e colonizzazione della natura nei territori, oramai anche quelli più incontaminati e più lontani dai centri abitati. Gli inquinanti contenuti nelle munizioni contaminano l’ambiente per decenni; Le analisi e le risultanze dei confronti all’interno di ciascun gruppo sono state poi restituite in plenaria, evidenziando collegamenti fra le varie dimensioni analizzate, e contribuiranno a creare un opuscolo che riassumerà gli interessanti lavori della giornata e rappresenterà un prezioso strumento di divulgazione per una maggiore consapevolezza sul tema della caccia e sulle implicazioni che la sottendono. Infine, si è evidenziato come negli ultimi anni si sia verificata una convergenza della lotta contro la caccia con la lotta antimilitarista, ad esempio nella scena bresciana, dove gli animalisti hanno trovato un terreno comune per le loro rivendicazioni con chi combatte contro le armi, la NATO e la forte presenza militare sul territorio (è la zona in cui si trova la Beretta di Gardone Val Trompia, ma anche la base di Ghedi): un mondo senza armi, senza cacciatori, senza basi militari della NATO sembra davvero una prospettiva decisamente migliore di quella attuale. Anche se apparentemente quello della caccia può sembrare concettualmente distante da quello del processo di militarizzazione al di là di qualche elemento fisico comune, in realtà le connessioni hanno evidenziato dinamiche simili e terreno fertile per un approccio di lotta comune contro le armi e la predazione dei territori. Convergiamo e resistiamo insieme! Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Bologna
Il processo di militarizzazione nelle università: focus su iniziative nonviolente
NEL PRESENTE REPORT SI TENTA DI DELINEARE LE DIRETTRICI PRINCIPALI LUNGO LE QUALI SI È SVILUPPATO IL PROCESSO DI MILITARIZZAZIONE NEGLI ATENEI, CERCANDO DI EVIDENZIARE ALCUNE DELLE INIZIATIVE PORTATE AVANTI CON UNA MODALITÀ NONVIOLENTA DA PARTE DELLE COMPONENTI DELLA COMUNITÀ ACCADEMICA (STUDENTI, DOCENTI, RICERCATORI E PERSONALE TECNICO-AMMINISTRATIVO). PUR NON PRETENDENDO DI ESSERE ESAUSTIVI RISPETTO A TUTTE LE AZIONI MESSE IN CAMPO, SI DELINEA UN QUADRO D’INSIEME CHE CONSENTE DI VALUTARE COME CI SI È MOSSI SU QUESTO TEMA NEL MONDO ACCADEMICO NEGLI ULTIMI ANNI. PREMESSA A differenza del mondo della scuola, dove la militarizzazione si evidenzia nella didattica e nell’orientamento, in università oltre a questi ambiti occorre considerare anche quello della ricerca e quello della Terza missione, cioè le collaborazioni con le aziende sul territorio e la divulgazione presso l’opinione pubblica. Negli ultimi anni si è riscontrato un intensificarsi delle iniziative di militarizzazione del sistema universitario, con una presenza sempre più frequente e invadente delle Forze Armate, delle forze dell’ordine, ma anche dell’industria bellica (in primis Leonardo, Thales, Rheinmetall, RWM), di organizzazioni internazionali come la NATO e di partner legati alla filiera bellica come ad es. alcune università israeliane. Le proteste contro il processo di militarizzazione hanno riguardato inizialmente la filiera bellica nel suo complesso, ma dopo il 7 ottobre 2023 si sono concentrate anche sulle collaborazioni con Israele per cercare di scongiurare o limitare il più possibile l’azione genocidiaria che sin dai primi momenti si intravedeva e si dispiegava su Gaza e sul resto del popolo palestinese. SINTESI Tra il 2023 e il 2025 diverse iniziative civiche e accademiche hanno preso posizione contro la progressiva presenza di logiche militari nelle università: collaborazioni con industrie belliche, ricerca con finalità militari, presenza di forze dell’ordine e misure di sicurezza negli Atenei. Le forme d’azione sono state prevalentemente nonviolente: encampment e occupazioni pacifiche, sit-in e blocchi simbolici, scioperi e astensioni, cortei, lettere aperte e petizioni, campagne di disinvestimento e boicottaggio, lezioni all’aperto e azioni legali/denunce. Le reazioni delle istituzioni sono variate: talvolta dialogo e impegni, talvolta sgomberi coatti e procedimenti disciplinari. ALCUNI ESEMPI IN ITALIA (2023–2025) C’è da rilevare che anche negli anni precedenti le proteste in questo ambito erano forti nelle università e si concentravano principalmente contro la NATO e contro l’ENI, la quale indirettamente interviene con i suoi interessi energetici ad alimentare scenari di guerra. Ed anche il conflitto in Ucraina, iniziato nel febbraio 2022, aveva stimolato le comunità accademiche e principalmente gli studenti a cercare di capire quali fossero le complicità del sistema accademico col sistema di guerra cui anche il nostro Paese stava contribuendo con l’invio di armi in uno scenario di guerra nel quale dietro le quinte (ma neanche tanto dietro) era evidente la presenza della NATO. E proprio contro la NATO nel 2022 iniziarono le prime contestazioni studentesche (principalmente l’organizzazione Cambiare Rotta) attraverso qualche presidio informativo in alcuni Atenei della penisola nei quali attraverso voantinaggi e “smegafonate” davanti ai Rettorati si metteva in piedi una “contronarrazione” delle dinamiche che avevano portato al conflitto fra Russia e Ucraina. Alle proteste degli studenti si unirono anche le mobilitazioni sindacali dei lavoratori del personale tecnico-amministrativo, in particolare di USB – Unione Sindacale di Base, che attraverso scioperi ,  manifestazioni, presidi e volantinaggi lanciò la campagna “Abbassare le armi, alzare i salari” son tanto di striscioni, proprio durante il conflitto ucraino, intravedendo il crinale verso il quale anche l’Italia si stava dirigendo e puntando il dito contro la NATO. Ecco un elenco (non esaustivo, ma documentato) delle principali iniziative di protesta nonviolenta nelle università italiane sul tema degli accordi con la filiera bellica / partner israeliani e contro la militarizzazione dell’università nel periodo 2023–2025. 