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Dal Mare Mostrum al Mare Nostrum: a Gallico si rompe il silenzio
Nell’ultimo di febbraio al CSOA ‘Angelina Cartella’ s’è chiusa la tappa finale della Carovana Migranti 2026 nel terzo anniversario della strage di Cutro. Dopo Crotone e Steccato di Cutro, la Carovana – accompagnata da familiari delle vittime e da attivisti della rotta balcanica – ha attraversato Riace, Caulonia, Roccella Jonica, Armo, per giungere infine a Reggio Calabria: “Un percorso di memoria e denuncia – scrive il quotidiano online reggino ‘Cult and Social’ -, ma anche di proposta concreta. Di seguito pubblichiamo un’estratto della cronaca di Marina Crisafi, che ha seguito l’evento: “Mare NMostrum. Rompere il silenzio sul genocidio e i migrantìcidi di Stato”[accì]    […] Gianfranco Crua di Carovana Migranti ha ripercorso oltre dieci anni di mobilitazioni lungo le rotte migratorie, dalla Sicilia alle Alpi. Se all’inizio l’attenzione era sui vivi in cammino, col tempo il lavoro si è spostato sull’assenza: gli scomparsi, i corpi senza nome, le famiglie che cercano risposte. «Non possiamo mollare, anche se i risultati si vedranno forse tra generazioni», ha affermato, rivendicando il valore di un lavoro lento di costruzione di empatia e consapevolezza. LA PROPOSTA: PROTOCOLLO INTERNAZIONALE E DIRITTO ALL’IDENTITÀ Uno degli obiettivi centrali della Carovana è la costruzione di un incontro internazionale con realtà come Caravana Abriendo Fronteras in Spagna e altre organizzazioni, per definire un protocollo condiviso sull’identificazione dei corpi e la ricerca degli scomparsi. Le richieste sono precise: creazione di una rete europea dei dati sugli scomparsi; procedure vincolanti per l’identificazione dei corpi; diritto dei familiari a partecipare a tutte le fasi, dall’identificazione alla sepoltura e al rimpatrio; visti temporanei per consentire la presenza nei processi e nelle ricerche. L’obiettivo dichiarato è vincolare le istituzioni nazionali ed europee ad attivarsi, riconoscendo come inalienabile il diritto delle famiglie a conoscere la sorte dei propri cari. LA “PIUMA” DI FRANCESCO PIOBBICHI: MEMORIA COME ATTO DI RIBELLIONE Al centro dell’incontro anche la proposta di Francesco Piobbichi, disegnatore sociale e operatore di Mediterranean Hope, che da anni lavora sul tema delle lapidi nei cimiteri di frontiera. La sua idea è un simbolo semplice e potente: una piuma di libertà cinta da filo spinato, da apporre sulle tombe senza nome. Un segno per affermare che quei morti non sono numeri, ma “martiri della libertà di movimento”, vittime di una politica delle frontiere che definisce necropolitica. Piobbichi ha raccontato l’origine di quel simbolo: il salvataggio di un giovane, Segen, leggero “come una piuma”, morto purtroppo poco dopo lo sbarco a Pozzallo. Da quella storia nasce la proposta di una memoria che non sia retorica istituzionale, ma presa in cura collettiva: mappatura del DNA delle vittime, dignità delle sepolture, rifiuto di lapidi anonime o disumanizzanti. Proposta che ha dato vita anche ad un’apposita petizione su Change.org (link per firmare). «La memoria è un atto di ribellione all’impotenza», ha sintetizzato, invitando istituzioni e società civile a prendersi cura delle tombe dei migranti nei cimiteri calabresi e siciliani. CAROVANA 2026: UN PERCORSO CHE UNISCE LE LOTTE A rappresentare la Carovana anche Alfonso De Stefano, dalla Sicilia, che ha ricordato come l’iniziativa nasca oltre dieci anni fa in Piemonte e in Val di Susa e attraversi da anni i territori di frontiera. L’anno scorso il percorso aveva toccato la costa tirrenica, quest’anno si è concentrato su Crotone, Cutro e l’area ionica, fino alla tappa finale di Gallico. «Viaggiano con noi quattro familiari delle vittime di Cutro», ha sottolineato, «e Sabina dal Montenegro. Il valore aggiunto della Carovana è coniugare la lotta al migranticidio con la resistenza al genocidio del popolo palestinese». Secondo De Stefano, non