Tag - rivolta

In Tunisia esplode la rivolta contro il regime di Saied
Sabato decine di migliaia di persone hanno protestato contro il presidente tunisino Kais Saied dando vita alla più grande manifestazione degli ultimi anni. La manifestazione, guidata dal principale sindacato UGTT e da varie organizzazioni sociali, è il risultato di un forte aggravamento della crisi economica, del peggioramento dei servizi pubblici, […] L'articolo In Tunisia esplode la rivolta contro il regime di Saied su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
I “maranza” a Milano: quelli di Man­zoni e quelli visti da Marx
“Ho imparato a non mettermi ne’ tumulti”, diceva a se stesso Renzo Tramaglino, ne I promessi sposi, un maranza gentile che veniva da fuori, un proletario, anche lui senza ascensore sociale, che dopotutto voleva solo sposarsi, poveretto. Perché i tumulti, guarda un po’, c’erano già nel Seicento ottocentesco del Manzoni, […] L'articolo I “maranza” a Milano: quelli di Man­zoni e quelli visti da Marx su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
RIVOLTE: IL GOVERNO PREPARA LA STRETTA REPRESSIVA TRA ESERCITO A DIFESA DELLA PROPRIETÀ PRIVATA E PENE PIÙ SEVERE PER CHI PROTESTA
Martedì 20 ottobre in consiglio dei ministri è atteso l’ennesimo decreto repressivo dopo le rivolte contro il carovita del fine settimana. Le anticipazioni parlano di estensione a 24 ore del fermo preventivo anche per minorenni, 500 militari a Milano con funzioni di polizia giudiziaria, pene ancora più pesanti per i reati di piazza, più repressione contro i minorenni con background migratorio. Sul fronte della repressione, nel fine settimana sono stati quasi 300 fermati a Milano; 16 gli arrestati, di cui 9 minorenni, oltre a una decina di Daspo urbani (Dacur) dal centro di Milano, dove ieri, lunedì 19 ottobre, al presidio della destra di governo, dietro lo striscione “Vi remigreremo tutti”, alcuni dei presenti hanno preso a sberle un gruppo di giovani che li contestava. Mercoledì tocca a Cgil e centrosinistra, sindaco Beppe Sala in testa, con un presidio pomeridiano in piazza Scala dal titolo ‘Milano non vuole la violenza’ . A Brescia sono 15, per ora, le denunce legate agli scontri di piazza Paolo VI, provocati da una trentina di fascisti, lasciati arrivare dalla polizia a provocare da pochi metri la manifestazione partecipata da 3mila persone. I denunciati sono quasi tutti giovanissimi di 14, 16 e 17 anni, oltre ad alcuni appena maggiorenni, italiani di seconda generazione e studenti in città. Oltre a loro, perquisito e denunciato anche un 31enne anarchico. A Iseo 40 identificati e 3 denunciati per la protesta di lunedì all’Antonietti. Oggi nuova esibizione muscolare in provincia: blindati e agenti negli istituti dell’Ovest, a Chiari e Rovato, senza alcuna manifestazione. Scene non dissimili a Cremona, con carabinieri e polizia fuori da scuole, stazione ferroviaria, quella dei pullman e centro storico, deserto, con tanto di negozi chiusi e vetrine coperte dal compensato, dopo un tam tam via social su un possibile corteo oggi… Che non c’è mai stato. Sulle piazze di questi giorni, la loro composizione, le loro motivazioni in Italia come in Europa, e la repressione che incontrano, abbiamo intervistato Francesco Piccioni, giornalista di Contropiano.org. Ascolta o scarica
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Le monde est à vous. Brevi considerazioni sul weekend italiano
1. Cosa è successo. Venerdì mattina decine di migliaia di giovani hanno riempito le piazze di tutta Italia. A valle di una settimana di proteste e occupazioni negli istituti scolastici, il No Meloni Day, saldatosi con la giornata di sciopero per il clima, grazie al lavoro delle organizzazioni e dei […] L'articolo Le monde est à vous. Brevi considerazioni sul weekend italiano su Contropiano.
