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Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere”
Negli interventi, le forze di intelligence hanno confiscato una varietà di armi da fuoco, munizioni e materiali esplosivi. Le forze di sicurezza e intelligence iraniane hanno catturato oltre 470 persone in tre province, identificate come figure chiave dietro la recente ondata di disordini violenti e attività terroristiche legate a reti […] L'articolo Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere” su Contropiano.
In Bangladesh riesplode la rivolta della Generazione Z. Assaltate le sedi dei quotidiani
Migliaia di persone sono scese in piazza in Bangladesh, dopo l’annuncio della morte di Sharif Osman Hadi, trentaduenne leader giovanile della cosiddetta “Generazione Z“, ferito gravemente in un attentato a Dhaka e deceduto giovedì in un ospedale di Singapore, dove era stato trasferito per le cure. La notizia della sua morte ha riacceso le proteste e ha scatenato la violenza nella capitale e in altre città, con centinaia di manifestanti che hanno preso d’assalto le sedi dei principali quotidiani del Paese, Prothom Alo e The Daily Star, considerate espressione di interessi politici contrari alla causa rivendicata dai dimostranti. La polizia e le truppe paramilitari sono intervenute per cercare di ristabilire l’ordine. La morte di Hadi, noto come il “combattente di luglio”, ha agito da detonatore in un contesto politico già instabile. Hadi non era un attivista qualunque: portavoce della piattaforma Inquilab Moncho, o Piattaforma per la Rivoluzione, una realtà politica e culturale emersa dal movimento studentesco che l’anno scorso aveva contribuito alla caduta dell’ex primo ministro Sheikh Hasina, era divenuto la figura di riferimento per la mobilitazione giovanile e la richiesta di riforme democratiche. Il 4 agosto 2024, una violenta repressione lasciò circa 100 morti e scatenò una ondata di rabbia che costrinse Hasina a dimettersi e fuggire dal Paese il 5 agosto, ponendo fine alla sua lunga permanenza al potere e segnando una svolta nella politica del Bangladesh. Sotto l’Anti-Terrorism Act, la Commissione elettorale ha sospeso la registrazione del suo partito, la Awami League, impedendogli di partecipare alle elezioni del 2026. Il 12 dicembre, il giorno dopo l’annuncio del calendario delle elezioni nazionali che si terranno il 12 febbraio, Hadi è stato ferito con un colpo di pistola alla testa sulla Box Culvert Road a Purana Paltan, a Dhaka. Gli investigatori hanno identificato come autore dell’omicidio un membro della Chhatra League, Lega studentesca del Bangladesh Awami League, cioè l’organizzazione giovanile e universitaria del partito ora fuorilegge. Secondo alcune fonti, il sospettato sarebbe fuggito in India. Molti dei manifestanti interpretano l’uccisione di Hadi come un atto deliberato per fermare il suo crescente sostegno popolare, e la sua figura è stata rapidamente trasformata in un simbolo di resistenza. La mobilitazione, iniziata come espressione di lutto e richiesta di giustizia, si è rapidamente radicalizzata nella notte, assumendo caratteristiche di una vera e propria rivolta urbana con slogan, blocchi stradali e attacchi vandalici. A Dhaka e in città come Chittagong, gruppi di dimostranti hanno assaltato non solo le maggiori testate giornalistiche, ma anche uffici politici e istituzioni collegate all’ex regime. Le sedi degli influenti quotidiani Prothom Alo e Daily Star, storicamente centrali nell’informazione nazionale, sono finite nel mirino perché accusate dai manifestanti di essere vicini all’India – che ha offerto ospitalità all’ex premier Hasina – e ostili alla causa della rivoluzione studentesca. Le redazioni sono state vandalizzate e date alle fiamme, con i giornalisti chiusi nelle redazioni, costretti a chiedere aiuto mentre il fumo avvolgeva gli edifici. Il primo ministro ad interim, il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, ha condannato le rivolte e sta cercando di contenere l’escalation. In un discorso alla nazione, il premier ha definito la morte di Hadi come «una perdita irreparabile per la nazione», ha dichiarato una giornata nazionale di lutto e ha invitato la popolazione a resistere alla violenza di massa attribuendo gli atti più estremi a «pochi elementi marginali» che cercano di sabotare il processo democratico. L’esecutivo ha promesso un’indagine trasparente sull’omicidio e ha fatto appello alla calma, mentre accusa forze esterne e interne di tentare di sfruttare il momento di debolezza per destabilizzare ulteriormente il Paese alla vigilia delle elezioni. Intanto, la salma di Hadi è tornata in Bangladesh per i funerali che si terranno sabato pomeriggio. Il clima resta teso: nelle strade si alternano cortei pacifici e scontri con la polizia, mentre la retorica anti-India fra i manifestanti rischia di complicare i già fragili rapporti diplomatici nella regione. Con le elezioni di febbraio all’orizzonte, il Bangladesh si trova a un bivio: la capacità delle autorità di mediare e garantire un clima di partecipazione pacifica potrebbe definire non solo l’esito elettorale, ma la direzione futura di una nazione dove il desiderio di cambiamento democratico convive con il rischio di nuovi cicli di violenza.   L'Indipendente
La necessità di un movimento
Perché esserci conta. Ho scritto un articolo intitolato “Il Movimento c’è” all’indomani della manifestazione romana del 29 novembre, che ha riportato in strada centomila persone. Una mobilitazione che ha mandato in frantumi un’idea: che tutto sia finito. Qualcuno ha replicato: «Ma qual è lo scopo di questo Movimento, se ancora […] L'articolo La necessità di un movimento su Contropiano.
CARCERE: 150 DETENUTI IN RIVOLTA NEL PENITENZIARIO DI COMO, “UN FATTO DRAMMATICAMENTE ANNUNCIATO”
Altissima tensione nel carcere di Como dove, nella tarda serata di giovedì, “sarebbe stato sventato un tentativo d’evasione”. Pochissime le notizie filtrate dal carcere Bassone, se non le veline della polizia penitenziaria, in cui si parla “disordini da parte di circa 150 detenuti e di contusi tra agenti e reclusi“. “Purtroppo non siamo stupiti di quanto è accaduto”, – afferma Fabrizio Baggi, compenente della direzione nazionale di Rifondazione Comunista ai microfoni di Radio Onda d’Urto – “da anni denunciamo le condizioni disumane nelle quali versano le persone private della libertà personale all’interno della stragrande maggioranza delle carceri italiane e, in modo particolare, nella nel penitenziario di Como che, come è risaputo, è uno dei peggiori sul piano del sovraffollamento, della mancanza pressoché totale di attività di reinserimento sociale, della mancanza di personale qualificato come psicologi e mediatori culturali”. Fabrizio Baggi, compenente della direzione nazionale di Rifondazioe Comunista. Ascolta o scarica
Marocco. Generazione Z 212 e le proteste giovanili: dalle reti digitali alle strade
Nell’autunno del 2025, il Marocco ha assistito a un vasto movimento di protesta guidato dai giovani, che ha riportato al centro del dibattito nazionale questioni fondamentali come la giustizia sociale, i diritti basilari e la legittimità politica. Il movimento – conosciuto come Generazione Z 212, in riferimento al prefisso telefonico […] L'articolo Marocco. Generazione Z 212 e le proteste giovanili: dalle reti digitali alle strade su Contropiano.
Madagascar: la rivolta di un popolo contro corruzione e miseria
Il Madagascar è una delle isole più affascinanti del pianeta ma è anche uno dei paesi più poveri del mondo. Da decenni la popolazione sopravvive tra disoccupazione, fame e servizi essenziali precari. La ricchezza naturale e turistica del Paese non si è mai tradotta in benessere diffuso: al contrario, le […] L'articolo Madagascar: la rivolta di un popolo contro corruzione e miseria su Contropiano.
