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La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
“Chiamata alle arti”. Ai Fori Imperiali una grande opera collettiva per dire no alla guerra
Una grande pagina bianca trasformata in un’opera collettiva di pace. Oltre 2.000 persone oggi ai Fori Imperiali di Roma hanno partecipato alla “Chiamata alle Arti – Lasciamo un segno contro la guerra”, l’iniziativa promossa da EMERGENCY in collaborazione con il poeta di strada Ivan e ispirata al suo happening “La Grande Pagina Bianca”, realizzata con il patrocinio del Comune di Roma. Per l’intera giornata cittadini, bambini, famiglie, studenti e turisti hanno scritto, disegnato e colorato su un enorme telo bianco, dando vita a una testimonianza condivisa di rifiuto della guerra e di adesione ai valori della pace, del dialogo e della tutela dei diritti umani. La giornata si inserisce nel percorso della campagna R1PUD1A di EMERGENCY, nata per riportare nel dibattito pubblico il valore dell’Articolo 11 della Costituzione italiana per coinvolgere Comuni, scuole, luoghi della cultura, associazioni e cittadinanza in un impegno diffuso contro la guerra. Anche per questo EMERGENCY da via dei Fori imperiali ha lanciato un appello a tutti i Comuni italiani a riaprire gli elenchi per gli obiettori di coscienza al servizio militare e a informare i cittadini di questa possibilità. Un’iniziativa che ha già ottenuto l’adesione di 110 Comuni, tra cui Firenze, Reggio Emilia, Livorno, Pavia e Catanzaro, e ancora Capaci, Rho e Barberino del Mugello, che daranno ai cittadini la possibilità di prendere posizione concretamente contro la guerra. “Il governo ha già più volte annunciato l’intenzione di riformare l’esercito e aumentarne significativamente gli effettivi” commenta EMERGENCY. “Noi vogliamo riaffermare con forza il valore del ripudio della guerra sancito dalla nostra Costituzione e il nostro diritto ad obiettare. Lanciamo quindi un appello ai Comuni italiani a divenire protagonisti nell’esercizio di questo diritto fondamentale, accantonato nel tempo perché la pace si costruisce con atti concreti: curando le persone, creando relazioni, promuovendo conoscenza, cooperazione e diritti. Ciascuno può fare la sua parte.” L’opera collettiva realizzata durante la giornata resta il simbolo di una partecipazione corale contro la guerra che ha trasformato uno dei luoghi più rappresentativi della città in uno spazio di incontro, espressione e condivisione. Un messaggio semplice e potente che, attraverso l’arte, riafferma la possibilità di scegliere la pace. Accanto alla grande installazione partecipativa, nel corso della giornata adulti e bambini hanno partecipato a laboratori, attività educative, momenti di pratica corporea e iniziative artistiche dedicate ai temi dei diritti, della convivenza e della pace. Per aderire alla campagna è possibile rivolgersi a: ripudia@emergency.it.   Emergency
June 21, 2026
Pressenza
“Io obietto la guerra.”, l’appello di Emergency contro riarmo e leva militare
L’annuncio di un possibile aumento degli effettivi dell’esercito e il ritorno della leva militare ha acceso il confronto pubblico, suscitando preoccupazioni e reazioni in diverse realtà della società civile. Quando si prepara la guerra, alla fine la si fa. Lo abbiamo visto accadere troppe volte in passato e oggi lo stiamo vedendo di nuovo, anche nel nostro Paese. In un contesto internazionale sempre più segnato da conflitti e tensioni, cresce anche in Italia il dibattito sul ruolo delle forze armate e sulle politiche di difesa. L’Italia, invece di adoperarsi per promuovere la risoluzione non armata dei conflitti come vuole l’articolo 11 della Costituzione, si riarma come mai nella storia Repubblicana: più di 30 miliardi di spese militari solo quest’anno. E annuncia il possibile ritorno del servizio militare di leva: è il ritorno della richiesta dello Stato di mettere a disposizione della guerra i propri corpi. Oggi come ieri, il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo internazionale come “potenza”. E’ per questo motivo che, contro questa retorica bellicista e guerrafondaia, ho deciso di firmare FERMAMENTE e CONVINTAMENTE l’appello “Io obietto la guerra” di Emergency nell’ambito della campagna R1PUD1A: un appello che invita cittadini e cittadine a prendere posizione contro la guerra, la militarizzazione e ogni ipotesi di ritorno alla leva obbligatoria, oltre che al riarmo. Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, Emergency ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme. L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese. L’iniziativa si fonda su un principio sancito anche dalla Costituzione italiana: il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali. Un valore che oggi, secondo i promotori, rischia di essere messo in discussione da scelte politiche orientate al rafforzamento degli apparati militari. Attraverso il sito dedicato (www.ripudia.it), chiunque può aderire all’appello, firmando e contribuendo a diffondere il messaggio. L’obiettivo è costruire una mobilitazione ampia e trasversale, capace di far sentire la voce di chi crede nella pace, nella diplomazia e nella cooperazione internazionale come strumenti alternativi ai conflitti armati. “Più saremo, meno potranno ignorarci”: è questo il cuore della campagna, che punta sulla partecipazione collettiva per incidere nel dibattito pubblico. Non solo una raccolta firme, ma un invito all’impegno civile, alla consapevolezza e alla responsabilità. “Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa. Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” – dichiara EMERGENCY. Per questo vogliamo dire da subito: “IO OBIETTO LA GUERRA”. Tutti possiamo far sentire la nostra voce, sottoscrivendo la dichiarazione di obiezione di coscienza che afferma: – rifiuto l’uso delle armi – sono contrario/a a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare di leva – mi impegno a difendere l’Articolo 11 e tutti i principi costituzionali – mi impegno a costruire una comunità di pace Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. È una dichiarazione che riguarda tutte e tutti: donne e uomini, giovani e non, che non vogliono essere trascinati in nessuna guerra. La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace. Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per: * conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione; * promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo); * creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico. A differenza di quanto sostenuto da falsi intellettualoidi del calibro di Ernesto Galli della Loggia – che dal Corriere della Sera il 4 maggio 2026 ha attaccato il pacifismo italiano come causa della «sindrome dell’inerme» che vigerebbe in Italia, definendo la guerra come un «cimento supremo» – il pacifismo è ora più che mai necessario anche per combattere le vergognose retoriche belliciste sulla “difesa della Patria” per difendere la nostra Costituzione. In un tempo in cui la guerra sembra tornare al centro dello scenario globale, iniziative come quelle di Emergency rappresentano un tentativo di rimettere al centro il valore della pace, ricordando che ogni scelta politica ha conseguenze dirette sulla vita delle persone. L’appello è lanciato: firmare, condividere, partecipare. Perché, come sottolinea EMERGENCY, la pace è una responsabilità di tutti. La campagna è aperta a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che vogliano attivarsi.   FIRMA E DIFFONDI “IO OBIETTO LA GUERRA” https://ripudia.it/ https://www.emergency.it/direfareripudiare/   Ulteriori informazioni: > In caso di guerra: L’azione delle studentesse IED per EMERGENCY https://www.cronacacomune.it/media/uploads/allegati/44/emergency_seminario_ferrara_28mar2026.pdf > L’imperativo morale dei generali europei | QB Quotidiano Bellico del 18 > febbraio 2026 https://ilmanifesto.it/lettere/io-obietto-la-guerra https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/-io-obietto-guerra-striscione-emergency-manifestazione-25-aprile-roma/AIO1PHiC   Lorenzo Poli
May 25, 2026
Pressenza