October 19, 2026
Contropiano
Albania in rivolta: si infiammano le proteste a Tirana
Dal 31 maggio migliaia di persone scendono in piazza a Tirana: i media l’hanno chiamata la “Rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome degli uccelli della laguna di Narta, sulla costa meridionale. Tutto nasce da un progetto turistico di lusso in un’area protetta, sostenuto dal governo di Edi Rama e legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il 30 maggio, durante una protesta sul posto, attivisti e residenti sono stati aggrediti da vigilantes privati senza l’intervento della polizia. Il giorno dopo la mobilitazione è arrivata nella capitale. In poche settimane il movimento ha cambiato natura: non più solo ambiente, ma dimissioni di Rama, al potere dal 2013, e denuncia di corruzione e concentrazione del potere. Il movimento rifiuta anche l’opposizione tradizionale, Sali Berisha compreso, e il 22 giugno ha presentato cinque richieste: dimissioni del governo, esecutivo tecnico di dodici mesi, riforme costituzionali ed elettorali, abrogazione delle leggi contestate, nuovo patto sociale. Rama non ha ceduto e parla di “guerra ibrida” orchestrata dall’estero. Da mercoledì 14 ottobre una nuova fase, con gli studenti in piazza: migliaia di manifestanti si sono riversati con determinazione nelle strade di di Tirana e anche delle altre città albanesi attaccando ministeri e palazzi del potere con la risposta ingenti arresti per cercare di contenere le proteste. Ne parliamo con Elon, compagno italo albanese.
October 17, 2026
Radio Blackout - Info
I giovani in rivolta in Francia e in Italia
di Lavinia Marchetti Il “senso comune” che vorrebbe giudicare le rivolte giovanili Il cappio del doppio vincolo messo al collo dei giovani Il doppio vincolo funziona bene perché qualunque cosa una persona scelga di fare sbaglierà. Il sistema del giudizio è truccato e non esiste alcuna scelta giusta, la colpa arriverà in un modo o nell’altro. Applichiamolo alla stampa e
Le scintille e la prateria in fiamme
La pace sociale nel continente si è rotta. Si è rotta lungo le tante linee di faglia che si sono stratificate negli anni, e che ora sono sull’orlo di produrre un terremoto politico che mette in discussione l’agenda delle oligarchie che lo governano, così come la moderazione e il “politicismo” […] L'articolo Le scintille e la prateria in fiamme su Contropiano.
October 5, 2026
Contropiano
Elijah e la pantera
Louisiana meridionale, agosto 1847. Il fotografo Henri Mercier sta viaggiando nella regione per documentare la vita nelle piantagioni dei ricchi proprietari terrieri quando in una radura a circa un miglio a sud della piantagione di Bowmont si imbatte in un ragazzo di colore seduto a piedi nudi accanto a una […] L'articolo Elijah e la pantera su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
Una rivolta delle persone in movimento detenute in base al nuovo Patto Europeo è stata brutalmente repressa dalla polizia bulgara
Nel centro di detenzione di Pastrogor, dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà, la repressione della polizia è ulteriormente aumentata domenica 26 luglio: le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati. Questo attacco rappresenta l’ennesimo esempio della violenza di Stato alle frontiere europee, che sta raggiungendo livelli senza precedenti dall’avvio, nel mese di giugno, dell’implementazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per settimane, i detenuti di Pastrogor, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, si sono mobilitati collettivamente per protestare contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni, rifiutandosi di lasciare la mensa e chiedendo cibo aggiuntivo e di migliore qualità. In risposta, almeno una persona è stata picchiata da un poliziotto, trattenuta in commissariato e costretta a firmare una dichiarazione di impegno a non partecipare ad alcuna futura protesta. La rivendicazione centrale di questa mobilitazione non era soltanto il miglioramento delle insopportabili condizioni del campo di Pastrogor – come le infestazioni di parassiti e il caldo estremo – ma soprattutto la fine della detenzione stessa. In una lettera, molti detenuti hanno rivendicato il rilascio e il trasferimento in un centro di accoglienza aperto per richiedenti asilo. Hanno inoltre chiesto di poter accedere a informazioni legali sulle ragioni della loro detenzione e sulla sua durata, informazioni che le autorità responsabili della gestione del centro di detenzione hanno deliberatamente negato. La mobilitazione si è intensificata il 26 di luglio, quando le persone hanno iniziato a scandire slogan come “Libertà, Hurriya” e “Open camp! Open camp!”, riunendosi gioiosamente mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere. Dopo questo intenso momento di protesta e solidarietà, i detenuti sono tornati nelle loro stanze. Un’ora più tardi, i rinforzi della polizia hanno fatto irruzione nell’edificio: con il volto coperto da passamontagna e dopo aver spento le telecamere, hanno picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia. La vendetta è stata brutale: alcune persone hanno riportato decine di ematomi sul corpo dopo essere state colpite con i manganelli, subendo fratture alle mani alle gambe; altre sono state viste ricoperte di sangue; almeno una persona ha perso due denti dopo essere stata colpita con un pugno alla mascella da un poliziotto, e molto altro. Sono stati picchiati anche dei minori (che, per legge, non dovrebbero trovarsi in un centro di detenzione). Nel tentativo di nascondere le violenze commesse, la polizia ha distrutto un numero elevatissimo di telefoni, rendendo molto più difficile la comunicazione con e tra i prigionieri. Dodici persone sono state portate via dal centro, trattenute per 24 ore in una stazione di polizia, costrette a firmare dichiarazioni con cui si impegnavano a non prendere parte ad alcuna protesta in futuro e successivamente ricondotte a Pastrogor. Dopo questi fatti, una persona reclusa afferma: “Abbiamo capito che il governo vuole trattenere le persone in un centro mentre le loro domande di asilo vengono esaminate. Tuttavia, mantenere i richiedenti asilo in un centro chiuso per un periodo fino a tre mesi è ingiusto. Se lo scopo è semplicemente quello di esaminare le loro domande di asilo, dovrebbero invece essere accolti in un centro aperto, dove possano vivere in libertà mentre le loro pratiche vengono valutate. Trattenere le persone in un centro chiuso in queste circostanze è inutile e ingiusto, e questa realtà deve essere resa pubblica”. Il centro di Pastrogor è stato costruito nel 2012 come campo aperto per persone sottoposte alla procedura di richiesta di asilo. Nel dicembre 2025, per attuare il nuovo Patto europeo, le autorità bulgare hanno trasformato questo cosiddetto «centro di transito» in un centro di detenzione, un esito prefigurato dalla sua architettura carceraria e dal suo isolamento. Al suo interno viene applicata la nuova “aslyum border procedure”, uno stratagemma giuridico introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle persone in movimento. Inoltre, essa intensifica i rigetti sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri “volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM. Mentre la durata delle detenzioni continua ad allungarsi, la nuova procedura di frontiera impone un termine di appena sette giorni per presentare ricorso contro il diniego della protezione. Si tratta di un ostacolo particolarmente grave, considerata l’assenza di informazioni e di assistenza legale fornite dalle autorità bulgare. La rapida attuazione del Patto ha provocato un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220 alla fine di luglio. Si tratta di un’ulteriore escalation della guerra condotta dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri contro le persone in movimento. Normalizzando la detenzione su larga scala, questi centri rivelano sempre più chiaramente la loro natura di prigioni razziali. Eppure le persone continuano a lottare e a resistere: attraversano le frontiere, scavalcano le reti, gridando “Open camp!” dietro alle sbarre dei centri di detenzione al confine tra Bulgaria e Turchia e dovunque. Siamo con loro e la nostra solidarietà è incondizionata. Le loro rivendicazioni non resteranno inascoltate. Questi muri cadranno.   Collettivo Rotte Balcaniche
August 7, 2026
Pressenza
La Comune di Parigi in scena
Cinque anni fa pubblicammo, in contemporanea con “Lundi matin” e nel 150° anniversario della Semaine sanglante con il titolo 2021. La Comune prende il volo la sezione conclusiva di un racconto utopico di Krill&Zon intitolato Il gran finale. L’antefatto del finale immagina che un gruppo assortito di sbandati, proletari e intellettuali che provengono da differenti percorsi si ritrovino in un singolare progetto commemorativo dell’anniversario di cui sopra. Siamo nella stagione del Covid e della Casa di carta quando  tutti fantasticavamo nelle ambasce del lockdown. I tre principali sottogruppi della banda si incontrano per casi a mangiare in un ristorante clandestino, aperto per pochi iniziati a fianco di un locale giapponese chiuso per Covid e rifornito di cibo da asporto da un ristorante vicino e reale (Le temps des Cérises, noto bistrot cooperativo a tema comunardo nel rione della Butte aux Cailles, luogo di uno dei pochi combattimenti vittoriosi durante la difesa di