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Più data center in Lombardia vuol dire più suolo, energia, acqua: la legge regionale non basta
(Fonte) Dario Balotta – 27 maggio 2026 La Lombardia, principale area italiana per la concentrazione di data center, ha avviato una regolamentazione della loro crescita attraverso un progetto di legge regionale. Il provvedimento presenta limiti e vincoli insufficienti, data la natura dei data center quali veri e propri insediamenti produttivi. è pertanto necessario che la Regione definisca procedure autorizzative rigorose, come l’Autorizzazione Integrata Ambientale, e individui precise priorità localizzative. Queste strutture esercitano infatti un’enorme pressione sul territorio. Da un’altra prospettiva, il boom dei data center sta già contribuendo all’aumento dei costi per molte attività produttive. Ogni nuovo e innovativo modello di IA richiede infatti maggiore capacità di elaborazione e quindi nuovi server, nuovi edifici, più energia, più acqua e sistemi di raffreddamento sempre più potenti. Anche un aumento di uno o due gradi delle temperature urbane può tradursi in maggiori rischi sanitari, consumi energetici più elevati e aggravamento dell’effetto “isola di calore”. La promessa dell’intelligenza artificiale rischia dunque di avere un prezzo ambientale molto più alto del previsto. L’impatto dei data center sulla qualità e sulla disponibilità dell’acqua sarà significativo, mentre appare eccessiva la tolleranza delle autorità e di molte amministrazioni comunali rispetto ai possibili effetti ambientali legati alla loro espansione. The post Più data center in Lombardia vuol dire più suolo, energia, acqua: la legge regionale non basta first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.
Milano, il business dei data center
(Fonte) Andrea Cegna – 20 maggio 2026 Milano e la Lombardia stanno entrando nella geografia globale delle città-data center. Non è più soltanto la capitale italiana della finanza, della moda o del real estate: sta diventando una gigantesca piattaforma infrastrutturale per il cloud, l’intelligenza artificiale e la circolazione dei dati: una nuova fase della messa a valore del territorio.  Circa 50 di sindaci si sono detti preoccupati e hanno chiesto che la regione Lombardia, il 26 maggio, li ascolti. Al di là della retorica dell’innovazione, la realtà materiale dei data center è fatta di grandi infrastrutture energivore: consumo di suolo, pressione sulla rete elettrica, uso intensivo di acqua e trasformazione silenziosa degli spazi urbani. Nell’area metropolitana milanese sono attivi circa 33 data center. Il dato più significativo è però quello prospettico: tra progetti approvati, cantieri e richieste di connessione elettrica, il settore prevede un’espansione rapidissima entro il 2030, con centinaia di megawatt aggiuntivi destinati soprattutto all’hinterland sud e ovest della città. Si tratta di una vera e propria riconversione infrastrutturale del territorio metropolitano. Negli ultimi quindici anni il capoluogo lombardo è stato trasformato in una macchina estrattiva basata su grandi eventi, turismo, finanza e valorizzazione permanente dello spazio urbano. I data center rappresentano un ulteriore salto: per estrarre valore bastano spazi, energia, connessione e rendita. I server devono essere raffreddati costantemente e molti impianti utilizzano sistemi evaporativi o pozzi di falda. In una regione attraversata da estati sempre più torride e periodi di siccità, la competizione per le risorse idriche rischia di diventare un tema politico centrale. Ma la politica cittadina, regionale e nazionale sembra orientata soprattutto ad accelerarne la costruzione. Tutto questo rientra nella dinamica della trasformazione delle città in cui, secondo logiche di mercato e profitto, si sostituiscono i residenti con attività ad alta redditività, trasformando i quartieri in asset finanziari o turistici. The post Milano, il business dei data center first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.