1. Forme organizzate e osservatori: sono nate iniziative civiche e collettivi come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che monitora e denuncia collaborazioni con industria bellica e progetti a finalità militare; raccolte di firme, dossier e lettere aperte di docenti/ricercatori contro progetti ritenuti “funzionali alla cultura di guerra”. (Esempi: sito Osservatorio; articoli e lettere rilanciate). https://osservatorionomilscuola.com/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/07/. Inoltre reportage e dossier di stampa (Editoriale Domani) https://www.editorialedomani.it/politica/italia/tutti-a-scuola-di-guerra-la-protesta-contro-listruzione-militarizzata-lpgqkg1k. Ossservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * Petizione per chiedere ai Rettori e ai docenti delle Università statali di dimettersi dalla Fondazione Med-Or, controllata dal Gruppo Leonardo SpA * Data: novembre 2023 (Lancio petizione online) * Azione: informazione, sensiibilizzazione e raccolta firme su piattaforma online per raccogliere firme e fare pressione in primis sui Rettori e poi anche sui docenti per rassegnare le dimissioni dal Comitato Scientifico della Fondazione Med-Or, soprattutto per il ruolo della Fondazione in Medio Oriente e nell’Africa del Nord e per le implicazioni in termini di ricadute sull’industria bellica. Ad oggi, diversi docenti sono usciti dal Comitato scientifico di Med-Or e dei 13 Rettori ne sono rimasti 9 per le Università statali (settembre 2025). * Fonte / URL: https://www.change.org/p/fuori-le-universit%C3%A0-da-fondazione-med-or-leonardo-produttrice-di-armi-e-di-morte * Petizione per Gaza promossa da un gruppo di docenti dell’Università di Bologna e mozione presentata dagli studenti partendo da un documento approvato dalla RSU dell’Ateneo * Data: ottobre 2023 * Azione: Petizione lanciata da 142 docenti (professori e ricercatori) dell’Università di Bologna che in Ateneo ha superato le 600 firme per essere poi estesa anche in altre Università che l’hanno adottata. La richiesta principale alla governance di UNIBO era quella di chiedere ed impegnarsi per il Cessate il fuoco su Gaza. Successivamente, un gruppo di rappresentanti di USB ha portato una proposta nella RSU dell’Ateneo, che è stata approvata e poi raccolta dagli studenti che l’hanno migliorata facendo pressione sugli Organi accademici. Dopo quasi 5 mesi, grazie ad una serie di azioni con studenti e lavoratori, il Senato Accademico si è espresso a favore del Cessate il fuoco, delle borse agli studenti palestinesi e a rivedere gli accordi con la filiera bellica, oltre che ad introdurre principi di ethical procurement. Più di recente anche una delibera sugli accordi con i partner israeliani e l’adozione di procedure di due diligence per valutare gli accordi. Fonte: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfc-dZGXGr41W7R_F_F7QLV2k70iV60CSLO2ySouEA4XApirw/viewform?fbclid=IwAR34QWHMNlRT4EnRrEc7WfvVHP9iLtjmxfuO_H1OZZs-_Go38GuxOuOBxuU&pli=1 https://magazine.unibo.it/archivio/2024/03/19/il-senato-accademico-approva-una-mozione-per-il-cessate-il-fuoco-immediato-in-tutti-conflitti * https://magazine.unibo.it/archivio/2025/06/17/luniversita-di-bologna-sullescalation-militare-israeliana-a-gaza * Occupazione del Rettorato — Sapienza, Roma * Data: 25–26 marzo 2024 (occupazione del rettorato; presidio/assemblee). * Azione: occupazione nonviolenta del rettorato, richieste di stop ad accordi/partecipazione ai bandi con università israeliane; slogan contro la complicità con aziende belliche. * Fonte / URL: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/24_marzo_25/roma-occupato-il-rettorato-della-sapienza-gli-studenti-stop-agli-accordi-con-israele-e54500a7-9be4-403c-9d18-8ed352ceaxlk.shtml * Senato accademico e boicottaggio / mozione — Università di Torino (e azioni Politecnico) * Data: marzo–aprile 2024 (decisione del Senato accademico il 19 marzo 2024). * Azione: gli studenti hanno bloccato/interrotto sedute; il Senato accademico ha votato per non partecipare al bando MAECI 2024 (richiesta sospensione cooperazione con istituzioni israeliane). Presìdi e scioperi al Politecnico e altre iniziative nonviolente. * Fonte / URL (ANSA): https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2024/03/19/universita-di-torino-non-partecipa-a-bando-ministero-per-israele_79f1b1f9-814c-40a2-9015-afbd9aec5f6e.html * “Tende” / accampamenti di solidarietà — Università (es. Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Milano ecc.) * Data: iniziative diffuse in particolare a maggio 2024 (es. Bologna: campo/tende dal 5 maggio 2024). * Azione: Presidî con tende davanti a rettorati e nei cortili universitari per chiedere lo stop alle collaborazioni con Israele e denunciare militarizzazione degli atenei. Le iniziative sono state organizzate e coordinate dalla rete dei Giovani palestinesi in colaborazione con alcuni collettivi studenteschi locali e con Cambiare Rotta. Il movimento delle acampade * Fonte / URL (Il Fatto / Repubblica): (Bologna) https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/06/proteste-pro-palestina-alluniversita-di-bologna-il-primo-presidio-italiano-con-le-tende-stop-complicita-con-israele/7536995/;  https://www.repubblica.it/cronaca/2024/05/13/news/universita_acampade_protesta_israele_palestina-422943037/ * Appello, Sciopero e presidio nazionale davanti alla Farnesina contro il bando MAECI (studenti, docenti, ricercatori) * Data: marzo 2024 appello ricercatori della Sapienza – 9 aprile 2024 giornata di sciopero del settore Università e di mobilitazione in decine di atenei * Azione: Invio di una lettera aperta firmata da oltre 1.300–1.700 docenti/ricercatori che chiedevano la sospensione del bando di cooperazione Italia–Israele (MAECI) per rischio “dual use” e per motivi di diritto internazionale; la lettera è stata inviata al MAECI e rilanciata pubblicamente. Dopo un appello di alcuni ricercatori di Roma, è stato proclamato uno sciopero del settore Università, flashmob, presìdi in tanti atenei e davanti alla Farnesina per chiedere la sospensione del bando MAECI / cessare le collaborazioni accademiche con istituzioni israeliane; slogan anche contro la complicità con aziende belliche e contro la militarizzazione dell’università. Come risultato, se nell’anno precedente c’erano state oltre 60 domande di partecipazione degli Atenei, dopo lo sciopero (la scadenza del bando era il giorno successivo) si sono avute solo 18 domande per il 2024 (-70%): un flop per il Governo Meloni. * Fonte / URL (Repubblica): https://www.repubblica.it/cronaca/2024/04/09/news/sciopero_universita_italiane_bando_maeci_israele-422449424/ https://www.usb.it/leggi-notizia/9-aprile-sciopero-nelle-universita-no-al-bando-maeci-0035-1.html https://www.usb.it/leggi-notizia/successo-dello-sciopero-di-usb-in-universita-e-cnr-flop-del-governo-sul-bando-maeci-1707-1.html#:~:text=Successo%20dello%20sciopero%20di%20USB%20in%20universit%C3%A0,agli%20organi%20di%20governo%20degli%20Atenei:%20%22 * https://www.ansa.it/canale_legalita_scuola/notizie/universita_news/2024/03/19/lettera-studiosi-sospendere-il-bando-con-israele-per-la-ricerca_4b04bfb8-625a-45b9-b1f1-78ac949e945c.html https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/19/quasi-1700-docenti-al-ministero-stop-al-bando-per-la-cooperazione-italia-e-israele-in-materia-di-ricerca-scientifica/7485023 * Presidio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * Data: 23 maggio 2024 * Azione: L’Osservatorio, insieme a tante altre realtà (USB Università, Cambiare Rotta, Antropolog3 per la Palestina, etc.), ha organizzato un presidio a Roma in occasione della seduta della CRUI del 23 maggio 2024 e ha inviato richieste formali alla CRUI. La CRUI ha pubblicato un resoconto della riunione/assemblea del 23 maggio 2024 in cui, in sostanza, non si è presa una posizione collettiva di boicottaggio: la CRUI ha sottolineato l’autonomia dei singoli atenei nel decidere. In risposta alle pressioni (incluse richieste come quelle dell’Osservatorio), la CRUI ha insediato un tavolo di lavoro CRUI-CNR-INFN per affrontare il tema dell’etica della ricerca scientifica (tavolo insediato il 17 aprile 2024). Questo è il canale istituzionale che la CRUI indica come risposta ai problemi di “dual-use” e uso militare della ricerca. * Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2024/05/17/roma-23-maggio-presidio-osservatorio-riunione-crui-per-interruzione-collaborazioni-con-israele/ * https://www.crui.it/resoconto-del-23-maggio-2024.html https://www.crui.it/archivio-notizie/per-un’etica-della-ricerca-scientifica.html * Occupazioni e azioni alla Federico II — Napoli (occupazione rettorato; check-point scenografico) * Date: marzo–aprile 2024 e iniziative successive nel 2024 (es. presidî/ricostruzione di “check-point” simbolico). * Azione: occupazione del rettorato per chiedere stop agli accordi con Israele e con aziende belliche; installazione simbolica di un “check-point” per raccontare la militarizzazione vissuta in Palestina (azione nonviolenta a fini di testimonianza/denuncia). * Fonti / URL: (occupazione rettorato) https://www.open.online/2024/04/08/napoli-occupato-rettorato-universita-federico-ii/  https://www.ansa.it/campania/notizie/2024/11/21/protesta-universitari-a-napoli-inscenato-check-point-israeliano_755920cc-06f1-4dc6-a645-eae80cdfbeb8.html. Open+1 * Mozioni/decisioni di atenei (es. Scuola Normale di Pisa, Università di Bari, Università di Pisa, altri Senati accademici) * Data: marzo–aprile 2024 e azioni istituzionali successive (2024–2025 in alcuni atenei). * Azione: mozioni approvate dai Senati accademici (es. Scuola Normale di Pisa) per chiedere la riconsiderazione/sospensione del bando MAECI o per dichiarare l’inopportunità di certe collaborazioni, risultato diretto delle pressioni assembleari studentesche e delle petizioni dei docenti. * Fonti / URL (Scuola Normale): testo mozione pubblicato dalla Normale: https://normalenews.sns.it/mozione-del-senato-accademico-della-scuola-normale-superiore-del-26-marzo-2024. 1. Presìdi, blocchi e azioni contro la presenza/ruolo di aziende belliche (es. Leonardo / Med-Or) negli atenei 1. Periodo: ampie azioni e mobilitazioni registrate nel 2023–2024 e con eco nel 2025. 1. Azione: presìdi, richieste di dimissioni di rettori legati a fondazioni aziendali (es. Med-Or/Leonardo), campagne per togliere le università dalla “filiera bellica” e petizioni per chiedere ai rettori di rinunciare a incarichi in fondazioni legate all’industria militare. 1. Fonte / URL (il manifesto, approfondimento): https://ilmanifesto.it/universita-militarizzate-la-ricerca-per-fare-la-guerra. 2.  Giornate locali di interruzione lezioni / flashmob a Politecnici e Atenei (es. Milano, Genova, Palermo, Padova) 1. Periodo: marzo–maggio 2024 (mobilitazioni diffuse) e manifestazioni locali anche nel 2024–2025. 1. Azione: interruzione simbolica di lezioni, flashmob, presìdi, raccolte firme locali; obiettivo: contrastare militarizzazione, partecipazione ai bandi e rapporti con istituzioni israeliane/aziende della difesa. Esempi/Fonti: https://lespresso.it/c/attualita/2024/4/9/luniversita-non-va-in-guerra-la-protesta-contro-gli-accordi-con-israele-dilaga-negli-atenei/50580 https://www.open.online/2024/04/08/universita-vs-israele-bando-maeci-petizioni-occupazione/ 1.  Assemblee precarie universitarie: solidarietà al popolo palestinese e NO alla ricerca bellica 1. Periodo: 20 marzo e 12 maggio 2025 1. Azione: Dopo l’assemblea nazionale di inizio febbraio a Bologna di tutte le singole assemblee precarie universitarie sorte nei mesi precedenti, si è svolta una giornata di mobilitazione il 20 marzo nei vari Atenei della penisola per poi organizzare insieme a varie sigle sindacali lo Sciopero del 12 maggio per il personale universitario, coinvolgendo anche i lavoratori esterni. Le iniziative previste includono cortei, lezioni in piazza, occupazioni simboliche e assemblee per denunciare la situazione e difendere l’università pubblica. Le Assemblee precarie, oltre a chiedere la stabilizzazione dei precari e maggiori risorse per il sistema universitario, contrastando la Riforma Bernini, hanno ribadito il loro “Fuori la guerra dall’Università!”, sottolineando come un ricercatore precario risulti più ricattabile soprattutto nella fase attuale di carenza di finanziamenti sulla ricerca tradizionale e di conversione della ricerca verso il bellico. Fonte:  https://www.radiocittafujiko.it/universita-a-bologna-lassemblea-nazionale-contro-la-riforma-bernini/ https://www.repubblica.it/cronaca/2025/03/20/news/universita_blitz_di_studenti_e_precari_in_18_citta_raddoppiare_fondo_ordinario_e_contratto_unico-424075097 https://www.editorialedomani.it/fatti/precari-universita-ddl-bernini-sciopero-ragioni-t5fghzn5 1.  Campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” contro l’israelizzazione dell’istruzione e della società 1. Periodo: 13 settembre 2025 1. Azione: Lancio della campagna a Roma presso la Sapienza, dove circa 30 realtà si sono riunite per contirbuire ad un percorso che contrasti il processo di militarizzazione dell’istruzione e di israelizzazione della società italiana. Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/14/contro-lisraelizzazione-dellitalia-arriva-la-conoscenza-non-marcia/ https://contropiano.org/eventi/roma-la-conoscenza-non-marcia-assemblea-all-universita https://ilmanifesto.it/contro-il-genocidio-la-conoscenza-non-marcia-nelle-scuole-e-nelle-universita 1.  