Parigi). LA COSPIRAZIONE Il progetto “Assalto al cielo” consiste nel dipingere la Colonna Vendôme, simbolo dei trionfi napoleonici, abbattuta dalla Commune antimilitarista su iniziativa di Courbet, rialzata dopo la restaurazione di Thiers, disancorarla dal suolo, armarla con otto razzi e scagliarla come un gigantesco missile contro la  basilica del Sacré-Coeur – il bianco monumento espiatorio che corona Montmartre (da cui la Commune aveva preso le mosse con il rifiuto di restituire al governo i cannoni). Un orrore architettonico ormai degradato a fondale turistico e un simbolo della repressione. Per realizzare il progetto, in cui la muralizzazione della Colonna serve per intraprendere un restauro mascherato da ponteggi e vele pubblicitarie che consentano invece lo smantellamento delle sovrastrutture figurative bronzee e l’aggancio con i razzi), occorrono numerosi passi e contatti, quindi un allargamento dei partecipanti all’iniziativa, che coinvolge nuovi imprevedibili interlocutori del mondo militare, economico e mafioso. Soprattutto alla fantasia e competenza digitale della componente anarchica e post-fordista occorre unire la disciplina sindacale e la manualità dei vecchi métallos PCF stalinisti, riassunti nella persona del loro reclutatore Bertrand – cha addirittura è un critico dello spontaneismo della Commune che tanto esalta i suoi più giovani complici nell’impresa. Componente decisiva, ma anche l’unico che muore o meglio di cui si annuncia in coda il male che lo mina e che allegoricamente esprime l’estinzione  di un’intera e generosa sezione della classe operaia. Fino alla spettacolare e festiva realizzazione del progetto, nel giorni del 150° anniversario della caduta della Commune (24 maggio 2021), in fortunata coincidenza con il raduno al Sacré-Coeur di tutta la corte macroniana, apparati dello stato, opposizione di facciata e ideologi di Sciences-Po (manca purtroppo, per ragioni cronologiche, l’esimio artefice della disfatta elettorale italiana del 2022). All’inizio il massacro riparatore non era previsto, tutto si risolveva nella distruzione della Colonna e nella festa popolare, musiche, balli, cestini di vimini paracadutati, colmi di ciliegie (le cérises di Belleville furono da subito  l’emblema popolare della Commune). Il punto di svolta è inserito nella “favola” da un violento e ingiustificato episodio repressivo in cui un mezzo della polizia schiaccia decine di manifestanti pacifici, così da scatenare una vendetta che tiene insieme le fucilazioni del 1871 e le violenze macroniane contro i dimostranti e i beurs della banlieue. LO SPETTACOLO È proprio questa “gran finale” fantascientifico a ispirare la trasformazione, per opera di Nicola Grillenzoni, di questa “favola” in uno spettacolo popolare (volutamente “per bambini”) della durata di poco più di un’ora realizzato dallo stesso autore come One Man Show, con un prologo riassuntivo della storia della Commune (origini, manifesti programmatici e leggi, vicende militari e repressione versagliese), un breve riassunto degli antefatti  cospirativi e la messa in scena, con sollecitata partecipazione del pubblico, di alcuni passaggi della storia. La costruzione e demolizione delle barricate con blocchetti di plastica, la verniciatura della Colonna con pistole a spruzzo di colori lavabili, il lancio finale del razzo. I bambini si divertono un sacco a costruire barricate e spruzzare colori impasticciandosi, gli adulti riflettono sull’assalto al cielo e le miserie odierne. La miscela di soluzioni da teatro epico e improvvisazioni con coinvolgimento del pubblico funziona sul piano sia didattico che visuale e performativo. È agevolmente smontabile e rimontabile adattandolo ogni volta a realtà diverse, insomma è un buon utensile politico-narrativo. Lo spettacolo ha girato in Francia, Svizzera, Lussemburgo, Belgio e varie sedi italiane, in un circuito di centri sociali, circoli di sinistra, sedi anarchiche, università e scuole, luoghi della Commune. Io l’ho visto nel giardino della Villetta di Garbatella a fine maggio. Le rappresentazioni riprenderanno a settembre. Nel dopoguerra si cantava orgogliosamente «Non siamo più la Comune di Parigi», schiacciata nel sangue dai borghesi perché troppo poco organizzata, priva di un partito terzinternazionalista. Ahinoi, le cose non sono andate meglio, alla lunga, neppure con quelle integrazioni e oggi resta valido solo il primo verso: che non siamo più comunardi. Che uno spettacolo ci ricordi che invece potremmo ridiventarlo, allora non è affatto male. Immagine di copertina di Efrem Efre via pexels Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo La Comune di Parigi in scena proviene da DINAMOpress.
July 30, 2026
DINAMOpress