si tratta di temi distinti ma di una medesima logica di esclusione e violenza che attraversa confini diversi. Per questo, ha spiegato, il percorso guarda anche alla costruzione di nuove mobilitazioni nel Mediterraneo, coinvolgendo reti internazionali e società civile. L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: rompere il silenzio, trasformare la memoria in azione collettiva e rilanciare l’idea di una Calabria – e di un’Europa – aperta e solidale, capace di assumersi responsabilità concrete verso i vivi e verso i morti delle frontiere. RESTIAMO UMANI La serata si è chiusa nel segno dello slogan che accompagna l’intero percorso: “Restiamo umani”. Non solo memoria, dunque, ma proposta politica e culturale: costruire una Calabria aperta e solidale, reclamare verità e giustizia per Cutro e per tutte le stragi del Mediterraneo, pretendere procedure trasparenti per l’identificazione dei corpi, rivendicare il diritto universale alla dignità della sepoltura e alla conoscenza della sorte dei propri cari. Al Cartella ieri si è scelto di “rompere il silenzio”, con le parole dei familiari, con le storie delle rotte, con un simbolo leggero come una piuma e pesante come la memoria e la responsabilità collettiva.    Redazione Sicilia
March 3, 2026
Pressenza
SOS Mediterranee a Cutro: oggi come tre anni fa, stragi insensate nell’indifferenza della politica
SOS Mediterranee parteciperà da oggi al 26 febbraio alle diverse iniziative organizzate dalla Rete 26 febbraio con i familiari delle vittime e dei sopravvissuti e con le altre associazioni per ricordare la strage di Cutro: esattamente tre anni fa 94 persone persero la vita a un passo dalle nostre coste. Lo scorso 14 gennaio si è aperto il processo per i fatti di quella notte, oggi la quarta udienza: SOS Mediterranee, insieme ad altre ONG, si è costituita parte civile.   “Quella strage – spiega Valeria Taurino direttrice generale di SOS Mediterranee Italia – non ha spostato nessun equilibrio. Sono morte 94 persone sulle nostre coste: se normalmente chi vuol fingere di non vedere si può rifugiare dietro la distanza fisica, in quell’occasione è stato necessario aprire gli occhi. Nonostante ciò, la questione migrazioni non ha mai smesso di essere strumentalizzata e trattata come un problema di numeri o “risorse”: si tratta di vite umane, che andrebbero protette e rispettate. Invece il governo in questi giorni ha varato un DDL che colpisce e blocca ancora di più chi salva vite in mare, accettando tacitamente il rischio di altre “Cutro”: forse dovrebbero essere onesti e ammettere che le vittime di questa e di tutte le altre stragi che quotidianamente avvengono nel Mediterraneo non sono un fatto che merita attenzione e soluzioni reali. Il mare continua a restituire cadaveri delle persone morte durante i giorni del ciclone Harry: siamo qui per dire che oggi come tre anni fa la colpa non è del mare né del meteo, ma di chi su queste morti costruisce campagne d’odio e posizionamenti politici anziché trovare soluzioni.”    Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
Noi, i familiari delle vittime del massacro di Cutro
Noi, i familiari delle vittime del massacro di Cutro Noi, i sopravvissuti della Summer Love È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari, che sono arrivati morti sulle vostre coste. Vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri; vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie – bambini, padri, madri, nonni –non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari. Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del vostro Primo Ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in questi anni è stata mantenuta. Con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: Perché vi siete dimenticati di noi? Vogliamo tornare il prossimo febbraio e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che – ormai per il terzo anno consecutivo – non porteranno a nulla. Seguono i nomi delle famiglie (Afghanistan) Il 13 gennaio a Crotone dovevano riprendere le udienze del processo per il massacro di Cutro. Si è proceduto invece ad un “mero rinvio ad altra composizione collegiale”. In sostanza una nuova udienza in data da destinarsi. Conseguentemente è saltata la prevista conferenza stampa delle ONG riconosciute parti civili nel dibattimento. Ne abbiamo discusso e pensiamo valga la pena dare comunque voce alle famiglie rendendo pubblica la lettera che ci hanno inviato con la speranza di vederla pubblicata. Soprattutto crediamo sia una buona premessa per la costruzione delle iniziative per il prossimo 26 di febbraio. Sarebbe auspicabile raccogliere in calce all’appello le adesioni di quanti credono che la strage non debba essere dimenticata, perchè si risponda con verità e giustizia alle domande dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime. Per quanti volessero aderire e supportare l’appello delle famiglie: scrivete a carovanemigranti@gmail.com Riportiamo qui il Programma della Carovana per una Calabria aperta e solidale 24 febbraio Crotone ore 14.00: Tribunale di Crotone – Conferenza stampa dei famigliari delle vittime, sopravvissuti e associazioni Dalle ore 14.30 alle 17.30: Presidio davanti al Tribunale a cura di Carovane Migranti 25 febbraio Crotone ore 10.00: Campo di Tufolo, Via G. Da Fiore – Partita di calcio Friendly match a cura di ResQ ore 16.30 Piazza dell’Immacolata c/o Mara Vinart, Stragi nel Mediterraneo e nelle rotte di terra. Prospettive e strumenti per dare voce ai diritti dei superstiti, delle famiglie delle vittime e degli scomparsi Coordina Gianfranco Crua. Parlano: – I famigliari delle vittime di Steccato di Cutro -Sabina Talović, Bona Fide, Pljevlja, Montenegro -Tareke Brhane, Comitato 3 Ottobre (in collegamento) -Erminia Rizzi e Lidia Vicchio, avvocate ASGI -Giacomo Donadio, Carovane Migranti (a cura di Carovane Migranti) ore 20:00 Viale Regina Margherita, Cinema Teatro Apollo Proiezione docu-film Cutro, 94… and more diretto da Angelo Resta e scritto da Angelo Resta, Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo e Francesco Pupa (a cura degli autori) 26 febbraio Crotone/Cutro ore 04.00 veglia Steccato di Cutro, Veglia Commemorativa delle vittime, Raduno partecipanti da Crotone in Piazza Nettuno alle ore 03.30 (a cura di Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo) ore 11.30 Municipio di Crotone, Piazza della Resistenza, Conferenza Stampa Introduce Marta Peradotto Le voci dei famigliari di ritorno dall’alba di Steccato e di Giuseppe Pipita, uno dei primi giornalisti accorsi sul luogo della tragedia, autore della mostra fotografica I sogni attraverso il mare (a cura di Carovane Migranti) ore 15.00 Crotone, Piazza dell’Immacolata c/o Mara Vinarte Genocidio, migranticidio, guerra e disinformazione di massa. Coordina Alfonso Di Stefano -Tony La Piccirella, portavoce Global Sumud Flotilla -Barbara Antonelli, Sos Mediterranee -Luciano Scalettari, ResQ -Giorgia Linardi, Alberto Mallardo. Sea Watch (in collegamento) (a cura di Carovane Migranti) ore 17:00 Cutro, Sala polivalente, Proiezione docu-film Cutro, 94… and more ore 17.00 Crotone, Casa della Cultura, Presentazione libro Un viaggio verso Cutro di Daniela De Marco con illustrazioni di Tiziana Tosi (a cura di Sabir) 27 febbraio Riace/Caulonia ore 11.30 Riace, Aula Consiliare, Incontro con Mimmo Lucano, sindaco ed europarlamentare ore 17.30 Caulonia, Biblioteca comunale, Resistere, esistere. Dal basso, contro la barbarie del migranticidio e del genocidio a Gaza Saluti del Sindaco Francesco Cagliuso; Modera Giovanni Maiolo, direttore di Ciavula.it. Intervengono: -Coordinamento Locride per la Palestina -Maleki, una famiglia afghana che ha perso i suoi cari nella strage di Cutro -Sabina Talovic, Associazione Bonafide, Pljevlja, Montenegro -Tony La Piccirella, portavoce Global Sumud Flotilla -silvia b., autrice di In mezzo c’è the border 28 febbraio Reggio Calabria ore 10,30 Reggio Calabria, visita al cimitero di Armo