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Luigi Veronelli / Un canto d’amore per tutta la terra (e anarchia)
Prima di essere un enologo, Luigi Veronelli ha scontato tre mesi di carcere per un libro e ha speso anni a restituire un nome a una tomba anonima, quella di Gaetano Bresci. In lui l’anarchia non è un tratto caratteriale né una posa da intellettuale libertario applicata sopra un mestiere borghese come la critica enologica: è la matrice da cui quel mestiere stesso nasce. Il volume che elèuthera pubblica ora, Ode al vino e all’anarchia, con prefazione di Simonetta Lorigliola, ha il merito di restituire questa continuità, spesso smarrita nell’agiografia gastronomica che di Veronelli conserva solo l’aneddoto ignorando la biografia politica che lo sorregge. Quella biografia comincia presto. Cresciuto nel quartiere popolare milanese dell’Isola, Veronelli studia filosofia, diventa assistente di Giovanni Emanuele Bariè e si avvicina al pensiero anarchico, al quale resterà fedele per tutta la vita. Nel 1956 fonda tre riviste — “I problemi del socialismo”, “Il Pensiero”, “Il gastronomo” — e l’anno successivo traduce La questione sociale di Proudhon insieme a un testo del marchese de Sade: la pubblicazione gli costa tre mesi di carcere per oscenità, e il libro di Sade finirà bruciato a Varese, replica novecentesca di un rogo che la storia avrebbe dovuto rendere impossibile. Non è dettaglio erudito: è la prova che l’anarchismo di Veronelli non si esaurisce nel lessico o nella simpatia ideologica, ma si è pagato in carcere. Il libro va letto anche alla luce di un episodio meno noto e più radicale di qualunque dichiarazione di poetica: nel 1973 Veronelli si reca sull’isola-carcere di Santo Stefano, a Ventotene, e si addentra nel cimitero degli ergastolani dicendosi ragionevolmente certo, per intuizione più che per prova documentale, di aver individuato la tomba di Gaetano Bresci, il regicida anarchico giustiziere di Umberto I, “re mitraglia”. Da quella visita nasce una mappa nominale che ricostruisce l’identità di gran parte delle quarantasette tombe del camposanto, poco prima anonime. È un gesto che dice più di molte pagine sul senso che Veronelli attribuisce alla memoria dei vinti: restituire un nome ai morti dimenticati dal potere è lo stesso atto, spostato di ambito, con cui più tardi restituirà dignità al “vignaiuolo” cancellato dall’agro-industria. Non stupisce che quella mappa sia diventata negli anni meta di un pellegrinaggio laico compiuto ogni giugno da collettivi e cooperative, un pellegrinaggio annuale costruito, letteralmente, sul testamento che Veronelli ha lasciato loro. C’è poi la televisione, terreno apparentemente estraneo all’anarchia ma in realtà suo prolungamento tattico. Diffidente all’inizio — dopo una prima apparizione nel 1960 se ne tiene a distanza, impaurito dall’eccessiva semplificazione del linguaggio del piccolo schermo — Veronelli cede nel 1971 alle insistenze della Rai torinese e conduce Colazione allo studio 7, che nel 1973 diventa A tavola alle 7 al fianco di Ave Ninchi: il 22 marzo 1974 va in onda quella che è considerata la prima vera trasmissione italiana di cucina ed enogastronomia, capostipite di tutto ciò che seguirà fino a Masterchef. Ma il programma più rivelatore resta Viaggio sentimentale nell’Italia dei vini (1979-1980), docufilm di aggiornamento sulla viticoltura, elogio della civiltà contadina e denuncia delle leggi apertamente favorevoli all’industria, da cui nasce uno degli aforismi più netti di Veronelli, quello sul vino contadino sempre migliore del miglior vino industriale. Anche in tivù, insomma, Veronelli non intrattiene: usa la popolarità come cassa di risonanza per la stessa battaglia condotta sulla carta. È in questo intreccio — carcere, cimitero degli anarchici, salotto Rai, colonna del “Giorno” — che va collocata la frase che costituisce il leitmotiv del libro: il vino è il canto della terra verso il cielo. Quando Veronelli scrive di sentire, assaggiando un vino, tutto ciò che è accaduto nella terra dove è nato e nelle mani che l’hanno toccato, non sta producendo una metafora consolatoria da etichetta. Sta applicando al calice lo stesso metodo con cui ha letto una tomba anonima a Santo Stefano: risalire, attraverso un frammento materiale, a una storia umana concreta e alle sue ingiustizie. Il “canto verso il cielo” non è trascendenza estetizzante, è la voce di un lavoro — quello del vignaiolo, quello dei “giovani estremi” chiamati a sovvertire il sistema — che sale e chiede di essere ascoltata. Qui il libro rende giustizia soprattutto al secondo tempo della parabola di Veronelli, quello di Critical Wine e di “Terra e libertà”, il progetto costruito con centri sociali come il Leoncavallo o la Chimica di Verona per opporre all’agro-industria un catalogo di autocertificazione dal basso, la denominazione comunale d’origine, il prezzo sorgente: anarchia non predicata ma organizzata, con tanto di attriti — non tutto il movimento anarchico approvò il dialogo di Veronelli con le istituzioni — che il volume non nasconde. Ma è sull’oggi che la lettura si fa più tagliente, ed è qui che Ode al vino e all’anarchia rende un servizio migliore che altrove: mostrare quanto di quel lessico — sostenibilità, artigianalità, “piccolo il podere, grande il vino” — sia sopravvissuto come pratica reale e quanto sia stato invece liofilizzato in marketing. Il naturale, il biodinamico, il “senza chimica” sono oggi rivendicazioni di scaffale prima ancora che di vigna; l’estetica anarco-contadina che Veronelli aveva costruito come atto di rottura viene riassorbita, tal quale, dallo stesso sistema distributivo che pretendeva di combattere — bottiglie “ribelli” vendute a prezzo di boutique, etichette che si appropriano di un immaginario libertario svuotandolo di ogni conseguenza politica. È il destino, del resto, che tocca a ogni pensiero critico ridotto ad aforisma citabile: diventa slogan stampabile su una maglietta indossata al corteo del Primo Maggio, formula riconoscibile e per ciò stesso innocua. Il paradosso è che proprio la frase-manifesto del libro — il vino come canto della terra — rischia oggi la stessa sorte: reperibile su un’etichetta di vino “naturale” prodotto secondo logiche del tutto convenzionali, spogliata del carcere, della tomba di Bresci, delle inchieste contro l’industria che le davano peso. Restituire quella frase al contesto che Ode al vino e all’anarchia ricostruisce — biografico, giudiziario, persino cimiteriale — non è un esercizio filologico: è l’unico modo per impedire che l’ultima ode rimasta di Veronelli si riduca, anch’essa, a un canto senza più terra sotto.   L'articolo Luigi Veronelli / Un canto d’amore per tutta la terra (e anarchia) proviene da Pulp Magazine.
October 2, 2026
Pulp Magazine
La Fiaccola della Pace a Ventotene per gli 80 anni della Repubblica
 Una giornata memorabile che ha segnato il passaggio della Fiaccola a Ventotene, a 80 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla proclamazione della Repubblica democratica, della prima Assemblea costituente e del Suffragio universale.  Ventotene, Isola di Pace, è patrimonio dell’umanità e rappresenta il ponte di unione nel Mediterraneo tra Europa e mondo. Proprio qui Altiero Spinelli rinchiuso nel vicino carcere di Santo Stefano per aver disobbedito al regime fascista, maturò il Manifesto per un’Europa di Pace di fratellanza, che ha ispirato il progetto dell’ Unione Europea, manifesto stampato a chiare lettere sulla facciata del palazzo comunale con tutte le bandiere dei paesi compongono l’UE.  E’ in questo luogo fortemente simbolico che la Fiaccola della Pace ha scelto di posizionare il “Segnavia del percorso” che ha segnato lo storico passaggio ultradecennale dalla Campania al Lazio, dopo quello avvenuto negli scorsi mesi in Molise, Puglia e Abruzzo. La mobilitazione legata al tema dei 100 anni di guerre iniziata dall’anno 2014 nell’ambito delle celebrazioni del centenario della fine del primo conflitto mondiale, che ha coinvolto in questi anni scuole ed enti locali con l’obiettivo di promuovere la cultura di educazione alla Pace e alla nonviolenza, è promossa dal Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III campano; a Ventotene si è potuta realizzare grazie all’adesione e alla fattiva collaborazione dell’Istituto Comprensivo “Alighieri“ Formia – Ventotene ( plesso ”A. Spinelli” di Ventotene) e con il patrocinio del Comune. Il programma della giornata si è sviluppato in due momenti: il primo, presso il cimitero di Ventotene, dove, una delegazione di docenti dell’Istituto Comprensivo “Alighieri” con la Dirigente scolastica Adriana Roma e la referente del progetto