Inondare l’Ateneo di barchette durante il presidio permanente all’Università di Bologna in supporto della Global Sumud Flotilla 1. Periodo: 15 settembre 2025 1. Azione: Per l’avvio dell’anno accademico studenti e studentesse di Cambiare Rotta hanno realizzato un’iniziativa per inondare le aule e gli spazi dell’Ateneo di barchette e poi hanno anche preparato insieme una barchetta di carta grande. Tale azione rientrava nelle iniziative del presidio permanente davanti al Rettorato di UNIBO per accompagnare come equipaggio di terra la missione della Flotilla verso Gaza e tenere accessi i riflettori sul genocidio in un momento cruciale, quello del’entrata dell’esercito israeliano a Gaza City e della soluzione finale. 1. Fonte: https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/18/inondare-universita-barchette-terra-global-sumud-flotilla/ _____________________________________________________________________ Naturalmente, anche all’estero si assisteva ad azioni simili man mano che il processo di militarizzazione nelle università prendeva piede e soprattutto dopo la reazione cruenta di Israele seguita al 7 ottobre 2023.                                                                                                                                                                   ESEMPI ALL’ESTERO 2023 * Walkout e azioni simboliche nel Regno Unito: studenti e studentesse organizzano walkout e proteste nonviolente contro la presenza di argomenti/attività percepite come promozione della cultura militare nelle scuole e università. (Esempio: reportage su walkout e reazioni scolastiche). Fonte: Al Jazeera, 31/12/2023. https://www.aljazeera.com/features/2023/12/31/walkout-weapon-british-school-students-battle-curbs-on-gaza-war-protests. Al Jazeera 2024 * Ondata globale di encampment e proteste pro-Palestina sui campus USA (in particolare alla Columbia University dalla quale la protesta si ampliò per assumere poi una portata mondiale) e in altri Paesi: molti atenei vedono la nascita di accampamenti (encampments o acampadas), sit-in, petizioni per il divestment e richieste di sospensione di ricerche/realtionship con aziende fornitrici dell’industria bellica. La maggior parte delle proteste è stata documentata come nonviolenta (sit-in, lezioni pubbliche, assemblee). Fonti di sintesi e raccolte dati: The Fire (rassegna encampment 2024) e analisi ampie sulle proteste. https://www.thefire.org/research-learn/2024-student-encampment-protests; https://en.wikipedia.org/wiki/2024_pro-Palestinian_protests_on_university_campuses. thefire.org+1 2024–2025 (ESEMPI EUROPEI) * Sgombero a Freie Universität Berlin (maggio 2024): polizia ha sgomberato un accampamento pro-Palestina. Azioni degli studenti: occupazioni nonviolente, tende sul cortile, richieste pubbliche. Report: Reuters (7/5/2024). https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. * Regno Unito (2024–2025): pressioni su politiche di sicurezza e gestione dei dissensi — richieste di tutela della libertà di espressione e del diritto a proteste pacifiche; in alcuni casi polizia/forze di sicurezza intervenute con cariche e sgomberi.  https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities > Gaza protests: UK uni leaders reassured campus security chiefs fearing > backlash after US crackdown, email reveals TIPOLOGIE DI AZIONE NONVIOLENTA OSSERVATE 1. Encampments / Occupazioni pacifiche degli spazi universitari 1. Finalità: visibilità pubblica, interruzione simbolica della normalità, mettere in agenda richieste (divestment, cessazione rapporti con aziende militari, stop a iniziative pro-forze armate). 1. Esempi: encampment USA 2024 (centinaia di campus), occupazioni a Berlino (poi sgomberate). Fonte: The Fire; Reuters. https://www.thefire.org/research-learn/2024-student-encampment-protests; https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. * Sit-in, blocchi simbolici e picchetti * Azioni brevi ma ad alto impatto mediatico (es. sit-in davanti a uffici amministrativi, blocco simbolico di ingressi, presidio).  Wikipedia * Walkout / Scioperi degli studenti e staff * Studenti lasciano lezioni simultaneamente per portare attenzione pubblica; personale tecnico-amministrativo o ricercatori partecipano con dichiarazioni ufficiali o sospensione di attività come forma di solidarietà. Fonte: articoli su walkout e mobilitazioni studentesche (UK e US).  https://www.aljazeera.com/features/2023/12/31/walkout-weapon-british-school-students-battle-curbs-on-gaza-war-protests * Petizioni, lettere aperte e dichiarazioni di massa * Campagne di firme di docenti/ricercatori per chiedere moratorie su collaborazioni con aziende belliche, o per denunciare politiche di militarizzazione. In Italia: lettere di docenti/ricercatori rilanciate dall’Osservatorio. URL: https://osservatorionomilscuola.com/2024/07/.Teach-in, conferenze pubbliche e formazione nonviolenta * Lezioni aperte, seminari pubblici su etica della ricerca, ruolo dell’università e impatto delle collaborazioni militari; strategia usata per informare e mobilitare l’opinione accademica e pubblica. Fonti di commento accademico (es. UCL, AAUP). URL: https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities; https://www.aaup.org/issues-higher-education/campus-protests. * Campagne di divestment e boicottaggio della ricerca militare * Richieste che le fondazioni/atenei disinvestano da aziende della difesa o interrompano progetti con finalità militari; azione coordinata spesso via petizioni, mozioni in senati accademici o board studenteschi. Documentazione in report su proteste e movimenti di piazza. Encampment     divestment * Azioni legali e denunce pubbliche * Ricorsi, denunce alle autorità e richieste di intervento per violazioni di diritti (es. libertà di manifestazione) quando sgomberi o sanzioni disciplinari si verificano. Esempi: casi in cui amministrazioni hanno attivato procedimenti disciplinari o avviato denunce. Fonti: Liberty Investigates, WSWS (analisi su clampdown). URL: https://libertyinvestigates.org.uk/articles/gaza-protests-uk-uni-leaders-reassured-campus-security-chiefs/ https://www.wsws.org/en/articles/2025/03/11/pbgi-m11.html IMPATTI, LIMITI E RISCHI OSSERVATI * Impatto positivo: aumento della consapevolezza pubblica; alcune amministrazioni hanno avviato dialoghi o rivisto accordi (in alcuni contesti si è ottenuto l’impegno a rivedere collaborazioni). Fonti: articoli di commento e dichiarazioni accademiche (UCL, AAUP). URL: https://www.ucl.ac.uk/news/2024/jun/comment-gaza-campus-protests-two-human-rights-law-experts-write-new-principles-universities https://www.aaup.org/issues-higher-education/campus-protests * Limiti e repressione: in più casi le proteste nonviolente sono state sgomberate o hanno ricevuto risposta poliziesca, con conseguenze disciplinari per partecipanti; questo ha prodotto dibattito giuridico su libertà di espressione e sicurezza nei campus. Fonte: Liberty Investigates; WSWS; Reuters. URL: https://libertyinvestigates.org.uk/articles/gaza-protests-uk-uni-leaders-reassured-campus-security-chiefs/ * https://www.wsws.org/en/articles/2025/03/11/pbgi-m11.html https://www.reuters.com/world/german-police-clear-pro-palestinian-camp-berlin-university-2024-05-07/. BUONE PRATICHE NONVIOLENTE EMERSE (RACCOMANDAZIONI OPERATIVE) 1. Chiarezza nelle richieste: formulare richieste specifiche e misurabili (es. moratoria su nuovi contratti con aziende X per N anni). 2. Documentazione e trasparenza: registrare in forma pubblica le azioni e i rivendicati risultati per evitare narrazioni contrapposte. 3. Alleanze ampie: includere docenti, personale tecnico-amministrativo, sindacati e comunità locali per aumentare la legittimità e protezione. 4. Formazione alla nonviolenza: organizzare workshop su de-escalation e pratiche di protesta pacifica per minimizzare rischi di escalation. 5. Supporto legale: predisporre assistenza legale preventiva per i partecipanti, e raccogliere prove documentali di eventuali violazioni dei diritti di manifestazione. CONCLUSIONI Tra il 2023 e il 2025 le iniziative contro la militarizzazione nelle università si sono espresse principalmente con forme nonviolente (encampment, sit-in, walkout, petizioni, teach-in, divestment). Queste azioni hanno aumentato la visibilità pubblica del tema e talvolta ottenuto aperture al dialogo; in altri casi hanno incontrato repressione o sgomberi, sollevando questioni giuridiche e di policy su libertà di espressione e ruolo delle forze dell’ordine nei campus. Le pratiche più efficaci sembrano combinare pressione pubblica nonviolenta con strategie istituzionali (appelli formali, mozioni, supporto legale, alleanze ampie). Ma bisogna poi monitorare quanti Atenei stiano davvero dando seguito a quanto previsto dalle varie delibere e decisioni approvate dagli Organi accademici. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Situazione università in attesa dell’autunno caldo: quali progressi contro gli accordi con filiera bellica e partner israeliani?
Cosa succede negli Atenei italiani rispetto agli accordi con la filiera bellica e con i partner israeliani?Qual è la situazione delle Università in vista di un autunno che si preannuncia più caldo che mai? Già, perché, anche se apparentemente la pausa estiva sembra aver attenuato l’eco delle proteste studentesche e i fermenti di lotta negli atenei, in realtà si colgono tanti segnali di vivacità che ci fanno affermare che nei prossimi mesi sarà proprio il mondo accademico uno degli ambiti nei quali il fronte contro la guerra ed il riarmo sarà più attivo: * il 5 settembre si inizia alla Sapienza con un appuntamento sul ruolo dei saperi nell’economia del genocidio, organizzato dal Comitato Sapienza Palestina, dal CNR contro le guerre e dall’Assemblea precaria universitaria, nel quale interverrà Francesca Albanese. Si evidenzierà come la lotta per un’università democratica, adeguatamente finanziata e con condizioni di lavoro decentisia necessariamente legata alla lotta contro la guerra e chi fa profitto su armi e tecnologia bellica (ore 10:00 aula C, Scienze Politiche, Università Sapienza Roma); * le Assemblee precarie universitarie, che si sono moltiplicate e cresciute nella prima metà dell’anno, hanno annunciato una tappa fondamentale della loro lotta contro il precariato proprio nel cuore dell’autunno e fra i punti delle loro rivendicazioni c’è il NO alla ricerca bellica ed alle politiche di riarmo; * a settembre verrà presumibilmente firmato il CCNL Istruzione e Ricerca e sarà l’ennesimo contratto in perdita: stavolta il motivo dei mancati adeguamenti salariali all’inflazione è direttamente ricondubilie alle politiche di riarmo, che sottraggono risorse ai servizi pubblici ed al rinnovo del contratti del pubblico impiego, per cui è lecito attendersi una reazione del personale scolastico e universitario e delle sigle sindacali più attive nel contrasto alla guerra ed al riarmo; * il 13 settembre è in programma il lancio della campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” (sulla quale vi informeremo a breve in dettaglio), che mira a mettere insieme le tante realtà impegnate nel mondo dell’istruzione contro il processo di militarizzazione in atto nelle scuole e nelle università e solidali con la causa palestinese. Studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, insegnanti scolastici e docenti universitari, personale tecnico amministrativo e attivisti della società civile convergeranno in questo percorso iniziato ad aprile a Siena: per allertare rispetto ai rischi di una “israelizzazione” della società in quel segmento fondamentale che è appunto il settore della conoscenza, per dire NO alla guerra e per esprimere concretamente la solidarietà alla questione palestinese boicottando gli accordi con il complesso militare industriale e con le istituzioni israeliane sia nella didattica che nella ricerca; * la partenza della Global Sumud Flotilla verso Gaza sarà un’opportunità per il rilancio delle proteste studentesche e della solidarietà verso la Palestina, perché l’arrivo delle imbarcazioni al largo di Gaza è previsto intorno a metà settembre, in coincidenza con l’inizio dell’anno accademico, oltre che dell’anno scolastico. Insomma, un po’ di elementi che ci fanno pensare che combinati insieme si possano creare quelle condizioni presenti ai tempi delle acampade studentesche, per rilanciare con forza le richieste alle governance dei vari Atenei per un maggiore impegno concreto nel liberare i luoghi del sapere dalle pressioni militariste, ma anche al Governo per fare retromarcia rispetto alle relazioni pericolose sul riarmo con Leonardo, con la NATO e con il governo israeliano (ad esempio, Italia e Germania vogliono frenare la Commissione europea che intende sospendere Israele dai fondi di ricerca del Programma Horizon a causa del genocidio in corso). Il lavoro fatto fino ad ora non è poco (lo sintetizziamo di seguito), ma c’è ancora molta strada da fare soprattutto nel passare dalle enunciazioni di principi ad azioni concrete con riflessi pratici che cambino la realtà delle cose. RASSEGNA DI MOZIONI, DELIBERE E MODIFICHE NEGLI ATENEI RISPETTO AGLI ACCORDI Di seguito passiamo in rassegna i principali casi in cui le università italiane hanno formalmente adottato delibere, mozioni o modifiche strutturali vietando accordi con partner israeliani o con realtà collegate alla filiera bellica. Segnalateci altri casi significativi se dovessero mancare all’appello! 1. SAPIENZA — UNIVERSITÀ DI ROMA (DELIBERA SENATO ACCADEMICO, 13 MAGGIO 2025) * Il Senato Accademico ha approvato la Deliberazione n. 92/2025, che include un mandato per integrare lo statuto o regolamento al fine di: * interrompere ogni collaborazione con istituzioni e aziende israeliane coinvolte nell’apparato bellico, sospendere accordi con aziende legate al settore difesa, * riformare il Comitato Etico per includere controlli di tipo etico su collaborazioni potenzialmente belliche Wikipedia+15Sapienza Università di Roma+15Open+15. * ➤ Fonte ufficiale: verbale del Senato Accademico disponibile sul sito della Sapienza. 2. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO (STATALE) — SOSPENSIONE ACCORDO CON ARIEL UNIVERSITY * Nel fine 2023, formalizzata a inizio aprile 2024, la Statale di Milano ha sospeso l’accordo di collaborazione con l’Ariel University, situata nei territori occupati palestinesi. La decisione è passata attraverso un’istruttoria e voto del senato accademico DomaniDomani+2ANSA.it+2Domani+2. 3. UNIVERSITÀ DI PALERMO — SOSPENSIONE TOTALE ACCORDI CON ISRAELE (4 GIUGNO 2024) * Il Senato Accademico ha approvato all’unanimità un documento che: * sospende tutti gli accordi Erasmus con università israeliane (programmi KA171 e KA220-HED), * vieta nuovi accordi con atenei israeliani “fino al superamento della crisi”, * istituisce procedure di due diligence su accordi con potenziale dual use, * coinvolge rappresentanza studentesca nel tavolo tecnico su tali collaborazioni L’INDIPENDENTE+6L’INDIPENDENTE+6ANSA.it+6. 4. UNIVERSITÀ DI PADOVA — MOZIONE E IMPEGNO A NON AVVIARE NUOVI ACCORDI (14 MAGGIO 2024 E ULTERIORE MOZIONE 1° LUGLIO 2025) * Il Senato Accademico del 14 maggio 2024 ha approvato una Mozione per la Pace in Palestina, condannando la distruzione delle università palestinesi e richiamando principi etici secondo statuto e Codice di integrità della ricerca Reddit+15Università degli studi di Padova+15Centro di Ateneo per i Diritti Umani+15. * In una seduta successiva il 1° luglio 2025, Padova ha approvato una nuova mozione che: * condanna le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, * si impegna a non intraprendere nuovi accordi né rinnovare quelli esistenti con istituzioni israeliane ritenute coinvolte in violazioni, * mantiene solo collaborazioni a valenza puramente didattica o di ricerca non bellica L’INDIPENDENTE+4Centro di Ateneo per i Diritti Umani+4Domani+4. 5. UNIVERSITÀ DI BOLOGNA — MOZIONE DEL SENATO ACCADEMICO (2024) * Nel Senato Accademico UNIBO ha approvato una Mozione sulla guerra a Gaza, includendo impegni come: * condanna di qualsiasi aggressione a istituzioni universitarie, rafforzamento delle norme sul dual use, rifiuto di accordi con imprese e università (anche israeliane) associate a violazioni dei diritti umani o prodotti per scopi militari, * rescissione di accordi vigenti qualora i partner incorrano in tali condizioni Wikipedia+7UniboMagazine+7Open+7.       MOZIONE DEL SENATO ACCADEMICO (18 GIUGNO 2025) Il Senato Accademico ha approvato una mozione condannando “l’escalation militare israeliana a Gaza”, le violazioni del diritto internazionale e umanitario, e ha chiesto il “rafforzamento di tutte le iniziative per il cessate il fuoco” Altreconomia+6Potere al Popolo+6quinewspisa.it+6 La Nazione+15UniboMagazine+15Corriere di Bologna+15 6. UNIVERSITÀ FEDERICO II DI NAPOLI — DIMISSIONI DAL COMITATO DI FONDAZIONE BELLICA (APRILE 2024) * Il rettore della Federico II, in risposta a mobilitazioni studentesche, ha annunciato le proprie dimissioni dal comitato scientifico della fondazione Med-Or (legata a Leonardo spa), principale industria bellica italiana. Il Rettore Matteo Lorito ha annunciato le dimissioni, ma non le ha formalizzate. Open+4L’INDIPENDENTE+4Domani+4 7. UNIVERSITÀ DI BARI – MOZIONI E PROVVEDIMENTI (APRILE–GIUGNO 2025) * Aprile 2024: scelta unanime di non partecipare al bando di cooperazione Italia–Israele e dimissioni del Rettore Bronzini dal comitato scientifico della fondazione Med‑Or (legata all’industria bellica) La Nazione+2La Gazzetta del Mezzogiorno+2atlanteguerre.it+2 * 19 giugno 2025: il Dipartimento di Bari ha approvato una mozione di condanna contro Israele, prevedendo misure di accoglienza per colleghi palestinesi e richiedendo “esplicita presa di distanza dai diritti umani e diritto internazionale da parte del partner israeliano” Il Bo Live+14BariViva+14Barletta news24city -+14. * La mozione ha ricevuto pareri contrastanti, passando con un solo voto di scarto PugliaViva. 8. UNIVERSITÀ DI PISA – MODIFICA STATUTO E MOZIONE PER LA PACE (GIUGNO–LUGLIO 2025) * 13 giugno 2024: Senato Accademico e CdA approvano una mozione per la pace, con “percorso di autodisciplina” sulle collaborazioni con la filiera bellica UniboMagazine+13Università di Pisa+13Cambiare Rotta+13. * Febbraio 2025: lo Statuto viene aggiornato con clausole che escludono forme di collaborazione per lo sviluppo di armi italbalkanika.al+1La Nazione+1. Nome del tuo sitoquinewspisa.it 9. UNIVERSITÀ PER STRANIERI DI SIENA – PRESE DI POSIZIONE E RICONOSCIMENTO PALESTINA (2024–2025) * 17 luglio 2024: Senato Accademico approva la mozione per il riconoscimento dello Stato della Palestina LA NOTIZIA+15Università degli Studi di Siena+15Facebook+15. * Marzo 2024: presidenza di Tomaso Montanari oggetto di pressioni per non aver aderito a posizioni di boicottaggio attivo HuffPost Italia. * Giugno 2024: UniStrasi approva (all’unanimità) una posizione di solidarietà per Gaza in Senato Accademico Gazzetta di Siena. 