ed al Museo diocesano delle migrazioni ore 17.00 Gallico (Rc),Via Quarnaro primo, Assemblea conclusiva della seconda Carovana per una Calabria aperta e solidale al Csoa Cartella LENZUOLI DELLA MEMORIA MIGRANTE I lenzuoli ci accompagneranno per tutto il viaggio; pagine bianche di un libro scritto a cominciare dal 2020 per raccontare e dare un nome alle persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo, lungo le rotte migratorie delle Canarie e di Calais, dalla rotta di terra balcanica  a quella mesoamericana. Intorno al lenzuolo per le vittime di Cutro si troveranno i ricamatori e le ricamatrici, e chiunque lo vorrà, strada facendo. #lenzuolimemoriamigrante **Le iniziative a Crotone a a Cutro, dal 24 al 26 febbraio, sono all’interno delle attività della Rete 26 Febbraio** Verso Cutro per Rompere il silenzio https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1454272930067151&id=100064533738736&mibextid=wwXIfr&rdid=LK81NilcekSuRUFj# Redazione Italia
February 21, 2026
Pressenza
Strage di Cutrio, carovana per una Calabria aperta e solidale
Torniamo a Crotone e a Steccato di Cutro, nel terzo anniversario della strage, per non dimenticare le vittime del regime di frontiera della Fortezza Europa. Dopo la Carovana dell’anno scorso ci mobiliteremo anche quest’anno per accogliere i famigliari e i superstiti che dopo anni di impegni non mantenuti da chi governa -con la complice latitanza di chi promette e non mantiene – ritorneranno a Crotone ed in Calabria. L’anno scorso grazie alla presenza dei testimoni (dalla rotta balcanica alle isole Canarie), dei famigliari e delle associazioni solidali abbiamo cominciato a costruire dal basso un percorso di solidarietà internazionale per contrastare le necropolitiche dei governi europei, che criminalizzano le navi umanitarie e finanziano le attività armate delle famigerate guardie costiere di Libia e Tunisia. Nel 2025 abbiamo visto crescere un grande e inedito movimento mondiale per fermare il genocidio del popolo palestinese e nell’estate scorsa sono partite dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia decine di barche delle Flotille (coalizioni solidali internazionali) che hanno tentato di rompere l’assedio a Gaza. Dopo lo sterminio in diretta, ora gran parte dei media sta oscurando quanto accade in Palestina e nel Medio Oriente (Kurdistan, Iran, Siria). Il piano di pace, con la  “tregua” a Gaza,  ha causato in pochi mesi centinaia di morti ed è evidente, nelle provocazioni quotidiane di coloni e militari, una situazione che prelude all’occupazione israeliana della Cisgiordania. Per costruire un’altra via alla pace e all’autodeterminazione del popolo palestinese nei prossimi mesi salperanno nuove flotille e anche in Calabria, come nel sud d’Italia, si dovrà esprimere un sostegno concreto agli equipaggi a partire dai porti di imbarco. La tragedia di Cutro evidenzia che senza la popolazione locale e gli attivisti impegnati giorno e notte un nuovo terribile delitto di Stato si sarebbe compiuto nellʼindifferenza. Il silenzio prima di tutto e quel fumo grigio che rende tutto indistinto nelle passerelle televisive e di governo, nelle condoglianze e nelle celebrazioni. Melilla, Ceuta, Isole Canarie, Pylos, Cutro e ancora una volta in Calabria, Roccella Jonica. Sono tanti di più, non solo nel Mediterraneo, i luoghi delle necropolitiche globali; in questi luoghi anche tristemente simbolici si affinano gli strumenti della negazione, dellʼoccultamento dei corpi insieme a quelli dei diritti delle famiglie e delle comunità. Roccella Jonica in ultimo ne è un buon esempio. Le istituzioni italiane terrorizzate dallʼeffetto Cutro sull’opinione pubblica hanno nascosto, disseminato cadaveri in luoghi diversi, hanno depistato lʼinformazione, hanno impunemente maltrattato e disorientato le famiglie. Una geografia del terrore, una risposta del Potere alla libertà di movimento delle persone. Quando gli opinionisti discutono amabilmente sul termine corretto per definire