Tag - global sumud convoy

GLOBAL SUMUD FLOTILLA: A UNA SETTIMANA DAL FERMO ANCORA DETENUTI IN LIBIA I 10 ATTIVISTI DEL GLOBAL SUMUD LAND CONVOY
A una settimana dal fermo dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy in Libia orientale, tra cui i cittadini italiani Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, arriva oggi l’informazione della continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Non basta la richiesta formale presentata dal Console Generale a Bengasi per una visita consolare ai due italiani: non sono ancora arrivate informazioni ufficiali sulle loro condizioni, sulla garanzia di una tutela legale, sulle motivazioni del prolungamento della custodia cautelare e sui tempi di rilascio. Questa mattina, mercoledì 3 giugno, si è tenuto un presidio conferenza stampa davanti alla Farnesina per chiedere un intervento diplomatico urgente e concreto e per il rilascio immediato degli attivisti. L’intervento di Maria Elena Delia (portavoce Global Sumud Italia e Steering Committee GSF) e Legal Team Global Sumud Italia Ascolta o scarica      
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
GLOBAL SUMUD CONVOY: PERSI I CONTATTI CON 10 PARTECIPANTI, TRA CUI DUE ITALIANI
Il convoglio terrestre della Flotilla prova ad aprire un varco umanitario attraverso la Cirenaica, Libia, verso Gaza ma vengono bloccati dai miliziani di Haftar. Dieci le persone che fanno parte del Global Sumud Convoy con cui si sono persi i contatti, tra i quali anche due italiani: si tratta di Domenico Centrone, 33 anni originario di Molfetta (Bari) e della piemontese Dina Alberizia. Il gruppo di 10 persone composta da cittadini statunitensi, italiani, spagnoli, polacchi, portoghesi e greci con due auto e un’ambulanza si è diretto verso un checkpoint per il passaggio. Il check point sarebbe stato superato ma da allora non si hanno più notizie di loro. Gli ultimi aggiornamenti sostengono che sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili “clandestini”. Si parla, per loro, di possibile espulsione, mentre il Convoy resta bloccato in Libia. L’aggiornamento con Daniele Torregiani, Global Sumud Convoy Ascolta o scarica COMUNICATO STAMPA Il Global Sumud Land Convoy (GSLC) sta avanzando verso Sirte mentre i negoziati con le autorità della Libia orientale per un passaggio sicuro sono in stallo. Le ripetute richieste di un incontro per stabilire le modalità di ricezione e consegna degli aiuti umanitari, insieme agli specialisti a bordo, non hanno ricevuto alcuna risposta pratica. Il genocidio e il blocco di Gaza continuano e il popolo palestinese non può aspettare le assurdità burocratiche per ricevere soccorso e aiuto.  Con a bordo 7 ambulanze, 10 camion umanitari e oltre 200 partecipanti , tra cui esperti di medicina, ingegneria, logistica e diritto umanitario , il convoglio sta procedendo pacificamente verso Sirte per completare il coordinamento necessario a proseguire la missione e lavorare a fianco della leadership palestinese nelle prime fasi di ricostruzione del sistema sanitario e delle infrastrutture civili di Gaza.  Ogni articolo a bordo è accuratamente documentato . Ogni partecipante è impegnato in azioni civili e non violente. Ogni passo è compiuto nel rispetto del diritto internazionale.  Questo convoglio non si muove in modo isolato. Segue l’intercettazione illegale di 50 navi della Global Sumud Flotilla e la detenzione brutale e illegale di 328 partecipanti, a 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza.  Questa missione procede di fronte a uno sforzo globale coordinato per mettere a tacere la solidarietà con la Palestina. Flottiglie intercettate. Convogli bloccati. Attivisti perseguitati. Operatori umanitari criminalizzati . Il modello è coerente e deliberato. Il Global Sumud Land Convoy lo riconosce, gli dà un nome e va avanti. La fermezza è l’unica risposta morale alla repressione sistematica.  Il GSLC chiede vigilanza sulle le ritorsioni contro i partecipanti, organizzatori, personale medico e operatori umanitari e sollecita gli organismi internazionali  per i diritti umani, le istituzioni legali e i media liberi a monitorare gli sviluppi, documentare gli impedimenti deliberati e difendere l’accesso umanitario senza ostacoli. Il diritto del popolo palestinese a ricevere aiuti e a controllare i propri confini non è una richiesta. È un obbligo legale e morale per ogni Stato e istituzione che afferma di difendere i diritti umani.
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto