Percorsi di inclusione a rischio per i minori arrivati soli in Italia
Ventisette Organizzazioni della società civile chiedono a Governo e Parlamento
di non interrompere, tramite la limitazione del sostegno a 19 anni, i percorsi
di inclusione degli adolescenti migranti arrivati soli in Italia durante la
minore età e di garantire il mantenimento delle tutele previste dalla L.47/2017
(“Legge Zampa”) nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Il 19 maggio, in occasione dell’incardinamento del Disegno di Legge Immigrazione
(S. 1869) in Commissione Affari Costituzionali del Senato, 27 Organizzazioni
della società civile impegnate nella tutela dei minori stranieri non
accompagnati (MSNA) 1 richiamano l’attenzione su alcuni elementi del
provvedimento che rischiano di incidere in modo significativo sulla vita di
migliaia di adolescenti arrivati soli in Italia.
Negli ultimi anni, la Legge 47/2017 (“Legge Zampa”) ha reso possibile costruire
percorsi concreti di protezione e integrazione, riconosciuti anche a livello
europeo. Grazie a questi strumenti, molti giovani hanno potuto studiare,
formarsi, lavorare e iniziare a costruire il proprio futuro.
Oggi, alcune delle modifiche previste dal DDL rischiano di indebolire proprio
quelle leve che permettono a questi percorsi di diventare stabili e duraturi.
Tra queste, il ridimensionamento del “prosieguo amministrativo” desta
particolare preoccupazione: si tratta dello strumento che oggi consente ai
neomaggiorenni di continuare ad essere accompagnati nella difficile transizione
all’età adulta e dopo aver compiuto la maggiore età, al massimo fino ai 21 anni,
completando studi, formazione e inserimento lavorativo. Il DDL contiene una
norma che limita categoricamente questo periodo di prolungato sostegno
nell’accoglienza a 19 anni.
«Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni,
come intende fare il DDL in esame, è una scelta di cui non comprendiamo le
ragioni – dichiarano le Organizzazioni – e sappiamo che essa può significare, in
molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità
necessaria alla loro inclusione positiva nella società. Tale riduzione
comporterebbe inoltre, nei fatti, una disparità di trattamento tra i minori non
accompagnati e i minori affidati a comunità di tipo familiare o in affido
familiare a seguito di un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare,
i quali possono fruire del prosieguo nel sostegno fino a 21 anni».
L’esperienza quotidiana nei territori mostra con chiarezza che il passaggio alla
maggiore età è una fase delicatissima, soprattutto per chi non ha una rete
familiare. È proprio in questo momento che la continuità del supporto fa la
differenza tra un percorso che si consolida e uno che si interrompe, con il
rischio di scivolare in condizioni di vulnerabilità e marginalità, che portano
con sé il rischio di ricadute nello sfruttamento.
Preoccupano inoltre le modifiche previste in materia di rimpatrio assistito, che
spostano il baricentro decisionale dall’autorità giudiziaria a quella
amministrativa. Si tratta di decisioni che incidono profondamente sui diritti e
sul futuro dei minori e che richiedono, per loro natura, le massime garanzie e
un’attenzione piena al superiore interesse del minore.
Il DDL contiene anche lo schema di legge delega relativo all’attuazione dei
Regolamenti e della Direttiva discendenti dal Patto europeo sulla migrazione e
l’asilo: un complesso di disposizioni che può avere un impatto di forte
riduzione delle tutele per i minori non accompagnati, in particolare in termini
di procedure accelerate, qualità della tutela e trattenimento durante le
procedure di screening dopo l’arrivo.
Le organizzazioni firmatarie, forti dell’esperienza maturata sul campo,
rivolgono quindi un invito al Governo, promotore del DDL, e al Parlamento, che
dovrà esaminarlo, affinché la discussione del provvedimento rappresenti
un’occasione per rafforzare, e non ridurre, la qualità del sistema di tutela.
In particolare, si chiede di:
* preservare il prosieguo amministrativo, mantenendo la possibilità di una
valutazione caso per caso fino ai 21 anni e di richiederlo anche dopo il
compimento del diciottesimo anno di età
* tutelare le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani
coinvolti
* mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul
rimpatrio assistito
* assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento del
loro arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e
l’asilo
Non si tratta solo di norme, ma di percorsi reali: di ragazzi e ragazze che
stanno cercando di diventare autonomi, di trovare il proprio posto nella
società, di contribuire al contesto in cui vivono. Accompagnarli fino in fondo
non è un costo: è un investimento che produce inclusione, stabilità e coesione.
1. Promuovono l’appello: ActionAid, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty
International Italia, Associazione Agevolando, ASGI, ARCI, Caritas Italiana,
Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIES ONLUS, CIR – Consiglio Italiano per i
Rifugiati, CISMAI, Cooperativa CivicoZero, CNCA, Defence for Children
International, Fondazione Migrantes, Fondazione Terre des Hommes Italia, ICS
– Consorzio Italiano di Solidarietà, International Rescue Committee Italia,
Intersos, Oxfam Italia, Refugees Welcome, Salesiani per il Sociale, Save the
Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete. ↩︎