il massacro di Gaza, genocidio o atti di guerra, bisognerebbe ricordare loro che non vi è invece termine più appropriato che quello di “migranticidio” per definire la mattanza alle frontiere dell’Occidente. LʼEuropa che si riarma ha già un esercito comune: Frontex, schierato in armi alle frontiere esterne per blindare la Fortezza Europa e moltiplicare i respingimenti con il famigerato Patto Europeo sulla Migrazione e lʼAsilo (PEMA) che entrerà in vigore a giugno e di cui vediamo, nella recente decretazione del governo, i primi frutti avvelenati. Sotto attacco feroce i migranti, i richiedenti asilo, le famiglie che tentano di ricongiungersi e con loro le navi umanitarie, vessate in ogni modo, i solidali criminalizzati preventivamente mentre per contro si parla comodamente nelle sedi istituzionali di remigrazione e riconquista. Non è un caso che i governi ai due lati dell’Oceano Atlantico si ritrovino con una sola voce sulle pratiche di confinamento, di deportazione ed infine di annientamento lungo le rotte migratorie;  i migranti vanno meglio se inghiottiti dal mare o dai trafficanti di terra che hanno diversificato sulle persone in movimento il loro business criminale. Questa guerra di frontiera ci insegna che la risposta dal basso deve darsi un orizzonte più ampio, condividendo lotte, pratiche e testimonianze dalle rotte. Intrecciando le voci delle madri, dei famigliari che da Tunisi e Algeri, dal Marocco e dallʼestremo Oriente chiamano le Americhe e il resto del mondo. La strage di Cutro e le giornate successive ne sono un esempio; dovremo occupare gli spazi che le istituzioni lasciano deliberatamente vuoti costruendo lotte che vedano al centro le madri, le famiglie ed i loro bisogni. Appare oggi evidente che la battaglia sarà impari, il potere e le sue emanazioni perseguono un altro disegno. Con coraggio dobbiamo avanzare proposte che vincolino queste ultime, di fronte alle tragedie di mare e di terra, a procedure certe, degne e trasparenti sullʼidentificazione, sul supporto psicologico ai famigliari, sulla loro presenza nelle diverse fasi dellʼiter processuale, nelle sepolture e nel rimpatrio dei corpi. Lavoriamo insieme alla costruzione di un incontro internazionale con gli amici spagnoli di Caravana Abriendo Fronteras e ai francesi di importanti organizzazioni sociali, per dare voce e concretezza a un protocollo per l’identificazione dei corpi, per la ricerca degli scomparsi, garantendo il diritto inalienabile dei famigliari a conoscere la sorte dei loro cari. Un processo lento ma ineludibile che non può che vedere al centro le famiglie. Saremo a Cutro e in Calabria accompagnati da alcuni familiari delle vittime della strage; saranno presenti anche Sabina Talović, attivista sulla rotta balcanica nella città di Pljevlja in Montenegro e Tony La Piccirella, portavoce della Global Sumud Flotilla. Saranno sempre con noi i Lenzuoli della Memoria Migrante, oggetti preziosi che vogliono rendere tangibile la volontà di dare nomi ai numeri, riaffermando con forza la dignità di persona che viene regolarmente negata a chi scompare in mare o lungo le rotte. Con affetto, memoria, lotta quotidiana per verità e giustizia. CarovaneMigranti Redazione Italia
February 17, 2026
Pressenza
Strage di Cutro: rinviato il processo
Il comunicato di Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS Mediterranèe. A seguire altri materiali. Tribunale di crotone Ritardi soccorsi naufragio Cutro: processo subito rinviato Errore tecnico nell’assegnazione del collegio penale. Nuova udienza fissata il 30 gennaio CROTONE – E’ durata il tempo dell’appello degli imputati e delle parti civili la prima udienza del processo per i
January 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Le Ong del soccorso in mare formalmente costituite parte civile al processo sul naufragio di Cutro