di Pace Maria Rosaria Palmieri, il vice Sindaco Pino Pepe e l’ Assessore Cataldo Matrone (delegati del Sindaco) e la Presidente del Movimento per la Pace Agnese Ginocchio, si sono recati in visita al cimitero comunale per omaggiare le spoglie mortali del padre dell’ Unione Europea, qui è stata deposta una corona di fiori e portata la Fiaccola della Pace. Quindi un saluto con un messaggio di pace da parte della Dirigente scolastica e del delegati del Sindaco, i quali, di fronte allo scenario di guerre che ci circonda,  hanno ricordato l’importanza di educare alla Pace partendo dai banchi di scuola, quindi l’attualità della figura di Spinelli e del Manifesto per un’Europa Unita e solidale verso i popoli. “A voi bambini è affidato questo messaggio, a voi la possibilità di riscrivere la storia e di costruire un futuro che sarà possibile solo se agiremo con la parola Pace. A noi adulti il compito di indicarvi la strada, qui davanti al giaciglio di Spinelli ci impegneremo con tutte le nostre forze a farlo”. La Dirigente scolastica, i delegati del Sindaco e tutti i docenti presenti poi, sono stati invitati dal Movimento per la Pace a porre la firma sul “Quaderno della Pace” portato appositamente sul luogo del giaciglio terreno del padre del Manifesto di Ventotene. La seconda parte della giornata, si è svolta presso il giardino comunale, dove  è presente l’Albero della Pace simbolo della mobilitazione ( che fu già dedicato ad Altiero Spinelli e a tutti i caduti delle guerre) messo a dimora durante la prima tappa della Fiaccola avvenuta nell’anno 2023. Protagonisti gli alunni del plesso “Altiero Spinelli “ di Ventotene (scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado), i quali con magliette bianche con la scritta Pace, hanno presentato disegni e un bellissimo cartellone realizzati con le loro mani sui quali sono state scritte frasi di Pace, poi hanno declamato dei significativi pensieri sulla Pace culminati con un canto.  A seguire, la cerimonia di inaugurazione del Segnavia del percorso, posizionato in corrispondenza all’ Albero della Pace, che è stato dedicato ad Altiero Spinelli. “Il Segnavia di Ventotene”, ha ricordato la presidente del Movimento per la Pace, “ha segnato lo storico passaggio ultradecennale della Fiaccola dalla Campania al Lazio ed è collegato con i Segnavia già posizionati in Puglia e in Abruzzo ed il Segnavia madre presso il “Giardino della Pace e della memoria” in Alife(Ce), nel Parco Nazionale del Matese. Il Segnavia è stato benedetto dal delegato del parroco, Don Safari Viatier. Quindi è seguita ancora la cerimonia del rinnovo del Patto di Pace tra l’IC “Formia –Ventotene”, il Comune ed il Movimento per la Pace, con il quale la Scuola si riconferma “Scuola capofila di Pace” a Formia e a Ventotene. Hanno sottoscritto la Dirigente scolastica Roma, l’ Assessore Matrone delegato del Sindaco, e la Presidente del Movimento per la Pace.  Alla Dirigente scolastica poi e al delegato del Sindaco è stato consegnato il passaporto del percorso della Fiaccola della Pace. Agli alunni del plesso Spinelli è stato consegnato l’attestato di delega di “Ambasciatori della Fiaccola della Pace a Ventotene, Ponte di Pace in Europa e nel mondo”. Al termine ci si è recati presso piazza Castello davanti alla sede comunale, dove, la manifestazione si è conclusa con il lancio della Mongolfiera della Pace, simbolo di unità e di fratellanza fra i popoli. Docenti  presenti dell’IC “Alighieri” Formia Ventotene (e plesso Spinelli di Ventotene) che hanno collaborato per la buona riuscita della manifestazione: Antonietta Romano, Candida Matrone, Concetta De Petris, Maria Petrocco, Annarita Matrone, Fabiola Palumbo, Vincenzo Del Rosso, Mario Cafagna, Romina Centola , Candida  Silvestri, Daniela De Filippis,  Pina Vitiello (responsabile plesso Ventotene), Maria Rosaria Palmieri. Redazione Italia
June 4, 2026
Pressenza
«Da rivoluzionario professionale a sindaco»
Recensione al libro di Enzo R. Laforgia –  di Gianmarco Martignoni   In occasione della mostra allestita in collaborazione con la sezione Anpi Varese ”Claudio” Macchi e il Comune di Varese per celebrare l’ottantesimo della Liberazione dal nazi-fascismo, emergeva nei pannelli esposti all’interno della Sala del Lucernario dei Musei Civici varesini la figura di Enrico Bonfanti, primo cittadino del capoluogo