Rompiamo il silenzio per i bambini di Gaza
Sabato 29 agosto 2026 dalle 18:30 alle 19:30
Piazza Garibaldino, Varese
Un bambino di Gaza con in mano un aquilone esprime nel gioco il suo invincibile
desiderio di vita, malgrado l’inspiegabile supplizio che gli viene
quotidianamente inferto: è un simbolo di Resistenza luminoso e assoluto.
L’aquilone va difeso insieme al bambino: non è solo la sopravvivenza che va
garantita, va preservata l’infanzia, quella possibilità straordinaria e
irripetibile di avverare se stessi realizzando la propria umanità e la propria
salute fisica e mentale (non solo quelle di oggi, ma anche di domani).
L’aquilone offre ancora la preziosa occasione di essere bambini, concede una
tregua all’incomprensibilità del mondo, materializza il sogno di staccarsi
dall’ inferno e sollevarsi più in alto dell’orrore. Il gioco infantile è un
bisogno primario, uno spazio di costruzione e salvaguardia di sé di cui non si
può fare a meno.
A quale livello di dannazione si sono spinti gli israeliani per considerare un
aquilone una minaccia per la sicurezza nazionale?
Come si può arrivare anche solo a concepire che si debba strappare dalla mano di
un bambino un palloncino?
L’orrore che il sionismo sta imponendo al mondo non lascia uno spiraglio di luce
per nessuno, nemmeno per i carnefici. Uno sforzo inutile quanto crudele di
sconcertante, incomprensibile stupidità. Non c’è nessun vincitore in questo
inumano macello di corpi e di anime, né per chi muore né per chi sopravvive.
Ai sionisti uccidere i palestinesi non basta (e potete essere sicuri che non
riusciranno mai ad eliminarli tutti): Israele vuole azzerare qualsiasi
possibilità di sopravvivenza, annientare in chi resta ogni ipotesi di futuro,
cancellare i palestinesi dalla faccia della terra, dalla memoria, dalla
coscienza collettiva.
Privare i bambini del gioco è l’ennesimo strumento di distruzione e tortura.
Oltre alle gambe e alle braccia Israele gli sta amputando l’infanzia. Ai bambini
di Gaza Israele non sta togliendo solo la vita: insieme alla terra, alla casa,
alla famiglia, al cibo, all’acqua, alla scuola, ai vestiti sta togliendo la
possibilità di credere nel domani.
I bambini di Gaza vanno difesi prima di tutto e con TUTTI i mezzi, senza
considerare inevitabile lo scialo disumano di vite e gli orrori che continuano
senza sosta ora dopo ora. I bambini dobbiamo SALVARLI, non stare a guardare.
“Dopo” è tardi.
Il genocidio non è un destino ineludibile: è il frutto di un disegno che si
sta compiendo inesorabilmente, attraverso azioni che vengono perseguite
intenzionalmente ma, anche e non di meno, tramite inazioni altrettanto
ostinate.
Se alziamo le mani davanti a questo orrore stiamo decidendo di lasciarli morire.
Non c’è modo di sottrarsi alla scelta: delle morti e delle estreme sofferenze di
oggi siamo tutti responsabili.
Il genocidio è ancora in corso. È troppo presto per celebrare i morti. Il
ricordo di oltre 20.000 vite perdute va sicuramente preservato ma, prima di
relegarlo nella memoria come monito per le generazioni future, dobbiamo
sbatterlo in faccia a quelle presenti per levare il sonno a tutti e stimolare
alla ribellione adesso, subito, senza perdere tempo.
Non fare abbastanza è immorale, è una colpa inemendabile, collettiva e
individuale.
https://www.instagram.com/p/DchDqpKOrxS/?igsi=bW93djNlcmIzY242
Redazione Varese