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile ed entrano formalmente nel processo penale sul naufragio di Cutro. Le Ong chiedono il rispetto del diritto internazionale, anche nel Mediterraneo, e che le autorità responsabili siano chiamate a rispondere della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso in mare. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) si è costituta parte civile, entrando così formalmente nel processo penale sul naufragio di Cutro. Sull’atto, infatti, non sono state accolte le richieste di estromissione presentate dagli avvocati della difesa. Il procedimento mira a ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo in 80 sono sopravvissute. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. La coalizione delle Ong commenta: “Per la buona riuscita delle operazioni di soccorso sappiamo che i tempi sono fondamentali. Analogamente i ritardi nel lanciare questi interventi non sono un incidente, ma una negligenza più o meno calcolata. In questo caso le autorità italiane hanno ignorato il loro dovere di soccorso, ma questa gravissima omissione che ha avuto conseguenze drammatiche non può restare impunita. Non si deve più permettere che i responsabili, compresi i livelli decisionali più alti, restino indenni mentre le persone continuano ad annegare in mare”. Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo hanno ampiamente documentato come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto, il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE intendono supportare nel processo le famiglie delle vittime appoggiando la loro richiesta di giustizia. Le Ong chiedono di porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle persone in movimento e di ripristinare efficaci operazioni di ricerca e soccorso in mare, auspicabilmente anche con una missione europea dedicata. L’impegno a sostenere il diritto internazionale marittimo e la protezione del diritto alla vita devono essere alla base di tutte le decisioni politiche.   Redazione Italia
May 30, 2025
Pressenza
Rifondazione: “Esclusi dal processo per la strage di Cutro in quanto voce scomoda?”
Con l’avvicinarsi del dibattimento per l’omissione di soccorso che causò la strage di Cutro del 26 febbraio 2023 – 94 morti accertati, tra cui 35 minori, ed almeno altri venti dispersi – di uomini e donne che tentavano di arrivare in Italia, il Gup ha deciso di escludere 25 delle 113 persone, enti ed associazioni che volevano costituirsi parte civile nel processo. Fra queste esclusioni lascia interdetti quella dell’Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione (ASGI), dell’Arci, di Cittadinanza Attiva, di Melting Pot, dell’Associazione Sabir  e dell’unica forza politica che ha chiesto di entrare nel processo: Rifondazione Comunista. Sono state invece ammesse le principali Ong che si occupano di salvataggio in mare e, nonostante il parere contrario della difesa degli imputati, i sopravvissuti al naufragio e i loro parenti. Non cesseremo certamente di seguire il processo, ma il non considerare parte in causa noi, insieme alle principali realtà che seguono, oramai da decenni, il risultato di politiche scellerate e capaci di creare solo lutti e sciagure, ci lascia a dir poco interdetti. Il processo in atto si fonda sulle presunte responsabilità non solo dei militari della marina, che non sono intervenuti in tempo per salvare le persone, ma su quelle del Ministero dell’Interno e del governo che dovevano disporre tale intervento. Se la politica è responsabile di un reato è giusto che chi opera politicamente per un radicale cambiamento possa costituirsi contro le scelte di chi ci comanda. Ci domandiamo quindi quali siano le ragioni reali di tali esclusioni: forse non si vogliono al processo, a porre domande, voci scomode che molto hanno da dire sulle ragioni reali per cui quelle persone sono state lasciate morire a poche centinaia di metri dalla salvezza? Il dubbio è lecito. Maurizio Acerbo, segretario nazionale Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione PRC-S.E. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
May 30, 2025
Pressenza