La resistenza culturale contro il ritorno dell’odio. In Lombardia le “Sillabe resistenti” dell’ANPI
In un’Italia attraversata dalla crescita delle diseguaglianze sociali, dalla
normalizzazione dei linguaggi d’odio, dall’avanzata dei nazionalismi identitari
e da nuove forme di razzismo e autoritarismo culturale, il valore delle
esperienze antifasciste territoriali assume oggi un significato decisivo. Il
riemergere di pulsioni xenofobe, il revisionismo storico sempre più diffuso e la
banalizzazione del fascismo nel discorso pubblico mostrano infatti quanto la
democrazia non sia mai una conquista definitiva, ma un equilibrio fragile da
difendere quotidianamente.
In questo scenario, le realtà locali che mantengono viva la memoria della
Resistenza e costruiscono spazi di partecipazione critica rappresentano veri e
propri presìdi democratici. Non semplici associazioni commemorative, ma luoghi
di elaborazione civile, culturale e politica capaci di contrastare
l’impoverimento del dibattito pubblico e la diffusione dell’individualismo
competitivo. Tra queste esperienze si colloca quella di Sillabe resistenti,
pubblicazione periodica nata attorno alla sezione ANPI di Oggiono, nel lecchese:
un laboratorio culturale e umano che dimostra come l’antifascismo possa essere
non soltanto memoria storica, ma pratica concreta di cittadinanza attiva.
Nel tempo della comunicazione veloce, delle parole consumate in pochi secondi e
dell’informazione ridotta spesso a rumore di fondo, esistono ancora esperienze
collettive che scelgono la lentezza del pensiero, la profondità della memoria e
la responsabilità della parola. La nascita della sezione ANPI di Oggiono non
rappresenta semplicemente un fatto associativo locale. È invece il segno di una
necessità storica che riaffiora in tempi inquieti: quella di ricostruire luoghi
di partecipazione, di elaborazione politica e di umanità condivisa in una
società attraversata da solitudini, guerre, precarietà e nuove forme di
disumanizzazione sociale.
In questo contesto, Sillabe resistenti assume un valore che va ben oltre il
semplice bollettino militante. È un’esperienza di autentica resistenza
culturale. Il titolo stesso contiene una dichiarazione di intenti: le “sillabe”
sono le unità minime della parola, mentre la “resistenza” rimanda non soltanto
alla lotta partigiana del Novecento, ma alla capacità contemporanea di opporsi
all’imbarbarimento morale, alla rassegnazione e all’indifferenza.
Ogni numero della pubblicazione appare come un piccolo presidio di pensiero
critico. Vi convivono riflessioni politiche, memoria storica, poesia civile,
denuncia sociale, pacifismo, attenzione ai conflitti internazionali e ai diritti
del lavoro. Non vi è la ricerca di quella neutralità apparente che spesso svuota
il linguaggio pubblico; al contrario, emerge la scelta consapevole di una parola
schierata dalla parte della dignità umana, della giustizia sociale e della pace.
Figura centrale di questa esperienza è Claudio Ravasi, sindacalista
profondamente legato alla tradizione del movimento operaio e antifascista
lombardo. Nel suo impegno emerge una concezione dell’ANPI non come custode
museale della memoria, ma come soggetto vivo capace di intervenire nel presente.
La Resistenza, in questa visione, non è una celebrazione rituale confinata al 25
aprile: è una postura etica e politica permanente.
Accanto a lui opera Moreno Rossi, animatore culturale e voce significativa
di Sillabe resistenti. Nei suoi contributi si intrecciano scrittura poetica,
riflessione politica e tensione umanistica. Rossi rappresenta una figura di
militante culturale ormai rara: qualcuno che considera la parola non un
ornamento, ma uno strumento di trasformazione e testimonianza. Nei suoi testi si
avverte la convinzione che la cultura debba tornare a essere terreno di
conflitto democratico contro la banalizzazione del pensiero e la manipolazione
mediatica.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dalle attiviste Simonetta Donghi ed
Emanuela Leoncini, impegnate nella redazione della pubblicazione e
nell’organizzazione culturale della sezione. Il loro contributo testimonia
quanto l’esperienza di Sillabe resistenti sia il risultato di un lavoro
collettivo e quotidiano, spesso silenzioso ma decisivo: coordinare incontri,
costruire momenti pubblici di confronto, mantenere viva la rete di relazioni
umane e culturali che rende possibile l’esistenza stessa di una comunità
antifascista attiva sul territorio.
La presenza di Donghi e Leoncini evidenzia inoltre un aspetto centrale della
nuova stagione dell’ANPI: il protagonismo femminile nella trasmissione della
memoria democratica e nella costruzione di pratiche culturali inclusive e
partecipate. Non semplici collaboratrici organizzative, ma parte integrante di
un percorso politico e civile che riconosce nella cultura uno strumento di
emancipazione e cittadinanza attiva.
Ma la forza dell’esperienza di Oggiono non risiede soltanto nelle singole
figure. Essa nasce soprattutto da una coralità. Attiviste e attivisti, donne e
uomini di generazioni differenti, costruiscono insieme uno spazio comunitario
dove memoria e presente dialogano continuamente. È questa dimensione collettiva
a rendere significativa l’esperienza: l’idea che la politica, nel senso più
nobile del termine, sia ancora un esercizio condiviso di responsabilità.
In un territorio come quello lecchese e brianzolo, spesso raccontato soltanto
attraverso la produttività economica o la trasformazione industriale, l’ANPI di
Oggiono introduce un altro racconto possibile: quello di una comunità che prova
a difendere la dimensione umana contro la riduzione dell’esistenza a consumo,
competizione e paura dell’altro.
Particolarmente importante è il legame che questa esperienza stabilisce tra
antifascismo e pacifismo. In un’epoca segnata dal ritorno della guerra come
normalità geopolitica e simbolica, Sillabe resistenti riafferma una cultura
della pace che non coincide con la passività, ma con la difesa radicale della
vita umana. L’antifascismo, qui, non è nostalgia identitaria; è opposizione
concreta a ogni linguaggio di odio, discriminazione, sopraffazione e
militarizzazione della società.
Vi è inoltre un elemento prezioso che attraversa l’intero progetto: la fiducia
nella cultura popolare. Non una cultura accademica separata dalle persone, ma
una produzione dal basso, accessibile, partecipata, capace di parlare ai
cittadini comuni senza rinunciare alla complessità. In questo senso Sillabe
resistenti richiama le storiche esperienze dei fogli clandestini, delle case del
popolo, delle biblioteche operaie e dei ciclostilati militanti: strumenti poveri
materialmente, ma ricchissimi di energia democratica.
Forse il significato più profondo dell’esperienza dell’ANPI di Oggiono sta
proprio qui: nel dimostrare che anche in una piccola realtà territoriale è
possibile produrre pensiero critico, creare comunità e opporsi alla
desertificazione culturale contemporanea.
In un tempo che premia la superficialità, il rancore sociale e l’individualismo
competitivo, Sillabe resistenti sceglie invece la memoria, il dialogo, il
conflitto delle idee e la solidarietà. Ed è proprio per questo che la sua voce,
pur nata in un territorio circoscritto del lecchese, parla a una questione
universale: come continuare a difendere la dignità umana e la democrazia dentro
un mondo che rischia continuamente di dimenticarle.
Nota: Un momento della celebrazione del 25 Aprile a Oggiono: cittadini, ANPI,
associazioni e amministratori uniti attorno al tricolore per ricordare i valori
della Resistenza, della libertà, della pace e della giustizia sociale, contro
ogni ritorno di fascismo, odio e discriminazione
Laura Tussi