10. UNIVERSITÀ DI FIRENZE – BOICOTTAGGIO ACCADEMICO E MOZIONE DEL 2023 + SOSPENSIONI 2025 * 19 dicembre 2023: mozione per la pace approvata, condanna delle atrocità e appello per due Stati, ma senza misure restrittive su accordi bilaterali Università di Firenze. * 16 luglio 2025: cinque dipartimenti (Matematica/Informatica, Ingegneria, Scienze agrarie, Architettura, Scienze politiche/sociali) sospendono accordi in essere con università israeliane, tramite appello firmato da docenti, studenti, ricercatori e dottorandi Altreconomia+2Il Foglio+2La Nazione+2. ——————————————————————————————————————– NOTA SU ALTRI ATENEI * Cagliari: una mozione studentesca chiedeva la sospensione degli accordi con atenei israeliani, ma il Senato ha respinto la proposta (30 gennaio 2024) Reddit+13Domani+13Open+13. * In Torino, si è deciso di non partecipare al bando MAECI 2024 con università israeliane, ma non è stata formalizzata una definitiva rescissione di tutti gli accordi Reddit+4Domani+4Wikipedia+4. * Altri atenei (es. UniPub) hanno visto proteste o richieste, ma non hanno mai formalizzato delibere o modifiche organiche DomaniDomani. TABELLA RIEPILOGATIVA UniversitàTipo di attoDataAzione chiaveSapienza RomaDelibera Senato Accademico n. 92/202513 maggio 2025Interruzione collaborazioni con Israele/bellicoStatale MilanoSospensione accordo Arielfine 2023 / apr 2024Sospeso accordo con Ariel UniversityFederico II NapoliDimissioni promesse dal Rettore da comitato Med-Or, ma non rassegnateaprile 2024Ritiro da fondazione associata ad industria bellica (il Rettore ha annunciato le dimissioni, ma non le ha formalizzate)PalermoDelibera Senato Accademico all’unanimità4 giugno 2024Blocco accordi Erasmus, nuovi accordi vietatiPadovaMozioni Senato Accademico14 mag 2024 & 1 lug 2025Impegno a non avviare o rinnovare accordi con IsraeleBolognaMozione Senato Accademico   Mozione Senato Accademico19 marzo 2024     18 giugno 2025Rifiuto accordi dual use e rescissione ove applicabile   Condanna escalation, stop/riduzione rapporti con IsraeleBariNon partecipazione bando + dimissioniAprile 2024Ritiro del Rettore da Med-Or e bando di cooperazione Italia-Israele sospeso Mozione Dipartimento19 giugno 2025Critiche diritti umani e accoglienza colleghi palestinesiPisaMozione Senato + autodisciplina13 giugno 2024Percorso etico sulle collaborazioni belliche Statuto aggiorna (no armi)Febbraio 2025Clausole di rifiuto su attività dual useSiena (Stranieri)Mozione riconoscimento Palestina17 luglio 2024Impegno politico e morale verso Palestina Università degli Studi di Siena Pressioni su boicottaggioMarzo 2024Respinta mobilitazione politicamente orientata HuffPost Italia Mozione solidale a GazaGiugno 2024Approvata all’unanimità in Senato Accademico Gazzetta di SienaFirenzeMozione per la pace19 dicembre 2023Condanna, ma nessuna sospensione formale Stop accordi da 5 dipartimenti16 luglio 2025Sospesi accordi con università israeliane Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
UNIFI e il training militare al centro universitario sportivo di Firenze
Circa un mese fa avevamo pubblicato con sollievo la notizia relativa ai 5 Dipartimenti dell’Università di Firenze che dicevano NO agli accordi con gli atenei israeliani in seguito ai crimini di guerra del loro governo nel genocidio in corso a Gaza. Per tale ragione ci coglie un po’ spiazzati e disorientati la segnalazione arrivata in questi giorni da una delle nostre aderenti, la quale ci ha informati che sul sito web del CUS di Firenze, il Centro Universitario Sportivo dell’Università di Firenze si sta promuovendo, fra i vari corsi, anche il Military Training. https://www.cus.firenze.it/. Ci chiediamo quale sia nel contesto dello sport dedicato agli studenti universitari l’utilità e lo scopo di una simile iniziativa, che nulla ha a che spartire col mondo accademico e coi suoi principi. A nostro avviso, si tratta solo dell’ennesimo segnale di quel processo di militarizzazione dell’istruzione che denunciamo da anni e che entra sempre di più anche nelle attività collaterali che riguardano gli atenei statali. Eppure, in questi anni UNIFI ha approvato delle mozioni importanti all’interno del Senato Accademico sul tema della guerra: * a dicembre 2023 una mozione per la pace con alcuni contenuti apprezzabili, affermando la necessità di una “cessazione immediata dei bombardamenti e degli scontri nella Striscia di Gaza e delle violenze in Cisgiordania”; https://www.unifi.it/it/news/mozione-la-pace * a maggio 2024 il Senato Accademico di UNIFI chiede «l’immediata interruzione delle operazioni militari nei territori palestinesi», recependo alcune istanze presentate dai rappresentanti degli studenti e «riconosce la necessità dell’Università di dare seguito ai valori costituzionali e statutari, rendendosi attivo e concreto agente di pace e lavorando in tale direzione». Come punto della revisione del codice etico dell’Ateneo passa l’istanza dell’istituzione di una commissione etica che valuti gli accordi che vengono stipulati con enti esterni (con un accento sulle università israeliane). Di fatto la commissione dovrà assicurare che tali accordi rispettino i principi posti dagli studenti, ovvero che non ci siano violazioni dei diritti umani»; https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca/24_maggio_22/l-universita-di-firenze-si-schiera-stop-alla-guerra-in-palestina-ma-niente-boicottaggio-degli-atenei-israeliani-32c4f9c9-abf4-4631-8bcb-1b39e5f9fxlk.shtml * a giugno 2025 l’Università si impegna a rafforzare i luoghi di confronto sulla pace giusta, la libertà accademica e la cooperazione internazionale. Il messaggio finale è chiaro: “La pace è una responsabilità pubblica. Spetta anche alle università esercitarla”. L’Ateneo fiorentino chiama a raccolta tutte le università italiane ed europee: “Facciamo rete. Condividiamo strumenti, progetti e visione. Costruiamo insieme un orizzonte di pace”. https://www.unifi.it/it/news/approvato-allunanimita-appello-la-pace E cosa fa in tutta questa prospettiva l’Università di Firenze attraverso il CUS? Un corso di TRAINING MILITARE! C’è qualcosa che non torna… Probabilmente all’interno di UNIFI convivono due anime e persistono alcune forze che cercano di riportare il focus sul processo di militarizzazione, lasciando come parole morte ciò che è stato affermato dagli Organi accademici. Ebbene, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università chiediamo alla Rettrice Prof.ssa Alessandra Petrucci, alla governance dell’Università di Firenze, ma anche a chi rappresenta l’Ateneo all’interno del CUS (la Prof.ssa Maria Paola Monaco ed il Prof. Nicola Poli nel Consiglio Direttivo ed il Comitato per lo Sport Universitario) di considerare il percorso avviato dagli Organi Accademici per fare in modo che il CUS faccia un passo indietro sul Training Militare