MADAGASCAR IN RIVOLTA: GEN-Z CACCIA IL PRESIDENTE RAJOELINA, MILITARI ANNUNCIANO LA PRESA DEL POTERE
Rivolta in Madagascar. Dopo settimane di proteste e oltre 30 morti in piazza, l’Assemblea nazionale del Parlamento magascio ha votato per l’impeachment nei confronti del presidente Andry Rajoelina per diserzione dal servizio. La risoluzione votata ieri, martedì 14 ottobre, è stata approvata con 130 voti a favore, ben al di sopra della soglia costituzionale dei due terzi richiesta dalla Camera composta da 163 membri. Dopo settimane di manifestazioni contro il governo del Paese insulare, Rajoelina – rifugiatosi in un “luogo sicuro” – ha respinto il voto in quanto “privo di qualsiasi base giuridica”, mentre l’unità militare d’elite scesa in piazza con i manifestanti ha dichiarato di aver preso il potere dopo il voto di impeachment. L’unità militare d’élite è la stessa che ha consegnato le chiavi del potere a Rajoelina 16 anni fa, quando a essere scalzato di sella fu l’allora capo di Stato Marc Ravalomanana. Rajoelina si sarebbe imbarcato a bordo di un aereo militare francese diretto all’isola della Réunion. I manifestanti, i cui protagoni sono soprattutto giovani e giovanissimi, da settimane protestano contro la corruzione, povertà e disparità sociali in Madagascar. Il movimento “25 settembre”, giorno in cui sono iniziate le proteste contro i continui blackout e la mancanza d’acqua, si sono trasformate rapidamente in una rivolta contro la corruzione e la mala gestione del Paese. Martedì la Corte Suprema del Madagascar ha invitato il colonnello Michael Randrianirina, comandante dell’esercito che aveva annunciato la presa del potere da parte dei militari dopo aver guidato una rivolta a sostegno dei manifestanti della Generazione Z, ad assumere la carica di nuovo presidente del Paese. Il punto della situazione con Marco Trovato, direttore editoriale della rivista Africa. Ascolta o scarica.
Madagascar. Una rivolta popolare e giovanile contro la povertà e per riforme profonde
Riceviamo e pubblichiamo dal Madagascar la corrispondenza di un lettore di Contropiano La situazione nella capitale Tananarivo è caotica e le notizie ultime parlano del Presidente Andry Rajolina che potrebbe essersi rifugiato nell’ambasciata francese. Poco fa un piccolo aereo proveniente dal Madagascar è atterrato a Mauritius dopo essere stato respinto […] L'articolo Madagascar. Una rivolta popolare e giovanile contro la povertà e per riforme profonde su Contropiano.
VENEZIA: OCCUPATO L’HILTON, LA CATENA DI RESORT CHE OSPITA I MILITARI ISRAELIANI IN VACANZA IN ITALIA
Decine di attivisti e attiviste del centro sociale Rivolta di Marghera e del laboratorio climatico Pandora hanno occupato nel pomeriggio di sabato la hall dell’albergo Hilton Garden Inn a Mestre, Venezia. La catena di resort di lusso è la stessa che in Sardegna e nelle Marche ha dato ospitalità a militari israeliani, venuti in Italia per “decomprimere” dal genocidio portato avanti a Gaza. “Hilton ospita chi ha le mani sporche del sangue palestinese“, recita la scritta sul grande striscione srotolato all’interno dell’ingresso dell’albergo in cui attiviste e attiviste hanno presenziato per circa un’ora. Il collegamento con Sebastiano del centro sociale Rivolta di Marghera (VE). Ascolta o scarica.
Cinque tesi sulla situazione in Nepal
Se la tua casa non è pulita, le formiche entreranno dalla porta e attireranno i serpenti. La crisi in Nepal si è aggravata all’inizio di settembre, facendo cadere il governo di centro-destra del primo ministro KP Oli. Lo stimolo immediato è stata la regolamentazione e il divieto dei social media il […] L'articolo Cinque tesi sulla situazione in Nepal su Contropiano.