e lo escluda fra le possibilità della sua offerta sportiva, soprattutto perché non rappresenta un vero e proprio sport e non ha nulla a che fare con le attività sportive adatte per studenti e studentesse universitari/e. Si tratta di un’importante occasione di riflessione interna per tradurre in pratica ciò che è stato deciso in Senato Accademico e porre rimedio ad alcune contraddizioni in Ateneo ed a quegli elementi di militarizzazione ancora presenti nel contesto accademico. A tale proposito, ne menzioniamo anche altri di una certa rilevanza: * il Master in Leadership e Analisi Strategica offerto dall’Università di Firenze (UNIFI) in collaborazione con l’Aeronautica Militare, un percorso formativo con competenze “dual use”, cioè utili sia in ambito civile che militare: questo master, include lauree magistrali e corsi specifici, è rivolto a tutti gli studenti e non solo ai militari e forma figure professionali con competenze strategiche e manageriali; https://www.unifimagazine.it/unesperienza-formazione-congiunta/ * il Corso di Laurea triennale in Scienze giuridiche della Sicurezza, erogato in convenzione con la Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri; https://www.scienzegiuridichedellasicurezza.unifi.it * il legame fra il Dipartimento di Architettura e l’ISMA – Istituto di Scienze Militari Aeronautiche; > Architettura Unifi e Scienze militari Aeronautiche, insieme per la > valorizzazione del territorio * la collaborazione dei corsi di Laurea in Farmacia di UNIFI con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze; Fai clic per accedere a stab_chimico_farmaceutico_militare_230223.pdf Probabilmente, l’iniziativa del Military Training del Centro Universitario Sportivo è nata sull’onda della già forte presenza militare nelle collaborazioni con l’Ateneo di Firenze e sarà presumibilmente portata avanti da chi in università punta a rafforzare tali legami. Il training militare in Ateneo ha in definitiva un duplice obiettivo: 1. normalizzare la presenza di ciò che è “militare” all’interno del contesto dell’istruzione universitaria; 2. fornire un canale aggiuntivo per la selezione ed il reclutamento, che consideri anche le prestazioni fisiche oltre alle capacità intellettive degli studenti. Infatti, da sempre la selezione militare include prove fisiche (“braccio”), seguite da valutazioni attitudinali e psicofisiologiche (“mente”). E quale luogo migliore di un’Università?! Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Presidio contro la Curti: NO accordi con Leonardo S.p.A
Lo scorso 6 agosto si è svolto a Castel Bolognese (RA) un presidio molto partecipato davanti ai cancelli della CURTI Costruzioni Meccaniche, un’importante azienda romagnola che rientra fra i fornitori di LEONARDO SpA, con la quale ha un accordo in scadenza in attesa di rinnovo. L’azienda, famosa nella meccanica di precisione e citata anche nell’inchiesta sull’Emilia Romagna a cui il nostro Osservatorio aveva collaborato con il Coordinamento No NATO regionale, rientra in parte con la sua attività nel settore delle armi e dei sistemi d’arma ed intrattiene da diversi anni una partnership con LEONARDO, soprattutto in relazione alla componentistica per elicotteri militari, ma anche a lavorazioni su obici semoventi, cioé veicoli corazzati progettati per fornire supporto di fuoco a lungo raggio, equipaggiati con cannoni di artiglieria di grosso calibro. Per intenderci, sono come quelli che Leonardo fornisce ad Israele per le guerre in Medio Oriente. Obiettivo del presidio, organizzato da Faenza per la Palestina con Stop Rearm Europe, era quello di invitare la Curti ad uscire dalla lista dei partner di Leonardo al fine di ostacolare la fornitura di armi per le guerre in corso, ma l’intento del presidio era anche quello di avvicinare e sensibilizzare i lavoratori della Curti, a partire dai delegati sindacali, alcuni dei quali si sono avvicinati senza però intervenire. Dall’altra parte, la dirigenza dell’azienda ha mostrato netti segni di chiusura, rifiutando l’interazione con gli organizzatori del presidio, impedendo tramite le forze dell’ordine di esporre i tanti striscioni e cartelli di protesta lungo la recinzione dello stabilimento e anticipando l’orario di chiusura di 1 ora per impedire che i lavoratori potessero incrociare i manifestanti. Fra le decine di realtà intervenute da varie parti dell’Emilia Romagna era presente anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che ha aderito con la partecipazione di Giuseppe Curcio, che nel suo intervento ha evidenziato come Curti Costruzioni Meccaniche fosse stato siglato nel 2019 un accordo quinquennale con l’Università di Bologna per lo svolgimento di tirocini in azienda per gli studenti e con altre attività di collaborazione nella didattica e nella ricerca. Tale accordo avrebbe dovuto essere rinnovato nel 2024 come in genere succede, ma a seguito delle proteste svolte dagli studenti di Cambiare Rotta e dei Giovani Palestinesi durante l’acampada e, grazie alla convergenza con i docenti della petizione per Gaza e con il personale tecnico amministrativo (con l’azione congiunta dell’Osservatorio e di forze sindacali come USB), l’Ateneo di Bologna ha deciso di non rinnovarlo, così come ha fatto per tanti altri accordi con la filiera bellica. Pertanto, se è possibile raggiungere questo risultato in Università, confidiamo che anche la Curti possa a sua volta liberarsi dalle catene delle relazioni con Leonardo e ritornare a fare ciò che faceva prima per il progresso della società attraverso le competenze professionali di primo piano che può mettere in campo nella meccanica di precisione, piuttosto che seguire le sirene della NATO, che anche in Emilia Romagna sta portando avanti pesanti operazioni di conversione verso l’industria bellica con la sua domanda di produzione sempre più incalzante. Sul fronte dei lavoratori invece l’invito è ad una maggiore consapevolezza dei processi produttivi nei quali vengono impegnati e a considerare le opzioni possibili, fra le quali quella dell’obiezione di coscienza per affermare un diritto del lavoro della pace. La scelta della data del 6 agosto era dettata dalla coincidenza con l’80°anniversario della bomba atomica su Hiroshima: anche in quel caso il pilota che sganciò la bomba non aveva la minima idea della potenza dell’ordigno e dei suoi effetti devastanti. Pertanto, la consapevolezza è una delle leve per scelte più in linea con i propri valori e con il mondo.